
Al
Segretario Federale della Lega Nord Padania
Umberto Bossi
Al Consiglio Federale della Lega Nord Padania
Nel mese di luglio 2003 un gruppo di leghisti di varie
province piemontesi, tutti di decennale militanza, decisi a non veder scomparire
quel che resta della Lega Nord in Piemonte dove un pugno di burocrati tanto
rampanti quanto politicamente inconsistenti sta mandando in rovina un progetto
politico di valore storico, ha riassunto il proprio giudizio sulle cause della
grave situazione in cui versa il Movimento in un documento di critica politica
indirizzato sotto forma di lettera aperta al Segretario federale.
Punti salienti di tale documento erano e sono: il no al
cumulo delle cariche, la trasparenza nella gestione finanziaria, la meritocrazia
nelle nomine, la democrazia interna e soprattutto la capacità di capire il
Piemonte e la cultura piemontese.
Gli accadimenti degli ultimi mesi impongono poi un
punto ulteriore: il no alla trasformazione della Lega piemontese in un partito
di plastica dove i militanti vengono in vario modo sollecitati ad andarsene per
far posto alla “gente nuova” di cui si sente sempre più spesso parlare, da
identificare presumibilmente con gli “alleati” che questa segreteria nazionale
va da tempo cercando fra personaggi dagli avventurosi trascorsi politici e le
loro clientele, i quali dovrebbero riempire le liste e le urne elettorali che
alle prossime elezioni rischiano di restare vuote.
A tali critiche, costruttive ed interne al Movimento, è
stato risposto dapprima negando un confronto in sede di Consiglio nazionale e
successivamente con insulti, minacce di varia natura, commissariamenti e
chiusure di sezioni, che bene illustrano la statura di questa “dirigenza” e la
sua capacità di costruire sul territorio un Movimento radicato nelle coscienze
piemontesi.
Crollato il consenso e il tesseramento, vuote le piazze
nelle manifestazioni, ridotta al lumicino l’attività delle sezioni superstiti
per la mancanza di indicazioni politiche che vadano oltre la vendita di
biglietti della lotteria e per l’atmosfera di sospetto creata dalla mala
gestione del Movimento, in vari luoghi vi sono state forti contestazioni alla
“dirigenza” locale, tutte fatte passare sotto silenzio, cui i sottoscrittori del
documento di Odalengo non hanno ritenuto di unirsi.
I sottoscrittori del documento di Odalengo invece
chiedono al Consiglio federale di prendere finalmente atto della gravissima
situazione che si è venuta a creare nella Nazione Piemonte e, considerato che
tale documento ha ottenuto ad oggi circa 550 firme di militanti (fra i quali
sindaci, consiglieri comunali e deputati), sostenitori e simpatizzanti, cui
corrispondono non meno di 2.000 voti piemontesi, di assumersi la responsabilità
politica di lasciare questa situazione immutata oppure prendere nei confronti di
questa segreteria nazionale/Gruppo regionale i provvedimenti del caso, cui
devono accompagnarsi la riammissione dei militanti indebitamente allontanati, la
riapertura delle sezioni indebitamente chiuse, la fine dei commissariamenti
indebitamente prolungati e, finalmente, per i militanti piemontesi, la libertà
di scegliersi un segretario nazionale senza bisogno di indicazioni esterne.
Un segretario che sia capace di concepire l’azione
politica come qualcosa di diverso da un insieme di furbizie postdemocristiane,
dalla sistemazione a stipendio dei propri amici fidati, dalle lotte intestine
per le poltrone, dall’idea che la Lega piemontese sia un oggetto di sua
proprietà privata, dalla prepotenza verso quella militanza cui deve la sedia che
scalda; che sia capace di muovere gli animi con argomenti forti e sentiti,
rispettosi dell’intelligenza di chi si vuol convincere e non con penosi
biascichìi di slogan e frasi fatte, di concepire la propria azione politica in
una più ampia prospettiva storica e come atto d’amore verso la propria terra.
I Sottoscrittori del documento di Odalengo P.
Piemont, gennaio 2004