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NOTIZIE DAL FRONTE 3

Torino, città nemica delle donne?

07 Settembre 2003

IN OLTRE LA META’ DELLE VIOLENZE L’AGGRESSORE E’ UNO DI FAMIGLIA O UN EX

inchiesta

Stupro, vittime sempre più giovani e sole

Chiara Beria di Argentine

(…) Altra grande città del nord, Torino, altre dolorose conferme. All'ospedale Sant'Anna, dove dal 1° maggio è stata aperto seguendo l'esempio della Mangiagalli un centro Svs (Silvia Donadio è il medico responsabile, Grace Rabacchi, il direttore sanitario) si sono rivolte nelle prime settimane per avere aiuto 18 donne, nove italiane, quasi tutte giovanissime.
E Lella Menzio,responsabile a Torino del Telefono Rosa (opera da 10 anni grazie a un gruppo di psicologhe e avvocatesse) rivela: «Su una media di 800, 1.200 contatti l'anno abbiamo notato una crescita esponenziale soprattutto tra i giovani. Sono sempre più giovani le ragazze che ci chiamano e sono sempre più giovani gli aggressori».
Ma c'è di più. «Da una ricerca su 5 mila richieste d'aiuto raccolte da 22 diverse associazioni del Coordinamento cittadino contro la violenza sulle donne si ha il quadro di un fenomeno quotidiano e trasversale. Coinvolge qualsiasi ambiente sociale» aggiunge Paola Pozzi, assessore alle pari opportunità a Torino.
Retaggi mai del tutto superati, nuove emergenze: un mix davvero inquietante. Tanta violenza e sullo sfondo la solitudine di molte donne, anche se la rete di soccorso e accoglienza frutto del lavoro di tanti volontari e volontarie e in qualche caso della sensibilità di amministratori locali (il Comune di Torino da quest'anno organizza seminari per gli insegnanti) sono fattori positivi da valorizzare.
Ma non basta, ne tantomeno basta avere sulla carta una buona legge. A sette anni e mezzo dalla nuova normativa sulla violenza sessuale (15 febbraio '96, legge numero 66) che dopo vent'anni di dibattiti, lotte delle donne e rinvii e ha riconosciuto lo stupro come reato contro la persona e ha alzato le pene (5-10 anni), c'è chi come l'avvocato Chicca Domeneghetti, uno dei legali che in collaborazione con l'Svs e, in maniera volontaria, ha seguito in questi anni molti casi di donne violentate, arriva a dire: «Questa legge non ha portato nessun risultato. Non è solo colpa dei tempi lunghissimi, dei costi e della difficoltà di questi processi che sconsigliano la donna a denunciare il reato. Qualunque legge, anche la migliore, non serve a eliminare un problema così grande. Ricordo l'ordine del giorno del Senato che, votata la legge, impegnava i legislatori a fare un'operazione di divulgazione e sensibilizzazione per fare crescere un maggior rispetto verso le persone. Cosa è stato fatto in questi anni dalla scuola? Dai giornali? E dalla tv? Nulla. Anzi sempre più violenza, più svilimento dell'immagine femminile», continua Domeneghetti «e bisogna ammettere che anche molte donne più giovani di noi si prestano a farsi usare come un oggetto sessuale».
Una lucida requisitoria di chi appartiene a una generazione di donne che ha creduto di poter cambiare la società e avverte oggi il peso della sconfitta. Del resto, la vita reale non è una soap con il solito lieto fine. «Sono stufa di sentirmi chiedere perché le donne violentate non denunciano, chiediamo piuttosto ad alta voce perché gli uomini continuano a stuprare», rilancia Lella Menzio.

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AL MATTINO PRESTO NEL SOTTERRANEO DI UNO STABILE DI CORSO SALVEMINI
Aggredita nel garage del condominio e violentata

Sorpresa alle spalle e costretta in un angolo

4 settembre 2003


Violenza sessuale in corso Salvemini, a Mirafiori. Una giovane donna, poco più che trentenne, è stata aggredita mentre, di buon mattino, stava aprendo la porta del garage sotterraneo. Il maniaco, una persona sui trentacinque anni, l’ha costretta a tornare sui suoi passi, sino in una zona più appartata e qui, dopo averla spogliata, l’ha sottoposta a pratiche che il nostro codice penale cataloga come «violenza sessuale». Subito dopo si è allontanato di corsa, senza proferire parola e nonostante le invocazioni d’aiuto della donna. Quando i carabinieri sono arrivati in zona, per compiere una battuta, il maniaco era ormai lontano. Il fatto è avvenuto nei sotterranei di un blocco di condomini piuttosto ampio, a metà del corso: case di una certa eleganza, curate, abitate da famiglie della piccola borghesia. Qui la donna vive con il marito, ma mancano altri particolari: l’intera vicenda è giustamente circondata da riserbo. I carabinieri della Mirafiori, che hanno in mano l’inchiesta, avrebbero già acquisito elementi considerati «importanti», anche se restano parecchi aspetti ancora da chiarire. L’aggressore (che durante l’aggressione non avrebbe mai parlato) stava aspettando proprio quella vittima, della quale si era invaghito dopo averla vista passare per strada? E’ un’ipotesi plausibile anche se non può essere esclusa l’azione di un ladro che, di fronte alla giovane donna, avrebbe cambiato il programma delle sue malefatte, come è successo di recente, in qualche altra occasione. Nel primo caso il responsabile sarebbe probabilmente un italiano, nel secondo quasi certamente un extracomunitario. In corso Salvemini la notizia ha comunque fatto il giro delle case, destando non poca preoccupazione anche per il timore che il maniaco possa mettere a segno altre imprese. Ora c’è allarme sia nelle case di edilizia popolare, proprio al di là del corso rispetto al garage dell’aggressione, sia quelle dei condomini eleganti, costruiti un poco più lontano oppure sull’altro lato della strada. Su questo strano corso, pieno di verde ed apparentemente anche di pace, ma spesso presente sulle pagine della cronaca nera (proprio in queste case, in tempi non troppo lontani, furono ospitati alcuni fra i più importanti pentiti del clan dei catanesi), è tornato lo smarrimento di un anno fa, quando, proprio a settembre, una pensionata di 72 anni fu ammazzata con un colpo di coltello al cuore dal suo vicino di casa. La vittima si chiamava Angela De Mola, aveva 72 anni e viveva in un alloggio al terzo piano di un palazzo di edilizia popolare al numero 25. La uccise un uomo con il quale litigava da anni: Giuseppe Cannone, 62 anni, vedovo da appena tre mesi. Un delitto consumato sotto gli occhi di decine di testimoni, nei giardinetti che si affacciano su via Rubino, una strada che si diparte proprio da corso Salvemini. E proprio via Rubino, nell’agosto di una decina di anni fa, era stato teatro di una delle più incredibili violenze sessuali mai registrate in città. Una giovane donna, madre di un bimbo di due anni che le stava dormendo al fianco, era stata aggredita, immobilizzata e stuprata da un uomo che si era introdotto attraverso la finestra dell’alloggio al piano rialzato, lasciata socchiusa per il gran caldo. Anche in quel caso (l’uomo aveva agito con un cappuccio sulla testa) s’era pensato ad un gesto «mirato» proprio verso quella donna. I carabinieri hanno comunque affinato, proprio negli ultimi mesi, le tecniche investigative in presenza di aggressioni sessuali. I due episodi più gravi, verificatisi negli ultimi sei mesi, e cioè le aggressioni di «branchi» composti da extracomunitario romeni e moldavi prima a Settimo Torinese e poi a Beinasco, sono stati completamente chiariti ed i responsabili sono stati arrestati. Decisive sono risultate anche le nuove tecniche di rilevamento e di amplificazione del Dna: uno strumento scientifico capace di «inchiodare» i responsabili alle loro responsabilità, senza nessuna via di scampo.

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14 Settembre 2003
Specchio dei tempi

Numeri amari che spengono l’ottimismo di una città


Un lettore ci scrive:
«Al lungo elenco di primati negativi di Torino, si aggiungono sempre nuovi numeri. 108 per cento l’aumento dei decessi di anziani nei mesi estivi. Due le anziane assassinate nel solo scorcio di settembre. Dieci le fabbriche distrutte dal fuoco negl’ultimi mesi.
«Numeri che denunciano il lungo declino di una città e smentiscono l’ottimismo di maniera di chi amministra la città. Sono dati forniti dalla cronaca di questi giorni che debbono portarci a riflettere. Da un lato non ci sono fondi sufficienti per gli anziani perché le risorse disponibili sono assorbite da una valanga di altre esigenze, che rappresentano altrettanti problemi urgenti e non rinviabili. Diventa sempre più arduo stilare un elenco delle priorità nell’emergenza. Ma la migliore soluzione è nell’essere più solidali e meno egoisti. Pensare anche al prossimo, magari rinunciando a qualche privilegio, altrimenti non si uscirà più da questo tunnel nero in cui ci siamo avventurati».
Ludovico Cigna

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26 Settembre 2003

A MEZZOGIORNO IN VIA REVEL, L’AGGRESSORE ARRESTATO IN CORSO VINZAGLIO DALLA POLIZIA

Anziana massacrata per le borse della spesa

Cade dopo lo scippo: braccio e bacino rotti  

26 Settembre 2003

Il bandito, un romeno di 18 anni, probabilmente ha intuito che nelle buste c’era anche il portafoglio, ma un giovane ha visto la scena e lo ha inseguito. Guarirà in quaranta giorni. E’ il secondo colpo in due settimane in centro ai danni di donne avanti negli anni. Subito rinforzati i controlli

Lodovico Poletto

Via Ottavio Revel, mezzogiorno di mercoledì. Una donna già avanti negli anni cammina lentamente sul marciapiede, stringendo in mano due borse di plastica. Un ragazzo, seduto su un muretto, si alza, attraversa la strada e la segue per qualche passo, così, come se fosse un caso. Poi parte: una corsa veloce, afferra i sacchetti e continua a scappare. Qualcuno lo vede, lo insegue. La donna cade a terra. Grida di dolore e di rabbia. Si fermano altri passanti. Arriva subito una prima volante della polizia, poi una seconda, e poi ancora poliziotti in divisa ed altri in abiti borghesi. Lo scippatore viene bloccato dopo pochi minuti. La donna, invece, viene trasportata in ospedale: ha fratture ovunque: ad un braccio, al bacino, alle vertebre. Non è grave, ma l’età è quella che è: 77 anni. Per guarire, hanno sentenziato i medici, ci vorranno almeno 40 giorni, se non di più, se non interverranno complicazioni.
E’ la seconda volta, nel giro di due settimane che una pensionata viene presa di mira da scippatori. Prima era toccato ad una novantunenne, alla quale era stata strappata la borsetta da un ladro che agiva in automobile, senza neanche scendere, senza curarsi se quel suo gesto poteva costare caro alla vittima. Anche lui, per fortuna, era finito manette dopo pochi minuti. L’altro giorno è toccata a Gianna (nome di fantasia della vittima, in modo proteggerla da eventuali ritorsioni) assalita a due passi dal centro. E anche questa volta si tratta di una persona anziana, con problemi di salute. La pensionata aggredita dalle parti di corso Belgio si muoveva a fatica, aiutandosi con un bastone. Gianna, invece, ha problemi di osteoporosi: le sua ossa sono fragili come cristalli. Una botta più forte può avere conseguenze gravissime; una caduta può rivelarsi disastrosa come neanche si può immaginare.
Gianna, l’altro giorno, stava rientrando da fare la spesa: poche cose, il necessario per lei che vive sola. Aveva sistemato tutto in una borsa. nell’altra aveva messo il portafoglio, contenente 2000 euro e i documenti. «Una precauzione che ha adottato da un sacco di tempo per non attirare l’attenzione dei malintenzionati» raccontano adesso i parenti. Chi l’ha scippata, forse, questo, l’aveva intuito. Ha strappato le borse ed è fuggito. Un ragazzo si è messo ad inseguirlo. Le volanti del commissariato Centro sono arrivate in zona in un attimo. «E’ scappato di là, era inseguito da un giovanotto...» hanno raccontato i testimoni.
In corso Vinzaglio i poliziotti hanno visto lo scippatore che che ancora fuggiva e lo hanno bloccato. Il suo nome è Alexandru Rusu, ha 18 anni, è originario di Bucarest. Lo hanno arrestato per rapina e lesioni personali volontarie.
Gianna, invece, è stata trasportata all’ospedale Mauriziano. Visite, radiografie, le cure e, infine, il ritorno a casa, dai familiari, che adesso non la lasciano più sola neanche un minuto. E’ spaventata, certo, per ciò che le è accaduto l’altro pomeriggio, ma non si perde d’animo. Energica, determinata, si appresta ad affrontare questo periodo di malattia con forza e determinazione. Un po’ come aveva raccontato la novantunenne scippata all’uscita dalla messa: «I tempi sono cambiati, ormai andare per strada è sempre più rischioso, specialmente per noi anziani. Ma io continuerò ad uscire...».
Intanto gli investigatori del commissariato Centro hanno rinforzato i controlli su tutto il territorio. Troppe aggressioni, troppi scippi, spesso anche ad opera di ladri bambini, che si muovono tra Porta Nuova, via Roma e piazza Castello. Bambini romeni, sfruttati e ridotti in schiavitù da adulti senza scrupoli. Hanno un solo compito: recuperare denaro ed oggetti di valore che poi consegneranno a chi li ha fatti arrivare in Italia clandestinamente. A loro non importa se la vittima è giovane oppure anziana, se cadendo può farsi male o anche morire. Conta soltanto il bottino.

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28 Settembre 2003


MINI-BANDITO CON PISTOLA PRESO DAI CARABINIERI

A 13 anni tenta la rapina alla fermata dell’autobus

Uno zingaro sedicenne, Tony S., ha seminato il panico, venerdì alle 17, in strada Pianezza, non lontano dal carcere delle Vallette. Con una pistola in pugno si è avvicinato a sei persone che stavano attendendo l’autobus sotto la pensilina di una fermata ed ha urlato di volere i loro portafoglio.
Ma, proprio in quel momento, è transitata una gazzella dei carabinieri: i militari, catapultatisi in strada con le armi in pugno, hanno prima costretto il giovane slavo ad appoggiare in terra l’arma e poi, neutralizzando un suo breve tentativo di fuga, lo hanno ammanettato ed arrestato. Uno dei militari è rimasto leggermente ferito
E’ invece sfuggito alla cattura il complice, che stava attendendo il ragazzo a bordo di un furgone rosso con il motore acceso. Alcuni testimoni hanno riferito che il minore, residente al campo nomadi comunale di strada Aeroporto 235, era sceso dal furgone ed aveva attraversato la strada per minacciare il piccolo gruppo di persone con l’arma, poi risultata una scacciacani caricata con quattro colpi a salve, ma priva del tappo rosso.

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24 Settembre 2003

PICCOLE AZIENDE SEMPRE VITTIME DELLA CRIMINALITA'

 

LE piccole e medie aziende del Torinese si sentono nel mirino della criminalità. Denunciano di essere vittime costanti di furti, spaccate, atti che in qualche modo hanno provocato danni per centinaia di migliaia di euro. «Una situazione che non è più sostenibile da parte delle singole aziende» denuncia il presidente torinese dell’Api, Sergio Rodda che, ieri, ha incontrato il questore Rodolfo Poli per fare il punto della situazione e chiedere alle forze dell’ordine maggiori controlli, specie nei giorni considerati «a rischio», quando cioè le aziende sono chiuse e in fabbrica non c’è nessuno.
Secondo un’indagine effettuata dall’Api, nel corso dell’ultimo anno, almeno il 20% delle piccole e medie imprese che operano sul territorio provinciale hanno subito «attacchi» da parte della criminalità e della microcriminalità. Di queste, il 42,5% è stata più di una volta vittima di furti e danneggiamenti, con una media di tre episodi in dodici mesi.
Impressionante l’ammontare dei danni: il 74% delle società che hanno ammesso di essere state vittima i furti ha denunciato danni fino a 10 mila euro; per qualcuno (soltanto il 13%) fino a 25 mila. Tutto questo nonostante le società abbiano investito moltissimo in sistemi di sicurezza ed antifurti (una media di 14 mila euro). La stessa indagine, infine, ha segnalato che sostanzialmente non vi è differenza fra la situazione in città e quella in provincia. Un ultimo dato rilevato riguarda i responsabili dei colpi, scoperti e finiti in carcere oppure denunciati. Secondo l’analisi dell’Api sarebbero stati individuati i responsabili dei furti soltanto nel 6,5 per cento dei furti. Sergio Rodda non ha dubbi. «Per arginare il fenomeno - sottolinea - occorre una maggiore intensificazione dei controlli da parte delle forze dell'ordine, soprattutto di notte e nei giorni festivi, quando le aziende sono chiuse. Ma servono anche una maggior tempestività degli interventi che dovrebbero essere coordinati centralmente».
Da parte sua, il questore ha sottolinea lo sforzo delle forze dell’ordine per contrastare questi fenomeni ma anche la piena disponibilità per lavorare insieme all’Api con l’obiettivo di arrivare ad una vera e propria azione comune in grado di armonizzare meglio le esigenze delle piccole e medie imprese con l’operato delle forze dell’ordine. «Gli ho chiesto - spiega il questore Poli - di farmi sapere quali sono le aziende che hanno subito attenzioni particolari, in modo da cercare di venire a capo di qualcuno di questi casi». E aggiunge: «La sicurezza nelle aziende non è mai stata trascurata. Un controllo capillare, però, è molto complicato: queste imprese sono sparse ovunque sul territorio, e ciò richiede sforzi ancora più consistenti per le forze di polizia che devono armonizzare le esigenze di sicurezza di tutti».

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28 Settembre 2003


AL MARTINI DOPO LA DENUNCIA DEI VOLANTINI ANONIMI LASCIATI SOTTO DECINE DI TERGICRISTALLI IN VIA TOFANE

Viaggio nell’ospedale che «cade a pezzi». Un chirurgo: siamo onesti, in quel foglio non tutto è falso
 

Marco Accossato

Varcata la doppia porta a vetri in via Tofane, l’ospedale Martini diffamato da un volantino pinzato sotto decine di tergicristalli appare come una struttura troppo vecchia. Vecchia e anche dimenticata: le porte arrugginite all’altezza delle barelle non sono mai state sostituite, l’asciugamano elettrico nel bagno del reparto Post Acuzie ha i fili scoperti, nell’altro bagno in Medicina Generale il muro si sbriciola, in Ginecologia i letti non hanno neppure le ruote e manca l’impugnatura alla manopola che serve a sollevare il poggiaschiena. «L’assistenza? Niente da dire - dice la moglie di un ricoverato in Chirurgia -. Non posso lamentarmi. Ma guardi il comodino, guardi com’è ridotto. E mi dica se è igienico...». Anche molti dei carrelli utilizzati per distribuire il cibo sono arrugginiti, e per raccogliere i vassoi dopo il pranzo e la cena in Ostetricia ci si arrangia con un sacco nero: «Non abbiamo altro».
«Siamo onesti - commenta un chirurgo, rileggendo il volantino anonimo -: sono state scritte cose vere mischiate ad accuse infamanti». Le lenzuola che mancano? Vero: «Stamattina - ammettono in Ostetricia - ne avevamo quattro, poi sono arrivate le altre Comunque nessun letto è mai rimasto senza lenzuolo né senza traversa». Senza federa sì, però: «Capita, per non lasciare il cuscino nudo usiamo le traverse».
Accanto all’ospedale malato cronico c’è l’ospedale neonato: i reparti nuovi di zecca. La differenza è evidente, l’impatto completamente diverso. «Le camere operatorie sono la nota più dolente dell’ospedale - allarga le braccia un chirurgo -. Adesso sono cinque, speravamo di esaurire le liste d’attesa chiamando un po’ di pazienti. Invece torna lo spettro della chiusura: il pavimento appena fatto si solleva, dovremo fermarci di nuovo...». Una delle magagne denunciate sul volantino è la mancanza di aria condizionata. «In chirurgia - racconta un medico - quest’estate abbiamo moltiplicato le sofferenze dei pazienti, senza condizionatori. Chissà perché negli uffici non mancano mai. Ci vorrebbe un comitato etico che avesse poteri di controllo e potesse dire: “L’impianto si mette prima nei reparti, per dar sollievo ai malati”». Anche il pan cotto e il passato di pollo dato ai ricoverati nei giorni dei 40 gradi sarebbero «da comitato etico», dice un’infermiera.
Finiti nel calderone delle magagne, gli specializzandi s’infuriano contro quel volantino anonimo: «Per noi la legge prevede un contratto di formazione lavoro. Vorrebbe dire essere dipendenti a tutti gli effetti, con tutto ciò che ne consegue. Invece la legge è disattesa, e così si aprono incomprensioni e trattamenti diversificati a seconda dell’ospedale». Al Martini, comunque, «le regole della direzione sono rigide - spiega un primario -: con gli specializzandi c’è sempre un supervisore, per quanto siano medici in grado di gestire molte situazioni». Anche gli infermieri ribattono alle accuse: «Arroganti e maleducati? La verità è che siamo pochi e ci facciamo in quattro». Chi ha scritto quei volantini sparsi in via Tofane risparmia poco e pochi. «Ogni volta che varchi la soglia del Martini giochi una scommessa col destino», ha scritto. «Una cretinata», sbottano in pronto soccorso». «Però forse non tutto vien per nuocere - sussurra un medico -. Forse adesso anche la Regione a fare un sopralluogo, per rendersi conto delle condizioni in cui lavoriamo».

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28 Settembre 2003


«Ostaggio dei drogati e della microcriminalità»

Gli abitanti di corso Regina Margherita protestano per le condizioni del sottopasso pedonale sempre sporco e a rischio
 

Trenta passi sotto terra, ostaggi della paura. Corso Regina Margherita, all’altezza del numero 232. Due rampe di scale portano al cunicolo che consente di attraversare sotto terra una fra le strade più trafficate di Torino. Altre due rampe di scale aiutano a riemergere da quel tunnel con le pareti scarabocchiate con bombolette spray, utilizzato come toilette e «sala del buco» dai tossicodipendenti. Qualcuno la frequenta pure per trovare qualche vittima da scippare, sempre per investire il provento del lavoro in droga. «Non ne possiamo più, meglio tornare a come era prima, con corso Regina “aperto” per l’attraversamento in superficie e senza sottopasso» dice Liborio La Rosa, 53 anni, giornalaio, negozio con vista su un accesso al camminamento sotterraneo.
Come lui, la pensano anche tanti abitanti della zona, che hanno condiviso la sua preoccupazione, chiedendo anche l’intervento di Gtt e Circoscrizione. «A ottobre 2002 c’è stata la promessa di fare qualcosa per migliorare la situazione, dalle telecamere all’illuminazione - spiega ancora La Rosa -. Almeno finché il sottopassaggio non sarà chiuso, come sembra debba avvenire». «La decisione è stata già presa - conferma Luciano Barberis, presidente della VII Circoscrizione -. Certo, la situazione di quel sottopasso è penosa, bisogna cercare di renderlo quanto meno vivibile finché non sarà chiuso».
Le telecamere ci sono, ma sul funzionamento nessuno è disposto a mettere la mano sul fuoco. E comunque, nessuno pare tranquillizzato dalla presenza di quegli occhi elettronici. «Non passo quasi mai là sotto. Anche adesso, ho aspettato che andasse avanti un giovane con aria “sospetta”» dice Mariangela, 45 anni, le borse della spesa in mano. «E’ uno schifo, mia moglie preferisce attraversare la strada cento metri più avanti piuttosto che passare in quel tunnel» racconta Antonio Galata, 50 anni.
Il sottopassaggio ha quasi vent’anni. Dopo pochi mesi, hanno smesso di funzionare gli ascensori costruiti per favorire l’accesso di anziani e disabili. Poi, sono stati chiusi pure i gabinetti a gettone. «Ma il peggio è accaduto negli ultimi 10 anni» testimonia Romano Camaggio, 61 anni, nato e cresciuto nel quartiere. La spiegazione è sotto gli occhi di tutti: il mix di droga e immigrazione clandestina, soltanto scalfito dai controlli delle forze dell’ordine. In quella zona, l’anno scorso sono state addirittura violentate due giovani. «Troppa delinquenza» scuote la testa Stefano Serra, 29 anni. E il sottopasso è soltanto un altro punto critico nella mappa di Porta Palazzo e dintorni.

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30 Settembre 2003


I CARABINIERI ARRESTANO IL SUO SFRUTTATORE

Spacciatore a dieci anni nel parco del Valentino
 

Lo ha notato Andrea, 9 anni, proprio sul prato accanto il Castello Medioevale del Valentino. Quel bambino marocchino, suo coetaneo, non voleva giocare a pallone con lui, aveva gli occhi tristi e sembrava impegnato a fare tutt’altro, con ragazzi molto più grandi. «Possibile?» s’è chiesto. E lo ha raccontato alla mamma.
La donna ha subito sospettato qualcosa di strano e, il giorno dopo, ha infomato un carabiniere della compagnia San Carlo. E’ bastato un appostamento di qualche ora per mettere tutto in chiaro: Youssef, 10 anni, era un piccolo «cavallo», incaricato da un falso zio di portare la droga ai tossicodipendenti e di ritirare il corrispettivo. Poi il blitz: i militari hanno fermato il fornitore (Jamal Aboukitab, 43 anni, marocchino, clandestino in Italia), alcuni tossicodipendenti italiani che avevano appena acquistato la dose e anche il bambino. Sono finiti tutti in caserma.
Aboukitab è stato arrestato per istigazione e induzione di un minorenne allo spaccio. I militari gli hanno trovato addosso 12 grammi di hashish e 35 euro, mentre il ragazzino aveva nella tasca dei pantaloncini corti un grammo di hashish e circa 180 euro, parte suoi risparmi e parte appena ritirati dopo una consegna.
Quello di Aboukitab è solo l’ultimo dei 51 arresti effettuati al Valentino dai carabinieri della Compagnia San Carlo nell’ambito dell’operazione «Parco sicuro», disposta dal Comando provinciale nel corso di tutta l’estate e che ha consentito di sequestrare, sommando le diverse dosi, circa 2 kg di droga, tra eroina, cocaina e hashish.

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Gli articoli sono stati pubblicati dal quotidiano "LA STAMPA"

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