Home

perchè rl

RL in comune

CARONTE'S CORNER

   COMUNICATI

   DOCUMENTI

POSTA

DIOGENE

NO-TAV

MOVIMENTO ZERO

      OLIMPIADI 2006

 OSSERVATORIO

NOTA LEGALE

CONTATTI

Home Su Odalengo Countach

UN ANNIVERSARIO SCOMODO

a cura dell'Associazione Nòste Réìs

Il 21 settembre ricorre il 138° anniversario dell’eccidio di inermi cittadini torinesi, che protestavano contro il trasferimento della Capitale da Torino a Firenze.

I fatti di quelle due tragiche giornate, che nessuno più ricorda e vuol ricordare, sono qui raccontati.

Il  15 settembre 1864 viene firmata a Parigi una convenzione, tra il regno d’Italia e la Francia, in cui si stabilisce che l’Italia rinuncia a Roma capitale e la Francia avrebbe ritirato, entro due anni, le sue truppe da Roma. Questa convenzione contiene però un articolo segreto, con cui l’Italia s’impegna a trasferire, in via definitiva, la capitale da Torino in un’altra città.

Una commissione, presieduta dal principe Eugenio di Carignano, il 18 settembre, decide che Firenze è la città più adatta a diventare la nuova capitale del regno d’Italia.

Il giorno 19 i giornali pubblicano la notizia della firma della convenzione e del trasferimento della capitale, da Torino a Firenze, entro sei mesi.

Il giorno 21 alcune centinaia di Torinesi si radunano davanti alle sedi dei giornali filo-govemativi, “La Gazzetta di Torino”, “L’opinione” e “La Stampa”, gridando slogan contro il governo presieduto dal bolognese Minghetti (ex ministro dei lavori pubblici di Pio IX, nel governo del cardinale Antonelli). Alcune persone vengono fermate e portate in questura (che a quel tempo era sull’angolo di Piazza San Carlo con l’attuale Via Giolitti) e la folla si reca sul posto a reclamare la loro liberazione, mentre la protesta si allarga a tutta la città, e i negozi abbassano le saracinesche.

Alle quattro pomeridiane, gli allievi carabinieri che presidiano la questura, sparano senza preavviso sulla folla che premeva. Il tumulto si allarga a Piazza San Carlo e, di nuovo, senza preavviso i carabinieri sparano sui cittadini che si disperdono.

Alla fine di questa giornata si contano una decina di morti e circa trenta feriti.

L’alba del giorno dopo, vede la città costernata e percorsa da cortei che protestano vivacemente per i fatti del giorno prima.

Alle nove dì sera, una folla considerevole sì raduna in Piazza San Carlo, per chiedere le dimissioni del governo e l’annullamento del trasferimento della capitale.

La piazza è presidiata da carabinieri e da soldati del 17° reggimento di fanteria, che ad un certo punto caricano la folla, che risponde con il lancio di alcune pietre. Si ode solo un brevissimo squillo di tromba seguito subito dal crepitare dei fucili. Molti cadono morti e feriti, la gente fugge e si disperde. Il bilancio ufficiale delle due giornate dì protesta è di 52 morti e 184 feriti, tra cui il colonnello Colombini, comandante del 17° reggimento, ferito da una pallottola sparata dai carabinieri.

Di chi la responsabilità di questo eccidio?

Chi ordinò di sparare a dei cittadini inermi che protestavano contro un sopruso che veniva fatto alla loro città?

La responsabilità viene addebitata al segretario generale del ministero degli interni, Silvio Spaventa e al ministro dell’interno Peruzzi, contro i quali l’avvocato Pier Carlo Boggio, presentò denuncia per strage, per istigazione all’odio e alla guerra civile.

Come tutte le cose in Italia, la relativa inchiesta finì nel nulla.

Nel febbraio 1865, Firenze diventa capitale e Torino perde, dopo tre secoli, questa prerogativa. 11 danno economico alla città è notevole e la sua popolazione scende da 240.000 a 195.000 abitanti.

Ma i Piemontesi non si persero d’animo e, come gente del Nord, seppero rimboccarsi le maniche e dopo un breve periodo di crisi, Torino diventò di nuovo Capitale, ma del Lavoro.

Delle vittime dell’eccidio di Piazza San Carlo a Torino, nei giorni 21 e 22 settembre 1864, nessuno ne parla, sui libri di scuola non se ne fa nemmeno cenno.

Questo anniversario è stato ricordato con una manifestazione, sabato 21 alle ore 20.30 in Piazza San Carlo, dall’Associazione Nòste Rèis.

http://www.arpnet.it/noste -  e-mail: lenga1@libero.it