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IL FEDERALISMO BUONO...

 

Riforme istituzionali, primo sì al Senato.

Come cambia la Costituzione del 1948

Premier coi muscoli. Sanità, scuola e polizia regionale

Arriva il premierato forte, accompagnato da devolution, Senato federale, riduzione del numero dei parlamentari. La riforma della Costituzione che il Senato ha approvato, riscrive in gran parte la seconda parte della carta costituzionale approvata nel 1947. Il nuovo sistema prevede un primo ministro scelto direttamente dagli elettori (anche se il suo nome non sarà stampato sulla scheda), con grandi poteri (nomina e revoca dei ministri, scioglimento della Camera) e meno vincoli per la realizzazione del programma di governo.

Ecco, punto per punto, i punti salienti della riforma:

IL NUOVO PARLAMENTO: - Il Parlamento si compone della Camera e del Senato federale della Repubblica.

UN TAGLIO AI PARLAMENTARI: - La Camera è composta da quattrocento deputati, e dai dodici deputati degli italiani all'estero, e resta in carica cinque anni. Il Senato è eletto a suffragio universale e diretto su base regionale e resta in carica cinque anni: è composto da duecento senatori e dai sei rappresentanti degli italiani all'estero.

SENATO FEDERALE: Palazzo Madama cambia natura. L'assemblea dei senatori perde il potere di sfiduciare il premier, che resta, con nuove regole, esclusiva della Camera. Si occuperà delle leggi che riguardano le materie su cui Stato e Regioni hanno competenze comuni.

CONTESTUALITA' AFFIEVOLITA: - L'elezione del Senato avviene contestualmente a quella dei consigli regionali. In caso di scioglimento anticipato di un consiglio regionale, il nuovo resta in carica solo fino alla fine della legislatura del Senato.

SOLO TRE SENATORI A VITA: - Il presidente della Repubblica può nominare senatori a vita, ma il loro numero totale può essere superiore a tre. I senatori a vita in carica mantengono il loro seggio.

CAMBIA L'ITER DELLE LEGGI: - La Camera esamina le leggi riguardanti le materie riservate allo Stato. Il Senato può chiedere di riesaminarle (serve una richiesta di due quinti dei senatori), quindi il testo torna alla Camera, che decide in maniera definitiva. Il Senato esamina le leggi riguardanti le materie riservate sia allo Stato che alle regioni (materie concorrenti), ma anche le leggi di bilancio e la finanziaria. La Camera può chiedere di riesaminarle (su richiesta dei due quinti dei deputati).

L'ELEZIONE DEL CAPO DELLO STATO: - Il presidente della Repubblica è eletto dall'assemblea della repubblica, composta da deputati, senatori, presidenti delle regioni e da tre delegati per ciascun consiglio regionale.

POTERI DEL QUIRINALE: - Il presidente della Repubblica è garante della costituzione e rappresenta l'unità federale della nazione. Può inviare messaggi alle Camere, promulga le leggi, indice i referendum, nomina i presidenti delle authority, ha il comando delle forze armate, preside il Csm e ne designa il vicepresidente, presiede il consiglio supremo della difesa, può concedere la grazia e commutare pene (senza necessità di proposta e controfirma del ministro della Giustizia). Perde invece il potere di autorizzare ala presentazione alle Camere dei disegni di legge del governo, quello di sciogliere le Camere e quello di scegliere il primo ministro.

PREMIER CON PIU' POTERI: Aumentano vistosamente i poteri del primo ministro. La sua elezione, di fatto è un'elezione diretta: nelle elezioni i candidati premier si collegano ai candidati all'elezione della Camera. Sulla base dei risultati il capo dello stato nomina primo ministro il leader della coalizione vincente. Per insediarsi non ha bisogno della fiducia della camera. Tra i suoi poteri, quello di nomina e revoca dei ministri e quello di sciogliere la Camera. Di fronte a questa decisione, però, i deputati della maggioranza (senza ribaltoni) hanno il potere di indicare un nuovo premier. Se invece la camera vota una mozione di sfiducia contro il primo ministro, c'è lo scioglimento automatico dell'assemblea.

CSM: con le nuove regole i componenti del Csm sono eletti per un terzo dal Senato federale (integrato dai presidenti delle regioni) e per due terzi dalla magistratura.

ROMA CAPITALE: a Roma viene riconosciuto lo status di capitale delle Repubblica federale. Gode di una sua autonomia sulle materie di competenza regionale, nei limiti stabiliti dallo Statuto della Regione Lazio.

ARRIVA LA DEVOLUTION: Alle Regioni viene attribuita la competenza esclusiva sull'organizzazione della Sanità, l'organizzazione scolastica (compresa la parte riguardante i programmi scolastici di interesse regionale) e la polizia locale. Introdotta una clausola di interesse nazionale: Il Governo può bloccare una legge regionale che pregiudichi l'interesse nazionale. Della questione si occupa il Senato; se la Regione non cambia la legge incriminata, il Senato può chiedere al capo dello stato di abrogarla.

CORTE COSTITUZIONALE: I giudici costituzionali sono 15: quattro li nomina il capo dello Stato, quattro la magistratura, sette il Senato federale integrato dai presidenti delle Regioni. Prevista l'incompatibilità tra incarico di giudici e membro del Parlamento o di un consiglio regionale. Dalla scadenza dell'incarico, i giudici non potranno per cinque anni entrare nel governo, nel Parlamento e ricoprire incarichi pubblici.

A PIENO REGIME NEL 2011: la riforma entrerà in vigore dalla prossima legislatura. Ma solo dal 2011 la parte riguardante la riduzione dei parlamentari e la contestualità dell'elezione del Senato e delle Regioni.

ARRIVA QUORUM PER REFERENDUM COSTITUZIONALE: cambiano le regole per il referendum confermativo delle leggi costituzionali. Perché sia valido dovrà votare almeno la metà più uno degli aventi diritto. Altra novità: il referendum potrà essere chiesto anche se la legge costituzionale viene approvata in Parlamento con la maggioranza dei due terzi: in questo caso non c'è bisogno di alcun quorum per la validità del referendum.

NUOVE REGIONI: Per cinque anni dopo l'entrata in vigore delle riforme, sarà possibile dar vita a nuove regioni (purché abbiano almeno un milione di abitanti) con una procedura semplificata rispetto a quella attuale.

 

Frida Nacinovich
Roma, 26 marzo 2004
da "Liberazione"

... E QUELLO CATTIVO

 

Commissione speciale per lo Statuto della Regione Piemonte

Testo approvato in Commissione da sottoporre a consultazioni

Capo II
Il Consiglio regionale

Art. 16
Consiglio regionale

1. Il Consiglio regionale è composto di ottanta Consiglieri.

Ringraziamo la "Commissione speciale per lo Statuto della Regione Piemonte" (composta da 30 Consiglieri  regionali) per averci regalato questo fulgido esempio di burocratismo e statalismo che porta, a nostre spese, il numero dei consiglieri regionali da 60 a 80, con un aumento del 33,3%.

Il bello è che il Presidente Cota, all'Assemblea Federale di Bergamo del 29 marzo 2004, ha presentato la bozza di Statuto licenziata dalla Commissione come un esempio di quello che ci toccherà sulla strada delle riforme e del federalismo: noi pensiamo invece che questo Statuto contenga l'ennesima fregatura dei soliti politicanti che, come sempre, pensano solo ad aumentare i posti pubblici, nella beata illusione di riuscire così a garantirsi la possibilità di perpetuare il proprio.

Siamo sempre più dell'idea che lasciare il federalismo in mano agli statalisti è come regalare una fabbrica di corda al boia: dove sono finiti la lotta contro le burocrazie e gli sprechi che pensavamo di perseguire con il federalismo? Ma la beffa è che, attualmente, l'articolo 11 del vigente Statuto della Regione Piemonte stabilisce che le norme sulla composizione, l'elezione e la durata in carica del Consiglio sono stabilite dalla legge dello Stato. Risultato: con l'autonomia regionale, invece di mantenere 60 consiglieri lautamente retribuiti, finiremo per doverne pagare 80! Dobbiamo pensare che allo slogan di "Roma ladrona" occorra  ora affiancargli quello di "Regione ladrona"? E tutto questo è accaduto mentre Bossi, a Roma, con la riforma della Costituzione che il Senato ha poi approvato in prima lettura, otteneva la riduzione del numero dei deputati e dei senatori: evidentemente in Piemonte siamo in controtendenza e vogliamo compensare quanto, con immane fatica, il nostro Ministro delle Riforme Istituzionali è riuscito a potare al centro.

Per concludere vogliamo segnalarvi questo articolo pubblicato su "Torino Cronaca", che ci ricorda come  l' eccesso di statalismo sia uno dei principali responsabili della crisi che sta divorando decenni di pregresso sviluppo economico.

Cristacci di Boemia

di Manlio Collino (da Torino Cronaca del 30 marzo 2004)

Uno special Tv sui futuri membri UE riferiva che molte aziende italiane (specie dal nord-est) vanno a produrre in Boemia, dove il lavoro costa meno e le tasse sono al 17% (la metà che da noi). Questo mentre Pezzotta invoca "nuovi posti di lavoro". Chi li dovrebbe creare? Una classe imprenditoriale morsa dalla concorrenza global, osteggiata dai sindacati, demonizzata dalle sinistre, ostacolata dalla burocrazia? Chi glielo fa fare?

Se invece Pezzotta intende posti statali, ditegli che la festa è finita. Per 50 anni l'Italia ha vissuto al di sopra dei suoi mezzi, con uno 'sviluppo' fondato solo su un export drogato dalle ripetute svalutazioni monetarie e, all'interno, su un parastatalismo keynesiano finanziato con emissioni a raffica di Bot e Cct. Assunzioni clientelari, baby pensioni, falsi invalidi e finti lavoratori. Irizzazione delle imprese decotte. Regali agli 'amici' dei salotti buoni. Sprechi vergognosi. Cattedrali nel deserto. Abbiamo accumulato un debito pubblico siderale, di cui oggi non riusciamo a pagare per intero neppure gli interessi (e meno male che con l'Euro sono bassi). Ora il fondo del barile è raschiato. Se l'economia non riparte non è colpa del Polo. Con l'Ulivo sarebbe ancora peggio, a giudicare da come difende le pensioni. E' solo che in un'economia liberale come quella scelta ormai persino dalla Cina (e che quindi coinvolgerà presto l'intero pianeta), una nazione non può vivere solo di aiuti statali, di stipendi pubblici e di servizi più o meno sovvenzionati. Deve produrre. La gallina dalle uova d'oro rimane ancora l'imprenditore. Quello che accetta di rischiare il capitale, che crea domanda di manodopera e che paga le tasse per sé e per i suoi dipendenti (perché in pratica è così, e i raffronti fra i salari si fanno sul netto). All'est lo sanno, e gli hanno preparato un pollaio migliore. Becchime più buono, deregulation, sindacati meno incarogniti e anche qualche uovo in più da tenere per sé, invece di darne sei su dieci ai parassiti.

Maurizio Gasparello

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