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NOTIZIE
DAL FRONTE 3
Torino,
città nemica delle donne?
07 Settembre 2003
IN OLTRE
LA META’ DELLE VIOLENZE L’AGGRESSORE E’ UNO DI FAMIGLIA O UN EX
inchiesta
Stupro, vittime
sempre più giovani e sole
Chiara Beria di Argentine
(…)
Altra grande
città del nord, Torino, altre dolorose conferme. All'ospedale Sant'Anna, dove
dal 1° maggio è stata aperto seguendo l'esempio della Mangiagalli un centro Svs
(Silvia Donadio è il medico responsabile, Grace Rabacchi, il direttore
sanitario) si sono rivolte nelle prime settimane per avere aiuto 18 donne, nove
italiane, quasi tutte giovanissime.
E Lella Menzio,responsabile a Torino del
Telefono Rosa (opera da 10 anni grazie a un gruppo di psicologhe e avvocatesse)
rivela: «Su una media di 800, 1.200 contatti l'anno abbiamo notato una crescita
esponenziale soprattutto tra i giovani. Sono sempre più giovani le ragazze che
ci chiamano e sono sempre più giovani gli aggressori».
Ma c'è di più. «Da una ricerca su 5 mila
richieste d'aiuto raccolte da 22 diverse associazioni del Coordinamento
cittadino contro la violenza sulle donne si ha il quadro di un fenomeno
quotidiano e trasversale. Coinvolge qualsiasi ambiente sociale» aggiunge Paola
Pozzi, assessore alle pari opportunità a Torino.
Retaggi mai del
tutto superati, nuove emergenze: un mix davvero inquietante. Tanta violenza e
sullo sfondo la solitudine di molte donne, anche se la rete di soccorso e
accoglienza frutto del lavoro di tanti volontari e volontarie e in qualche caso
della sensibilità di amministratori locali (il Comune di Torino da quest'anno
organizza seminari per gli insegnanti) sono fattori positivi da valorizzare.
Ma non basta, ne
tantomeno basta avere sulla carta una buona legge. A sette anni e mezzo dalla
nuova normativa sulla violenza sessuale (15 febbraio '96, legge numero 66) che
dopo vent'anni di dibattiti, lotte delle donne e rinvii e ha riconosciuto lo
stupro come reato contro la persona e ha alzato le pene (5-10 anni), c'è chi
come l'avvocato Chicca Domeneghetti, uno dei legali che in collaborazione con l'Svs
e, in maniera volontaria, ha seguito in questi anni molti casi di donne
violentate, arriva a dire: «Questa legge non ha portato nessun risultato. Non è
solo colpa dei tempi lunghissimi, dei costi e della difficoltà di questi
processi che sconsigliano la donna a denunciare il reato. Qualunque legge, anche
la migliore, non serve a eliminare un problema così grande. Ricordo l'ordine del
giorno del Senato che, votata la legge, impegnava i legislatori a fare
un'operazione di divulgazione e sensibilizzazione per fare crescere un maggior
rispetto verso le persone. Cosa è stato fatto in questi anni dalla scuola? Dai
giornali? E dalla tv? Nulla. Anzi sempre più violenza, più svilimento
dell'immagine femminile», continua Domeneghetti «e bisogna ammettere che anche
molte donne più giovani di noi si prestano a farsi usare come un oggetto
sessuale».
Una lucida
requisitoria di chi appartiene a una generazione di donne che ha creduto di
poter cambiare la società e avverte oggi il peso della sconfitta. Del resto, la
vita reale non è una soap con il solito lieto fine. «Sono stufa di sentirmi
chiedere perché le donne violentate non denunciano, chiediamo piuttosto ad alta
voce perché gli uomini continuano a stuprare», rilancia Lella Menzio.
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AL MATTINO PRESTO NEL
SOTTERRANEO DI UNO STABILE DI CORSO SALVEMINI
Aggredita nel garage
del condominio e violentata
Sorpresa alle
spalle e costretta in un angolo
4 settembre 2003
Violenza sessuale in corso Salvemini, a
Mirafiori. Una giovane donna, poco più che trentenne, è stata aggredita mentre,
di buon mattino, stava aprendo la porta del garage sotterraneo. Il maniaco, una
persona sui trentacinque anni, l’ha costretta a tornare sui suoi passi, sino in
una zona più appartata e qui, dopo averla spogliata, l’ha sottoposta a pratiche
che il nostro codice penale cataloga come «violenza sessuale». Subito dopo si è
allontanato di corsa, senza proferire parola e nonostante le invocazioni d’aiuto
della donna. Quando i carabinieri sono arrivati in zona, per compiere una
battuta, il maniaco era ormai lontano. Il fatto è avvenuto nei sotterranei di un
blocco di condomini piuttosto ampio, a metà del corso: case di una certa
eleganza, curate, abitate da famiglie della piccola borghesia. Qui la donna vive
con il marito, ma mancano altri particolari: l’intera vicenda è giustamente
circondata da riserbo. I carabinieri della Mirafiori, che hanno in mano
l’inchiesta, avrebbero già acquisito elementi considerati «importanti», anche se
restano parecchi aspetti ancora da chiarire. L’aggressore (che durante
l’aggressione non avrebbe mai parlato) stava aspettando proprio quella vittima,
della quale si era invaghito dopo averla vista passare per strada? E’ un’ipotesi
plausibile anche se non può essere esclusa l’azione di un ladro che, di fronte
alla giovane donna, avrebbe cambiato il programma delle sue malefatte, come è
successo di recente, in qualche altra occasione. Nel primo caso il responsabile
sarebbe probabilmente un italiano, nel secondo quasi certamente un
extracomunitario. In corso Salvemini la notizia ha comunque fatto il giro delle
case, destando non poca preoccupazione anche per il timore che il maniaco possa
mettere a segno altre imprese. Ora c’è allarme sia nelle case di edilizia
popolare, proprio al di là del corso rispetto al garage dell’aggressione, sia
quelle dei condomini eleganti, costruiti un poco più lontano oppure sull’altro
lato della strada. Su questo strano corso, pieno di verde ed apparentemente
anche di pace, ma spesso presente sulle pagine della cronaca nera (proprio in
queste case, in tempi non troppo lontani, furono ospitati alcuni fra i più
importanti pentiti del clan dei catanesi), è tornato lo smarrimento di un anno
fa, quando, proprio a settembre, una pensionata di 72 anni fu ammazzata con un
colpo di coltello al cuore dal suo vicino di casa. La vittima si chiamava Angela
De Mola, aveva 72 anni e viveva in un alloggio al terzo piano di un palazzo di
edilizia popolare al numero 25. La uccise un uomo con il quale litigava da anni:
Giuseppe Cannone, 62 anni, vedovo da appena tre mesi. Un delitto consumato sotto
gli occhi di decine di testimoni, nei giardinetti che si affacciano su via
Rubino, una strada che si diparte proprio da corso Salvemini. E proprio via
Rubino, nell’agosto di una decina di anni fa, era stato teatro di una delle più
incredibili violenze sessuali mai registrate in città. Una giovane donna, madre
di un bimbo di due anni che le stava dormendo al fianco, era stata aggredita,
immobilizzata e stuprata da un uomo che si era introdotto attraverso la finestra
dell’alloggio al piano rialzato, lasciata socchiusa per il gran caldo. Anche in
quel caso (l’uomo aveva agito con un cappuccio sulla testa) s’era pensato ad un
gesto «mirato» proprio verso quella donna. I carabinieri hanno comunque
affinato, proprio negli ultimi mesi, le tecniche investigative in presenza di
aggressioni sessuali. I due episodi più gravi, verificatisi negli ultimi sei
mesi, e cioè le aggressioni di «branchi» composti da extracomunitario romeni e
moldavi prima a Settimo Torinese e poi a Beinasco, sono stati completamente
chiariti ed i responsabili sono stati arrestati. Decisive sono risultate anche
le nuove tecniche di rilevamento e di amplificazione del Dna: uno strumento
scientifico capace di «inchiodare» i responsabili alle loro responsabilità,
senza nessuna via di scampo.
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14
Settembre 2003
Specchio dei tempi
Numeri amari
che spengono l’ottimismo di una città |
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Un lettore ci scrive:
«Al lungo elenco di primati negativi
di Torino, si aggiungono sempre nuovi numeri. 108 per cento l’aumento dei
decessi di anziani nei mesi estivi. Due le anziane assassinate nel solo
scorcio di settembre. Dieci le fabbriche distrutte dal fuoco negl’ultimi
mesi.
«Numeri che
denunciano il lungo declino di una città e smentiscono l’ottimismo di
maniera di chi amministra la città. Sono dati forniti dalla cronaca di
questi giorni che debbono portarci a riflettere. Da un lato non ci sono
fondi sufficienti per gli anziani perché le risorse disponibili sono
assorbite da una valanga di altre esigenze, che rappresentano altrettanti
problemi urgenti e non rinviabili. Diventa sempre più arduo stilare un
elenco delle priorità nell’emergenza. Ma la migliore soluzione è nell’essere
più solidali e meno egoisti. Pensare anche al prossimo, magari rinunciando a
qualche privilegio, altrimenti non si uscirà più da questo tunnel nero in
cui ci siamo avventurati».
Ludovico Cigna |
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26
Settembre 2003
A
MEZZOGIORNO IN VIA REVEL, L’AGGRESSORE ARRESTATO IN CORSO VINZAGLIO DALLA
POLIZIA
Anziana massacrata per le borse della
spesa
Cade dopo lo scippo: braccio e bacino rotti
26 Settembre 2003
Il bandito, un romeno di 18
anni, probabilmente ha intuito che nelle buste
c’era anche il portafoglio, ma un giovane ha
visto la scena e lo ha inseguito. Guarirà in
quaranta giorni. E’ il secondo colpo in due
settimane in centro ai danni di donne avanti
negli anni. Subito
rinforzati i controlli |
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Lodovico Poletto
Via Ottavio Revel, mezzogiorno di mercoledì. Una donna già
avanti negli anni cammina lentamente sul marciapiede, stringendo in mano due
borse di plastica. Un ragazzo, seduto su un muretto, si alza, attraversa la
strada e la segue per qualche passo, così, come se fosse un caso. Poi parte:
una corsa veloce, afferra i sacchetti e continua a scappare. Qualcuno lo
vede, lo insegue. La donna cade a terra. Grida di dolore e di rabbia. Si
fermano altri passanti. Arriva subito una prima volante della polizia, poi
una seconda, e poi ancora poliziotti in divisa ed altri in abiti borghesi.
Lo scippatore viene bloccato dopo pochi minuti. La donna, invece, viene
trasportata in ospedale: ha fratture ovunque: ad un braccio, al bacino, alle
vertebre. Non è grave, ma l’età è quella che è: 77 anni. Per guarire, hanno
sentenziato i medici, ci vorranno almeno 40 giorni, se non di più, se non
interverranno complicazioni.
E’ la seconda volta, nel giro di due settimane che
una pensionata viene presa di mira da scippatori. Prima era toccato ad una
novantunenne, alla quale era stata strappata la borsetta da un ladro che
agiva in automobile, senza neanche scendere, senza curarsi se quel suo gesto
poteva costare caro alla vittima. Anche lui, per fortuna, era finito manette
dopo pochi minuti. L’altro giorno è toccata a Gianna (nome di fantasia della
vittima, in modo proteggerla da eventuali ritorsioni) assalita a due passi
dal centro. E anche questa volta si tratta di una persona anziana, con
problemi di salute. La pensionata aggredita dalle parti di corso Belgio si
muoveva a fatica, aiutandosi con un bastone. Gianna, invece, ha problemi di
osteoporosi: le sua ossa sono fragili come cristalli. Una botta più forte
può avere conseguenze gravissime; una caduta può rivelarsi disastrosa come
neanche si può immaginare.
Gianna, l’altro giorno, stava rientrando da fare la
spesa: poche cose, il necessario per lei che vive sola. Aveva sistemato
tutto in una borsa. nell’altra aveva messo il portafoglio, contenente 2000
euro e i documenti. «Una precauzione che ha adottato da un sacco di tempo
per non attirare l’attenzione dei malintenzionati» raccontano adesso i
parenti. Chi l’ha scippata, forse, questo, l’aveva intuito. Ha strappato le
borse ed è fuggito. Un ragazzo si è messo ad inseguirlo. Le volanti del
commissariato Centro sono arrivate in zona in un attimo. «E’ scappato di là,
era inseguito da un giovanotto...» hanno raccontato i testimoni.
In corso Vinzaglio i poliziotti hanno visto lo
scippatore che che ancora fuggiva e lo hanno bloccato. Il suo nome è
Alexandru Rusu, ha 18 anni, è originario di Bucarest. Lo hanno arrestato per
rapina e lesioni personali volontarie.
Gianna, invece, è stata trasportata all’ospedale
Mauriziano. Visite, radiografie, le cure e, infine, il ritorno a casa, dai
familiari, che adesso non la lasciano più sola neanche un minuto. E’
spaventata, certo, per ciò che le è accaduto l’altro pomeriggio, ma non si
perde d’animo. Energica, determinata, si appresta ad affrontare questo
periodo di malattia con forza e determinazione. Un po’ come aveva raccontato
la novantunenne scippata all’uscita dalla messa: «I tempi sono cambiati,
ormai andare per strada è sempre più rischioso, specialmente per noi
anziani. Ma io continuerò ad uscire...».
Intanto gli investigatori del
commissariato Centro hanno rinforzato i controlli su tutto il territorio.
Troppe aggressioni, troppi scippi, spesso anche ad opera di ladri bambini,
che si muovono tra Porta Nuova, via Roma e piazza Castello. Bambini romeni,
sfruttati e ridotti in schiavitù da adulti senza scrupoli. Hanno un solo
compito: recuperare denaro ed oggetti di valore che poi consegneranno a chi
li ha fatti arrivare in Italia clandestinamente. A loro non importa se la
vittima è giovane oppure anziana, se cadendo può farsi male o anche morire.
Conta soltanto il bottino. |
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28 Settembre 2003
MINI-BANDITO CON PISTOLA PRESO DAI
CARABINIERI
A 13 anni
tenta la rapina
alla fermata
dell’autobus |
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Uno zingaro sedicenne, Tony
S., ha seminato il panico, venerdì alle 17, in strada Pianezza, non lontano
dal carcere delle Vallette. Con una pistola in pugno si è avvicinato a sei
persone che stavano attendendo l’autobus sotto la pensilina di una fermata
ed ha urlato di volere i loro portafoglio.
Ma, proprio in quel momento, è
transitata una gazzella dei carabinieri: i militari, catapultatisi in strada
con le armi in pugno, hanno prima costretto il giovane slavo ad appoggiare
in terra l’arma e poi, neutralizzando un suo breve tentativo di fuga, lo
hanno ammanettato ed arrestato. Uno dei militari è rimasto leggermente
ferito
E’ invece sfuggito alla
cattura il complice, che stava attendendo il ragazzo a bordo di un furgone
rosso con il motore acceso. Alcuni testimoni hanno riferito che il minore,
residente al campo nomadi comunale di strada Aeroporto 235, era sceso dal
furgone ed aveva attraversato la strada per minacciare il piccolo gruppo di
persone con l’arma, poi risultata una scacciacani caricata con quattro colpi
a salve, ma priva del tappo rosso. |
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24 Settembre 2003
PICCOLE AZIENDE
SEMPRE VITTIME DELLA CRIMINALITA'
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LE piccole e medie aziende
del Torinese si sentono nel mirino della criminalità. Denunciano di essere
vittime costanti di furti, spaccate, atti che in qualche modo hanno
provocato danni per centinaia di migliaia di euro. «Una situazione che non è
più sostenibile da parte delle singole aziende» denuncia il presidente
torinese dell’Api, Sergio Rodda che, ieri, ha incontrato il questore Rodolfo
Poli per fare il punto della situazione e chiedere alle forze dell’ordine
maggiori controlli, specie nei giorni considerati «a rischio», quando cioè
le aziende sono chiuse e in fabbrica non c’è nessuno.
Secondo un’indagine effettuata
dall’Api, nel corso dell’ultimo anno, almeno il 20% delle piccole e medie
imprese che operano sul territorio provinciale hanno subito «attacchi» da
parte della criminalità e della microcriminalità. Di queste, il 42,5% è
stata più di una volta vittima di furti e danneggiamenti, con una media di
tre episodi in dodici mesi.
Impressionante l’ammontare dei danni:
il 74% delle società che hanno ammesso di essere state vittima i furti ha
denunciato danni fino a 10 mila euro; per qualcuno (soltanto il 13%) fino a
25 mila. Tutto questo nonostante le società abbiano investito moltissimo in
sistemi di sicurezza ed antifurti (una media di 14 mila euro). La stessa
indagine, infine, ha segnalato che sostanzialmente non vi è differenza fra
la situazione in città e quella in provincia. Un ultimo dato rilevato
riguarda i responsabili dei colpi, scoperti e finiti in carcere oppure
denunciati. Secondo l’analisi dell’Api sarebbero stati individuati i
responsabili dei furti soltanto nel 6,5 per cento dei furti. Sergio Rodda
non ha dubbi. «Per arginare il fenomeno - sottolinea - occorre una maggiore
intensificazione dei controlli da parte delle forze dell'ordine, soprattutto
di notte e nei giorni festivi, quando le aziende sono chiuse. Ma servono
anche una maggior tempestività degli interventi che dovrebbero essere
coordinati centralmente».
Da parte sua, il questore ha
sottolinea lo sforzo delle forze dell’ordine per contrastare questi fenomeni
ma anche la piena disponibilità per lavorare insieme all’Api con l’obiettivo
di arrivare ad una vera e propria azione comune in grado di armonizzare
meglio le esigenze delle piccole e medie imprese con l’operato delle forze
dell’ordine. «Gli ho chiesto - spiega il questore Poli - di farmi sapere
quali sono le aziende che hanno subito attenzioni particolari, in modo da
cercare di venire a capo di qualcuno di questi casi». E aggiunge: «La
sicurezza nelle aziende non è mai stata trascurata. Un controllo capillare,
però, è molto complicato: queste imprese sono sparse ovunque sul territorio,
e ciò richiede sforzi ancora più consistenti per le forze di polizia che
devono armonizzare le esigenze di sicurezza di tutti». |
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28 Settembre 2003
AL MARTINI DOPO LA DENUNCIA DEI
VOLANTINI ANONIMI LASCIATI SOTTO DECINE DI TERGICRISTALLI IN VIA TOFANE
Viaggio
nell’ospedale che «cade a pezzi».
Un chirurgo: siamo onesti,
in quel foglio non tutto è falso
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Marco Accossato
Varcata la doppia porta a
vetri in via Tofane, l’ospedale Martini diffamato da un volantino pinzato
sotto decine di tergicristalli appare come una struttura troppo vecchia.
Vecchia e anche dimenticata: le porte arrugginite all’altezza delle barelle
non sono mai state sostituite, l’asciugamano elettrico nel bagno del reparto
Post Acuzie ha i fili scoperti, nell’altro bagno in Medicina Generale il
muro si sbriciola, in Ginecologia i letti non hanno neppure le ruote e manca
l’impugnatura alla manopola che serve a sollevare il poggiaschiena.
«L’assistenza? Niente da dire - dice la moglie di un ricoverato in Chirurgia
-. Non posso lamentarmi. Ma guardi il comodino, guardi com’è ridotto. E mi
dica se è igienico...». Anche molti dei carrelli utilizzati per distribuire
il cibo sono arrugginiti, e per raccogliere i vassoi dopo il pranzo e la
cena in Ostetricia ci si arrangia con un sacco nero: «Non abbiamo altro».
«Siamo onesti - commenta un
chirurgo, rileggendo il volantino anonimo -: sono state scritte cose vere
mischiate ad accuse infamanti». Le lenzuola che mancano? Vero: «Stamattina -
ammettono in Ostetricia - ne avevamo quattro, poi sono arrivate le altre
Comunque nessun letto è mai rimasto senza lenzuolo né senza traversa». Senza
federa sì, però: «Capita, per non lasciare il cuscino nudo usiamo le
traverse».
Accanto all’ospedale malato cronico c’è l’ospedale neonato: i reparti nuovi
di zecca. La differenza è evidente, l’impatto completamente diverso. «Le
camere operatorie sono la nota più dolente dell’ospedale - allarga le
braccia un chirurgo -. Adesso sono cinque, speravamo di esaurire le liste
d’attesa chiamando un po’ di pazienti. Invece torna lo spettro della
chiusura: il pavimento appena fatto si solleva, dovremo fermarci di
nuovo...». Una delle magagne denunciate sul volantino è la mancanza di aria
condizionata. «In chirurgia - racconta un medico - quest’estate abbiamo
moltiplicato le sofferenze dei pazienti, senza condizionatori. Chissà perché
negli uffici non mancano mai. Ci vorrebbe un comitato etico che avesse
poteri di controllo e potesse dire: “L’impianto si mette prima nei reparti,
per dar sollievo ai malati”». Anche il pan cotto e il passato di pollo dato
ai ricoverati nei giorni dei 40 gradi sarebbero «da comitato etico», dice
un’infermiera.
Finiti nel calderone delle
magagne, gli specializzandi s’infuriano contro quel volantino anonimo: «Per
noi la legge prevede un contratto di formazione lavoro. Vorrebbe dire essere
dipendenti a tutti gli effetti, con tutto ciò che ne consegue. Invece la
legge è disattesa, e così si aprono incomprensioni e trattamenti
diversificati a seconda dell’ospedale». Al Martini, comunque, «le regole
della direzione sono rigide - spiega un primario -: con gli specializzandi
c’è sempre un supervisore, per quanto siano medici in grado di gestire molte
situazioni». Anche gli infermieri ribattono alle accuse: «Arroganti e
maleducati? La verità è che siamo pochi e ci facciamo in quattro». Chi ha
scritto quei volantini sparsi in via Tofane risparmia poco e pochi. «Ogni
volta che varchi la soglia del Martini giochi una scommessa col destino», ha
scritto. «Una cretinata», sbottano in pronto soccorso». «Però forse non
tutto vien per nuocere - sussurra un medico -. Forse adesso anche la Regione
a fare un sopralluogo, per rendersi conto delle condizioni in cui
lavoriamo». |
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28 Settembre 2003
«Ostaggio dei drogati
e della
microcriminalità»
Gli abitanti
di corso Regina Margherita protestano
per le condizioni
del sottopasso pedonale sempre sporco e a rischio
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Trenta passi sotto terra,
ostaggi della paura. Corso Regina Margherita, all’altezza del numero 232.
Due rampe di scale portano al cunicolo che consente di attraversare sotto
terra una fra le strade più trafficate di Torino. Altre due rampe di scale
aiutano a riemergere da quel tunnel con le pareti scarabocchiate con
bombolette spray, utilizzato come toilette e «sala del buco» dai
tossicodipendenti. Qualcuno la frequenta pure per trovare qualche vittima da
scippare, sempre per investire il provento del lavoro in droga. «Non ne
possiamo più, meglio tornare a come era prima, con corso Regina “aperto” per
l’attraversamento in superficie e senza sottopasso» dice Liborio La Rosa, 53
anni, giornalaio, negozio con vista su un accesso al camminamento
sotterraneo.
Come lui, la pensano anche
tanti abitanti della zona, che hanno condiviso la sua preoccupazione,
chiedendo anche l’intervento di Gtt e Circoscrizione. «A ottobre 2002 c’è
stata la promessa di fare qualcosa per migliorare la situazione, dalle
telecamere all’illuminazione - spiega ancora La Rosa -. Almeno finché il
sottopassaggio non sarà chiuso, come sembra debba avvenire». «La decisione è
stata già presa - conferma Luciano Barberis, presidente della VII
Circoscrizione -. Certo, la situazione di quel sottopasso è penosa, bisogna
cercare di renderlo quanto meno vivibile finché non sarà chiuso».
Le telecamere ci sono, ma
sul funzionamento nessuno è disposto a mettere la mano sul fuoco. E
comunque, nessuno pare tranquillizzato dalla presenza di quegli occhi
elettronici. «Non passo quasi mai là sotto. Anche adesso, ho aspettato che
andasse avanti un giovane con aria “sospetta”» dice Mariangela, 45 anni, le
borse della spesa in mano. «E’ uno schifo, mia moglie preferisce
attraversare la strada cento metri più avanti piuttosto che passare in quel
tunnel» racconta Antonio Galata, 50 anni.
Il
sottopassaggio ha quasi vent’anni. Dopo pochi mesi, hanno smesso di
funzionare gli ascensori costruiti per favorire l’accesso di anziani e
disabili. Poi, sono stati chiusi pure i gabinetti a gettone. «Ma il peggio è
accaduto negli ultimi 10 anni» testimonia Romano Camaggio, 61 anni, nato e
cresciuto nel quartiere. La spiegazione è sotto gli occhi di tutti: il mix
di droga e immigrazione clandestina, soltanto scalfito dai controlli delle
forze dell’ordine. In quella zona, l’anno scorso sono state addirittura
violentate due giovani. «Troppa delinquenza» scuote la testa Stefano Serra,
29 anni. E il sottopasso è soltanto un altro punto critico nella mappa di
Porta Palazzo e dintorni. |
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30
Settembre 2003
I CARABINIERI ARRESTANO IL SUO SFRUTTATORE
Spacciatore a dieci anni
nel parco del Valentino
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Lo ha notato Andrea, 9 anni, proprio sul prato accanto il
Castello Medioevale del Valentino. Quel bambino marocchino, suo coetaneo,
non voleva giocare a pallone con lui, aveva gli occhi tristi e sembrava
impegnato a fare tutt’altro, con ragazzi molto più grandi. «Possibile?» s’è
chiesto. E lo ha raccontato alla mamma.
La donna ha subito sospettato qualcosa di strano e,
il giorno dopo, ha infomato un carabiniere della compagnia San Carlo. E’
bastato un appostamento di qualche ora per mettere tutto in chiaro: Youssef,
10 anni, era un piccolo «cavallo», incaricato da un falso zio di portare la
droga ai tossicodipendenti e di ritirare il corrispettivo. Poi il blitz: i
militari hanno fermato il fornitore (Jamal Aboukitab, 43 anni, marocchino,
clandestino in Italia), alcuni tossicodipendenti italiani che avevano appena
acquistato la dose e anche il bambino. Sono finiti tutti in caserma.
Aboukitab è stato arrestato per istigazione e
induzione di un minorenne allo spaccio. I militari gli hanno trovato addosso
12 grammi di hashish e 35 euro, mentre il ragazzino aveva nella tasca dei
pantaloncini corti un grammo di hashish e circa 180 euro, parte suoi
risparmi e parte appena ritirati dopo una consegna.
Quello di Aboukitab è solo
l’ultimo dei 51 arresti effettuati al Valentino dai carabinieri della
Compagnia San Carlo nell’ambito dell’operazione «Parco sicuro», disposta dal
Comando provinciale nel corso di tutta l’estate e che ha consentito di
sequestrare, sommando le diverse dosi, circa 2 kg di droga, tra eroina,
cocaina e hashish. |

Gli articoli sono
stati pubblicati dal quotidiano "LA STAMPA"

 
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