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L'auto ecologica occasione per un piano di rilancio industriale

 

L'automobile, bene di consumo durevole sulla cui produzione si fonda gran parte dell'economia dei paesi industrializzati, sta da tempo conoscendo una crisi profonda, dovuta non solo alla saturazione del mercato e alla conseguente contrazione dei volumi di vendita, con i relativi risvolti negativi sui livelli occupazionali, ma anche per le conseguenze, a livelli ormai inaccettabili, delle diseconomie ad essa collegate quali l'inquinamento, la congestione del traffico ed il consumo energetico.

Le risposte politiche che sono state finora tentate hanno cercato di affrontare i predetti problemi singolarmente, senza una visione complessiva in grado di coinvolgere sia gli aspetti produttivi e occupazionali che quelli relativi alle problematiche ambientali. La massima confusione possibile viene raggiunta al livello del governo locale, dove assistiamo ad un caotico susseguirsi di molteplici e variegati provvedimenti tampone per la regolamentazione del traffico volti al contenimento dei livelli di inquinamento, il cui principale effetto è quello di sconcertare i cittadini e creare un rapporto conflittuale tra questi ultimi e la pubblica amministrazione.

Una risposta politica concreta e credibile alla crisi dello sviluppo basato sull'automobile deve coinvolgere globalmente tutto l'universo che ruota intorno ad essa e le problematiche connesse.

Il punto di partenza per questa politica è la possibilità tecnologica, attualmente disponibile, di costruire automobili in grado di trasportare 4/5 persone + 50 Kg di bagagliaio, con un consumo medio di circa 3 lt/100 Km e bassissima immissione di agenti inquinanti nell'atmosfera, quali la Volkswagen Lupo 3 Litri (1).

Alla luce di quanto sinora esposto, riteniamo che il mercato sia ormai maturo per recepire favorevolmente l'offerta di autoveicoli con le predette caratteristiche. Compito della politica industriale è quello di favorire tale indirizzo mediante una serie di agevolazioni rivolte alla domanda, che potrebbero configurarsi:

§       nell'equiparare questi veicoli a basso consumo (con individuazione delle specifiche tecniche per essere ammessi in tale categoria) agli autoveicoli a gpl, metano ed elettrici per quanto riguarda i bonus fiscali e l’esenzione dalle restrizioni alla circolazione in chiave ecologica già previste per questi ultimi veicoli;

§       nel limitare a queste categorie di veicoli gli incentivi delle cosiddette "rottamazioni", evitando così la distribuzione a pioggia dei benefici di tali provvedimenti, che dovrebbero diventare permanenti e configurarsi in una riduzione dell’ I.V.A. al 4 o al 10% sul prezzo del nuovo anche in presenza del ritiro di un’auto già catalizzata;

§       ulteriore misura a protezione dell'ambiente potrebbe essere quella di prescrivere che gli enti pubblici debbano obbligatoriamente dotarsi (esclusi i veicoli per uso speciale, come le ambulanze) di veicoli che rientrano nelle suddette tipologie (modello californiano).

Riteniamo che un intervento di orientamento del mercato mediante una manovra di questo genere sia preferibile a quello delle misure di sostegno attraverso finanziamenti alla produzione e alla ricerca elargiti nel corso degli anni '90 e la cui inutilità è stata drammaticamente evidenziata dalla crisi della FIAT (chi si ricorda del "regalo" fatto alla FIAT per lo sviluppo dell'auto elettrica, con il pretesto di sostenere il centro studi di Arese?). La politica degli incentivi alla produzione risulta inoltre penalizzata sia dal suo costo che dalla aleatorietà dei risultati ottenibili, in quanto scarica di fatto i rischi dell'insuccesso dell'investimento dal settore privato alle finanze pubbliche. Il passaggio dai veicoli tradizionali a quelli ad energia alternativa o a basso consumo avrebbe inoltre effetti positivi sulla bilancia dei pagamenti e diminuirebbe la dipendenza del nostro paese dalle forniture estere di petrolio che, come noto, spesso provengono da paesi con un’alta tendenza conflittuale a livello internazionale.

E’ ragionevole ritenere che le suddette agevolazioni così strutturate renderanno molto più conveniente l’acquisto di autovetture a basso impatto ambientale, favorendo nel contempo la velocità di rotazione del mercato di sostituzione, ottenendo così l’obiettivo di stimolare la domanda per superare la crisi del mercato dell’auto congiuntamente all’orientamento della domanda verso l’offerta di autovetture realmente innovative dal punto di vista tecnologico, in luogo del generico ed indistinto sostegno al mercato fino ad ora perseguito con le rottamazioni a pioggia.

All’industria nazionale dell’auto spetterebbe la sfida di cogliere al meglio tale opportunità con un piano di rilancio industriale innovativo che, oltre alla ripresa economica e occupazionale, potrebbe così perseguire l’ulteriore interesse generale di un complessivo miglioramento della salute ambientale.

Dott. Maurizio Gasparello

(1) La produzione di queste autovetture è stato il risultato di un riuscito accordo per un piano industriale innovativo tra i produttori e i Governi dei Laender tedeschi. Riportiamo qui due articoli pubblicati sull’argomento nel 1995:

·        da “Il Sole 24 Ore” – agosto 1995: “Alleanza inedita tra i produttori e i Laender – BONN, PER L’AUTO PULITA UNA GRANDE COALIZIONE – Un modello ecologico in cambio di agevolazioni, di Luciano Barile - L’auto tedesca si allea alle forze politiche per lanciare una grande offensiva “ecologica”. A conclusione di un vertice svoltosi ieri a Bonn al quale hanno preso parte i presidenti delle società automobilistiche tedesche – Mercedes-Benz, Volkswagen, Bmw e Porsche – nonché i capi dei Governi dei Laender dove risiedono le fabbriche centrali – Baden-Wuerttemberg, Baviera e Bassa Sassonia – gli industriali hanno approvato un piano in sei punti in cui si impegnano a costruire entro il 2000 un’auto che consumi tre litri di carburante per 100 chilometri, chiedendo nello stesso tempo al Governo federale una riduzione della tassa di circolazione per le autovetture equipaggiate con motore diesel e la rinuncia a un limite generalizzato di velocità sulle autostrade. Scopo dichiarato dell’iniziativa (…) è assicurare il futuro della produzione automobilistica in Germania, evitando così una riduzione dei posti di lavoro. (…) I capi di Governo del Baden-Wuerttemberg, della Baviera e della Bassa Sassonia – il cristiano-democratico Erwin Teufel, il cristiano-sociale Edmund Stoiber e il socialdemocratico Gerhard Schroeder – si sono impegnati ad esercitare tutta la loro influenza per assicurare stabili premesse giuridiche che consentano al settore automobilistico una programmazione di lungo termine e per evitare un ulteriore aumento della pressione fiscale (…)”.

·        da “La Repubblica” del 02 ottobre 1995: “Entro il 2000 una vettura da 33 Km/l – VERDE, COLORE Volkswagen, di Vincenzo Borgomeo - <<entro cinque anni lanceremo una vettura che con un litro di gasolio potrà percorrere 33 chilometri>>. Così, Ulrich Seiffert, responsabile del settore ricerca e sviluppo del gruppo Volkswagen, ha raccolto il guanto di sfida che altri costruttori hanno lanciato per realizzare, entro il 2000, una vettura super ecologica. Un’auto che consuma poco inquina anche poco, così, stabilito che alle vetture elettriche in futuro sarà riservato solo un mercato di nicchia, la Volkswagen punta decisa verso l’auto che consuma come un accendino. (…) Ma per consumare poco un raffinatissimo motore diesel non basta: così sulla Volkswagen del futuro si punterà molto sull’aerodinamica, sulla riduzione del 20% della resistenza al rotolamento dei pneumatici e sulla leggerezza dell’insieme (si parla già di un peso complessivo in ordine di marcia di soli 700 Kg). Proprio quest’ultimo capitolo, inoltre, è di fondamentale importanza anche per le vetture contemporanee: 100 Kg in meno per un’auto media si traducono in un risparmio del 5 per cento sui consumi. Così alla Volkswagen si è scatenata la guerra al peso (…).