
UN ANNIVERSARIO SCOMODO
a cura dell'Associazione
Nòste Réìs
Il 21 settembre ricorre il 138° anniversario
dell’eccidio di inermi cittadini torinesi, che protestavano contro il
trasferimento della Capitale da Torino a Firenze.
I fatti di quelle due tragiche giornate, che
nessuno più ricorda e vuol ricordare, sono qui raccontati.
Il 15 settembre 1864 viene firmata a Parigi
una convenzione, tra il regno d’Italia e la Francia, in cui si stabilisce che
l’Italia rinuncia a Roma capitale e la Francia avrebbe ritirato, entro due anni,
le sue truppe da Roma. Questa convenzione contiene però un articolo segreto, con
cui l’Italia s’impegna a trasferire, in via definitiva, la capitale da Torino in
un’altra città.
Una commissione, presieduta dal principe
Eugenio di Carignano, il 18 settembre, decide che Firenze è la città più adatta
a diventare la nuova capitale del regno d’Italia.
Il giorno 19 i giornali pubblicano la notizia
della firma della convenzione e del trasferimento della capitale, da Torino a
Firenze, entro sei mesi.
Il giorno 21 alcune centinaia di Torinesi si
radunano davanti alle sedi dei giornali filo-govemativi, “La Gazzetta di
Torino”, “L’opinione” e “La Stampa”, gridando slogan contro il governo
presieduto dal bolognese Minghetti (ex ministro dei lavori pubblici di Pio IX,
nel governo del cardinale Antonelli). Alcune persone vengono fermate e portate
in questura (che a quel tempo era sull’angolo di Piazza San Carlo con l’attuale
Via Giolitti) e la folla si reca sul posto a reclamare la loro liberazione,
mentre la protesta si allarga a tutta la città, e i negozi abbassano le
saracinesche.
Alle quattro pomeridiane, gli allievi
carabinieri che presidiano la questura, sparano senza preavviso sulla folla che
premeva. Il tumulto si allarga a Piazza San Carlo e, di nuovo, senza preavviso i
carabinieri sparano sui cittadini che si disperdono.
Alla fine di questa giornata si contano una
decina di morti e circa trenta feriti.
L’alba del giorno dopo, vede la città
costernata e percorsa da cortei che protestano vivacemente per i fatti del
giorno prima.
Alle nove dì sera, una folla considerevole sì
raduna in Piazza San Carlo, per chiedere le dimissioni del governo e
l’annullamento del trasferimento della capitale.
La piazza è presidiata da carabinieri e da
soldati del 17° reggimento di fanteria, che ad un certo punto caricano la folla,
che risponde con il lancio di alcune pietre. Si ode solo un brevissimo squillo
di tromba seguito subito dal crepitare dei fucili. Molti cadono morti e feriti,
la gente fugge e si disperde. Il bilancio ufficiale delle due giornate dì
protesta è di 52 morti e 184 feriti, tra cui il colonnello Colombini, comandante
del 17° reggimento, ferito da una pallottola sparata dai carabinieri.
Di chi la responsabilità di questo eccidio?
Chi ordinò di sparare a dei cittadini inermi
che protestavano contro un sopruso che veniva fatto alla loro città?
La responsabilità viene addebitata al
segretario generale del ministero degli interni, Silvio Spaventa e al ministro
dell’interno Peruzzi, contro i quali l’avvocato Pier Carlo Boggio, presentò
denuncia per strage, per istigazione all’odio e alla guerra civile.
Come tutte le cose in Italia, la relativa
inchiesta finì nel nulla.
Nel febbraio 1865, Firenze diventa capitale e
Torino perde, dopo tre secoli, questa prerogativa. 11 danno economico alla città
è notevole e la sua popolazione scende da 240.000 a 195.000 abitanti.
Ma i Piemontesi non si persero d’animo e, come
gente del Nord, seppero rimboccarsi le maniche e dopo un breve periodo di crisi,
Torino diventò di nuovo Capitale, ma del Lavoro.
Delle vittime dell’eccidio di Piazza San Carlo
a Torino, nei giorni 21 e 22 settembre 1864, nessuno ne parla, sui libri di
scuola non se ne fa nemmeno cenno.
Questo anniversario è stato ricordato con una
manifestazione, sabato 21 alle ore 20.30 in Piazza San Carlo, dall’Associazione Nòste Rèis.
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