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Il sesso è sacro

CIRCONDATO dall'alone immancabile del capolavoro, è sbarcato alla Mostra di Venezia «Twentynine palms» di Bruno Dumont: una storia dove, recita testualmente la trama, «una coppia indiavolata si accoppia senza tregua in tutti gli angoli e in ogni momento». Il capolavoro di Dumont segue di poche ore quello di Bertolucci, che con tutto il rispetto per il Maestro anziché al Sessantotto parrebbe ispirarsi al Sessantanove, avendo scelto di raccontare il più formidabile degli anni attraverso l'iniziazione erotica di tre giovanotti che si sfrucugliano a pene sguainato davanti alle telecamere.
L'opinione corrente, ben illustrata da molti giornali, è che se qualcuno si turba ancora per certe cose è perché ne ha perso il ricordo. Ma siamo sicuri che i veri bigotti siano coloro che si scandalizzano per l'uso strumentale del sesso nella comunicazione moderna e non piuttosto chi lo esalta in nome di una libertà sessuale che da trent'anni ha cessato di essere una conquista? Non sarebbe oggi più originale ricordare che il sesso, mai così visto e così poco praticato, è un'esperienza sacra che produce energia creatrice e va protetta da sguardi intrusivi? Insistere nel 2003 sulla libertà sessuale non è artistico. E' patetico. Il sesso è diventato come la politica: una rassegna di simboli vuoti. Ha scritto giustamente una lettrice che la foto di Bertolucci col pugno chiuso ha lo stesso valore del bacio saffico di Madonna: un ammiccamento commerciale spacciato per spirito rivoluzionario.

Massimo Gramellini - "LA STAMPA" del 3 settembre 2003