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La grande speranza di Odalengo Piccolo Profilandosi a non lontano termine una nuova serie di impegni elettorali è d’obbligo una attenta valutazione della forza attuale e degli obiettivi riconquistabili per l’affermazione territoriale della Lega. Nel panorama politico - amministrativo che va dal Monviso a Venezia, Torino è in assoluto l’area più sofferente, col suo due per cento di Lega al tredicesimo anno di vita del nostro Movimento. Nelle vallate piemontesi parrebbe più consistente il consenso, pur sempre misurato, prudente, meditato per una Lega Nord ancora garante di speranze per l’avvenire della nostra gente. Torino, difficile storicamente, socialmente, dissestata e predata delle sue mille mirabili attività, mai in pericolo come oggi e, con Torino, l’intera economia della Regione. Come ogni organismo vivente la Lega ha seguito un percorso evolutivo con slanci iniziali straordinari seguiti da pause e riassestamenti che non possiamo considerare fisiologici: è mancata la perseveranza nella linea spartana dei primi tempi, è sopravvenuta una burocratizzazione paralizzante e disgregante per miopia di potere locale, mancando il sostegno ad un amor patrio nordico più globale e, contemporaneamente, mancando un orgoglio propositivo piemontese, subendo la subdola paralizzante azione del veleno che il Potere sa infondere nelle piccole mai prima sperimentate esperienze locali o in quelle più profondamente sconvolgenti toccate in sorte ad animi non abbastanza temprati e accorti, venuti a contatto con le stanze del potere romane o regionali, per improvvisi incarichi istituzionali. Il terrore di non poter conservare e protrarre l’inebriante sensazione di privilegi ottenuti nel paese natio e, soprattutto, nella lontana, ma ormai intimamente irrinunciabile vita romana, ha sterilizzato l’entusiasmo iniziale suscitatore di ingenui programmi puritani, espressione di vera fede, per far posto ad una onirica sensazione di mai prima espresse doti e capacità politiche rimaste troppo a lungo sommerse e trascurate, mai prima affiorate, nemmeno sospettate, da mettere a frutto e soprattutto preservare attraverso le inesorabili scadenze delle legislature successive. Di qui la chiusura a riccio, la blindatura di ogni posizione conquistata, la rottura dell’altimetro, il distacco dalla “base”, dal prato erboso di Pontida pieno di una militanza ingenua coi piedi per terra sempre pronta, con quella che per te è diventata inopportuna fede e troppo primitivo sentire, a rammentarti che anche tu, Eletto nel Movimento o, peggio, Delegato nelle Istituzioni, con improvviso potere e denaro che ti cambiano la vita, dovrai riabituarti francescanamente, ossia leghisticamente, a missione compiuta, a frequentare di nuovo in sandali la sempre verde ma più quotidiana erba del prato comune. Se il mare si fa avaro di pesche elettorali rassicuranti, se siamo, come a Torino, ossessionati da stridii minacciosi di scogli di fondo a quota due per cento, come respingere l’affanno di un naufragio che ti abbandonerebbe sul dimenticato bagnasciuga, nella più umiliante disoccupazione? Eccoci, dopo l’era di slancio iniziale alla Gipo, dopo il coma velenoso e devastante dell’era Comino, dopo la dieta idrotermale di Bosio, siamo alla novarese era di scollamento tra verticilli e base, al distacco degli organi intermedi votati all’alta politica, mal sostenuti da una Militanza colpevole come lo erano a Caporetto i fanti in trincea, del disastro elettorale, della cachessia torinese, dell’ammutinamento della ciurma, della diserzione più vile, della latitante immagine giornalistica. Ecco l’epoca del Kapò, pagato dal Movimento, che dal suo piedistallo, a un palmo da terra, non rinnova la tessera ai Militanti più impegnati da anni, per il semplice fatto che non l’hanno votato o esprimono la loro documentata sfiducia nell’organizzazione provinciale e regionale totalmente priva di iniziative di informazione politica, di adeguate risposte ai mille quesiti posti ogni giorno dalla gente sulle ricadute pratiche delle iniziative leghiste di Governo. Questo il quadro torinese e provinciale, più tragico ma non dissimile dal resto dell’intera Regione. Eccoci ai commissariamenti più capziosi e calunniosi sulla base di motivazioni di risse interne del tutto inventate per salvarsi da quel buco nero siderale politico frutto solo di sdilinquimenti e concessioni agli alleati e alla opposizioni, salvo badoglieschi sussulti di riprovazione dopo aver accettato e firmato supinamente accordi sulla Sanità che ci porteranno a perdere la Regione, senza dovervi aggiungere nemmeno il tema della Sicurezza o i temi sociali oggi più scottanti. A l’è rivà l’ora ‘d desse n’andi. Ne va della sopravvivenza della Lega Nord Piemont Padania. Eccoci ad Odalengo Piccolo per guardarci in faccia, tra militanti della prima fondazione, della Lega delle origini, per capire se possiamo ancora salvarci dalla dissoluzione e con noi salvare quello che resta della Lega torinese e piemontese nei suoi principi originari, per non sfigurare davanti ai lombardi ed ai veneti che, comunque, riescono a superare con ben altro risultato situazioni analoghe e ai quali, finora, non siamo riusciti a tener ruota. Noi siamo convinti che i nostri rappresentanti al Governo, Bossi, Maroni, Castelli, e tutti i parlamentari in blocco pressati da una situazione estremamente difficile, da problemi di immensa responsabilità, debbano essere da noi sostenuti nella nostra terra con la più decisa partecipazione, con tutta la nostra forza, per l’affermazione del programma Lega. Vogliamo perciò testimoniare le urgenti necessità che giocano sulla nostra sopravvivenza in Piemonte. Vogliamo trasparenza e democraticità assolute nelle risorse, destinazione, programmazione in tutte le attività della Lega Nord Piemont Padania. Vogliamo l’abolizione del cumulo delle cariche non giustificato da eccezionali motivi. Vogliamo il rientro “alla Bossi” delle cariche istituzionali e politiche locali fra la Militanza che le ha elette per spiegare, aggiornare, programmare la traduzione viva e popolare delle iniziative leghiste nelle città e nei paesi: non sappiamo che farcene delle burocrazie interne e della bunkerizzazione delle sedi centrali torinesi, costate centinaia di milioni e interdette in pratica alla militanza Vogliamo continue conferenze sui temi più scottanti: Sanità, Pensioni, Assistenza, Tasse, Fasce a Rischio, Istruzione, Lavoro, Asili e Scuole, Politica per la Famiglia, Trasporti, Edilizia, Ambiente, Giovani e ancora Giovani, Università, Specializzazioni, Ricerca, Alte Tecnologia. Vogliamo il prescritto da Bossi giornale di rendiconto informativo, insostituibile mezzo di informazione popolare su quello che fa la Lega, da far arrivare per posta, con qualsiasi sacrificio economico, a livello diretto delle famiglie torinesi. Vogliamo ugualmente sostenere il volantinaggio informativo serio e documentato nei mercati e ovunque se ne presenti l’occasione. Vogliamo che a questi fini siano convogliate le risorse regionali disponibili, perché sono gli unici con sicuro riscontro tra la gente. Con assoluto tempismo. A favore della Lega, non di ambizioni personali per future cadreghe a rischio. Vogliamo che siano disponibili nella realtà piemontese esperti capaci di collaborare per tutte le esigenze Istituzionali, Scientifiche, Economiche, in tempo reale, non simulacri di uffici di sostegno. Vogliamo che gli eletti nella Lega lavorino per la Lega e non per gli Alemanno, i Mantovano, gli Eletti fra gli Alleati, più pericolosi di una tollerata, contrattata, impunita, associata e consociativa opposizione cattocomunista: Torino muore perché il Polo, diviso e servo romano, subisce passivamente la Magistratura comunista, la iattanza cattocomunista, senza saper far tabula rasa, senza essere capace di applicare inesorabilmente, altrimenti è sicura e prossima la morte politica, l’americano e britannico spoils system nelle istituzioni conquistate inutilmente e solo temporaneamente. Torino è la metastasi islamica per tutta l’Europa, è l’arco diplomatico parastatale del Sermig con i terroristi palestinesi e il fondamentalismo arabo. E’ diventata la cava per ogni immaginabile predazione nel mondo del lavoro, dell’alta tecnologia, dell’astronautica, dell’alimentazione, della moda, delle comunicazioni, della radio, della televisione, dell’informatica, della medicina, di qualsiasi attività di cui sia stata culla e immaginifica inventrice e realizzatrice. Noi Leghisti non vogliamo vivere succubi e servi di nessuno, a casa nostra. A Torino è drammaticamente tardi, presto toccherà ad altri ancora. Il disastro provocato dalle legislature cattocomuniste è irreversibile e si manifesterà in tutta la sua tragicità per la nostra gente fra 10-15 anni, con l’esplodere della componente demografica immigrata, con predominanza musulmana. L’acquiescenza della Casa delle Libertà in questo settore politico è semplicemente vergognosa: Forza Italia e AN ne sono largamente corresponsabili nonostante dichiarazioni ufficiali di pura facciata. Da non dimenticare mai, mai, che qualsiasi iniziativa prenda il Governo del Polo, immancabilmente verrà sfruttata con demoniaca abilità propagandistica dalle sinistre cattocomuniste, vere protagoniste e titolari del vero potere reale in ogni ambito e struttura sociale. E’ nostro dovere che il patrimonio morale e politico originario della Lega sopravviva e rifiorisca contro ogni balbettio politico di figure immature, rose da ambizioni di carriera e di potere che richiederebbero ben altri impulsi e sostegni ormonali di quelli finora dimostrati, miserabili nella loro pochezza. Per questo confidiamo che, dalla spontanea convergenza in un piccolo ma significativo Comune Piemontese di tanti Militanti con volontà di riscatto, si delinei una nuova programmazione politica sul territorio, si restituisca il principio naturale e democratico del rispetto della Militanza da sempre in trincea, si sancisca in una “Carta dei diritti e dei doveri leghisti” la validità insopprimibile dei principi che hanno portato il Popolo del Nord alla fondazione della nostra Lega. A un rinnovato e non effimero impegno di lotta per realizzare il progetto Lega Nord Padania. Come un precisa atto di fede. Un vecchio militante Giovanni Airola
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