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L'abbiamo conosciuta ad Odalengo Piccolo (il destino esiste...) durante il convegno "LE RADICI PROFONDE NON GELANO MAI", svoltosi la scorsa domenica 23 maggio, e ci ha convinti subito. Non lasciatevi ingannare dall'aspetto minuto ed apparentemente fragile: ha grinta da vendere, una lucida visione dei fatti che si somma ad una invidiabile capacità di sintesi e, non ultimo,  un notevole coraggio fisico e capacità di adattamento che le permettono di partecipare, in prima persona, alla missione umanitaria promossa dalla "Umanitaria Padana Onlus" in Iraq, volando sui C-130 dell'esercito e soggiornando presso il campo militare italiano di Nassirya insieme agli altri volontari dell'associazione.

 

Riportiamo qui di seguito una breve rassegna stampa sulla spedizione umanitaria "Guerrieri della Pace in missione" promossa dalla UMANITARIA PADANA ONLUS:

 

Fonte: http://www.legnostorto.com/node.php?id=16033

«Tutti in fuga i volontari di sinistra» di ELISA CALESSI

TRAMITE L'UMANITARIA PADANA ONLUS, I LEGHISTI HANNO PORTATO IN IRAQ MEDICINE, MACCHINARI E CIBO Sara Fumagalli, compagna del ministro Castelli, in missione a Nassiriya: ci hanno abbandonati
ROMA - L'ultimo viaggio in Iraq l'ha fatto una settimana fa. Era la quarta missione in pochi mesi. «La prima volta sono andata ad agosto». Poi è tornata in ottobre e a marzo. Quando comincia a raccontare della gente di lì, le donne che ti ringraziano per l'acqua, i bambini che ti si fanno intorno, le si illuminano gli occhi. Ogni tanto ripete: «Parlo solo di quello che ho visto». Nessun giudizio, la politica, in questo caso, la lascia fare agli altri. Per esempio il suo compagno di vita, il ministro leghista Roberto Castelli. Lei non vuole mischiare il suo impegno politico con quello umanitario. Quando va in Iraq è solo Sara Fumagalli, volontaria della Umanitaria Padana Onlus: minuta e instancabile, dice chi la conosce. Comincia: «Sono tornata da Nassiriya qualche giorno fa. Siamo andati per il progetto di un istituto professionale per infermiere». Bisogna restaurare un edificio che ora è fatiscente. Perché la gente, dice, va aiutata a ricominciare. «Io dico sempre: vanno aiutati a aiutarsi. C'è una voglia fortissima di autonomia, di poter cominciare una vita normale. E il lavoro, in questo, è essenziale». Hanno consegnato 15mila dollari al generale Roberto Ranucci, vicecomandante della missione Antica Babilonia e a Barbara Contini, governatrice della regione a Sud del Paese. Ma non c'è solo il lavoro. Nei mesi scorsi lei e gli altri volontari padani hanno portato 12 tonnellate di aiuti umanitari. Medicine, macchinari, cibo, generi di prima necessità. Erano gli unici, perché le Ong che gravitano attorno alla sinistra si sono rifiutate di andare in Iraq dopo la guerra. «Siamo stati i primi privati a portare aiuti umanitari dall'Italia, insieme alle istituzioni. Ma ancora adesso, a parte la Croce rossa che fa un gran lavoro, non ho incontrato altri volontari. Eppure la situazione, laggiù, è ancora difficilissima. Nella provincia dove si trova Nassiriya c'è una povertà estrema, assoluta». La prima volta che è andata era un inferno. Dopo mesi di presenza italiana, qualcosa sta cambiando. Racconta di collette fatte dai nostri militari per portare aiuti alla gente. «Hanno mobilitato i paesi da dove vengono, le regioni, i comuni. Hanno a cuore le persone, si vede. E la gente se ne accorge». Ricorda di una donna che le ha detto: "Tanta gente è venuta a farci delle promesse. I militari italiani, invece, ci aiutano". È stata negli orfanotrofi dove i bambini dormivano sui cartoni. «Adesso non è più così», dice, «solo che nessuno ne parla. Le cose positive non fanno notizia». Si arrabbia per come i giornali parlano dell'Iraq. L'ultimo viaggio, per esempio. Era già scoppiato il caso delle torture. Sui giornali di mezzo mondo non si parlava di altro che degli abusi commessi dagli americani. «Non dico non sia giusto. Anzi. Sono episodi gravissimi da condannare seriamente. Ma la realtà che coinvolge la gente comune, laggiù, non è questa. Hanno altro a cui pensare». A come mettere insieme qualcosa da mangiare, al lavoro che non c'è, alle medicine che mancano, ai figli che corrono a piedi nudi tra le fogne a cielo aperto e bevono acqua melmosa piena di batteri. «Le torture scuotono le nostre coscienze di occidentali, ma non deve essere questo il pretesto per abbandonarli » . La realtà, dice, è che in Iraq la gente chiede aiuti concreti per ripartire. Soprattutto agli italiani. A Nassiriya aveva sentito parlare delle carceri irachene. «Prima che i nostri arrivassero, ai detenuti non si dava nemmeno il cibo. Se si arrangiavano le famiglie, bene, altrimenti potevano morire di fame. E sono stati i nostri militari a insegnare alla polizia locale che anche una persona arrestata ha dei diritti che vanno rispettati». Gli Italiani, gli Americani. «Certo che sono percepiti in modo diverso», si lascia sfuggire. «Per l'impressione che ho io», aggiunge. Di più non dice. Lei lavora, cerca di aiutare. Come Stefano Rolla, il regista morto nella strage di Nassiriya insieme ai militari italiani. Lo conosceva bene. «Era uno dei nostri, ci ha accompagnato nella prima missione». Presto tornerà a Nassiriya. A portare altri macchinari, altri aiuti. «C'è bisogno di tutto, là».

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Articolo tratto da laPadania di mercoledì 22 ottobre 2003

Su "Porta a Porta" la missione dell'Umanitaria Padana onlus a Nassirya. In programma altre missioni.

 IL CUORE PADANO IN IRAQ

Mentre infuria la polemica sull'immigrazione selvaggia e sul rischio terrorismo islamico, dalla Padania arriva un esempio concreto di come sia possibile aiutare i popoli a casa loro. A dare risonanza alla missione dell'Umanitaria padana onlus e del progetto "Guerrieri per la pace" coordinato da Sara Fumagalli, che nell'agosto scorso portò medicinali e aiuti di prima necessità a Nassirya questa volta è stata la trasmissione di "Porta a Porta" lunedì sera su Rai 1 con un ampio reportage sulla missione. Intanto l'Umanitaria Padana è tornata in Iraq. Questa volta per un altro viaggio della speranza. Sara Fumagalli, interpellata da un corrispondente Ansa al campo militare italiano, ha affermato:

«Essere qui è un'esperienza bellissima: dare aiuto a questa popolazione e vedere il comportamento esemplare dei nostri militari, che fanno di tutto per stare vicino alla gente, è un'esperienza umana eccezionale». Lo dice mentre seduta a un tavolo della mensa del campo militare italiano a Nassirya consuma un rapido pasto. Casacca beige, camicia verde e grande entusiasmo, Sara Fumagalli si trova a Nassirya da un giorno. «Sono qui per la seconda volta - spiega - la prima volta sono venuta in agosto, quando le condizioni erano davvero dure: c'erano 56 gradi all'ombra e fare qualsiasi cosa era davvero difficile. Adesso, invece, fa un po' più fresco e anche le condizioni generali della zona vanno lentamente migliorando, per cui portare aiuto alla popolazione diventa più facile». In agosto, Sara Fumagalli coi compagni di associazione, aveva portato medicinali e una macchina portatile per raggi X, oltre a generi di prima necessità. Allora si fermò per qualche settimana, mentre questa volta la sua permanenza sarà di soli tre giorni: «Abbiamo magazzini pieni di materiale medico, viveri e cose che possono servire alla popolazione, anche quei giocattoli che i bambini ci hanno chiesto in agosto. Ma per trasportare il tutto, utilizziamo i voli della Difesa, e per ora non c'è spazio, in quanto è in corso il cambio di brigata. Ma - ribadisce la Fumagalli - a novembre speriamo di portare davvero tutto». Anche questa breve permanenza comuque è stata sfruttata al massimo: «Abbiamo conosciuto - racconta Sara Fumagalli - una giovane donna orfana affetta da un tumore benigno al cervello. La porteremo con noi per farla operare all'ospedale Niguarda, a Milano».
«In Italia - prosegue - arrivano dall'Iraq solo le notizie allarmanti e quasi mai quelle che riguardano la ricostruzione in atto in questo Paese. Qui - osserva - la gente nella ricostruzione sta mettendo il cuore e io voglio continuare a lavorare a quest'opera».

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Articolo tratto da la Padania di martedì 21 ottobre 2003

Il secondo viaggio di Sara Fumagalli con l'Associazione Umanitaria Padana Onlus in aiuto della popolazione

IRAQ, GUERRIERI PER LA PACE IN MISSIONE

Parte in queste ore la seconda missione in Iraq dell'Associazione Umanitaria Padana onlus nell'ambito del progetto "Guerrieri per la pace" guidato dalla signora Sara Fumagalli in qualità di madrina.
Si tratta di una iniziativa intrapresa con il supporto della Task Force intergovernativa per l'Iraq coordinata dal Ministero degli Affari Esteri. La missione umanitaria promossa dall'Associazione prevede due fasi: 1) l'assistenza immediata, offrendo aiuti di prima necessità alla popolazione irachena; 2) la cooperazione allo sviluppo del Paese mediante l'organizzazione per un gruppo di giovani iracheni ed irachene di un corso bimestrale di formazione professionale in Italia.

Sulla missione umanitaria è in corso di realizzazione un documentario volto ad attestare lo svolgimento e l'esito positivo della stessa, anche al fine di stimolare iniziative analoghe da parte di altre associazioni e organizzazioni non governative, al momento assenti dall'Iraq.
Attraverso l'imbarco su voli prepianificati del Ministero della Difesa, già lo scorso agosto Sara Fumagalli ed altri volontari dell'Associazione avevano portato medicinali, materiali medico-sanitari, apparecchiature diagnostiche, aiuti nutrizionali ed attrezzature idriche, in parte a Baghdad ed in parte a Nasiriyah .
Qui, all'Ospedale pediatrico e delle donne ed in due orfanotrofi della città, i componenti la spedizione avevano effettuato la prima distribuzione di aiuti privati provenienti dall'Italia con la collaborazione del contingente italiano dell'operazione "Antica Babilonia" per le funzioni di protezione e scorta fissate dal mandato stabilito dal Parlamento Italiano.
Sara Fumagalli, il dottor Pietro Velio, che è inoltre Vice Presidente dell'Associazione Medica Padana e l'operatore Giancarlo Carotenuto ripartono questa notte alla volta di Nasiriyah, in risposta a due richieste di aiuto umanitario pervenute dal Comando dell'Italian Joint Task Force Iraq a firma del Brig. Gen. Giovan Battista Borrini e dall'Arcivescovo Procuratore Patriarcale di Sant'Antiochia dei Siri presso la Santa Sede, Monsignor Al Jamil.
In queste stesse ore arriverà in Iraq il senatore Cesarino Monti insieme alla delegazione parlamentare che visiterà i soldati italiani che operano a Nasiriyah e incontrerà i componenti dell'Associazione Umanitaria Padana.

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da: http://www.difesa.it/smd/antica_babilonia/notizie/marzo04/notizie25mar04_1.shtm

Stemma del Contingente italiano in Iraq
Operazione "Antica Babilonia"
Comando del Contingente Italiano
(Iraq)

NOTIZIE DEL 25 MARZO 2004

AIUTI UMANITARI

Consegnato ieri dal personale dell'Italian Joint Task Force Iraq (IJTFI) il trattore agricolo dono dall'Associazione italiana "Umanitaria Padana" all'Istituto agrario provinciale di Ash Shatrah.
La rappresentante dell'associazione Dott.ssa Sara Fumagalli aveva infatti visitato i giorni scorsi il contingente e la città di An Nasiriyah portando ai militari della cooperazione civile militare del comando di brigata gli aiuti per la popolazione locale.
 
Antica Babilonia - Consegna del trattore agricolo donato dall'Associazione italiana "Umanitaria Padana"

L'Istituto agrario è uno dei più importanti della provincia e la speranza, come ha sottolineato il Brigadier Generale Roberto Ranucci Vice Comandante del contingente italiano, è che il nuovo mezzo possa segnare l'inizio dello sviluppo di un settore vitale per l'economia della regione.

La struttura che ha beneficiato di questo gesto di solidarietà appartiene alla provincia di Dhi Gar, area di responsabilità dell'IJTFI, ed è a circa 40 chilometri a nord di An Nasiriyah. Qui l'agricoltura è ancora allo stato embrionale: la coltivazione dei campi è appena accennata e per lo più sviluppata solo nelle poche oasi sparse nella pianura della Mesopotania.
La terra è ricca di sale e l'area paludosa comprende grosse "marcite": tipici acquitrini salmastri che costringono a sottoporre il terreno a continua lavorazione.
Questo primo pacchetto di aiuti fà parte di un più ampio progetto della cellula CIMIC allo scopo di favorire il settore agricolo aiutandolo nel processo di meccanizzazione. L'iniziativa in particolare consentirà agli studenti del villaggio di apprendere ed applicare più moderne tecniche di lavorazione.

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Operazione "Antica Babilonia"
Comando del Contingente Italiano
(Iraq)

NOTIZIE DEL 30 MARZO 2004

RISTRUTTURATO CENTRO SANITARIO

L'Italian Joint Task Force (ITJTF) ha ultimato la ristrutturazione del centro medico di Al Geriafiyah, villaggio a circa 40 km sud-est di An Nasiriyah.
Ad inaugurare la struttura sanitaria una delegazione di militari italiani ed il Brigadier Generale Roberto Ranucci, Vice Comandante dell'ITJTF.
Antica Babilonia - Il Brig. Gen. Ranucci Vice Comandante dell'ITJTF taglia il nastro del nuovo centro sanitario
Antica Babilonia - Consegna dei medicinali al cento sanitario Dopo il taglio del nastro, a simboleggiare la restituzione del centro sanitario ai circa 15.000 abitanti del villaggio, il Brigadier Generale Ranucci ha visitato il nuovo pronto soccorso constatando i risultati e complimentandosi per il tempi ristretti con i quali la vecchia struttura è stata completamente rimessa a nuovo e resa agibile.

Nel corso della visita il Vice Comandante ha incontrato le autorità locali intervenute alla cerimonia sottolineando la soddisfazione del contingente nel restituire una struttura funzionale, in grado di fornire assistenza sanitaria all'intera zona. Medicinali e altro materiale indispensabile al suo funzionamento saranno al più presto approvvigionati.
La ristrutturazione del centro medico è uno dei tanti progetti seguiti dalla cellula CIMIC (Cooperazione Civile e Militare) della brigata.
Il personale militare si occupa infatti di reperire i fondi, di curare il progetto e verificare che i lavori siano svolti a regola d'arte e nei tempi previsti.
In particolare questo progetto ha avuto inizio il 31 dicembre 2003 e terminato ieri ed è costato circa 32.000 dollari.
La cerimonia di inaugurazione è stata inoltre l'occasione per distribuire confezioni di farmaci donati dalla Dott.ssa Sara Fumagalli a nome dell'associazione italiana "Umanitaria Padana".

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da "LA STAMPA", 6 giugno 2004

Sara la bersagliera della Lega
«Castelli, mia guida in Europa»

di Gigi Padovani
 
(...) Anche se non porta il cognome del ministro leghista, con il quale vive dal ‘97 assieme al figlio dodicenne Giacomo (dopo esserne stata l’assistente parlamentare), lei è sempre stata coerente. Con lui, mai una lite politica. La Sara Fumagalli da Lecco, con mamma di Pontida, sarà anche la compagna di Roberto Castelli, ma prima di tutto si sente militante leghista e volontaria padana. «Sì, - dice la Sara - ho accettato di essere la numero tredici della Lega nella Circoscrizione Nord Ovest, ma non me lo ha chiesto Roberto, sono stata molto onorata dell’offerta che mi hanno fatto nel Consiglio federale. A Strasburgo? Chissà. A me il 13 ha porta fortuna».
Da tre anni la Sara, piglio deciso su un viso dolce sotto la frangetta, fa su e giù dalla bella casa nei boschi di Cisano Bergamasco - tra Lecco e Bergamo - a Roma. E non solo. Anche verso Baghdad e Nassiriya. Per l’Umanitaria Padana Onlus ha coordinato la missione «Guerrieri per la pace» in Iraq, ed ha portato là 15 tonnellate di aiuti in quattro viaggi: il primo nell’agosto 2003, poi ad ottobre (poche settimane prima dell’attentato al campo «Antica Babilonia di Nassiriya), quindi a marzo 2004 e maggio 2004.
«Sono stata fortunata - dice Sara Fumagalli con il suo fare da bersagliere -, ho evitato l’attacco del 3 maggio al convoglio con il generale Chiarini per pochi giorni». I ragazzi italiani di stanza in Iraq, lei li chiama «eroi di tutti i giorni», ma insiste a spiegare come i leghisti intendono la missione: portare viveri e medicinali, salvare feriti, costruire asili.
A 33 anni, la Sara ha già una invidiabile esperienza politica, dato che nel ‘93 fu eletta a Lecco - allora la più giovane consigliere comunale italiana -, per poi diventare assessore al Bilancio dello stesso Comune e quindi a Vimercate, 46 mila abitanti.
Adesso l’esperienza al fianco del Guardasigilli (dopo Bossi, il più amato nel Carroccio) l’ha proiettata sulla scena internazionale. Nella vorticosa campagna elettorale per valli, per feste del Carroccio - tra Piazza Duomo, Monza e Merate, senza disdegnare il té con le amiche Donne Padane - non tralascia di ricordare la sua campagna «contro la pedo-pornografia in Europa», che ha svolto accanto al ministro della Giustizia. «L’ho seguito molte volte nei vertici europei - racconta Sara - e ho stretto anche qualche amicizia, come con la moglie del collega francese di Roberto, la signora Corinne Perben». Che poi madame Perben in Francia sia nel mirino perché anche troppo «esposta» ai media, quasi a far lei da -ministro, questo a Sara importa poco. La coppia Sara&Corinne continuerà a frequentarsi, nei vertici Ue.
Di certo, lei si è battuta per difendere i bambini e bloccare «forcolandia» al fianco del marito. Questo le basta. Oggi non sarà a Pontida, «dove è nata la mia mamma e dove mi sento di casa»: come tutti i leghisti accetta la decisione del Capo. Se le si chiede un giudizio sul ritorno elettorale della voce gracchiante e dolorante di Umberto Bossi, sbotta: «Non ne voglio parlare in questi termini. Ma cosa vuol dire? Per noi è Capo, Padre, Guida. Mi ha cambiato la vita e sono triste perché soffre, prego per lui perché ho la fede e questo mi basta. Non mescoliamo la campagna elettorale con la sua sofferenza. E lo sa perché? Perché noi siamo leghisti, non facciamo i leghisti».
Se dovesse entrare nell’Europarlamento, Sara Fumagalli ha già pronto il suo programma di lavoro: meno feste da «first ladies» o first-sciura e battaglia a testa basta per difendere l’identità italiana contro le ingerenze burocratiche di Bruxelles, «che sono peggio di Roma, lo sa? Me lo dice sempre Roberto...». E per non scontentare le sue due heimat, le piccole patrie intorno a Pontida, ha già detto al Carroccio che si dividerà, per il comizio di chiusura: un po’ a Bergamo e un po’ a Lecco. Con Castelli al fianco, naturalmente.

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