
Manifesto di Odalengo - Tre mesi dopo: il punto
della situazione
17 ottobre 2003
Dopo tre mesi esatti (compresi i tempi morti di
agosto), non appaiono più solo “gente che fa perdere tempo”, né “30 straccioni”,
i Militanti che, da Odalengo Piccolo, hanno manifestato la loro sfiducia
nell’attuale segreteria piemontese e ne chiedono le dimissioni, obbedendo
all’imperativo morale di richiamare tutti coloro che amano la Lega sulla
necessità di un ritorno alle origini, al fine di realizzare, con rinnovato
impegno e limpida operatività, il compito che ci siamo preposti: difendere
l’avvenire della nostra Gente e della nostra Terra, della nostra Storia e della
nostra Cultura, attraverso il difficilissimo e quanto mai impegnativo contesto
politico attuale.
Più di 500 firme, larghissimo consenso ed unità
d’intenti sui programmi hanno fatto seguito, in tempi brevissimi, al documento
iniziale, in un contesto di pesante situazione dell’area piemontese.
Gli interventi del Segretario Federale all’ultimo
Nazionale (immediatamente travisati e disattesi dalla segreteria provinciale
torinese in maniera strumentale per giustificare la chiusura delle tre Sezioni
torinesi: ma risponderà anche di questo), ed al recentissimo raduno di Baveno,
toccano punti chiave, mettendo in luce collegiali ed ineludibili gravi
responsabilità della segreteria nazionale. Questi i riscontri oggettivi che
hanno creato tale situazione:
-
commissariamenti e sub-commissariamenti diffusi
con motivazioni inattendibili;
-
chiusure e fusioni di Sezioni e Circoscrizioni
(a Torino tre sezioni in un sol colpo, con sub-commissario) senza alcuna
consultazione preventiva con la Militanza interessata, con il solo scopo di
controllare il crescente dissenso (Torino è solo un esempio fra i tanti);
-
reiterate e documentabili irregolarità nel
tesseramento, con particolare riferimento agli strumentali mancati rinnovi e
congelamenti delle Militanze, inequivocabilmente mirati al controllo delle
cariche interne attraverso una sorta di “Golpe strisciante”;
-
assessorato regionale: con laceranti contrasti
di scelta a livello dirigenziale, prima per la nomina poi per la sostituzione.
Nessuna spiegazione, nessun chiarimento e confronto con la Militanza, nemmeno
per fare le proprie scuse a chi, suo malgrado, ha visto di riflesso colpita la
propria immagine di onesta ed entusiasta fede politica in un Movimento che
aveva, e dovrà tornare ad avere, nella trasparenza e nel richiamo alla
legalità i suoi imprescindibili fondamenti;
-
accumulo ingiustificato di cariche, interne ed
istituzionali, sottratte a collaboratori di sicura fede leghista, capaci e
disponibili ma volutamente emarginati;
-
mancata informazione, da ormai due anni, sul
bilancio piemontese della Lega;
-
incredibile contrasto, a poche ora di distanza,
tra le dichiarazioni di intenti del segretario nazionale alla Militanza
convocata - “portare nuovi iscritti, aprire nuove sezioni e sedi” - e le
comunicazioni sub-commissariali provinciali torinesi- “chiusura delle sedi
cittadine esistenti” – con attuazione immediata.
Di fronte a questa indiscutibile crisi, invece di
cambiare radicalmente indirizzo, la “dirigenza” piemontese ha solo saputo
ripetere litanie del tipo 'bisogna rilanciare', 'dobbiamo intensificare',
'occorre evangelizzare' etc.
Chi deve rilanciare, intensificare,
evangelizzare?
“Loro”, tempo non ne hanno, impegnati come sono a
frusciare per i corridoi dei palazzi, rincorrendo assessorati e clientele, a
discutere su chi riavrà l’assessorato perso ed a combinare, come stanno facendo
nel Novarese ed altrove, discutibili alleanze con esponenti di improvvisati
movimenti e personaggi vari fuoriusciti da altri partiti.
Sarebbe questa, come dicono, la ‘gente nuova di
cui abbiamo bisogno’ ?
I Militanti, che hanno costruito le poltrone si
cui stanno seduti questi dirigenti, non solo servono sempre meno, ma iniziano a
dare decisamente fastidio se dimostrano di saper essere critici: ad un movimento
'di plastica' bastano le fotografie sui giornali e le apparizioni televisive.
La Lega è altro. E' nata come un movimento
rivoluzionario, con un solido impianto ideale, quello del federalismo liberale
ed antistatalista, dell'identità dei popoli, del recupero dei valori morali
padani, ed ha tutte le possibilità di radicarsi nella società piemontese e di
vincere in modo duraturo.
E’ quindi più che mai indispensabile procedere
senza alcuna esitazione sul programma delineato nel “Manifesto di Odalengo”,
intensificando gli sforzi di tutti per la riaffermazione dei sani principi che
devono continuare a guidare la Lega. I Militanti non sono più disposti a veder
rovinare un Movimento politico che è costato una montagna di sacrifici.
Chi, in due anni, ha prodotto solo disastri, ne
deve rispondere.
E risponderne ora, prima che sia troppo tardi.
Il Comitato per il "Manifesto
di Odalengo"