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Sul n. 8 del bollettino "Countach!" (www.padania.to.it/countach/Numero8/Articoli8/Editoriale8.htm) abbiamo scritto, a proposito delle Genti rappresentate socialmente e  politicamente della Lega Nord:

Conservatori anticonformisti, spesso costretti a subire l’esclusione sociale ed economica determinata da un sistema produttivo con caratteristiche fortemente “metropolitane”: basti pensare alle conseguenze che il nostro modello di sviluppo industriale e post-industriale ha avuto nelle campagne e nelle valli, dove le popolazioni autoctone sono state sistematicamente sradicate nel continuo dei diversi passaggi generazionali, e dove la Lega ha saputo risocializzare rabbie profonde, generate dall’imposizione di modelli di vita e di sudditanza economica che non tengono in alcun conto l’importanza del radicamento dell’individuo sul territorio.

Come non ritrovare nell'azione e nei programmi di Giovanni Robusti il risvolto concreto di questa analisi?

Programma Elettorale

Per non morire d'Europa

La sopravvivenza dell'attuale sistema agricolo europeo è direttamente correlata alla sopravvivenza di questa Europa. Solo che, questa Europa è strettamente dipendente dal come imposterà il proprio sistema agricolo. La metà del bilancio comunitario è destinata al sostegno dell'attività agricole ed agroambientale. Sino a ieri questo instabile equilibrio ha retto egregiamente. Ogni membro della comunità aveva raggiunto il suo equilibrio e, si gestiva quella parte di vantaggi che aveva accumulato nel tempo cercando di pagare meno penalizzazioni possibili. Oggi, di colpo, cambia tutto. Tutto viene messo in discussione. Entrano in Europa, nuovi paesi. Questi nuovi soci della Comunità Europea, sono poveri e soprattutto sono prevalentemente dediti all'attività agricola. Portano dentro un po' di latte, un po' di carne, del pane, vino, birra e … tante bocche da sfamare. In cambio acquistano automobili, frigoriferi, televisori e programmi televisivi. Faranno costruire a noi vecchi europei, strade, infrastrutture ecc ecc ecc.. Solo che questi nuovi amici, non staranno alla finestra a guardare noi vecchi soci che, ci spartiamo le agevolazioni acquisite nel tempo. Prima o poi, esigeranno anche loro il pari diritto di soci a tutti gli effetti. Tutti per uno, uno per tutti. E li verrà il bello. Soldi da spendere ce ne saranno di meno; bocche da sfamare di più. Senza entrare oggi nel merito tecnico e nei dettagli di questa prima analisi, si potrebbe comunque concludere che o muore il modello agricolo sino a qui seguito, oppure l'Europa rischia di morire o quantomeno di collassare per mano della sua agricoltura. Ma i vecchi soci, Italia per prima, hanno pensato bene di mettere a posto le cose prima dell'allargamento del 2004. Dopo estenuanti mediazioni in cui nessuno voleva cedere nulla, si sono rifatti i regolamenti comunitari, le leggi per gestire diversamente le risorse destinate alla agricoltura. Tralascio tutta l'anali delle diverse posizioni, dei diversi interessi trasversali. La sintesi è che, i soldi che prima gli agricoltori europei prendevano per il lavoro che facevano sulla terra, dal 2005 li prenderanno per il solo fatto di essere stati agricoltori. Una rendita perpetua sulla base di diritti acquisiti che dalla vecchia Europa, si illudono di mantenere nella nuova. I tecnici sosterranno che stò semplificando troppo. Non credo. Vorrei, ribadire il concetto. Sino a oggi l'Europa sosteneva il lavoro svolto sulla terra. Da domani, da una parte la terra produrrà reddito se il libero mercato o meglio la gloabilizzazione dei mercati, lo consentirà; dall'altra il lavoro verrà pagato a chi lo aveva ma ciò, indipendentemente da che venga svolto o meno. Una specie di cassa integrazione agricola. Ma non bastava tutto ciò. Prima di aprire ai nuovi paesi, gli apparati di Bruxelles, si sono anche divisi i mercati dei vecchi. Con che sistema ?. Con quello classico delle quote di produzione. Prendiamo l'esempio base, il latte. A noi Italioti, fino al 2017, resterà da produrre MENO latte di quello che produciamo oggi perché, ci dovremo bere il latte che già oggi producono in più Germania, Francia, Olanda, Svezia ecc, con l'aggiunta delle maggiori quote che a questi paesi sono state assegnate oggi per allora e sino al 2017. In cambio abbiamo ottenuto vantaggi sul grano duro e su altre piccole questioni. Potrà reggere tutta questa situazione ?. Io penso di NO. Purtroppo se non regge ci sono solo due sviluppi. O l'Europa muore di agricoltura, o l'agricoltura muore degli egoismi degli apparati europei. Noi NON possiamo accettare nessuna delle due opzioni. Noi sappiamo solo che la partita storica della grande Europa si giocherà sul campo agricolo. Noi Padania, abbiamo già dovuto sacrificare la nostra agricoltura, sull'altare degli interessi romani in Europa. Noi Padania, agricola e non agricola, NON vogliamo morire d'Europa. A tutt' oggi, ci siamo già fatti molto male.
Giovanni Robusti

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OGM si, OGM no: polemica ormai sterile. Con la decisione di Bruxelles, a cui non è estraneo il ministro Alemanno di Alleanza Nazionale, ormai la frittata è fatta. Da anni le multinazionali, che gestiscono questo traffico di interessi non commentabili, cercano un varco. Se siamo inquinati, dicono, conviene liberalizzare l'uso degli OGM. Lascio ai commenti più superficiali la diatriba sul fatto che gli OGM salvino o condannino l'umanità. Sono ormai diventate stucchevoli le dichiarazioni di chi, nascondendo altri interessi o la propria ignoranza, sostiene che gli OGM salavano il mondo dalla fame. Il mondo si salva dalla fame se si vuole salvarlo, OGM o non OGM. Ma questa è un'altra storia, drammatica ma un'altra storia.
La verità dietro agli OGM si chiama BREVETTO. All'epoca degli accordi sul commercio mondiale, negli anni novanta, passò una modifica alle leggi sui brevetti delle scoperte scientifiche, che nessuno o quasi ha mai voluto commentare. Il concetto è questo: prima chi scopriva una novità vegetale poteva avere il brevetto e quindi esigere delle commissioni da chi utilizzasse il frutto del suo ingegno. Assolutamente legittimo. La ricerca, senza soldi, non la fa nessuno o pochi poeti. Oggi invece, chi scopre una novità vegetale o animale e quindi anche gli OGM, ha il diritto anche sui suoi derivati. Per fare un esempio; chi ha scoperto il pomodoro che resiste al freddo perché contiene i geni del merluzzo (non è una battuta, è vero), brevettando la sua scoperta è padrone della medesima e dei pomodori che ne deriveranno. Costui può chiedere delle commissioni sia a chi acquista le sementi di pomodoro modificate, come avveniva prima, sia a chi mangia o solo vende i pomodori derivati. In altre parole, i brevetti OGM spostano la proprietà della natura da Dio alle multinazionali. Peccato che di queste cose non se parli mai.
Le lobby di potere, che hanno determinato l'apertura anche del mercato europeo agli OGM, alla parola brevetto cambiano discorso. Se veramente costoro hanno a cuore gli interessi della collettività, se costoro hanno a cuore come dicono, i poveri affamati dell'Africa, rinuncino alla brevettabilità dei derivati e si accontentino della brevettabilità della scoperta. Dimostrerebbero buona fede, difenderebbero ugualmente i loro interessi, si pagherebbero abbondantemente le spese di ricerca. Purtroppo non lo faranno mai.
Una cosa tuttavia le "democrazie" occidentali potrebbero a questo punto, scappati i buoi dalla stalla, proporre. La responsabilità civile sulle ricadute dell'uso degli OGM. Come per il nucleare, per il tabacco ecc ecc, le grandi multinazionali incassano i profitti ma se ci sono dei danni, questi sono della collettività. Una bella polizza assicurativa per tutti noi, a carico di chi specula sulla natura. Utopia? Non è detto. Io, se ne avrò l'opportunità, questo cercherò di imporre a Bruxelles. Ormai Alemanno ha fatto la frittata. Vediamo se riusciamo a metterci una pezza. Certo che, se ci si riuscisse, sarebbe meglio tornare indietro.
Comunicato del 20 maggio 2004
Giovanni Robusti

http://www.giovannirobusti.org/

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