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Per le casse dell’ente previdenziale la legge non è uguale per tutti Enpals: togliere ai poveri per dare ai ricchi Due pesi e due misure nella gestione dei versamenti contributivi a favore delle cicale del calcio: penalizzate le piccole radio locali Pugno di ferro con le piccole emittenti radiofoniche locali e docili carezze per le società calcistiche ed i loro presidenti con le mani bucate: è questo, di fatto, il risultato della gestione politica dei versamenti previdenziali per i lavoratori dello spettacolo alle casse dell’Enpals al quale, per ammissione del suo neo presidente, Lia Ghisani (ma quelli prima dov’erano?), mancano all’appello decine di milioni di euro di contributi dei calciatori, al punto da mettere a rischio il pagamento delle pensioni. «C'è un mancato introito di decine di miliardi di vecchie lire. Ce ne occupiamo da tempo, ma adesso la cosa ci preoccupa molto», dichiara Ghisani. Una situazione «insostenibile», al punto che l'ente ha deciso di correre ai ripari firmando una convenzione con la Federcalcio, poi ratificata dal Consiglio federale: dalla prossima stagione chi non si metterà in regola non sarà iscritto al campionato. Ogni società «morosa» sarà costretta a ripianare il suo debito. «Per non farle fallire abbiamo previsto un piano di ammortamento in tre anni nel quale sarà possibile rateizzare il pregresso - precisa Ghisani -. Se chiedessimo subito tutti i soldi faremmo fallire squadre di mezzo campionato». Ben diverse le regole alle quali sono state sottoposte, fino ad ora, le posizioni contributive delle emittenti radiofoniche locali, per le quali non è mai esistita tanta incomprensibile indulgenza: basti rammentare che per poter accedere ai contributi previsti dalla Legge 5 agosto 1981, n. 416, (le cosiddette “provvidenze per l'editoria”), le emittenti devono dimostrare, tutti gli anni, la loro situazione di correntezza contributiva mediante certificati rilasciati dai competenti enti previdenziali: altro che rateizzazione triennale! Come se non bastasse, con le recenti disposizioni di legge che hanno introdotto i nuovi requisiti di cui devono disporre gli operatori per la prosecuzione nell'esercizio dell'attività di radiodiffusione sonora privata in ambito nazionale e locale, per le emittenti commerciali è stato introdotto l’obbligo di assumere, entro il 30 settembre 2001, almeno due lavoratori subordinati, ovviamente in regola con gli adempimenti previdenziali. E’ evidente che questo provvedimento è andato profondamente ad interferire ed incidere anche sulla struttura delle piccole emittenti i cui bilanci, notoriamente, non navigano nell’oro, ma forse si spera così di ripianare almeno in parte i buchi previdenziali lasciati dalle ricche società calcistiche? Ora, siamo perfettamente d’accordo sul fatto che i titolari di una concessione governativa ed i percettori di misure di sostegno come le provvidenze per l’editoria devono essere in regola con gli adempimenti fiscali e tributari, ma per quale motivo lo stesso rigore non viene applicato anche al mondo del calcio? Vale forse la pena di ricordare che le società sportive costano alla pubblica amministrazione fior di milioni di euro ogni anno per la tutela dell’ordine pubblico in occasione delle partite, fior di milioni che finiscono per pesare sulle tasche dei contribuenti (operatori radiofonici compresi). Invece di fare sconti a questi ricchi signori del calcio, non sarebbe invece ora di presentare loro il conto dei costi che derivano alla società dallo svolgimento della loro attività, ponendo così fine a questo esempio da manuale di esternalità negativa, degno di una galleria degli orrori della Scienza delle Finanze? E non è forse vero che, mentre si tollera questo enorme dispendio di risorse a favore di soggetti che distribuiscono ingaggi milionari, gli operatori radiofonici vengono continuamente inseguiti da Comuni, Arpa, A.s.l. e quant’altro per le emissioni elettromagnetiche, in un clima da caccia alle streghe che sta mettendo in pericolo la stessa sopravvivenza di tante piccole e medie radio locali? Rivolgiamo quindi un appello al Ministro Gasparri, perché vengano adottati i provvedimenti necessari per porre fine a queste disparità di trattamento tra gli operatori del mondo dello spettacolo e, soprattutto, evitare la grottesca situazione per cui debbano essere le emittenti radiofoniche locali ed i loro collaboratori a pagare le pensioni a Ronaldo e soci. Dott. Maurizio Gasparello
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