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da "Libero" di domenica 7 novembre 2004

MINIEPURAZIONE: I MILITANTI AVEVANO ORGANIZZATO IL RITO DELL'AMPOLLA NONOSTANTE IL NO DEL PARTITO

La Lega espelle i ribelli del Monviso

Depennati una ventina di iscritti e chiusa la sezione di Torino Nord. Mentre alla Padania è polemica per un articolo contro la devolution

di GIANLUCA ROSELLI

Nella Lega tira aria di bavaglio. Nelle ultime settimane all'interno del Carroccio si sono verificati diversi episodi di chiusura nei confronti di chi ha espresso dissenso o idee diverse rispetto alla linea del movimento. Non che prima il partito brillasse come modello di democrazia interna , come dimostrano i casi di diversi esponenti espulsi o messi da parte da Umberto Bossi. Domenico Comino, Fabrizio Comencini, Francesco Tabladini, Luigi Negri, Vito Gnutti, solo per citarne alcuni, ne sanno qualcosa. Lo stesso Roberto Maroni venne estromesso quando manifestò il suo dissenso alla scelta di uscire dal governo Berlusconi nel '94. E solo grazie alla profonda amicizia che lo lega al Senatùr fu perdonato e riaccolto. E che dire di Gianfranco Miglio, che ruppe con Bossi proprio a causa dell'allergia del segretario nei confronti delle critiche? Anche oggi, con il leader ancora costretto in una stanza di ospedale e i suoi colonnelli al timone, poco è cambiato, se non che le ultime "vittime" non sono leader o personaggi di primo piano, ma militanti o giornalisti. Insomma, anelli deboli. Il primo caso riguarda un centinaio di militanti piemontesi che, verso il 20 settembre, si sono recati sul Monviso e hanno celebrato la tradizionale cerimonia della raccolta nell'ampolla dell'acqua sorgiva del Po. Peccato però che quest'anno da via Bellerio fosse arrivato un ordine perentorio: senza Bossi la cerimonia non si fa. Qualche giorno dopo, gli stessi militanti della circoscrizione di Torino Nord con un manifesto hanno rivolto pesanti critiche alla dirigenza piemontese del movimento, prendendosela con il segretario regionale Roberto Cota e l'assessore regionale Gipo Farassino. Risultato: una ventina di loro sono stati espulsi e la circoscrizione di Torino Nord è stata chiusa.

Il secondo episodio riguarda, invece, una delle menti più brillanti del "pensiero padano", il professor Gilberto Oneto, studioso di federalismo, responsabile della rivista "Quaderni Padani", per molti l'ideologo che ha preso il posto del compianto Gianfranco Miglio. Qualche giorno dopo l'approvazione della riforma federale alla Camera, sulla "Padania" esce un articolo molto duro contro la devolution di Roberto Calderoli a firma di "Brenno", uno pseudonimo spesso usato da Oneto per i suoi fondi sul quotidiano leghista. Quando Calderoli legge l'articolo va su tutte le furie e fa una lavata di testa al direttore Giuseppe Leoni. «Come avete fatto a fare uscire una roba simile?» si sfoga il ministro. A questo punto interviene Stefano Stefani, direttore dei media padani: «Non voglio più vedere articoli firmati Brenno sul nostro giornale», fa sapere a Leoni. «In realtà, Stefani l'aveva giurata da tempo a Oneto, almeno da quando quest'ultimo chiese al deputato veneto di autosospendersi dal movimento perché indagato nell'inchiesta delle case in Slovenia», raccontano fonti bene informate di via Bellerio. Il giallo, però, si infittisce perché Oneto, sentito da "Libero", nega di essere l'autore del famoso articolo. «Non scrivo sulla "Padania" da molto tempo», afferma il professore, «e non conosco la riforma di Calderoli nei dettagli, mentre chi ha scritto quelle righe l'ha studiata in ogni particolare. Forse qualcuno ha voluto mandare una polpetta avvelenata sia a me che a Calderoli...».

Infine, l'ultimo episodio, di pochi giorni fa. E' il caso di Rosanna Sapori, giornalista di "Radio Padania", conduttrice di "Sapori e dissapori", una delle trasmissioni più ascoltate dell'emittente, con interviste a politici, inchieste e telefonate in diretta degli ascoltatori. Il 2 novembre, però, a Sapori è stato dato il benservito: il suo contratto di co.co.co., in scadenza il 30 ottobre, non è stato rinnovato dopo quattro anni di lavoro in radio. «Mi hanno telefonato per dirmi che, con il cambio di direttore [da Matteo Salvini a Giulio Carnica, ndr], l'emittente ha una nuova linea editoriale di cui io non faccio parte. Insomma, arrivederci e grazie», racconta la giornalista, «ma forse la mia colpa è che non facevo sconti al governo e consentivo a tutti di esprimere la propria opinione, anche di quegli ascoltatori critici nei confronti di alcune scelte del movimento. Ma i messaggi e le telefonate di protesta che arrivano in radio dimostrano che io ho ragione e loro torto».

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Lettera al Direttore di Libero                                                        Torino, mart. 9 nov 04

Dr.Vittorio Feltri  -Sede-

redazioneATlibero-news.it

fax 02.999.66.264

Egr. Direttore,

Il Suo giornale riporta, in data  7 nov.04 dom., a pag 10, un articolo intitolato :”La Lega espelle i ribelli del Monviso” ,con sottotitolo : ”Depennati una ventina di iscritti e chiusa la sezione di Torino Nord”, a firma Gianluca Roselli.

Ci riferiamo esclusivamente  a quanto concerne Monviso e Sezione Torino Nord.

Desideriamo precisarLe che quanto scritto non corrisponde alla realtà dei fatti  nella successione degli eventi descritti : espulsioni, declassamenti, raccomandate per le dimissioni dalle cariche istituzionali precedono  di più di un  anno la   spontanea e insopprimibile partecipazione popolare al Pian del Re ,sul Monviso,svoltasi il 18 settembre 2004 proprio in onore di Bossi.

Nella seconda colonna dell’articolo è poi particolarmente inaccettabile  la frase : “Qualche giorno dopo, gli stessi militanti della circoscrizione  di Torino Nord con un manifesto  hanno rivolto pesanti critiche alla dirigenza piemontese prendendosela con il Segretario  regionale Roberto Cota  e l’assessore   regionale Gipo Farassino”.Abbinamento inaccettabile. Precisiamo che, per noi, Gipo è il fondatore della Lega in Piemonte e  un fondamentale  pilastro di costante riferimento,sia per il passato che per il  divenire della Lega. Nulla a che vedere con la Segreteria Piemontese. Per fortuna!!!

Abbiamo la sensazione che quanto scritto provenga da fonti interessate a suggerire  alla stampa  la diffusione di immagini calunniose e fuorvianti sulla  Militanza della Lega in Piemonte e Torino.

Siamo infatti certissimi che a Bossi non arrivino , da tempo, fotografie  nitide  e fedeli della reale situazione  torinese e piemontese, ma solo immagini  distorte e confuse attraverso  filtri  inseriti a livello gerarchico medio-alto ,che vengono ad alterare l’immediatezza e la limpidezza dei rapporti che costituivano l’essenza della Lega stessa(quella che vogliamo recuperare e che ci costa l’ostracismo) fra Bossi e la Base. Fra Umberto e la Militanza.

Il Manifesto che raccoglie l’invito firmato da centinaia di Militanti piemontesi  per il recupero dei valori fondanti della nostra Lega delle origini,per una partecipazione corale e democratica  all’interno del nostro Movimento, è il Manifesto stilato ad Odalengo Piccolo  il 17 luglio 2003.

Invitiamo pertanto vivamente – Suo tramite -il firmatario dell’articolo, Dr. Gianluca Roselli, a voler rettificare quanto erroneamente scritto riguardo la nostra Sezione Torino Nord  ed a servirsi della nostra testimonianza,scritta e firmata,ogni qual volta lo  riterrà opportuno.

Chiediamo a Lei, Sig. Direttore, un impegno in tal senso.

Precisiamo che per noi Libero, cui siamo da anni abbonati, resta un formidabile punto di riferimento; che  è sempre stato nostro  impegno diffonderne articoli  ed editoriali, diagnosi politiche illuminanti,stimolo al  riscatto della nostra dignità in un mondo perverso e fortemente a rischio di  irreversibile degrado.

Grazie per quanto riterrà di fare.

Con i più sinceri saluti.

Per vostro riferimento:

Sergio Fabretti, Segretario della  Sezione Torino Nord-Lega Nord Piemont Padania

Giovanni Airola (unico Consigliere Comunale di Torino per la Lega Nord Piemont Padania)

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