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"LA STAMPA", 01 Agosto 2004
intervista
Paolo Colonnello
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MILANO
ONOREVOLE Antonio Di Pietro, solidarietà per Chiara Moroni?
(...) Sergio Moroni, una delle prime vittime di Mani Pulite...
«Alt! Basta con questa storia delle “vittime di Mani Pulite”. Basta con le
strumentalizzazioni. Questa storia di addebitare ai magistrati la morte di
Sergio Moroni è un falso storico».
Perché? Il deputato socialista bresciano si uccise dopo aver ricevuto un
avviso di garanzia per corruzione firmato da voi. Non è così?
«Moroni era stato chiamato in causa da un altro esponente socialista,
l’allora segretario Psi di Lecco, tale Parini, ora segretario locale dei
Ds. E poi da un democristiano, Martinelli, per una storia di appalti
sull’ospedale di Lecco. E dato che Moroni era un deputato, con la legge
dell’epoca, noi non potemmo far altro che sospendere l’inchiesta,
mandargli l’avviso di garanzia per poter poi chiedere l’autorizzazione a
procedere. Insomma, si trattò di un atto obbligato. Inoltre Moroni non
poteva essere arrestato in quanto parlamentare e credo lo sapesse
benissimo».
Evidentemente bastò il sospetto, che Moroni riteneva ingiusto, per
distruggergli la vita. Era un periodo dove non si andava tanto per il
sottile, anche i giornali usavano la clava.
«Ecco, appunto. I media fecero la loro parte. Moroni, come scrisse in una
delle sue lettere, arrivò al capolinea della sua vita per motivi da una
parte esistenziali, non sopportava cioè di essere finito in un
ingranaggio, quello dei finanziamenti ai partiti, che non condivideva;
dall’altra perché si era sentito schiacciato dal sistema mediatico».
Craxi parlò di «un clima infame» attribuendolo a voi pm.
«Eh, Craxi... quello che dava del “mariuolo” a Mario Chiesa e si faceva
gestire i soldi da Maurizio Raggio e prendeva le tangenti sulla
metropolitana di Milano...».
Ma per dirla con l’onorevole leghista Cè: i socialisti «rubarono a piene
mani» sì o no?
«Vede, quando Chiara Moroni o Bobo Craxi chiedono rispetto per sé è una
cosa ma per i loro padri e i partiti di cui fecero parte, è un altro
discorso. Piaccia o non piaccia Craxi è stato condannato con sentenza
passata in giudicato e si è reso poi latitante. E come lui tantissimi
altri esponenti del Psi, della Dc e del Pci. Prendiamo l’Udc, che adesso
passa per un partito moderato e morale: andiamo a vedere i loro candidati
al Sud e al Nord: Tatone, Cuffaro, Bonsignore, tutti personaggi
spregiudicati e squalificati. E l’onorevole Vito che sta in una
commissione d’inchiesta parlamentare? No, dico: una commissione
d’inchiesta parlamentare, lui, “mister 100 mila preferenze”...».
Insomma, lei è d’accordo con i leghisti?
«La storia del Psi e degli altri partiti non è stata sporcata né dalle
nostre inchieste né dalle dichiarazioni attuali dell’onorevole Cè ma dagli
stessi protagonisti che in nome e per conto di quel partito si sono
arricchiti personalmente, comprando case e ville, privilegi e potere.
Dovrebbe essere Craxi a chiedere scusa ai socialisti. Lui o un personaggio
come De Michelis, tornato alla ribalta dopo dieci anni spavaldo e
orgoglioso di tutto quello che ha fatto. A volte sembra di star dentro un
brutto sogno...».
Perché onorevole Di Pietro ogni volta che si tocca Mani Pulite scoppia
l’inferno?
«Perché non è stata fatta la norma per curare la malattia ma solo i
medici. Ne basterebbe una sola: chi è stato condannato per corruzione, o è
in attesa di giudizio definitivo, non può più presentarsi in politica.
Semplicissimo».
Rimangono irrisolti però i casi come quello di Moroni.
«La storia di Moroni da un punto di vista umano merita il massimo
rispetto. Così come sua figlia Chiara, che in nome del ricordo del padre
ha deciso di fare politica. Ma altra cosa è voler usare il nome di Moroni
per coprire una realtà storica che oggi non si vuole riconoscere e che ha
causato danni seri al Paese. Rispetto per la vita e la morte di Moroni ma
anche rispetto per il lavoro svolto dai magistrati. Anche a noi dovrebbero
essere fatte delle scuse». |

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