
Torino, 28 settembre 2004
A Torino il sindaco Chiamparino propone (senza
chiedere ai Torinesi la loro opinione in proposito, un po' come è accaduto in
Italia per l'introduzione dell'euro) di estendere agli extracomunitari il
diritto di voto nelle circoscrizioni cittadine: Roberto Cota, Presidente del
Consiglio regionale del Piemonte e Segretario nazionale della Lega Nord, dice no
e chiama alla mobilitazione il partito, con una raccolta firme che inizierà
durante la festa nazionale del Carroccio, programmata a Torino dal 29 settembre
al 3 ottobre prossimo.
Questo dopo che, il 6 agosto scorso, il Consiglio
Regionale del Piemonte ha approvato, senza che la Lega Nord ed il suo Segretario
avessero nulla da eccepire, la prima bozza del nuovo Statuto regionale il quale,
all’art. 11, recita: “La Regione riconosce e promuove i diritti di tutti e, in
particolare, delle fasce più deboli della popolazione e promuove il
rispetto di tutti i diritti riconosciuti dall’ordinamento agli immigrati, agli
apolidi, ai profughi e ai rifugiati” (Diritto di voto compreso? Il
termine vago funziona ovviamente da passepartout per qualsiasi operazione
futura): risulta pertanto evidente che il Sig. Cota, mentre in Regione vota una
cosa, davanti ai propri Militanti e elettori assume un’iniziativa che va
esattamente in direzione opposta.
Quali sono quindi i veri
motivi che spingono il Segretario leghista a proclamare una mobilitazione così
contraddittoria con il suo operato in sede regionale? Le risposte sono
molteplici e tutte ricollegabili alla costante crescita di quel malcontento
nordista che, il 21 settembre scorso, in un articolo a firma di Alberto Mingardi,
il quotidiano “Libero” ha definito «una minoranza arrabbiata, che non si sente
rappresentata. Ma solo orfana».
Ammesso che si tratti
veramente di una “minoranza” e non qualcosa di più. Crescono infatti gli
elettori e i militanti che si sentono traditi dal loro Movimento. A detta dei
leghisti dell’area dura del “Manifesto di Odalengo” (550 adesioni, fra le quali
deputati, sindaci e consiglieri comunali), la Lega ha progressivamente perduto,
durante l’esperienza di governo della Regione Piemonte con il Polo delle
Libertà, la capacità di rappresentare efficacemente le istanze dell’elettorato
che si riconosce nell’identità padana. Dall’aumento degli stipendi dei
consiglieri regionali al tentativo di portare il loro numero da 60 a 80 (che
solo l'ostinata opposizione di due consiglieri dell'opposizione ha fatto
naufragare), gli episodi che hanno creato un solco incolmabile tra una parte
della base leghista e la sua dirigenza costituiscono ormai un elenco decisamente
allarmante per le prospettive di tenuta del Movimento padano. Tra
i tanti, quello che ha fatto più infuriare i militanti leghisti maggiormente
attenti all’operato dei loro
rappresentanti in Regione è stata la pilatesca astensione che ha fatto
naufragare l’emendamento del consigliere Tapparo (Unione Civica Riformatori)
all’art.7 del testo del nuovo Statuto regionale, che introduceva “la tutela e la
valorizzazione della lingua piemontese” in modo esplicito (da notare che il
Piemontese ha avuto il riconoscimento di lingua europea fin dal 1981 dal
Consiglio d'Europa - Rapporto 4745 - ed è censito da parte dell'UNESCO Red
book on endangered languages tra le lingue meritevoli di tutela), dando così
al Piemontese quel riconoscimento di lingua ufficiale che solo il governo di
Roma continua ostinatamente a negare.
Gira aria di fronda all’interno della Lega Nord piemontese: di qui la necessità,
per il Segretario Cota, di trovare una parola d’ordine che possa colpire la
fantasia degli ultimi iscritti rimasti. E quale idea migliore, per rinserrare le
fila in vista di una festa nazionale che rischia di andare deserta (prospettiva
che sta togliendo il sonno ai colonnelli asserragliati nella sede di via Poggio)
di una bella raccolta firme contro il voto agli extracomunitari, anche a costo
di entrare in contraddizione con il proprio operato in sede istituzionale?
Resta da vedere
se questa iniziativa di Roberto Cota, che assomiglia più ad una foglia di fico
dietro la quale nascondere le proprie inadempienze a livello di programma che a
una credibile iniziativa politica, sarà sufficiente per ristabilire un clima di
fiducia nei confronti della sua segreteria da parte dell’elettorato leghista.
Nel frattempo, per non correre rischi, vengono privati del diritto di
voto nei congressi i Militanti che potrebbero mettere in discussione l’attuale
dirigenza, passaggio indispensabile per mettersi anche al riparo da eventuali
sorprese nella scelta dei candidati alle elezioni regionali del 2005.
Il Comitato del Manifesto di
Odalengo

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