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Convegno:

CRISTIANI, POLITICA E SVILUPPO DEL PIEMONTE

Torino, 28 marzo 2003

 

Quali rappresentanti torinesi dell’Associazione Cattolici Padani – Famiglia e Società – eravamo presenti al 2° Forum Regionale della Conferenza Episcopale Piemontese organizzato presso il Teatro Valdocco di Torino in data 22 marzo.

Il titolo proposto era: CRISTIANI, POLITICA E SVILUPPO DEL PIEMONTE.

Abbiamo sinceramente apprezzato il desiderio dei Vescovi di farsi vicini a tutte quelle persone che operano in politica organizzando, per la seconda volta, un incontro di tale importanza.

E’ nostra convinzione che il confronto costruttivo tra la Politica e la Chiesa possa portare una sinergia di valori che crea  benefici nella società contemporanea.

L’Arcivescovo di Torino, Card. Severino Poletto, ha esortato i politici sulla strada della carità e dell’attenzione al prossimo senza fermarsi alle parole ed alle buone intenzioni. Mons. Fernando Charrier, Vescovo di Alessandria, ha ribadito ulteriormente che occorre unire le forze, al di là delle differenze politiche.

I relatori impegnati nella Tavola Rotonda provenivano, per par-condicio, sia dal centro-destra che dal centro-sinistra.

L’Ass. Ugo Cavallera, proponendo il tema “Sviluppo sostenibile”, ci ha ricordato che l’uomo è il custode del Creato ed è responsabile della condivisione del benessere con gli altri popoli, presenti e a venire.

L’Ass. Giampiero Leo ha condiviso varie ed attente riflessioni sul tema “Cultura e formazione”, sottolineando la riuscita collaborazione tra Istituzioni e Diocesi in occasione delle Ostensioni della Sindone e del Giubileo 2000.

L’on. Guido Bodrato, parlando del tema “Localismo e sfida europea”, ha affermato che il Nord Italia è di fatto separato dall’Europa dalle Alpi, le quali uniscono i popoli alpini ma ostacolano gli scambi commerciali. Ragione per cui occorre dotarci di migliori infrastrutture per non rimanere tagliati fuori dall’Europa.

L’on. Mimmo Lucà, sul tema del “Lavoro”, ha ribadito che il Piemonte è “oltre” la FIAT ma non “senza” la FIAT e che l’intero panorama del mondo lavorativo è mutato come è mutata la società: non più di tipo “Fordista” (lavoro dipendente, famiglia monoreddito) ma ora di tipo “flessibile”.

In una parola, il Piemonte è stato fotografato come una realtà in forte “cambiamento”.

 

Anche il Gruppo Cattolici Padani ha voluto contribuire con una propria riflessione (già proposta in sede del Parlamento Padano di Chignolo Po), guardando al Piemonte come laboratorio di una nuova società. Ci è stata data l’opportunità di farlo nell’ambito degli “interventi liberi” durante i quali sono intervenuti il Sindaco di Torino e  alcuni rappresentanti di realtà istituzionali e Associazioni operanti in ambito sociale.

 

Vi presentiamo, qui di seguito, l’intervento con il quale ci siamo fatti presenti nella persona della scrivente:

 

“Chiediamo se non siano maturi i tempi per una profonda rilettura del lavoro femminile all’interno della famiglia.

Occorre riproporre la sua importante funzione sociale e sottolineare l’insostituibile ruolo educativo e formativo della madre nei confronti dei figli quali futuri onesti cittadini e adulti maturi.

In tutte le professioni è prevista ormai una continua ed aggiornata formazione, perché allora non valorizzare un lavoro tanto delicato quanto necessario come quello svolto in famiglia, in genere dalle madri?

Come dimostrano i fatti di cronaca e molti studi sociologici, tale lavoro perde senz’altro di efficacia se delegato a terzi e rischia di sgretolare la società dalle sue fondamenta le quali sono rappresentate appunto dalla famiglia.

Proponiamo quindi la definizione di Educatore Familiare per tutte quelle figure che si impegnano, all’interno della famiglia, a formare se stesse e ad accompagnare gli altri membri della propria famiglia come una sorta di Tutor.

Pensiamo che una tale esperienza, unita ad una valida formazione, potrebbe rivelarsi utile anche in ambito sociale e lavorativo quando fosse terminata la propria missione educativa in seno alla famiglia (momento che dovrebbe coincidere con la raggiunta maturità dei figli).

Molte famiglie cristiane svolgono, di fatto, questa attività di accompagnamento nei confronti di altre famiglie più giovani o meno consapevoli. Riteniamo pertanto che debba essere soprattutto la Chiesa a sostenere una tale “rivoluzione” sociale, in virtù della propria esperienza in merito.

(Facciamo notare come la definizione di “casalinga” ponga l’accento sul luogo nel quale vive la famiglia, mentre la definizione di Educatore Familiare pone l’accento sul lavoro da svolgere a beneficio dei familiari.)”.

 

Durante il mio intervento ho potuto approfondire di un poco alcune affermazioni, ad esempio sull’opportunità di affidare alla figura materna un ruolo educativo istituzionalmente riconosciuto: è naturale che spetta alla coppia sposata l’intero progetto educativo, ma, di fatto, molte madri si dedicano ad  un lavoro familiare “a tempo pieno” che rappresenta una ricchezza per l’intera famiglia e, di conseguenza, per l’intera società. Questo non esclude che anche i padri possano trovare significativo il dedicare una parte della loro vita vivendo “a tempo pieno” la famiglia.

L’importante è che cambi il pensiero comune secondo il quale è importante solo il lavoro che produce “reddito” e non quello che produce “persone”.

 

Rilevo, dal quotidiano Avvenire, che il giorno 24 marzo il Card. Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, è intervenuto al secondo Dialogo in Cattedrale - nella basilica romana di San Giovanni in Laterano - sul tema «Lavoro, solidarietà, libertà: una società globale in chiave umanistica?» e si è soffermato su considerazioni simili, dicendo che occorre salvaguardare le condizioni morali di un’autentica ecologia umana (Centesimus annus) e questo si può fare recuperando un “vero senso del lavoro”, nel quale l'uomo - oltre a costituire le condizioni materiali di vita - si realizza come individuo, come attore sociale. Come creatura. È l'orizzonte del lavoro come servizio agli altri, carità, vocazione.

 

Se in conseguenza di questo auspicabile cambio di mentalità ci saranno in futuro anche aiuti di tipo economico che andranno a rafforzare l’istituto famigliare, forse un giorno ci potremo sottrarre alle attuali modalità di finanziamento sociale che ora privilegiano “centri giovanili o sociali” che vanno nella direzione inversa a quella da noi desiderata: una società di famiglie e non una società di singoli individui sottratti precocemente alle famiglie ed alle tradizioni che queste possono tramandare alle nuove generazioni.

 

Il gruppo Cattolici Padani di Torino intende promuovere, inoltre, una serie di incontri pubblici riflettendo insieme sulle varie parti del Libro Bianco sul Welfare proposto dal nostro Ministro Roberto Maroni.

                                              

Bertero Giulia

Cattolici Padani

Torino