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LA STAMPA, 03 Novembre 2004


AGGUATO ALL’ALBA IN UNA VIA DI AMSTERDAM. GIA’ ARRESTATO L’ASSASSINO, UN OLANDESE DI ORIGINE MAROCCHINA

Ucciso un regista autore di un film antiislamico

Van Gogh aveva difeso le donne musulmane

 

Enrico Singer
corrispondente da BRUXELLES
Tre colpi di pistola e uno di coltello, rituale, alla gola. E una rivendicazione: un biglietto lasciato sul petto insanguinato. Theo van Gogh, 47 anni, controverso regista olandese, pronipote del famoso pittore, è stato ucciso così, ieri mattina, nel centro di Amsterdam. Il suo film più noto e contestato, «Submission», denunciava la condizione della donna nel mondo musulmano. La tv lo aveva trasmesso appena pochi mesi fa, in agosto, e da allora erano cominciate le minacce da parte di gruppi estremisti islamici, tanto che la polizia per qualche tempo lo aveva protetto. Ma poi i timori sembravano svaniti e la sorveglianza si era allentata. Adesso, però, il sospetto è che il delitto sia legato a filo doppio proprio a quel film e a quelle minacce. Anche se lo stesso premier olandese, Jan Peter Balkenende, ha invitato a non precipitare i giudizi.
La verità, del resto, non dovrebbe tardare perché l'assassino è stato catturato pochi minuti dopo il delitto. Quando è stato ucciso, Theo van Gogh era appena sceso dalla sua bicicletta e il killer lo ha affrontato davanti a decine di testimoni che hanno dato subito l'allarme. Così la polizia ha fatto immediatamente scattare le ricerche e un agente motociclista ha individuato l’assassino tra i viali dell'Oosterpark, un giardino pubblico non molto lontano. Nuova sparatoria: ferito il poliziotto, ferito - a una gamba - anche l'assassino, che è stato poi arrestato da altri agenti accorsi sul posto. E’ un giovane di 26 anni di origine marocchina, ma con la nazionalità olandese. Per ora di lui la polizia non vuole dire altro. Ma sono in molti a parlare già di una specie di «fatwa». Di una condanna islamica maturata negli ambienti più radicali della comunità musulmana che vive nel Paese. Oppure frutto di un'azione individuale. Di un esaltato solitario.
Di certo Theo van Gogh era un personaggio che suscitava forti passioni. E anche forti rancori. Come il politico al quale era stato - e si sentiva ancora - più vicino: Pim Fortuyn, il leader populista assassinato nel maggio di due anni fa. Il segretario di uno dei movimenti nati dalla scissione del partito fondato da Fortuyn non ha esitato a paragonare l'uccisione del lontano parente del pittore Vincent van Gogh all'assassinio di Pim. «Entrambi erano difensori della libertà di espressione, non si stancavano di denunciare il proliferare del radicalismo islamico e la polarizzazione della società olandese», ha detto Boris Dietrich dei Demokraten 66. A Fortuyn il regista ucciso aveva dedicato il suo ultimo film, «06-05». Il titolo è la data dell'assassinio del leader populista e il film doveva uscire in dicembre sul web, un mezzo molto usato da Theo van Gogh, che aveva anche un suo sito.
Oltre che con i film - una ventina, soprattutto cortometraggi, uno presentato anche a Cannes - Theo van Gogh esprimiva il suo pensiero proprio via Internet criticando gli aspetti più conservatori e integralisti dell'Islam. E non solo. La società multiculturale e tollerante olandese per lui era «colpevole di difendere una cultura aggressiva e retrogada» come quella musulmana. Era stato anche accusato di antisemitismo, perché aveva definito «sentimentalista esagerato» un esponente della comunità ebraica dopo un dibattito sull'Olocausto in tv. E come il suo ideologo Pim Fortuyn, paladino di tutte le diversità e di tutti gli scontenti, Theo van Gogh amava le provocazioni e il gusto dell'eccesso. Nel suo sito appare ritratto con un reggiseno sugli occhi.
Anche i dieci minuti del suo film «Submission» sono fuori dall'ordinario. Protagonista della pellicola è una rifugiata somala di 46 anni, Ayyan Hirsi Ali, che è in Olanda da più di due decenni, ha rinunciato al credo islamico ed è stata anche eletta deputato. La prima inquadratura la mostra inginocchiata a pregare su un tappeto, avvolta da un velo scuro. Ma più la macchina da presa si avvicina, più si scorge la sua nudità dietro il velo.
Poi comincia a parlare: «Allah dice che gli uomini sono i difensori delle donne e per questo li ha fatti più forti. Io sento la forza del pugno di mio marito sulla faccia almeno una volta alla settimana...». E tutto il cortometraggio denuncia una storia di sottomissione e di violenze: data in sposa dalla famiglia, picchiata dal martito, infine accusata di adulterio. Per questo film Theo van Gogh sarebbe stato ucciso.

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