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Europee 2004

L'abbiamo conosciuta ad Odalengo Piccolo (il destino
esiste...) durante il convegno "LE
RADICI PROFONDE NON GELANO MAI", svoltosi la scorsa domenica 23 maggio, e
ci ha convinti subito. Non lasciatevi ingannare dall'aspetto minuto ed
apparentemente fragile: ha grinta da vendere, una lucida visione dei fatti che
si somma ad una invidiabile capacità di sintesi e, non ultimo, un notevole
coraggio fisico e capacità di adattamento che le permettono di partecipare, in
prima persona, alla missione umanitaria promossa dalla "Umanitaria Padana Onlus"
in Iraq, volando sui C-130 dell'esercito e soggiornando presso il campo militare
italiano di Nassirya insieme agli altri volontari dell'associazione.
Riportiamo qui di seguito una breve rassegna stampa
sulla spedizione umanitaria "Guerrieri della Pace in missione" promossa dalla
UMANITARIA PADANA ONLUS:
Fonte: http://www.legnostorto.com/node.php?id=16033
«Tutti in fuga i volontari di sinistra» di ELISA CALESSI
TRAMITE L'UMANITARIA PADANA ONLUS, I LEGHISTI HANNO PORTATO IN IRAQ MEDICINE,
MACCHINARI E CIBO Sara Fumagalli, compagna del ministro Castelli, in missione a
Nassiriya: ci hanno abbandonati
ROMA - L'ultimo viaggio in Iraq l'ha fatto una settimana fa. Era la quarta
missione in pochi mesi. «La prima volta sono andata ad agosto». Poi è tornata in
ottobre e a marzo. Quando comincia a raccontare della gente di lì, le donne che
ti ringraziano per l'acqua, i bambini che ti si fanno intorno, le si illuminano
gli occhi. Ogni tanto ripete: «Parlo solo di quello che ho visto». Nessun
giudizio, la politica, in questo caso, la lascia fare agli altri. Per esempio il
suo compagno di vita, il ministro leghista Roberto Castelli. Lei non vuole
mischiare il suo impegno politico con quello umanitario. Quando va in Iraq è
solo Sara Fumagalli, volontaria della Umanitaria Padana Onlus: minuta e
instancabile, dice chi la conosce. Comincia: «Sono tornata da Nassiriya qualche
giorno fa. Siamo andati per il progetto di un istituto professionale per
infermiere». Bisogna restaurare un edificio che ora è fatiscente. Perché la
gente, dice, va aiutata a ricominciare. «Io dico sempre: vanno aiutati a
aiutarsi. C'è una voglia fortissima di autonomia, di poter cominciare una vita
normale. E il lavoro, in questo, è essenziale». Hanno consegnato 15mila dollari
al generale Roberto Ranucci, vicecomandante della missione Antica Babilonia e a
Barbara Contini, governatrice della regione a Sud del Paese. Ma non c'è solo il
lavoro. Nei mesi scorsi lei e gli altri volontari padani hanno portato 12
tonnellate di aiuti umanitari. Medicine, macchinari, cibo, generi di prima
necessità. Erano gli unici, perché le Ong che gravitano attorno alla sinistra si
sono rifiutate di andare in Iraq dopo la guerra. «Siamo stati i primi privati a
portare aiuti umanitari dall'Italia, insieme alle istituzioni. Ma ancora adesso,
a parte la Croce rossa che fa un gran lavoro, non ho incontrato altri volontari.
Eppure la situazione, laggiù, è ancora difficilissima. Nella provincia dove si
trova Nassiriya c'è una povertà estrema, assoluta». La prima volta che è andata
era un inferno. Dopo mesi di presenza italiana, qualcosa sta cambiando. Racconta
di collette fatte dai nostri militari per portare aiuti alla gente. «Hanno
mobilitato i paesi da dove vengono, le regioni, i comuni. Hanno a cuore le
persone, si vede. E la gente se ne accorge». Ricorda di una donna che le ha
detto: "Tanta gente è venuta a farci delle promesse. I militari italiani,
invece, ci aiutano". È stata negli orfanotrofi dove i bambini dormivano sui
cartoni. «Adesso non è più così», dice, «solo che nessuno ne parla. Le cose
positive non fanno notizia». Si arrabbia per come i giornali parlano dell'Iraq.
L'ultimo viaggio, per esempio. Era già scoppiato il caso delle torture. Sui
giornali di mezzo mondo non si parlava di altro che degli abusi commessi dagli
americani. «Non dico non sia giusto. Anzi. Sono episodi gravissimi da condannare
seriamente. Ma la realtà che coinvolge la gente comune, laggiù, non è questa.
Hanno altro a cui pensare». A come mettere insieme qualcosa da mangiare, al
lavoro che non c'è, alle medicine che mancano, ai figli che corrono a piedi nudi
tra le fogne a cielo aperto e bevono acqua melmosa piena di batteri. «Le torture
scuotono le nostre coscienze di occidentali, ma non deve essere questo il
pretesto per abbandonarli » . La realtà, dice, è che in Iraq la gente chiede
aiuti concreti per ripartire. Soprattutto agli italiani. A Nassiriya aveva
sentito parlare delle carceri irachene. «Prima che i nostri arrivassero, ai
detenuti non si dava nemmeno il cibo. Se si arrangiavano le famiglie, bene,
altrimenti potevano morire di fame. E sono stati i nostri militari a insegnare
alla polizia locale che anche una persona arrestata ha dei diritti che vanno
rispettati». Gli Italiani, gli Americani. «Certo che sono percepiti in modo
diverso», si lascia sfuggire. «Per l'impressione che ho io», aggiunge. Di più
non dice. Lei lavora, cerca di aiutare. Come Stefano Rolla, il regista morto
nella strage di Nassiriya insieme ai militari italiani. Lo conosceva bene. «Era
uno dei nostri, ci ha accompagnato nella prima missione». Presto tornerà a
Nassiriya. A portare altri macchinari, altri aiuti. «C'è bisogno di tutto, là».
° ° ° ° ° ° ° ° °
Articolo tratto da laPadania di mercoledì 22 ottobre 2003
Su "Porta a Porta" la
missione dell'Umanitaria Padana onlus a Nassirya. In programma altre missioni.
IL CUORE PADANO IN IRAQ

Mentre
infuria la polemica sull'immigrazione selvaggia e sul rischio terrorismo
islamico, dalla Padania arriva un esempio concreto di come sia possibile aiutare
i popoli a casa loro. A dare risonanza alla missione dell'Umanitaria padana
onlus e del progetto "Guerrieri per la pace" coordinato da Sara Fumagalli, che
nell'agosto scorso portò medicinali e aiuti di prima necessità a Nassirya questa
volta è stata la trasmissione di "Porta a Porta" lunedì sera su Rai 1 con un
ampio reportage sulla missione. Intanto l'Umanitaria Padana è tornata in Iraq.
Questa volta per un altro viaggio della speranza. Sara Fumagalli, interpellata
da un corrispondente Ansa al campo militare italiano, ha affermato:
«Essere qui è un'esperienza
bellissima: dare aiuto a questa popolazione e vedere il comportamento esemplare
dei nostri militari, che fanno di tutto per stare vicino alla gente, è
un'esperienza umana eccezionale». Lo dice mentre seduta a un tavolo della mensa
del campo militare italiano a Nassirya consuma un rapido pasto. Casacca beige,
camicia verde e grande entusiasmo, Sara Fumagalli si trova a Nassirya da un
giorno. «Sono qui per la seconda volta - spiega - la prima volta sono venuta in
agosto, quando le condizioni erano davvero dure: c'erano 56 gradi all'ombra e
fare qualsiasi cosa era davvero difficile. Adesso, invece, fa un po' più fresco
e anche le condizioni generali della zona vanno lentamente migliorando, per cui
portare aiuto alla popolazione diventa più facile». In agosto, Sara Fumagalli
coi compagni di associazione, aveva portato medicinali e una macchina portatile
per raggi X, oltre a generi di prima necessità. Allora si fermò per qualche
settimana, mentre questa volta la sua permanenza sarà di soli tre giorni:
«Abbiamo magazzini pieni di materiale medico, viveri e cose che possono servire
alla popolazione, anche quei giocattoli che i bambini ci hanno chiesto in
agosto. Ma per trasportare il tutto, utilizziamo i voli della Difesa, e per ora
non c'è spazio, in quanto è in corso il cambio di brigata. Ma - ribadisce la
Fumagalli - a novembre speriamo di portare davvero tutto». Anche questa breve
permanenza comuque è stata sfruttata al massimo: «Abbiamo conosciuto - racconta
Sara Fumagalli - una giovane donna orfana affetta da un tumore benigno al
cervello. La porteremo con noi per farla operare all'ospedale Niguarda, a
Milano».
«In Italia - prosegue - arrivano dall'Iraq solo le notizie allarmanti e quasi
mai quelle che riguardano la ricostruzione in atto in questo Paese. Qui -
osserva - la gente nella ricostruzione sta mettendo il cuore e io voglio
continuare a lavorare a quest'opera».
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Articolo tratto da la Padania di martedì 21 ottobre 2003
Il secondo viaggio di Sara
Fumagalli con l'Associazione Umanitaria Padana Onlus in aiuto della popolazione
IRAQ, GUERRIERI PER LA PACE
IN MISSIONE

Parte in queste ore la seconda missione in Iraq dell'Associazione Umanitaria
Padana onlus nell'ambito del progetto "Guerrieri per la pace" guidato dalla
signora Sara Fumagalli in qualità di madrina.
Si tratta di una iniziativa intrapresa con il supporto della Task Force
intergovernativa per l'Iraq coordinata dal Ministero degli Affari Esteri. La
missione umanitaria promossa dall'Associazione prevede due fasi: 1) l'assistenza
immediata, offrendo aiuti di prima necessità alla popolazione irachena; 2) la
cooperazione allo sviluppo del Paese mediante l'organizzazione per un gruppo di
giovani iracheni ed irachene di un corso bimestrale di formazione professionale
in Italia.
Sulla missione umanitaria è in corso di realizzazione un documentario volto ad
attestare lo svolgimento e l'esito positivo della stessa, anche al fine di
stimolare iniziative analoghe da parte di altre associazioni e organizzazioni
non governative, al momento assenti dall'Iraq.
Attraverso l'imbarco su voli prepianificati del Ministero della Difesa, già lo
scorso agosto Sara Fumagalli ed altri volontari dell'Associazione avevano
portato medicinali, materiali medico-sanitari, apparecchiature diagnostiche,
aiuti nutrizionali ed attrezzature idriche, in parte a Baghdad ed in parte a
Nasiriyah .
Qui, all'Ospedale pediatrico e delle donne ed in due orfanotrofi della città, i
componenti la spedizione avevano effettuato la prima distribuzione di aiuti
privati provenienti dall'Italia con la collaborazione del contingente italiano
dell'operazione "Antica Babilonia" per le funzioni di protezione e scorta
fissate dal mandato stabilito dal Parlamento Italiano.
Sara Fumagalli, il dottor Pietro Velio, che è inoltre Vice Presidente
dell'Associazione Medica Padana e l'operatore Giancarlo Carotenuto ripartono
questa notte alla volta di Nasiriyah, in risposta a due richieste di aiuto
umanitario pervenute dal Comando dell'Italian Joint Task Force Iraq a firma del
Brig. Gen. Giovan Battista Borrini e dall'Arcivescovo Procuratore Patriarcale di
Sant'Antiochia dei Siri presso la Santa Sede, Monsignor Al Jamil.
In queste stesse ore arriverà in Iraq il senatore Cesarino Monti insieme alla
delegazione parlamentare che visiterà i soldati italiani che operano a Nasiriyah
e incontrerà i componenti dell'Associazione Umanitaria Padana.
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da:
http://www.difesa.it/smd/antica_babilonia/notizie/marzo04/notizie25mar04_1.shtm

Operazione "Antica Babilonia"
Comando del Contingente Italiano
(Iraq)
NOTIZIE
DEL 25 MARZO 2004
AIUTI
UMANITARI
Consegnato ieri dal
personale dell'Italian Joint Task Force Iraq (IJTFI) il
trattore agricolo dono dall'Associazione italiana "Umanitaria Padana"
all'Istituto agrario provinciale di Ash Shatrah.
La rappresentante dell'associazione Dott.ssa Sara Fumagalli aveva infatti
visitato i giorni scorsi il contingente e la città di An Nasiriyah portando
ai militari della cooperazione civile militare del comando di brigata gli
aiuti per la popolazione locale.
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L'Istituto agrario è uno dei
più importanti della provincia e la speranza, come ha sottolineato il Brigadier
Generale Roberto Ranucci Vice Comandante del contingente italiano, è che il
nuovo mezzo possa segnare l'inizio dello sviluppo di un settore vitale per
l'economia della regione.
La struttura che ha
beneficiato di questo gesto di solidarietà appartiene alla provincia di Dhi Gar,
area di responsabilità dell'IJTFI, ed è a circa 40 chilometri a nord di
An Nasiriyah. Qui l'agricoltura è ancora allo stato embrionale: la coltivazione
dei campi è appena accennata e per lo più sviluppata solo nelle poche oasi
sparse nella pianura della Mesopotania.
La terra è ricca di sale e l'area paludosa comprende grosse "marcite": tipici
acquitrini salmastri che costringono a sottoporre il terreno a continua
lavorazione.
Questo primo pacchetto di aiuti fà parte di un più ampio progetto della cellula
CIMIC allo scopo di favorire il settore agricolo aiutandolo nel processo di
meccanizzazione. L'iniziativa in particolare consentirà agli studenti del
villaggio di apprendere ed applicare più moderne tecniche di lavorazione.
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Operazione "Antica Babilonia"
Comando del Contingente Italiano
(Iraq)
NOTIZIE DEL 30 MARZO 2004
RISTRUTTURATO CENTRO SANITARIO
L'Italian Joint
Task Force (ITJTF) ha ultimato la ristrutturazione del centro
medico di Al Geriafiyah, villaggio a circa 40 km sud-est di An Nasiriyah.
Ad inaugurare la struttura sanitaria una delegazione di militari
italiani ed il Brigadier Generale Roberto Ranucci, Vice Comandante dell'ITJTF. |
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Dopo il taglio del
nastro, a simboleggiare la restituzione del centro sanitario ai circa
15.000 abitanti del villaggio, il Brigadier Generale Ranucci ha visitato
il nuovo pronto soccorso constatando i risultati e complimentandosi per
il tempi ristretti con i quali la vecchia struttura è stata
completamente rimessa a nuovo e resa agibile. |
Nel corso della visita il
Vice Comandante ha incontrato le autorità locali intervenute alla cerimonia
sottolineando la soddisfazione del contingente nel restituire una struttura
funzionale, in grado di fornire assistenza sanitaria all'intera zona.
Medicinali e altro materiale indispensabile al suo funzionamento saranno al
più presto approvvigionati.
La ristrutturazione del centro medico è uno dei tanti progetti seguiti dalla
cellula CIMIC (Cooperazione Civile e Militare) della brigata.
Il personale militare si occupa infatti di reperire i fondi, di curare il
progetto e verificare che i lavori siano svolti a regola d'arte e nei tempi
previsti.
In particolare questo progetto ha avuto inizio il 31 dicembre 2003 e
terminato ieri ed è costato circa 32.000 dollari.
La cerimonia di inaugurazione è stata inoltre l'occasione per distribuire
confezioni di farmaci donati dalla Dott.ssa Sara Fumagalli a nome
dell'associazione italiana "Umanitaria Padana". |
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da "LA STAMPA", 6 giugno 2004
Sara la bersagliera della
Lega
«Castelli, mia guida in Europa»
di Gigi Padovani
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(...) Anche se non porta il cognome del
ministro leghista, con il quale vive dal ‘97 assieme al figlio dodicenne
Giacomo (dopo esserne stata l’assistente parlamentare), lei è sempre stata
coerente. Con lui, mai una lite politica. La Sara Fumagalli da Lecco, con
mamma di Pontida, sarà anche la compagna di Roberto Castelli, ma prima di
tutto si sente militante leghista e volontaria padana. «Sì, - dice la Sara -
ho accettato di essere la numero tredici della Lega nella Circoscrizione
Nord Ovest, ma non me lo ha chiesto Roberto, sono stata molto onorata
dell’offerta che mi hanno fatto nel Consiglio federale. A Strasburgo?
Chissà. A me il 13 ha porta fortuna».
Da tre anni la Sara, piglio deciso su un viso dolce sotto la frangetta, fa
su e giù dalla bella casa nei boschi di Cisano Bergamasco - tra Lecco e
Bergamo - a Roma. E non solo. Anche verso Baghdad e Nassiriya. Per
l’Umanitaria Padana Onlus ha coordinato la missione «Guerrieri per la pace»
in Iraq, ed ha portato là 15 tonnellate di aiuti in quattro viaggi: il primo
nell’agosto 2003, poi ad ottobre (poche settimane prima dell’attentato al
campo «Antica Babilonia di Nassiriya), quindi a marzo 2004 e maggio 2004.
«Sono stata fortunata - dice Sara Fumagalli con il suo fare da bersagliere
-, ho evitato l’attacco del 3 maggio al convoglio con il generale Chiarini
per pochi giorni». I ragazzi italiani di stanza in Iraq, lei li chiama «eroi
di tutti i giorni», ma insiste a spiegare come i leghisti intendono la
missione: portare viveri e medicinali, salvare feriti, costruire asili.
A 33 anni, la Sara ha già una invidiabile esperienza politica, dato che nel
‘93 fu eletta a Lecco - allora la più giovane consigliere comunale italiana
-, per poi diventare assessore al Bilancio dello stesso Comune e quindi a
Vimercate, 46 mila abitanti.
Adesso l’esperienza al fianco del Guardasigilli (dopo Bossi, il più amato
nel Carroccio) l’ha proiettata sulla scena internazionale. Nella vorticosa
campagna elettorale per valli, per feste del Carroccio - tra Piazza Duomo,
Monza e Merate, senza disdegnare il té con le amiche Donne Padane - non
tralascia di ricordare la sua campagna «contro la pedo-pornografia in
Europa», che ha svolto accanto al ministro della Giustizia. «L’ho seguito
molte volte nei vertici europei - racconta Sara - e ho stretto anche qualche
amicizia, come con la moglie del collega francese di Roberto, la signora
Corinne Perben». Che poi madame Perben in Francia sia nel mirino perché
anche troppo «esposta» ai media, quasi a far lei da -ministro, questo a Sara
importa poco. La coppia Sara&Corinne continuerà a frequentarsi, nei vertici
Ue.
Di certo, lei si è battuta per difendere i bambini e bloccare «forcolandia»
al fianco del marito. Questo le basta. Oggi non sarà a Pontida, «dove è nata
la mia mamma e dove mi sento di casa»: come tutti i leghisti accetta la
decisione del Capo. Se le si chiede un giudizio sul ritorno elettorale della
voce gracchiante e dolorante di Umberto Bossi, sbotta: «Non ne voglio
parlare in questi termini. Ma cosa vuol dire? Per noi è Capo, Padre, Guida.
Mi ha cambiato la vita e sono triste perché soffre, prego per lui perché ho
la fede e questo mi basta. Non mescoliamo la campagna elettorale con la sua
sofferenza. E lo sa perché? Perché noi siamo leghisti, non facciamo i
leghisti».
Se dovesse entrare nell’Europarlamento, Sara Fumagalli ha già pronto il suo
programma di lavoro: meno feste da «first ladies» o first-sciura e battaglia
a testa basta per difendere l’identità italiana contro le ingerenze
burocratiche di Bruxelles, «che sono peggio di Roma, lo sa? Me lo dice
sempre Roberto...». E per non scontentare le sue due heimat, le piccole
patrie intorno a Pontida, ha già detto al Carroccio che si dividerà, per il
comizio di chiusura: un po’ a Bergamo e un po’ a Lecco. Con Castelli al
fianco, naturalmente. |

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