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Tutto bene, Sig. Chiamparino?

"LA STAMPA", 22 Giugno 2003

Una tranquilla serata
di paura ai Punti estivi

LA LETTERA
 

Il 19 giugno alle ore 22, io e mio marito ci siamo recati al Punto Estivo dei Giardini Reali per assistere al concerto di un'orchestra che suonava musiche di tango argentino. Alle 23.55 ci siamo avviati lungo il viale sterrato, alberato e illuminato per raggiungere l’auto a circa 40 metri dal Punto Estivo. A 20 metri del Punto Estivo incrociamo un gruppo di 7- 8 maghrebini. Chiedono delle sigarette, è una scusa. Scappiamo. Ci aggrediscono. Urlo ma nessuno sente perché la musica è troppo alta. Prendono portafoglio e telefonino a mio marito, poi cercano di strapparmi la vera. Andiamo al bar-ristorante del Punto Estivo a chiedere aiuto. Da lì telefonano ai servizi dell’ordine. Dopo 20 minuti non arriva nessuno. Altra telefonata, si scopre che sino alla mezzanotte tocca ai carabinieri. Passa un’auto dei Vigili Urbani, racconto quanto è successo, mi rispondono: «Stiamo già seguendo un altro caso, aspettate i carabinieri». Sapete qual era l’altro caso? Una coppia aggredita prima di noi sempre nei Giardini Reali. Lui con un occhio nero e lei ammaccata. E’ stata la stessa banda di maghrebini? Presumo di si. Aspettiamo altri 20 minuti, sino alle 0,40, ma poi stufi andiamo in Questura per una denuncia che nessuno si interessa di approfondire (intanto ci raccontano che poco tempo fa è stata violentata una ragazza nella stessa zona e che questo tipo di aggressioni avvengono anche in via Roma: che bella consolazione!!!) Io ho 31 anni, sono laureata, abilitata come commercialista; mio marito, 32 anni, argentino, imprenditore con cittadinanza italiana (tra l’altro in Buenos Aires non ha mai subito un atto simile!!!!!). Siamo quindi persone normali e tranquille che volevano trascorrere una serata tranquilla!!! Viviamo in provincia di Torino e per 3 anni per lavoro abbiamo abitato a Cinisello Balsamo (che dicono sia la parte più pericolosa della cintura di Milano) eppure non abbiamo mai assistito a scene del genere. La mia domanda è: il Comune di Torino (e quindi il Sindaco) patrocina i Punti Estivi: come si può aprire un Punto Estivo in una zona che ad oggi è diventata tanto pericolosa e violenta? E’ una vergogna che istituiscano punti di incontro collettivo che poi non sono protetti in alcun modo (non ci sono poliziotti in borghese o vigili fissi in quel punto) da simili atti di violenza. Tanto vale allora istituire direttamente il Punto Estivo in Porta Palazzo!!!! così hanno la certezza che qualcuno verrà derubato o violentato tutte le sere!!!!!!!!!.
Laura Caresio

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Buongiorno
di Massimo Gramellini

L'ultimo dei torinesi

"LA STAMPA", 3 maggio 2003

Dopo quasi quarant'anni di attività, il profumiere Giovanni Cocchis ha messo in vendita il suo negozio sotto i portici di via Nizza, una delle prime cartoline di Torino che si presentano a chi esce dalla stazione di Porta Nuova. Cocchis è l'ultimo commerciante indigeno della zona ad arrendersi all'arroganza impunita degli invasori. Che non sono gli immigrati, intesi come categoria, ma quella loro ben definita sottospecie che si guadagna da vivere con la droga, la prostituzione e la vendita illegale di qualsiasi cosa.

Leggendo le cronache di Angelo Conti su La Stampa, ribolle il sangue al pensiero che dei criminali strafottenti abbiano trasformato un tratto elegante della vecchia Torino in un letamaio senza pace. E che abbiano potuto farlo grazie all'impotenza dello Stato italiano, il quale non ha mosso un muscolo per riconquistare un pezzo importante del suo territorio e difenderne gli abitanti legittimi.

Quante via Nizza esistono nei centri storici delle nostre città? Non più di una cinquantina, probabilmente. E allora una democrazia seria dovrebbe avere il coraggio di mostrare la propria forza e rioccupare ciò che le è stato sottratto, a qualsiasi costo e con qualsiasi mezzo, compreso l'esercito. Perché se i delinquenti e i loro traffici non verranno rispediti al mittente o quantomeno confinati in luoghi isolati, la sconfitta dei Cocchis d'Italia alimenterà un razzismo sempre più rabbioso. E i primi a farne le spese saranno gli immigrati per bene.

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IL GIOVANE ERA VENUTO DALLA SICILIA PER ASSISTERE ALLA PARTITA CON GLI AMICI: COLPITO DA UNA COLTELLATA

Tifoso della Juve ucciso a Porta Nuova

Aveva 22 anni: l'assasino sfugge al linciaggio, arrestato

Da "LA STAMPA", 11 maggio 2003

Una coltellata soltanto, dall'alto verso il basso. Enzo s'è accasciato sul pavimento di linoleum dell'androne della stazione ferroviaria di Porta Nuova. (...) è morto cinque minuti dopo...

(...) Il suo assassino è stato arrestato poco dopo: si tratta di un immigrato romeno, completamente ubriaco, che lo ha assalito così, senza un motivo vero (...).

La vittima si chiamava Enzo D'Angelo. Aveva 22 anni ed era originario della provincia di Trapani. A Torino, ieri, era arrivato trascinato dalla sua grande passione: la Juventus.  L'omicida si chiama Kostica Ladaru, ha 33 anni. E' arrivato da Bucarest un paio di anni fa. Viveva da clandestino, apparendo e scomparendo come un'ombra silenziosa (...)

Gli amici di Enzo ancora non sanno che il loro amico non c'è l'ha fatta. (...) A partita finita, trascinati da una fiumana di gente, sono andati anche loro in centro a festeggiare. Quindi l'arrivo a Porta Nuova. «Per noi era una zona come tutte le altre di questa città...» dicono. Non sapevano delle polemiche di questi ultimi tempi, sui pericoli di questo spicchio di città. Non sapevano degli appelli dei commerciante al sindaco e alle istituzioni, non potevano sapere che qualche commerciante s'è arreso gridando la sua disperazione: «Questa zona è in mano ai clandestini. Ai delinquenti e agli ubriachi. Nessuno di noi si sente più sicuro». (...)

Fuori della stazione adesso non c'è più nessuno. (...) Sotto i portici di via Nizza, nei pressi della stazione, un gruppo di ubriachi è sdraiato accanto alle vetrine dei negozi: attorno un tappeto di cocci di vetro e cartoni.

Alessandro Mondo - Lodovico Poletto

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E' passato poco più di un mese dall'assassinio di Enzo D'Angelo, e la città ha già dimenticato. Si parla di una Torino multietnica, equa e solidale: a noi pare stia diventando impotente, cinica e vigliacca. Senza orgoglio e senza rabbia, in attesa di fare la fine che merita continuando di questo passo. Senza dimenticare i buoni affari, però... (Webmaster):

GLI ACCORDI TRADITI
Addio Superga, un esempio da non seguire
Marina Cassi A PAGINA 39

LA STAMPA del 3/5/2003


APPRENDO dagli organi di stampa che la complessa vicenda legata alla storica azienda di via Verolengo, la Superga, ha volto verso il suo funesto epilogo. Ricordo, infatti, come nel 1998 il Consiglio Comunale di Torino si dovette confrontare - con toni accesi - sul Programma di Riqualificazione Urbana che prevedeva il cambio della destinazione d'uso dell'area da "industriale" a "residenziale". Si trattava di un pericoloso precedente, al quale soltanto in pochi ebbero il coraggio di opporsi: il PRG non prevedeva la "trasformazione" e l'area produttiva non era "dismessa" ma bensì "attiva". E la motivazione addotta per l'approvazione del Programma fu - quella che risuonò come un "ricatto" nel dibattito in Consiglio Comunale - "necessaria per garantire i livelli occupazionali".
Senza una rivalutazione dell'area attraverso l'attuazione del Programma di Riqualificazione, l'azienda non disponeva delle risorse finanziarie per ricollocare la produzione nell'area metropolitana torinese e quindi minacciava, come ultima misura da adottare, il licenziamento dei suoi dipendenti e la cessazione dell'attività. A fronte di un accordo tra proprietà e sindacati che garantiva questi passaggi, l'amministrazione si è fatta carico della possibile "emergenza sociale", derivante dai paventati licenziamenti degli allora 180 dipendenti, siglando un Accordo di Programma e presentando come soggetto pubblico il PRIU per il suo finanziamento sull'area di proprietà della Superga utilizzata ancora per l'attività produttiva. Venne approvato il PRIU a strettissima maggioranza (solo 26 favorevoli, 5 contrari e 1 astenuto), la Superga vendette l'area realizzando la plusvalenza, ricollocò i 180 dipendenti e la sede in corso Allamanno: ma dopo aver ridotto da 180 a 41 le maestranze (apprendiamo dal quotidiano), spostato la produzione all'estero (fin dal lontano '98), oggi sposta anche la sede sociale a Cinisello Balsamo. E l'accordo che avrebbe dovuto fornire le garanzie necessarie affinché la Città potesse giustificare l'intervento urbanistico, che fine ha fatto? Capogruppo della Margherita

Marco Borgione

 

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