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La Stampa, 05 Febbraio 2006


GIOCHI PROIBITI SCONCERTO E PROTESTE PER IL DIVIETO DI USARE LIBERAMENTE I SIMBOLI DELLE OLIMPIADI


Rivolta contro il Cio


Sul sito de «La Stampa» reazioni dei lettori da tutto il mondo


 

Angelo Conti
E’ tutto un trillare, il telefono della redazione. Sono commercianti e cittadini, spaventati ed indignati dall’offensiva promossa dal Toroc ed attuata dai carabinieri, contro l’esposizione dei simboli olimpici, in primis i «cinque cerchi interlacciati» (è la dizione ripetuta sui verbali). Basta disegnarli col pennarello sulla vetrina per rischiare una multa sino a 100.000 euro (duecento vecchi milioni!), ridotti a 2.000 se si paga a tamburo battente.
Fa sapere il Toroc: «Le regole sono finalizzate alla protezione dell’immagine, dello spirito dei Giochi Olimpici e della proprietà intellettuale, affinché vengano tutelati e conservati il valore e l’integrità dei marchi, siano difesi i diritti dei partner-sponsor e sia infine assicurata l’assenza di ogni marchio commerciale o simbolo di propaganda politica religiosa o razziale all’interno dei campi di gara. Solo i cinque cerchi e il logo del comitato ospitante possono accompagnare le performance degli atleti. Dentro i siti lo sport è sacro e preservato, fuori dai siti solo il Cio e per suo tramite il Comitato organizzatore, quindi il Toroc, possono usare i loghi e le denominazioni olimpiche. Anche in questo modo si preserva lo sport perchè tutelare i cinque cerchi e garantire i diritti degli sponsor significa consentire l’organizzazione di un evento che permette a qualsiasi atleta meritevole, a prescindere dalle possibilità finanziarie dello stato di appartenenza, di partecipare alla competizione. La legge 167/2005 riserva fino al 31 dicembre 2006 al Toroc e ai soggetti da questo autorizzati, l’uso di marchi, di termini e simboli olimpici». Quindi il Toroc, con le denunce, chiede l’applicazione di una legge dello Stato.
Sono esenti quegli esercizi pubblici che possono dimostrare di avere un nome olimpico da oltre 25 anni, cioè da prima del Trattato di Nairobi che sancì, di massima questo principio: è la ragione per cui il classico negozio Olympic di piazza San Carlo la scamperà. Come sono regolari i cinque cerchi riportati su manifesti e vetrofanie degli sponsor ufficiali (come quelle diffusissime della Visa).
La notizia di queste multe ha fatto il giro del mondo. Sul sito de La Stampa decine di commenti. Sandro Curatolo da Melbourne: «Soltanto in Italia fanno queste cose, invece di incoraggiare gli eventi sportivi come avviene in Australia». Patrizio da San Paolo del Brasile: «E’ un’autentica vergogna». Franco F., piemontese che vive in Canada: «Ho paura che le Olimpiadi ci riserveranno altre brutte sorprese». Luigi Peraldo dagli Stati Uniti: «E’ un esempio di continua erosione di libertà ed asfissiante presenza governativa in ogni aspetto della vita sociale». Marco Nat: «Il comportamento del Toroc è masochista. Saranno costretti a fare un passo indietro». Raffaele Ricciardi: «Vergogna! Il simbolo sportivo è proprietà dell’umanità. Non se ne può impossessare il Toroc per fare business». Michele Agrifoglio ipotizza una scappatoia legale: «E’ un grave abuso di potere da parte della Pubblica amministrazione. Si potrebbe impugnare il provvedimento...». Francesco, per telefono: «Qui si umilia la voglia di partecipare della gente».
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