
Buongiorno
di Massimo Gramellini
L'ultimo dei torinesi
"LA STAMPA", 3 maggio 2003
Dopo quasi quarant'anni di attività, il
profumiere Giovanni Cocchis ha messo in vendita il suo negozio sotto i portici
di via Nizza, una delle prime cartoline di Torino che si presentano a chi esce
dalla stazione di Porta Nuova. Cocchis è l'ultimo commerciante indigeno della
zona ad arrendersi all'arroganza impunita degli invasori. Che non sono gli
immigrati, intesi come categoria, ma quella loro ben definita sottospecie che si
guadagna da vivere con la droga, la prostituzione e la vendita illegale di
qualsiasi cosa.
Leggendo le cronache di Angelo Conti su La Stampa, ribolle il sangue al pensiero
che dei criminali strafottenti abbiano trasformato un tratto elegante della
vecchia Torino in un letamaio senza pace. E che abbiano potuto farlo grazie
all'impotenza dello Stato italiano, il quale non ha mosso un muscolo per
riconquistare un pezzo importante del suo territorio e difenderne gli abitanti
legittimi.
Quante via Nizza esistono nei centri storici delle nostre città? Non più di una
cinquantina, probabilmente. E allora una democrazia seria dovrebbe avere il
coraggio di mostrare la propria forza e rioccupare ciò che le è stato sottratto,
a qualsiasi costo e con qualsiasi mezzo, compreso l'esercito. Perché se i
delinquenti e i loro traffici non verranno rispediti al mittente o quantomeno
confinati in luoghi isolati, la sconfitta dei Cocchis d'Italia alimenterà un
razzismo sempre più rabbioso. E i primi a farne le spese saranno gli immigrati
per bene.

IL GIOVANE ERA VENUTO DALLA SICILIA PER ASSISTERE
ALLA PARTITA CON GLI AMICI: COLPITO DA UNA COLTELLATA
Tifoso della Juve ucciso a
Porta Nuova
Aveva 22 anni: l'assasino sfugge al linciaggio,
arrestato
Da "LA STAMPA", 11 maggio 2003
Una coltellata soltanto, dall'alto verso il
basso. Enzo s'è accasciato sul pavimento di linoleum dell'androne della stazione
ferroviaria di Porta Nuova. (...) è morto cinque minuti dopo...
(...) Il suo assassino è stato arrestato poco dopo: si
tratta di un immigrato romeno, completamente ubriaco, che lo ha assalito così,
senza un motivo vero (...).
La vittima si chiamava Enzo D'Angelo. Aveva 22 anni ed
era originario della provincia di Trapani. A Torino, ieri, era arrivato
trascinato dalla sua grande passione: la Juventus. L'omicida si chiama
Kostica Ladaru, ha 33 anni. E' arrivato da Bucarest un paio di anni fa. Viveva
da clandestino, apparendo e scomparendo come un'ombra silenziosa (...)
Gli amici di Enzo ancora non sanno che il loro amico
non c'è l'ha fatta. (...) A partita finita, trascinati da una fiumana di gente,
sono andati anche loro in centro a festeggiare. Quindi l'arrivo a Porta Nuova.
«Per noi era una zona come tutte le altre di questa città...» dicono. Non
sapevano delle polemiche di questi ultimi tempi, sui pericoli di questo spicchio
di città. Non sapevano degli appelli dei commerciante al sindaco e alle
istituzioni, non potevano sapere che qualche commerciante s'è arreso gridando la
sua disperazione: «Questa zona è in mano ai clandestini. Ai delinquenti e agli
ubriachi. Nessuno di noi si sente più sicuro». (...)
Fuori della stazione adesso non c'è più nessuno. (...)
Sotto i portici di via Nizza, nei pressi della stazione, un gruppo di ubriachi è
sdraiato accanto alle vetrine dei negozi: attorno un tappeto di cocci di vetro e
cartoni.
Alessandro Mondo - Lodovico Poletto

E' passato poco più di un mese dall'assassinio di
Enzo D'Angelo, e la città ha già dimenticato. Si parla di una Torino multietnica,
equa e solidale: a noi pare stia diventando impotente, cinica e vigliacca. Senza
orgoglio e senza rabbia, in attesa di fare la fine che merita continuando di
questo passo. Senza dimenticare i buoni affari, però... (Webmaster):
GLI ACCORDI
TRADITI
Addio Superga, un esempio da non
seguire
Marina Cassi A PAGINA 39
LA STAMPA del 3/5/2003
APPRENDO dagli organi
di stampa che la complessa vicenda legata alla storica azienda di via Verolengo,
la Superga, ha volto verso il suo funesto epilogo. Ricordo, infatti, come nel
1998 il Consiglio Comunale di Torino si dovette confrontare - con toni accesi -
sul Programma di Riqualificazione Urbana che prevedeva il cambio della
destinazione d'uso dell'area da "industriale" a "residenziale". Si trattava di
un pericoloso precedente, al quale soltanto in pochi ebbero il coraggio di
opporsi: il PRG non prevedeva la "trasformazione" e l'area produttiva non era "dismessa"
ma bensì "attiva". E la motivazione addotta per l'approvazione del Programma fu
- quella che risuonò come un "ricatto" nel dibattito in Consiglio Comunale -
"necessaria per garantire i livelli occupazionali".
Senza una rivalutazione dell'area attraverso l'attuazione del Programma di
Riqualificazione, l'azienda non disponeva delle risorse finanziarie per
ricollocare la produzione nell'area metropolitana torinese e quindi minacciava,
come ultima misura da adottare, il licenziamento dei suoi dipendenti e la
cessazione dell'attività. A fronte di un accordo tra proprietà e sindacati che
garantiva questi passaggi, l'amministrazione si è fatta carico della possibile
"emergenza sociale", derivante dai paventati licenziamenti degli allora 180
dipendenti, siglando un Accordo di Programma e presentando come soggetto
pubblico il PRIU per il suo finanziamento sull'area di proprietà della Superga
utilizzata ancora per l'attività produttiva. Venne approvato il PRIU a
strettissima maggioranza (solo 26 favorevoli, 5 contrari e 1 astenuto), la
Superga vendette l'area realizzando la plusvalenza, ricollocò i 180 dipendenti e
la sede in corso Allamanno: ma dopo aver ridotto da 180 a 41 le maestranze
(apprendiamo dal quotidiano), spostato la produzione all'estero (fin dal lontano
'98), oggi sposta anche la sede sociale a Cinisello Balsamo. E l'accordo che
avrebbe dovuto fornire le garanzie necessarie affinché la Città potesse
giustificare l'intervento urbanistico, che fine ha fatto? Capogruppo della
Margherita
Marco Borgione
