La Stampa, 14 Gennaio 2006
GIOCHI INVERNALI LA MAGISTRATURA TORINESE PROCEDE PER
TRUFFA E APPROPRIAZIONE INDEBITA
Olimpiadi e consulenze d’oro
la Finanza alla sede Toroc
Acquisiti tutti i documenti, sentiti 9 direttori
operativi
Alberto Gaino
TORINO
«La Reuters ha subito rilanciato la notizia all’estero e il Cio ha chiamato da
Losanna per sapere cosa sta accadendo». Giuseppe Gattino, capo ufficio stampa
del Toroc, esce dalla stanza del pm Paolo Toso che l’ha appena sentito come
testimone, ieri pomeriggio, e non nasconde l’immediato impatto della «notizia»
di giornata sui giorni già agitati del Toroc: la Guardia di Finanza nella sede
del comitato organizzatore delle vicinissime Olimpiadi torinesi e l’altrettanto
improvvisa convocazione in procura di 9 dei 23 direttori operativi del Toroc.
Nel quartier generale di via Bologna le «Fiamme gialle» del nucleo provinciale
hanno consegnato di prima mattina ai piani alti dell’organizzazione l’«ordine di
esibizione» di un lungo elenco di contratti e consulenze del Toroc. «Tonnellate
di documenti che si sono portati via con il furgoncino», dicono dalla sede
olimpica. «Niente che lasci però pensare a un disegno circostanziato».
Non vi sono indagati in questa inchiesta preliminare del procuratore aggiunto
Francesco Saluzzo e dei pm Cesare Parodi e Paolo Toso, ma adesso il fascicolo
giudiziario è aperto per le ipotesi di truffa e di appropriazione indebita.
«Ipotesi teoriche», si fa notare in ambienti giudiziari, coltivate nei confronti
di «ignoti», e con il Toroc nel potenziale ruolo di parte lesa. Rispetto ai mesi
scorsi e alla precedenti acquisizioni di documenti nella sede di via Bologna i
magistrati hanno messo in moto una consulenza tecnica e ieri i loro autori erano
presenti alle deposizioni dei manager del comitato.
Ai magistrati, ora, interessano contratti di consulenza relativi al 2004. In
particolare sul broadcasting, la comunicazione, l’organizzazione di eventi o di
trasferte di delegazioni del comitato all’estero (Casa Italia a Salt Lake City,
in occasione delle precedenti Olimpiadi invernali, ed Atene, per quelle estive).
Senza trascurare i contratti per la logistica, i siti olimpici e l’ambiente.
Nelle stesse ore la Guardia di Finanza si presenta nelle sedi di 9 società in
rapporti di lavoro con il Toroc, questa volta, con decreti di sequestro in mano:
Sapendo srl, Totonnjus Consulting sas, Balanenco Holding limited a Torino, Vega
Logistic di Pietro Viotti (direttore operativo della logistica Toroc) a San
Mauro Torinese; di Macroscopio spa ad Imola, di Erm Italia srl a Milano, di
Nework a Roma, della bresciana Gespi spa e della Giavittedo scarl a Fossano. Si
vogliono copie di fatture emesse, ricevute di pagamento, atti sulla congruità
della consulenza svolta con i compensi pattuiti, la documentazione sull’attuale
stato dei rapporti.
Stessa cosa alla sede del Toroc, dove i i pm hanno «disposto la consegna di
documenti contabili, fatture, prospetti alla voce di conto “collaborazioni
coordinate e continuative”». Uno schema che sottende un lavoro di ricerca già
iniziato dai consulenti tecnici della procura, due signori presenti agli
interrogatori di Emilio Pozzi, Giuseppe Gattino, Roberto Saini, Andrea Varnier,
Pietro Viotti e degli altri manager (Sampietro, Raspino, Norante e Bassi). Dello
stesso tenore le dichiarazioni rilasciate da alcuni di loro. Pozzi: «Mi hanno
chiesto il perché della scelte di quello o quell’altro consulente, la necessità.
L’impressione è che vogliano chiarimenti per capire di più». Saini: «Domande su
argomenti a campione, relativi a contratti di più anni».
Nell’«ordine di esibizione» ricorrono una cinquantina di società consulenti, da
Vancouver a New York, da Nicosia all’Australia, da Atlanta a... Brescia. E nomi
di collaboratori storici degli eventi olimpici, come quello dello spagnolo
Manolo Romero (comunicazione televisiva). La supposta tregua olimpica
giudiziaria si è rivelata una leggenda metropolitana e c’è da attendersi che il
lavoro dei pm prosegua. Non bastava il traballante bilancio di previsione del
Toroc, per cui spende le ultime parole di giornata il sindaco Chiamparino: «Si
tratta di valutare se ci sono i margini per raddoppiare la riserva di bilancio
di 7,5 milioni di euro, per venire incontro alle osservazioni dei revisori dei
conti».

retroscena
LE INDAGINI UNO STUOLO DI TECNICI AL SERVIZIO DEI GIOCHI CHE SCATTERANNO IL 10
FEBBRAIO
Torino 2006, una torta da 34 milioni
MAURIZIO TROPEANO
TORINO
Le consulenze che il Toroc ha assegnato nel corso degli anni rappresentano poco
meno del 3 per cento del budget complessivo del Comitato organizzatore che
sfiora il miliardo e 200 mila euro. Il budget games preventivo del 2006 prevede
una spesa per le collaborazioni di poco inferiore ai 34 milioni, in calo di un
milione rispetto al consuntivo 2004 approvato nel giugno del 2005. Ieri la
Guardia di Finanza ha acquisito la documentazione relativa ai contratti
stipulati nel 2004. Nel bilancio pre-consuntivo del 2004 è prevista una spesa di
11 milioni e settecentomila euro. Il Toroc ha elaborato l’anno scorso un’analisi
delle consulenze. In quel volume siamo riusciti a trovare le tracce dei
contratti relativi ad alcune delle società dove ieri gli uomini della Guardia di
Finanza hanno sequestrato documentazione e fatture.
Due anni fa alla Erm Italia sono state assegnate consulenze in campo ambientale
per 387.743 mila euro. La società ha lavorato in sei campi: sistema gestione
ambientale, linee guida Emas, bilancio ambientale, coordinamento bilanci, audit
ambientale dei cantieri variabile e fisso. Il rapporto tra la Erm e il Toroc,
però è antecedente, inizia nel 2002 quando gli venne assegnata una consulenza di
88 mila euro che diventano circa 300 mila nel 2003. E che proseguono anche nel
2005 e nel 2006 visto che sono già stati impegnati poco meno di 400 mila euro.
Anche la Macroscopio lavora nel campo ambientale. Nel 2004 ha ottenuto tre
consulenze (progetto Hector; sistema gestione ambientale e progetti ecolabel).
Per la prima consulenza assegnata in compartecipazione ad una seconda società
(la Life Cycle Engineering) è stata fissata una spesa di 88 mila euro, per le
altre due ottiene poco più di 41 mila euro. Anche in questo caso i rapporti con
il Toroc risalgono al 2002 con una consulenza di 27 mila e 600 euro. Il rapporto
prosegue nel 2003, quasi 105 mila euro e anche nel 2005 e nel 2006 dove sono già
stati impegnati 80 mila euro e previsti altri 112.900.
La Sapendo opera, invece, nel campo delle attività organizzative. Nel 2004
insieme ad altri operatori ha ottenuto una consulenza per 340 mila euro ed una
seconda consulenza di 180 mila euro. I primi contratti di collaborazione
risalgono al 2002. Quell’anno per una consulenza per la direzione e la
vicedirezione generale in materia di organizzazione e sviluppo ha ottenuto
203.484 mila euro. Nel 2003 il rapporto prosegue nello stesso campo ma il
contributo sale a 319.765 mila euro. La società continua la sua collaborazione
anche nel 2005 e nel 2006 con impegni di spesa complessivi che raggiungono i 550
mila euro.
Nello studio elaborato dal Toroc si trovano le tracce di una quarta società, la
Vega Logistic. Il contratto risale al 2002 ed è di 6720 euro. Le altre società
che hanno subito il sequestro di documentazione non compaiono nell’analisi
interna elaborata dal Comitato Organizzatore su richiesta dai consiglieri
d’amministrazione. Per quanto riguarda le consulenze del 2004, però, va
precisato che molte delle voci relative al Tobo, cioè il braccio operativo del
Toroc che si occupa del broadcasting, il cui costo è stato definito al
centesimo, non erano state assegnate. In questo caso il valore è di 155 mila
euro. Lo stesso dicasi per la consulenza per lo sviluppo del sito Internet del
valore di 340 mila euro. E le collaborazioni occasionali 228 mila euro.
Nel 2004, comunque, le consulenze nel campo ambientale sono costate al Toroc 1
milione e novantamila euro. Le collaborazioni in materia amministrativa e
fiscale 211 e 500. Quelle in materia informatica hanno superato i 2 milioni e
212 mila euro. Per sostegno legale e notarile sono stati spesi 268 e 850 euro
mentre nel settore organizzativo hanno superato i 5 milioni.

Castellani: siamo i primi
a volere chiarezza sui conti

TORINO
La flemma del professor Castellani, già (due volte) sindaco di Torino, oggi
presidente di un Toroc che più tormentato non si può, ha colpito ancora. Ieri
sera, mentre i cronisti pensavano di imbattersi nella tipica segreteria
telefonica che segue una visita della guardia di finanza, ha sorpreso tutti.
Circondato dalle voci di nipotini festanti, ha commentato senza problemi
l’accaduto. E sembrava quasi contento. Anche se mancano 27 giorni dalle
Olimpiadi, anche se nella giornata di ieri si sono persino rincorse voci di un
suo interrogatorio in Procura.
Come mai così tranquillo, professore?
«E perché mai dovrei essere preoccupato? Si tratta di una nuova puntata, si
spera una volta per tutte risolvente, di un’indagine conoscitiva cominciata già
un anno e mezzo fa, nel 2004. Si dice blitz della guardia di finanza e subito si
immaginano chissà quali scenari e si fa confusione. Non c’è stato nulla di nuovo
rispetto a quanto accaduto in passato. E siamo stati noi a fornire
spontaneamente tutta la documentazione necessaria agli agenti delle Fiamme
Gialle. Insomma non si è trattato di un sequestro. E le dirò di più. Siamo noi i
primi a sperare che se c’è stata qualche irregolarità venga a galla in fretta».
Prego? Ma non dovreste sperare che di irregolarità non ne siano state commesse?
«Certo. Ma se sono state invece commesse, il Toroc sarebbe parte lesa. E quindi
abbiamo tutto l’interesse a che i “colpevoli”, sempre che vi siano, vengano
individuati al più presto».
Ma stamattina (ieri per chi legge, ndr) è circolata pure voce che lei sia stato
interrogato dai giudici...
«E’ una falsità totale - e aggiunge -, mi stupisce che sia circolata questa
voce. Sono stati sentiti alcuni nostri tecnici, questo sì, ma io certamente no.
Mi sono limitato ad essere totalmente collaborativo ad aprire le porte dei
nostri uffici. E le ricordo un’altra cosa. E’ bene che si faccia chiarezza,
perché in passato abbiamo già allontanato qualcuno perché aveva commesso
irregolarità. Se ci sono altri problemi è interesse del Toroc che siano
risolti».
E le risulta che ci siano già degli avvisi di garanzia?
«Assolutamente no. Per il momento la guardia di finanza non ha formalizzato al
Toroc nessuna nuova procedura. Come le ho già detto gli accertamenti di questa
mattina (sempre ieri per chi legge, ndr) hanno portato ad una semplice ulteriore
acquisizione di materiale legato al lavoro di approfondimento che si sta facendo
sui bilanci del Toroc. Lo stesso filone di approfondimento avviato qualche mese
fa dalla magistratura».
Avrà quest’ultima tranche di indagine qualche incidenza sull’impostazione di un
bilancio già così difficile da far quadrare?
«La risposta è ancora no. E’ tutta un’altra partita che racchiude elementi di
natura tecnica e atti compiuti dal Toroc che non hanno e non avranno alcuna
incidenza sull’impostazione del bilancio».

IL COMITATO
ORGANIZZATORE: ATTEGGIAMENTO CONTRARIO ALLO SPIRITO OLIMPICO, NELLA NOSTRA SEDE
CI SONO RAPPRESENTANTI DI TUTTO IL MONDO
Fuori dai Giochi le cameriere di colore
Alberghi vietati anche alle donne con il velo.
La denuncia di Pastorale Migranti e Centro Gentes
Maria Teresa Martinengo
La proposta, per una donna disoccupata senza esigenze di cura dei figli, può
funzionare: novecento-mille euro per un mese a San Sicario o Sestrière,
assoldata da alberghi o residence, da imprese di pulizia o servizi, mobilitati
in questi giorni per coprire le ultime carenze di personale. I contatti sono a
360° e privilegiano, direttamente o tramite agenzie per il lavoro, centri e
associazioni di volontariato laico e religioso. Perché è lì che si possono
trovare immigrate disponibili a una trasferta di lavoro duro e senza pause. Ma
la buona volontà non basta... «Le richieste si portano dietro una
“precisazione”. E cioè che le donne non devono essere nere e non devono portare
il velo. Molte agenzie di lavoro interinale ci dicono questo», denuncia don
Fredo Olivero, direttore dell’Ufficio Pastorale Migranti della Diocesi. Stessa
denuncia, stesso pugno nello stomaco per chi ha a cuore il rispetto della
persona, arriva da suor Licia Curzi, animatrice del centro «Gentes» di corso
Casale 48. «Ci dicono che è per ragioni di sicurezza», spiega suor Licia. «Non
danno indicazioni di nazionalità messe al bando - ribadisce Olivero -, ma
sottolineano sempre questi due elementi: niente velo e niente pelle nera».
Ma in Questura, riferimento per tutte le questioni legate alla sicurezza nei
siti olimpici, alle autorizzazioni, ai controlli, delle discriminazioni
religiose e razziali non sanno nulla: «La richiesta ovvia è che le persone che
soggiorneranno nei luoghi dei Giochi siano riconoscibili». Per questa ragione
non è possibile, ma va da sé, che una donna con il volto coperto lavori come
cameriera ai piani in un hotel.
Dei paletti razzisti alle assunzioni temporanee non sanno nulla neppure al Toroc.
Dove, anzi, le reazioni - attraverso l’ufficio stampa - non si fanno attendere:
«Queste notizie ci allarmano e ci offendono perché sono contro ogni principio e
valore che anima i Giochi Olimpici, contro l’internazionalità che ne è alla
base». Ancora: «Siamo tenuti a non avere segni discriminanti di qualsiasi
genere». Poi: «Noi abbiamo dato l’appalto della pulizia nei villaggi olimpici a
un gruppo di società che hanno costituito un’”agenzia temporanea d’impresa”». La
selezione del personale è, a quel punto, un passaggio molto lontano dal diretto
controllo del Comitato organizzatore. «Ma qualsiasi richiesta discriminante può
leggersi solo come una cattiva interpretazione di regole. Le nostre indicazioni
vanno proprio in senso opposto: al Toroc lavorano moltissime persone nere e di
ogni parte del mondo».
Una volontaria che nei giorni scorsi ha partecipato a un incontro per il
reclutamento di lavoratrici da impiegare nel settore pulizie (non nei villaggi
olimpici, ma in complessi privati), ha raccontato l’imbarazzo dei responsabili
dell’impresa nel dire «le donne nere è inutile che ce le mandiate perché è la
“sicurezza”, su in Alta Valle, che ci ha dato indicazione di non assumerle».
Ancora la volontaria: «All’incontro c’era una ragazza marocchina con una
versione invernale del hijab, una cuffia di lana unita a una sciarpa stretta
intorno al collo. Le hanno detto che se in pubblico si presenterà in quel modo,
potrà avere il posto. Poi, le hanno assicurato di inserirla in una squadra - se
accetterà di lavorare a capo scoperto - dove non incontrerà uomini». La
volontaria ha spiegato che «la reclutatrice, originaria di una regione da cui in
passato sono partiti molti emigranti, raccontava di essere stata lei stessa
vittima di pregiudizio in Piemonte. E di essere dispiaciuta nel dover dire no a
donne che chiedono solo di lavorare». Un no in nome della sicurezza. Di cui
nessuno sembra avere responsabilità.
