|
Quasi un editoriale NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE Non ci sono parole per esprimere l'orrore e lo sgomento che proviamo di fronte alla violenza sulle donne. Orrore e sgomento che si sono rinnovati, ancora più profondi, quando questa violenza, come di recente accaduto, è diventata furia omicida di minorenni contro una giovanissima ragazza indifesa, attratta con l'inganno da persone conosciute sul luogo dove si è consumato l'orribile delitto. Abbiamo sentito tante analisi, tante possibili spiegazioni. Senza per questo fare del catastrofismo, noi abbiamo prima di tutto la sensazione che sia in atto un forte impoverimento dei sentimenti nei rapporti tra le persone, soprattutto tra i giovani, ed a questa considerazione siamo spinti dall'osservazione del mutamento che si sta verificando nel linguaggio corrente: basti pensare che l'espressione "fare sesso" ha quasi completamente sostituito quella di "fare l'amore" e che, per descrivere una bella donna, oggi si usa normalmente una definizione che, fino a qualche anno fa, era d'uso comune in tono spregiativo solo tra i bulli dei bar e i ragazzini un po' scemi che cercavano di darsi un'aria da duri e vissuti. Tra le tante analisi e le tante spiegazioni, ci pare tuttavia che ne manchi una: gli effetti che la diffusione della pornografia, diventata fenomeno di consumo di massa, ha sulla psicologia delle persone, soprattutto nella fase di formazione sentimentale dell'età adolescenziale. Ci sono tanti tipi di pornografia. La peggiore è quella violenta, descritta in un ammirevole articolo di Massimo Gramellini su "La Stampa" del 15 ottobre 2002:
"Mi rivolgo all’ultima
istituzione ancora funzionante, il Gabibbo, per invitarlo a indagare su un
commercio che definire turpe è un complimento. Si tratta di questo: un
giornalista, colpito dalla notizia dei guardoni che affollano il luogo dov’è
stata uccisa la giovane Desirée, viene folgorato da un sospetto, si arma di
fotografo e comincia a perlustrare alcune edicole del centro di Milano. Per questo cibo marcio per menti depravate pensiamo non ci sia tolleranza possibile: roba da mettere fuorilegge e basta. Poi c'è tutto il resto del settore, dove non ci pare sia possibile trovare una grande considerazione per la dignità degli esseri umani e per le donne in particolare. Qualcuno potrà anche pensare che siamo dei retrogradi un po' bigotti, ma noi siamo dell'idea che per rispettare la vita occorre rispettare anche i corpi che la contengono, le danno forma, la proiettano verso di noi e, perché no, che la bellezza è un dono che va difeso dalla volgarità per essere veramente apprezzato e goduto nella sua grandezza. E' vero che ogni adulto, se non compie atti di costrizione o qualsiasi tipo di violenza su altri, è libero di fare le scelte che vuole, ma non per questo crediamo che la diffusione di questo mercato alimenti il sentimento che le persone non sono oggetti di cui servirsi a proprio piacimento, ma soggetti che vanno avvicinati e rispettati nella loro integrità. E per questo pensiamo sia necessario imporre per legge che, sulla variegata merceologia del settore, venga chiaramente riportata la dicitura "NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE MENTALE". C'è, infine, una pornografia soft, ma proprio per questo molto più subdola ed invasiva, che ci bombarda continuamente di messaggi deviati dai manifesti sui muri, dai giornali e dalle televisioni che, ammiccando continuamente al richiamo sessuale in maniera gratuita per pubblicizzare prodotti e aumentare gli indici di ascolto, oltre ad averci francamente stufati e nauseati, offende il senso estetico e la forza vitale del vero erotismo. Ma, almeno per questo, c'è un modo relativamente semplice per difendersi: non comprare quei prodotti, non leggere quei giornali, cambiare canale o, se come spesso capita non c'è scampo, spegnere del tutto la TV. Una civiltà che si incancrenisce su se stessa per un malriposto senso della libertà corre il rischio di perdere i sentimenti migliori della sua storia e della sua cultura e, con questi, la libertà stessa. E siccome le alternative culturali emergenti sono il čādor ed il burqa, forse è preferibile se cominciamo tutti quanti a darci una mossa per cercare di cambiare rotta e, possibilmente, di provare a farlo anche in fretta. Maurizio Gasparello |