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Durante il ventennio fascista, la Valle d'Aosta fu sottoposta ad un massiccio e sistematico attacco contro la propria identità linguistica, storica e culturale, che si tradusse nel fallimento delle sue due banche principali, nella dolorosa emigrazione di molti valligiani in Francia e Svizzera - aggravata dalla beffa di una speculare invasione di decine di migliaia di persone provenienti da tutto il resto d'Italia - dall'imposizione di parlare solo la lingua italiana, nonché nel delirante e vergognoso programma di italianizzare nomi e cognomi delle famiglie valdostane. Nel 1925, sotto la guida di émile Chanoux, un piccolo gruppo di valligiani organizza la società patriottica «Jeune Vallée d'Aoste», che vede nella tutela della lingua il presupposto necessario per la difesa di una più ampia libertà. Prima di passare alla clandestinità, l'associazione raccoglie oltre 8.000 firme di capofamiglia a sostegno di una petizione in difesa delle lingue autoctone, segno evidente dell'insofferenza del Popolo Valdostano nei confronti dei continui soprusi del regime fascista. Nel 1943, Chanoux partecipa alla storica riunione di Chivasso, durante la quale sarà redatta la "Dichiarazione dei rappresentanti delle Popolazioni Alpine", meglio conosciuta come "Carta di Chivasso", nella quale vengono riaffermati i diritti delle minoranze etniche all'interno di un futuro stato democratico: questo documento diventerà la base di partenza per l'elaborazione degli Statuti delle Regioni Autonome. Il prestigio della figura di Chanoux diventa un simbolo per tutta la popolazione valligiana ed un punto di riferimento per il suo senso d'identità, mai sopito durante il periodo dell'oppressione fascista: è per questo che, il 18 maggio 1944, in un disperato tentativo di soffocare le aspirazioni autonomistiche, il regime lo arresta e, dopo averlo sottoposto alla tortura, procede al suo assassinio. |