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"LA STAMPA" - 15 Luglio 2004


A SANTO STEFANO BELBO IL CENTRODESTRA ARCHIVIA IL SUMMIT SUL PROGRAMMA E GUARDA AL VOTO DEL 2005

Ghigo: «Alle elezioni senza lista del Presidente»
 

Giuseppe Sangiorgio
Statuto, legge elettorale, Sanità, Trasporti e infrastrutture: ecco le priorità individuate e discusse a Santo Stefano Belbo, fra vigneti e verde di Langa, in un bel complesso ristrutturato in cima ad un colle, dove la Casa delle Libertà al governo della Regione ha fatto il punto per l’ultimo scorcio di legislatura in vista delle elezioni del 2005.
«Dopo questa riunione stiamo tutti meglio. Ne usciamo determinati sulle priorità e, soprattutto, sulle prospettive in vista della campagna elettorale», dice il governatore Enzo Ghigo, alla fine del convegno con assessori, capigruppo e consiglieri della Casa delle Libertà. Alla conferenza stampa non ci sono i capigruppo. Anche perché, dopo l’annunciata defezione di Antonello Angeleri, leader dell’Udc a Palazzo Lascaris, la comunicazione con i mass-media è ristretta ai rappresentanti istituzionali: oltre a Ghigo, il vicepresidente, William Casoni (An) e il presidente del Consiglio, Roberto Cota (Lega).
«A Torino e in Piemonte non c’è un caso Udc - sottolinea Ghigo - quello lo lasciamo a Roma. Con Angeleri siamo così amici che ci risulta difficile anche solo immaginare tensioni». Al di là delle dichiarazioni ufficiali, il presidente del Consiglio e segretario della Lega, Roberto Cota, qualche dubbio sul partito di Follini lo pone. Invitandolo a chiarire al più presto la propria posizione all’interno del centro-destra. «L’Udc dica subito dove vuole andare - afferma - tanto più che a Roma con il via libera all’azzeramento del consiglio di amministrazione Rai, la situazione pare si stia deteriorando». Il partito di Follini potrebbe trarre conseguenze negative pure a Torino? «In tal caso - dice Cota - non ci stracceremmo le vesti. Potremmo governare anche senza Udc».
La risposta di Antonello Angeleri, Franco Botta, Rosa Anna Costa, Giancarlo Laratore, Deodato Scanderebech arriva in serata. «Cota, con equilibrio e capacità politiche tipicamente leghiste - scrivono - fa sapere che per lui il Piemonte può essere governato senza di noi. Non abbiamo parlato alla riunione di maggioranza per dar valore e dignità al comitato regionale di sabato prossimo del nostro partito. Si legga la nostra assenza, non come un disimpegno da Ghigo, o un tentativo di disattendere il mandato elettorale ricevuto, ma come la tutela della nostra dialettica interna». Conclude il capogruppo Udc, Angeleri: «La Lega può dire ciò che vuole. Non vogliamo cadere nelle provocazioni ma, riguardo alla comprensione del clima che si respira nel centro destra, vorremmo sapere veramente se FI e An sono contente di avere perso grazie al gran rifiuto dei leghisti di concorrere con la coalizione, alle elezioni nelle Province di Alessandria, Biella, Novara, Verbania».
Torniamo alla conferenza stampa. «Nella riforma del sistema elettorale è previsto l’aumento dei consiglieri dagli attuali 60 ad 80». Precisa Ghigo: «È una proposta avanzata dai Ds, su cui abbiamo trovato un’intesa al nostro interno, in modo che 48 consiglieri siano eletti nelle circoscrizioni tradizionali, 12 recuperati fra i primi esclusi dei partiti della coalizione che vince e 20 tratti dal collegio unico regionale». E, se la coesione della Casa delle Libertà sarà quella annunciata a Santo Stefano Belbo, secondo Ghigo non ci sarà bisogno della cosidetta «lista del presidente». «Per vincere - spiega - basterà continuare secondo l’agenda impostata oggi».
Infine, a breve, l’imperativo di stare in mezzo alla gente e di favorire le istanze del territorio. In Sanità ad esempio, sarà ripresa in considerazione l’opportunità di abbandonare l’idea di presidio ospedaliero unico nel Verbano-Cusio-Ossola, perché, spiega l’assessore Valter Galante - le realtà territoriali in quello scorcio di Piemonte sono tre e quindi i «presidi» potrebbero ritornare ad essere tre.
Infine i tempi per lo Statuto. Secondo il capogruppo di Forza Italia, Valerio Cattaneo, dovrebbe essere approvato, in prima lettura, entro il 10 agosto, in modo che possa ritornare in aula per la seconda, il 10 ottobre, dopo i 60 giorni previsti dalla legge, consentendo di vararlo prima delle elezioni 2005.
Sul problema il capogruppo Ds, Giuliana Manica, precisa: «Vedremo cosa accadrà in Consiglio. Per noi lo Statuto deve prefigurare un Piemonte aperto alle autonomie locali e alle forze sociali, ai cittadini. Solo in questo quadro ha senso la proposta di eleggere 80 consiglieri, contenuta nel nostro documento come in quello del centrodestra. L’idea di un aumento dei consiglieri fine a se stesso non è nello spirito della nostra proposta».

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I Ds, vecchi lupi di mare dello statalismo italiano, propongono, e quelli del Polo dispongono. Forse si sono accorti che aumentare i Consiglieri regionali così, senza una scusa, non era politicamente corretto: meno male che ci hanno pensato gli ex-compagni (ex?) a trovarne una. Proprio mentre gli Enti Locali, Regioni comprese, strillano per i tagli ai loro trasferimenti previsti dalla recente manovra da 7,5 milioni di euro. Vergogna!

Ribadiamo quanto già pubblicato sul n. 9 del "Countach!" del 20 aprile scorso:

Il bello è che il Presidente Cota, all'Assemblea Federale di Bergamo del 29 marzo 2004, ha presentato la bozza di Statuto licenziata dalla Commissione come un esempio di quello che ci toccherà sulla strada delle riforme e del federalismo: noi pensiamo invece che questo Statuto contenga l'ennesima fregatura dei soliti politicanti che, come sempre, pensano solo ad aumentare i posti pubblici, nella beata illusione di riuscire così a garantirsi la possibilità di perpetuare il proprio.

Siamo sempre più dell'idea che lasciare il federalismo in mano agli statalisti è come regalare una fabbrica di corda al boia: dove sono finiti la lotta contro le burocrazie e gli sprechi che pensavamo di perseguire con il federalismo? Ma la beffa è che, attualmente, l'articolo 11 del vigente Statuto della Regione Piemonte stabilisce che le norme sulla composizione, l'elezione e la durata in carica del Consiglio sono stabilite dalla legge dello Stato. Risultato: con l'autonomia regionale, invece di mantenere 60 consiglieri lautamente retribuiti, finiremo per doverne pagare 80! Dobbiamo pensare che allo slogan di "Roma ladrona" occorra  ora affiancargli quello di "Regione ladrona"? E tutto questo è accaduto mentre Bossi, a Roma, con la riforma della Costituzione che il Senato ha poi approvato in prima lettura, otteneva la riduzione del numero dei deputati e dei senatori: evidentemente in Piemonte siamo in controtendenza e vogliamo compensare quanto, con immane fatica, il nostro Ministro delle Riforme Istituzionali è riuscito a potare al centro.

Attendiamo di conoscere i nomi di chi avrà il coraggio di votare nominalmente questa ingiustificata rapina ai danni delle tasche dei contribuenti. Nel frattempo ci poniamo questa domanda: possibile che nessuno dei nostri senta il bisogno di smarcarsi da questa truffa e provi a dire e fare qualcosa di leghista?

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