
"LA STAMPA" del 22 Luglio 2003
I PIANI PER IL RILANCIO E UNA PROMESSA: SARÀ UN’ESTATE
TRANQUILLA
intervista
«Pensioni, la mia riforma:
comincia dai privilegiati. Poi toccherà al sommerso»
Giovanni Cerruti
Il ministro Maroni: renderemo più sostanzioso il
contributo
da pagare per i vitalizi troppo elevati, ma non con
la Finanziaria.
Giovedì il previsto faccia a faccia con il titolare
dell’Economia
MILANO
ALLE 11 è al telefonino con Palazzo Chigi, il
sottosegretario Gianni Letta in linea: «Hai visto? Stanno cercando di metterci
l'un contro l'altro armati, ma non ti preoccupare: tra me e Giulio va sempre
tutto bene, non riusciranno a farci litigare».
Un'ora più tardi ecco la voce di Tremonti: «Ciao
Giulio, allora ci vediamo giovedì. I tuoi hanno novità, avete qualche proposta
interessante? A proposito, se ti dicono che me la sono presa per una tua
intervista di domenica non farci caso: scusami, ma non l'ho nemmeno vista...».
Ministro Maroni, ma è tutto così bellissimo, andate
davvero così d'accordo?
«Ma certo che sì. Sono quattro mesi che continuo a dire
che l'argomento pensioni non è e non sarà nella Finanziaria, ma resta nella
mia delega».
E allora domenica che è successo tra lei e Tremonti?
«Proprio niente. Per la millesima volta ho ripetuto le
mie parole sulle pensioni che restano nella delega e sono state messe in
contrapposizione con non so quale frase di Giulio».
Una frase sulla delega «necessaria ma non del tutto
sufficiente».
«Tutto qui? E dov'è la novità?».
Dica lei.
«Nessuna novità. Il giorno dopo l'approvazione del Dpef
Tremonti e io ci siamo visti e abbiamo concordato l'appuntamento di giovedì
prossimo. Dove, appunto, parleremo della delega. Che ovviamente è
migliorabile».
Da oggi lei comincia gli incontri con le parti sociali,
tavoli separati però.
«Meglio più tavoli che decidono che un tavolo dove non
si decide niente».
Alla Cgil di Epifani non piacciono.
«Epifani si deve mettere d'accordo con se stesso. Da
una parte invoca la concertazione e dall'altra rifiuta il dialogo. Aspetto di
capire cosa decide, ma nell'attesa i tavoli non si fermeranno».
Pezzotta e la Cisl, sulle pensioni, temono «gli stessi
errori fatti sull'articolo 18, il clima da conflitto sociale».
«Stia tranquillo, Pezzotta. Abbiamo imparato e non ci
sarà una riedizione dell'articolo 18».
Nel Dpef cosa c'è di leghista?
«La lotta al lavoro nero e sommerso che è concorrenza
soprattutto ai danni delle piccole e medie imprese del Nord. I provvedimenti a
favore della famiglia. La salvaguardia delle pensioni di anzianità. Lo stop ai
privilegi. Il taglio delle disparità di trattamento».
Disparità tra dipendenti pubblici e privati?
«Tra due lavoratori di pari età, con la stessa
anzianità e la stessa pensione, uno prende di più e l'altro di meno. E
ovviamente il favorito è il lavoratore del pubblico impiego. Questioni di
calcolo che vanno riviste in base al principio di equità».
E di non leghista che c'è nel Dpef?
«Più che di non leghista direi di non moderno, ed è la
genericità degli interventi per il Mezzogiorno».
Genericità?
«Si perpetua un equivoco, che si possa continuare con
soldi a pioggia invece di investimenti produttivi. Tutti gli indicatori ci
dicono che la spesa pubblica al Sud è più alta che al Nord, dalla sanità
all'istruzione. Di tutto c'è bisogno, nel Mezzogiorno, tranne che
l'assistenzialismo e la concezione pietistica demitiana o mastelliana».
Delega migliorabile, lei dice. Come?
«Un capitolo si chiama "Riduzione di regimi speciali di
favore". I privilegi, insomma. O certe pensioni di invalidità che meritano
attenzione e verifica. Ci sono pensionati che prendono 10 mila euro al mese e
potrebbero viverci tre volte. I governi di sinistra, e allora Cofferati nulla
disse, erano andati a toccare quel diritto acquisito prelevando una
percentuale del 2% come contributo di solidarietà. Nella delega il contributo
sarà più sostanzioso del 2%».
Togliere ai ricchi per dare ai poveri. Si metterà
contro anche qualche autorevole ex ministro...
«I nomi non li so, ma in quelle condizioni so che ce ne
sono tanti».
Altri interventi?
«Da settembre comincio un'azione aggressiva sul lavoro
in nero, sul sommerso. Per l'Ocse è pari a un terzo del Pil, circa 400
miliardi di euro all'anno. La manovra finanziaria è prevista sui 16 miliardi.
Ecco, se solo riuscissimo a far emergere il 10% del sommerso avremmo una
finanziaria già coperta».
Azione aggressiva, come?
«E' noto che, mentre al Nord ci sono le pensioni di
anzianità per i lavoratori dipendenti, in altre zone d'Italia l'economia
sommersa è quasi un ammortizzatore sociale».
Lei che passa per un ottimista l'altra settimana ha
detto che si può andare in vacanza tranquilli, nulla accadrà nel governo e
attorno al governo.
«Fino a prima dell'approvazione del Dpef qualche
fibrillazione ci poteva stare, ma adesso non ne vedo le ragioni».
Ma si è appena accesa la questione Sofri, con questo
«pandemonio» che il suo collega Castelli aveva anche ben previsto.
«Non mi pare che c'entri con il governo. C'entra caso
mai con una questione di coscienza del ministro di Grazia e giustizia, come la
Costituzione prevede».
Lei che ne pensa?
«Che sono rimasto strabiliato dagli attacchi contro
Castelli. L'ho chiamato e gliel'ho voluto dire, sono perfettamente d'accordo
con te».
Per qualche mezza giornata, ai primi di giugno 2001,
nel totoministri la Giustizia era stata affidata a lei.
«Ora sto bene dove sto e non ho alcun rimpianto. Ma se
attaccano Castelli dicendo che è un ingegnere a me che sono avvocato cosa
avrebbero detto? Che non è all'altezza perché è di Varese, o perché tengo al
Milan, o perché mi piace il blues? Non mi aspettavo tanta cialtroneria,
meschinerie, scarsa serietà».
A chi si riferisce?
«Non mi sorprende tanto la sinistra cialtrona, ma uno
come Castagnetti che chiede le dimissioni di Castelli perché non ha dato la
grazia a un amico dei suoi amici».
Che fine farà la mozione di sfiducia individuale
annunciata da Castagnetti?
«Se sopravvive se ne riparlerà a settembre».
Però anche nella maggioranza c'è chi ha criticato
Castelli.
«Mi ha sorpreso Follini che parla di rispetto della
coscienza altrui. E' un'etica collettiva che mi sembra stonata in bocca a un
cattolico».
E Buttiglione se l'è presa con Bossi che dice prima la
devolution e poi amnistia e grazia per gli anni bui.
«Mi pare che ogni occasione, ogni frase di Bossi, o
Castelli, o magari queste mie, per qualche alleato siano spunto di polemica.
Mi sembrano degli abbonati, se le vanno a cercare nel buio con la pila e se
non le trovano le sognano».
Cosa avrebbero sognato questa volta?
«Bossi non ha detto la grazia a Sofri in cambio della
devolution. Ha detto, caso mai, che raggiunto un nuovo assetto istituzionale
questo Paese potrebbe trovare anche le condizioni per provvedimenti di
amnistia o grazia. E, con tutto il rispetto per Bossi, mi sembra quasi ovvio.
Dov'è lo scandalo?».
Nei suoi comizi del fine settimana, parlando di
pensioni, Bossi ha ripetuto che non ha ancora «tolto la mano dall'arma». Che
insomma non si sente sicuro.
«A settembre, con la Finanziaria, ci sarà magari questo
rischio. Si tenterà di inserire cose che a noi non piacciono, ma non
sull'argomento pensioni».
Sicuro?
«Sicuro».
Dunque estate tranquilla?
«Per me, per la Lega, sì».
E se dal Castello di Ponte di Legno partisse qualche
missile bossiano?
«Caso mai contraerea, per rispondere agli attacchi».
Ne prevede anche lei?
«Non è che li preveda, però mi pare che ci siano
parecchie pressioni, parecchi tentativi per provocare, far saltare i nervi
alla Lega».
Per mettere la Lega fuori dal governo?
«Può essere, ma non vedo come questo sogno di mezza
estate si possa realizzare. La Lega va fuori dal governo solo se è lei a
deciderlo».
E potrebbe deciderlo?
«C'è stata qualche possibilità nelle scorse settimane,
prima del Dpef. Ora non più. L'accordo tra Bossi, Berlusconi e Tremonti è di
ferro. Anzi, d'acciaio. Mastella e gli amici di Mastella si mettano il cuore
in pace e vadano in vacanza pure loro. Questo governo durerà tutta la
legislatura».