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Sul mandato di arresto europeo

La lista delle sevizie (per carità anzi pietà di Patria sorvolo su quelle compiute dai numi dell’Olimpo Costituzionale che in pubblici discorsi si sono squallidamente abbassati a usare il mio cognome come aggettivo spregiativo, cioè fallaci-inganni, fallaci-illusioni) include anche il processo cui nel 2002 venni sottoposta a Parigi per razzismo, xenofobia, blasfemia, istigazione all’odio verso l’Islam. Processo, come vedremo, acceso col contributo d’una associazione ebraica a quanto pare dimentica della lotta che avevo appena scatenato contro il risorgere dell’antisemitismo... Include anche l’imperdonabile sconcezza di cui s’è macchiato il paese degli orologi e delle banche care ai tiranni, agli sceicchi, agli emiri, ai Bin Laden, agli Arafat and Company. Vale a dire la Svizzera. Quella Svizzera dove i figli di Allah sono ormai più numerosi, più potenti, più arroganti che alla Mecca, e dove a loro uso e consumo nel 1995 venne varato l’articolo 261 bis del Codice Penale. Articolo grazie a cui un immigrato mussulmano può vincere qualsiasi controversia ideologica o sindacale o privata appellandosi al razzismo religioso e alla discriminazione razziale. («Non-mi-ha-licenziato-perché-rubavo-ma-perché-sono-mussulmano». «Non-mi-ha-preso-a-pugni-perché-ho-toccato-il-sedere-di-sua-moglie-ma-perché-sono mussulmano»). Con un poderoso dossier inviato attraverso l’Ambasciata Svizzera di Roma, infatti, nel novembre del 2002 l’Ufficio Federale della Giustizia di Berna osò chiedere allo Stato Italiano d’estradarmi o d’aprire contro di me e i miei editori un procedimento penale per i contenuti de «La Rabbia e l’Orgoglio». Procedimento da condurre in base agli articoli 261 e 261 bis del Codice Penale Elvetico, bada bene, e sollecitato da gruppi o cittadini mussulmani della Svizzera: il Centro Islamico e l’Associazione Somali di Ginevra, l'SOS Racisme di Losanna e il signor Nonsocchì di Neuchàtei. Gente secondo la quale il mio «comportamento razzista» e i miei giudizi sull'Islam anzi «le mie ingiurie» alle comunità islamiche «mettono in pericolo la pace pubblica». (Sissignori: pace pubblica).

La richiesta venne respinta tout-court dal Ministro della Giustizia Roberto Castelli il quale ricordò al collega svizzero che l’articolo 2 e in particolare l’articolo 21 della Costituzione Italiana garantiscono al cittadino italiano l’inviolabile diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola e lo scritto. Che chiedere allo Stato Italiano di processarmi per aver manifestato le mie idee ossia la legittima espressione di critica politica e ideologica avrebbe leso un principio fondamenta le della nostra Costituzione e quindi la dignità del lo Stato. Però quando nel corso d’una intervista Castelli ne dette notizia, ho saputo, non pochi gentiluomini e gentildonne della cosiddetta Estrema Sinistra protestarono augurandosi che almeno in Svizzera fossi processata anzi condannata. E poiché la Svizzera ha il vizietto di processare in contumacia e all’insaputa dell’imputato, può darsi benissimo che la kafkiana faccenda sia avvenuta. Son tante, le vittime del 261 e del 261 bis. Uno per esempio è l’animalista svizzero Erwin Kessler che come Brigitte Bardot non sopporta la macellazione halal, e che per averla criticata s’è beccato due mesi di prigione senza condizionale. Un altro è l’ottantenne storico svizzero Gaston Armand Amaudruz che stampava un piccolo mensile revisionista (rivederla Storia cioè raccontarla in modo diverso dalla versione ufficiale oggi è proibito, viva la libertà) e che a causa di ciò il 10 aprile 2000 venne condannato dal Tribunale di Losanna a un anno di carcere più una violenta pena pecuniaria. Un altro è lo storico francese Robert Faurisson, ugualmente revisionista, che il 15 giugno 2001 venne processato a sua insaputa dal Tribunale di Friburgo e condannato a un mese di prigione. Anche per lui, e nonostante la tarda età, senza condizionale. Motivo, un suo articolo che pubblicato in Francia era stato ripreso da una rivista elvetica. Se a mia insaputa sono stata processata e condannata nel paese degli orologi e delle banche care ai tiranni, dunque, per finire in galera a Berna o a Losanna o a Ginevra mi basta andar a bere un caffè a Lugano. Oppure trovarmi su un aereo che per maltempo o dirottamento atterra a Zurigo. Meglio ancora, mi basta aspettare che la Svizzera entri nell’Ue e che il Parlamento Italiano approvi il Mandato d’Arresto Europeo così accettando la scorrettezza commessa dopo l’Undici Settembre dall’ineffabile Commissione Europea.

il Mandato d’Arresto Europeo, infatti, doveva riguardare soltanto reati come il terrorismo, l’omicidio, il sequestro, lo spaccio di droga, lo sfruttamento sessuale dei bambini, la pedofilia, il traffico illecito di armi e di materiale nucleare o radioattivo. Però, vedi caso, Otto giorni dopo l’Undici Settembre cioè quando ferveva il discorso sulla lotta al terrorismo, l’ineffabile Commissione Europea ci infilò anche i reati di razzismo e xenofobia e blasfemia e discriminazione razziale. Vale a dire il reato di opinione che la filoislamica Unione Europea definisce con quelle parole. Così quando il Mandato d’Arresto Europeo verrà sottoscritto dai paesi che come l’Italia non l’hanno ancora sotto scritto (ma che il Cavaliere si è impegnato a sottoscrivere e che la Sinistra è ansiosa di sottoscrivere) chiunque la pensi nel modo in cui la penso io diverrà un Mastro Cecco internazionale. Un eretico che in qualsiasi momento, ovunque si trovi, può essere arrestato come un delinquente. Arrestato e in manette estradato nel paese che su denuncia d’un mussulmano o per iniziativa d’un magistrato Politically Correct ha emesso il mandato di cattura. Estradato e (dice la norma) tenuto «in detenzione preventiva per almeno quattro mesi». Estradato e processato secondo leggi che in Europa vengono applicate con due pesi e due misure come la parola Pace. Ed ogni pretesto, sii certo, sarà buono per condannarlo. Perché se dici la tua sulla Chiesa Cattolica, sul Papa, sulla Madonna, su Gesù, sui Santi, non ti succede nulla. Ma se fai lo stesso con l’Islam, col Corano, con Maometto, coi figli di Allah, diventi razzista e xenofobo e blasfemo e compi una discriminazione razziale. Se tiri un calcio nei genitali d’un cinese o d’un esquimese o d’un finlandese che per strada t’ha sibilato oscenità, non ti succede nulla ed anzi esclamano: «Brava, ha fatto bene». Ma se nelle identiche circostanze reagisci nell’identico modo con un algerino o un marocchino o un nigeriano o un sudanese, finisci linciata. Se berci laidezze contro gli americani, se li chiami assassini-e-nemici-del-genere-umano, se bruci le loro bandiere, se metti la svastica sulle fotografie dei loro presidenti, e meglio ancora se inneggi all’Undici Settembre, non ti succede nulla. Anzi quelle laidezze sono considerate virtù. Ma se fai lo stesso contro l’Islam, finisci in galera. Se sei un occidentale e dici che la tua civiltà è una civiltà superiore, la più evoluta che questo pianeta abbia mai prodotto, vai al rogo. Ma se sei un figlio di Allah o un suo collaborazionista e dici che l’Islam è sempre stato una civiltà superiore, un faro di luce, se secondo gli insegnamenti del Corano aggiungi che i cristiani puzzano come le capre e i maiali e le scimmie e i cammelli, nessuno ti tocca. Nessuno ti denuncia. Nessuno ti processa. Nessuno ti condanna.

(...) aggiungo che la rabbia e l’orgoglio si sono sposati e hanno partorito un figlio robusto: lo sdegno. E lo sdegno ha aumentato la riflessione, ha rinvigorito la Ragione. La Ragione ha messo a fuoco le verità che i sentimenti non avevano messo a fuoco e che oggi posso esprimere senza mezze misure. Ad esempio chiedendomi: che razza di democrazia è una democrazia che vieta il dissenso, lo punisce, lo trasforma in reato? Che razza di democrazia è una democrazia che invece di ascoltare i cittadini li zittisce, li consegna al nemico, li abbandona agli abusi e alle prepotenze? Che razza di democrazia è una democrazia che favorisce la teocrazia, Stabilisce l’eresia, sevizia e manda al rogo i suoi figli? Che razza di democrazia è una democrazia dove la minoranza conta più della maggioranza e dove, contando più della maggioranza, spadroneggia e ricatta?!? Una non-democrazia, ti dico. Un imbroglio, una menzogna. E che razza di libertà è una libertà che impedisce di pensare, parlare, andare controcorrente, ribellarsi, opporsi a chi ci invade o ci imbavaglia? Che razza di libertà è una libertà che i cittadini li fa vivere nel timore d’esser trattati anzi processati e condannati come delinquenti? Che razza di libertà è una libertà che oltre ai ragionamenti vuole censurare i sentimenti e quindi stabilire chi devo amare, chi devo odiare, sicché se odio gli americani nonché gli israeliani vado in Paradiso e se non amo i mussulmani vado all’Inferno? Una non-libertà, ti dico. Una beffa, una farsa.

Con sdegno e in nome della Ragione riprendo dunque in mano il discorso che oltre due anni fa chiusi dicendo basta-stop-basta. Con sdegno e in nome della Ragione imito Mastro Cecco, mi rendo recidiva, pubblico questa seconda «Sfera Armillare». Mentre Troia brucia. Mentre l'Europa diventa sempre di più una provincia dell’Islam, una colonia dell’Islam. E l’Italia un avamposto di quella provincia, un caposaldo di quella colonia.

 

Oriana Fallaci

La FORZA della RAGIONE

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