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"La Padania" del 14 ottobre 2004

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I paladini del Piemonte

 

L’insigne filologo e linguista Wilhelm von Humboldt diceva che la lingua di un popolo è il suo spirito e il suo spirito è la sua lingua: popoli che parlano lingue diverse hanno una diversa visione delle cose e la lingua è un patrimonio di valore inestimabile che va difeso ad ogni costo contro il pericolo di una società umana costituita da robot tutti uguali diretti da un computer.

 

Dunque il Piemontese, che ha visto riconosciuta la propria dignità di lingua (Rapporto 4745 del Consiglio d'Europa) ed è censito dall'UNESCO (Red book on endangered languages) tra le lingue meritevoli di tutela, è la lingua e lo spirito di quel popolo, del nostro popolo, che nel corso di secoli e con duro lavoro ha costruito quel po’ di benessere e di viver civile che tanta folla di immigrati ha attratto da ogni dove.

 

I Piemontesi, gente dignitosa che non ha l’abitudine di strillare, sono stati finora subissati da dialetti a loro estranei imposti da una pubblica amministrazione totalmente ‘mediterraneizzata’ e dai media radiotelevisivi romaneschi ma l’attaccamento alla loro lingua lo hanno manifestato nella vivacità di più di cento associazioni culturali, letterarie e teatrali che tengono alto il vessillo identitario del Piemonte e che costituiscono, fra l’altro, un rispettabile bacino elettorale.

 

Ci si aspettava pertanto che i consiglieri regionali, pagati dai contribuenti piemontesi per tutelare gli interessi e la dignità del Piemonte, varassero un nuovo statuto in cui la lingua piemontese avesse pari dignità e diritto di esistenza dell’italiano, sollevando se necessario il caso (perché il sardo si e il piemontese no?), e si presupponeva che ad affermare con forza tale principio fossero in particolare quelle forze politiche che si dichiarano paladine del federalismo e delle identità dei popoli.

 

Ma così non è stato. Il gruppo consiliare della Lega Nord alla regione Piemonte ha ritenuto bene astenersi da questa battaglia permettendo così che nello statuto la lingua piemontese non venisse menzionata se non con un vacuo ‘tutela del patrimonio linguistico’, la cui forza è pari a quella di tutte le vacue dichiarazioni di intenti che popolano i documenti ufficiali dello stato italiano. I motivi di tale comportamento non sono chiari, però si sposano perfettamente con il programma presentato dal neoassessore all’identità piemontese Farassino (in quota Lega) all’atto del suo insediamento.

 

Ora leggiamo sul quotidiano La Padania un articolo in cui Oreste Rossi, capogruppo regionale della Lega, forse preoccupato per le voci irritate che da molte parti si sono levate, ci spiega che il parlare chiaro di lingua piemontese quando questa non è stata riconosciuta dal parlamento europeo (dal parlamento, si badi bene, non dal consiglio d’Europa e dall’Unesco), avrebbe posto l’intero statuto a rischio d’illegittimità e che, se fosse stato “utile” andare di fronte alla corte costituzionale, lo avrebbero fatto. Evidentemente non lo hanno trovato “utile”, ed hanno preferito locuzioni che lasciano il tempo che trovano.

 

Noi crediamo invece che il compito dei consiglieri sia proprio quello di portare avanti le battaglie che stanno a cuore ai cittadini che li hanno eletti. Che stanno a fare altrimenti in consiglio regionale?

A Roma, a Bruxelles impugneranno lo statuto? Si andrà avanti la corte costituzionale?

Ebbene, così sia, anche se la cosa potrà dispiacere a qualche alleato e turbare per un momento il tranquillo tran-tran del palazzo. La questione della lingua e dell’identità del Piemonte verrà sollevata di nuovo, si tornerà a discuterne, molti ignari ne prenderanno coscienza, e comunque vadano le cose sarà manifesto ai piemontesi chi è dalla loro parte e chi no, chi premiare e chi punire alle prossime elezioni.

 

Questo è il senso politico delle cose (serie), al di là dei giochi e dei giochetti.

 

Lega Nord Piemont

Manifesto di Odalengo P.

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Imperdibile questo commento apparso sul tema in:

politicaonline.net su

"LA LEGA IN PIEMONTE

e difatti le posizioni della dirigenza leghista sulle vicenda erano indifendibili.
Come dirìa calchedun che scriveva qua : I se ga onto de merda le scarpe e sercando de netarse i se ga insmerdà del tuto

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