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Nessun fan per l'Iran
Da una settimana gli studenti iraniani stanno facendo il loro
Sessantotto a mani nude, fra passioni, sogni, illusioni, randelli della polizia,
spranghe ferrate dei fondamentalisti, sparizioni di studentesse, feriti gravi,
un morto. Eppure l’opinione pubblica europea non si scuote, gli eserciti della
Pace non sfilano in massa sotto le ambasciate di Teheran. Nemmeno quando hanno
la stessa età dei manifestanti, come i tanti «no global» che vibrarono
giustamente di sdegno per i pestaggi polizieschi durante il G8 di Genova.
Silenzio. E se qualcuno parla, è solo per insinuare a voce bassa ciò che urlano
gli ayatollah al potere: dietro la sollevazione studentesca ci sarebbe la manona
di Bush. Ma che l’America abbia un interesse geopolitico al buon esito della
rivolta non può essere una ragione valida per boicottarla col menefreghismo. A
meno che non si voglia affermare il principio che tutto ciò che può ritornare
utile agli Usa sia comunque dannoso per l’umanità. Massimo Gramellini - Buongiorno da "La Stampa" del 17/06/2003 |