|
ALCUNI PENSIERI DI DON GNOCCHI SULLE TEMATICHE A LUI CARE a cura di Oliviero Arzuffi Fondazione Don Carlo Gnocchi
Alpini Porto con me, negli occhi, il sorriso casto dei miei alpini. Non è facile né molto frequente che l’alpino sorrida. Il sorriso è una sfumatura, ha tenuità che difficilmente si intonano all’architettura razionale dei volti montanari. L’alpino non è facile ad aprirsi e a fondersi. Ai primi contatti con una persona nuova si irrigidisce, come certi fiori selvatici delle sue montagne gelosi e irsuti. Risponde breve e asciutto, difficilmente raccoglie il motto festoso e invitante, quasi si disturba al discorso scherzoso o troppo abbondante. Si direbbe che stia in guardia e studi pacatamente l’interlocutore. La vita solitaria della montagna coi suoi silenzi majestatici e il breve cerchio delle amicizie al paese gli conferiscono questo fortunato istinto di vigilante temperanza, che è segno preciso di compiutezza e di sufficienza spirituale. (Da: Cristo con gli alpini)
A voler definire l’animo religioso dell’alpino, bisogna per forza rifarsi al termine e al concetto di pietas, così comprensivo e così caro ai latini. La religione, per questa gente, non è mai un momento o un episodio; è uno stato, una forma, un modo di vita; sangue vivo e succo vitale. Una disposizione permanente e quasi istintiva verso l’eterno, che dà sapore e colore a tutte le manifestazioni della loro vita e imbeve il loro linguaggio concreto e incolore, levandolo a una dignità e spesso a una maestà di sapore quasi biblico... Né molto numerose e varie sono le idee religiose di questa gente. Dio, l’anima, la Provvidenza e l’aldilà, con la sua chiara e acquietante giustizia per tutti. Ce n’è abbastanza per costruirvi saldamente tutta un’esistenza, come su pochi pilastri di roccia gettati nel fiume rapido e insidioso della vita. (Da: Cristo con gli alpini)
Amore e carità È questo che ti rende e renderà sempre più vicino a Dio. Perché Dio è tutto qui: nel fare del bene a quelli che soffrono e hanno bisogno di aiuto materiale e morale. Il cristianesimo, e il Vangelo, a quelli che lo capiscono veramente, non comanda altro. Tutto il resto viene dopo e vien da sé. (Da: Lettera al cugino Mario Biassoni. 1942)
L’amore è infatti la forza vitale dell’umanità che tende a realizzare, per mezzo dell’individuo, la propria indefinita ricchezza e completezza, a manifestare, nella diversità del tipo umano, tutte le sue virtualità latenti ed esprimersi completamente in tutto il suo potenziale di vita umana. L’individuo è il portatore e il collaboratore cosciente della volontà della specie e, in premio della sua prestazione, è innalzato fino a coincidere, nell’atto d’amore, con l’umanità stessa, in quanto diventa fonte e principio di umanità. (Da: Restaurazione della persona umana)
In quei giorni fatali posso dire di aver visto finalmente l’uomo. L’uomo nudo; completamente spogliato, per la violenza degli eventi troppo più grandi di lui, da ogni ritegno e convenzione, in totale balia degli istinti più elementari paurosamente emersi dalle profondità dell’essere. Eppure, in tanta desertica nudità umana, ho raccolto anche qualche raro fiore di bontà, di gentilezza e di amore, soprattutto dagli umili, ed è il loro ricordo dolce e miracoloso che ha il potere di rendere meno ribelle e paurosa la memoria di quella vicenda disumana. (Da: Cristo con gli alpini)
Ogni disordine morale è un atto di guerra. La vita invece deve rinascere e con essa la dolcezza dell’amicizia. In un mondo come il nostro, inaridito, agitato, maniaco, è necessario mettere olio d’amore sugli ingranaggi dei rapporti sociali e formare nuclei di pensiero e di resistenza morale, per non essere travolti. (Da: Restaurazione della persona umana)
L’amore non è una malattia. È la più benefica e universale e santa di tutte le forze naturali, per la quale l’uomo può evadere dalla clausura dell’io per donarsi, può rom pere il bozzolo angusto dell’aseità per prendere contatto con le cose e con gli uomini, in comunione di gaudio e di dolore con essi e infine può diventare fonte viva e lumino sa di altre vite nel mondo. (Da: Educazione del cuore)
L’amore è la forza più benefica del mondo. Dio stesso è amore. I frigidi non saranno mai uomini generosi e cristiani perfetti, e, dopo tutto, i Santi furono degli innamorati di Dio e degli uomini. (Da: Educazione del cuore)
La giustizia da sola non può sanare tutte le sperequazioni sociali: essa manca di spirito: quello spirito di larghezza, di comprensione e di solidarietà che va oltre il re citato della legge arida e meccanica e sana le ferite occulte, spiana le rughe del volto e dell’anima, riconcilia con la vita. Chi soffre ha bisogno di giustizia prima, ma anche di carità; del pane quotidiano, ma anche di una parola buona sollevatrice. «Perché non di solo pane vive l’uomo»: la più perfetta legislazione sociale lascerà sempre un largo campo all’esercizio della carità, mentre anche la più stretta giustizia può allontanare i cuori e mantenerli nell’invidia e nel sospetto. (Da: Agli uomini di buona volontà)
L’amore è, per sua natura, perpetuo ed esclusivo. «Tu solo, per sempre» è l’immutabile parola di quelli che si amano. L’amore che si limita, l’amore «episodico»... non è amore, è passione. (Da: Educazione del cuore)
Nessuno ha saputo esprimere con maggior precisione e plasticità l’origine e la funzione dell’amore umano, quanto la Bibbia. Dio aveva creato tutte le cose dell’universo, e considerandole a una a una vide che «erano buone assai». Soltanto per l’uomo, trovò che non era «buona cosa che fosse solo». C’è dunque nell’individuo un vuoto fonda mentale che soltanto l’altro sesso può colmare, come og getto adeguato del suo amore. (Da: Restaurazione della persona umana)
Nell’intima unione dei sessi consiste la perfezione ontologica della natura umana. L’uomo perfetto è l’uomo più donna. Questa unione dei due sessi si realizza nell’amore che fa di due esseri «un corpo solo» per fare di due vite una vita sola e quasi un’anima sola. (Da: Restaurazione della persona umana)
Chi si è dato una volta si è dato per sempre e non può riprendersi nulla di quanto ha donato. Non si può togliere nulla alla pienezza della donazione, né spiritualmente né fisicamente; non si può dividere con altri l’affetto che si deve al consorte, ma non si può neppure limitare o dimezzare quell’atto fisico che è veicolo ed espressione completa del dono e del possesso totale dei coniugi. (Da: Restaurazione della persona umana)
Comunicazione L’alterna vicenda subita dalle parole in questi ultimi anni è quanto di più indicativo si possa pensare ai fini della nostra ricerca ed è la causa prima dello sconsolato scetticismo di cui soffre la gioventù moderna troppo crudelmente illusa e vittima innocente delle nostre esperienze politiche. (Da: Restaurazione della persona umana)
Si aggiunga a tutto questo la rapida e capillare diffusione e circolazione delle idee, resa possibile dai mezzi moderni di propaganda: il giornale, la radio, la stampa e il cinematografo. Si richiede oggi un potere critico, una vigilanza assidua e una saldezza di convinzioni non comuni, per riuscire a difendere e conservare il patrimonio delle proprie condizioni e l’indipendenza del giudizio personale, sotto il bombardamento incessante delle idee altrui e nell’assedio accanito che ci pongono d’intorno i mezzi moderni di propaganda, ai quali è or mai impossibile sottrarsi se si vuol vivere nel proprio tempo. (Da: Restaurazione della persona umana)
La maggioranza degli uomini, che sono anche i meno provveduti intellettualmente e moralmente, infatti si la scia invadere dalla propaganda, lentamente e inavvertitamente, e finisce per «pensare in serie». Si forma esperanto del pensiero nel quale si spegne la scintilla personalità intellettuale». (Da: Restaurazione della persona umana)
Gli uomini parlano lingue diverse e reciprocamente inintelligibili, perché il punto di riferimento e la norma divina, valevole per ogni uomo, per ogni tempo e per ogni condizione, sono venuti a crollare. (Da: Restaurazione della persona umana)
L’ideale stesso della letteratura d’avanguardia che è quello disumano di «non impegnare» e di non «pretendere» e l’architettura funzionale, anonima e impersonale, sono segni esteriori, ma sommamente espressivi, del vuoto spirituale sul quale cammina e costruisce la nostra generazione.
(Da: Restaurazione della persona umana) Il cinematografo (leggasi televisione) è il quinto potere. In ordine di tempo, ma assai più in ordine di potenza. Al confronto, la stampa è inerte e disarmata. Infatti il libro si può discutere con calma; il cinema si impossessa dello spettatore e lo travolge nel ritmo veloce della vicenda senza lasciargli il tempo di pensare e reagire. Il libro è per chi ha tempo e cultura, spesso richiede una vera passione letteraria o scientifica; il cinema è per tutti, dotti e incolti, è sempre un divertimento, e traduce in poche parole il contenuto di parecchi volumi. Il libro domanda sempre uno sforzo intellettuale e interessa solo la mente: il cinema esime lo spettatore dal lavoro personale della fantasia, interessa e ricrea l’udito, la vista, la mente ed entrando nell’uomo per tutte le vie, con la musica, con la figura, ottiene quello che vuole e come vuole. (Da: Il problema del cinema)
Il cinema è un fenomeno complesso e vasto nel quale vengono a confluire forze numerose e diverse, economiche, psicologiche, politiche e morali, è un fenomeno eminentemente sociale le cui proporzioni superano infinitamente le possibilità dell’individuo. Influire sul suo corso e piegarlo ormai non è più dell’individuo ma della collettività. L’uomo o la famiglia isolata sono assolutamente insufficienti a incidere efficacemente sul fenomeno. La soluzione del problema non può che essere collettiva. (Da: Il problema del cinema)
Bisogna lavorare a sostituire alla passione del cinema nei nostri ragazzi altre passioni più sane e costruttive. Per esempio l’amore alla natura, l’esercizio dello sport, l’amore al teatro sano e al melodramma specialmente per i più adulti. Poiché il divertimento è necessario come elemento essenziale alla vita armoniosa del ragazzo, diamogli divertimenti che lo elevino e che lo ricreino educandolo. Questa deve essere la mira dell’educatore. (Da: Il problema del cinema)
In passato il tempo per la formazione dei movimenti intellettuali o passionali la misura della loro diffusione erano condizionati dalla lentezza e rarità dei mezzi di comunicazione tra gli uomini e della circolazione delle idee: cioè dalla parola parlata e dal libro; ma oggi tali mezzi hanno assunto una molteplicità, una rapidità, una varietà, una capillarità e una violenza di penetrazione e di suggestione tale — il cinematografo, la radio, la stampa quotidiana, la televisione — che, anche gli individui solitari e meglio «vaccinati» contro le epidemie del pensiero e delle passioni difficilmente riescono a restare immuni. Solo così si spiegano gli uragani delle passioni collettive che sconvolgono il mondo moderno, estremamente sensibile, isterico e suggestionabile... Perché, quanto più frequente è oggi l’offerta delle idee altrui e delle soluzioni «già fatte» dei problemi, altrettanto minore è la possibilità materiale e morale di passarle al vaglio di una critica ponderata e di formarsene delle proprie; quanto più numerose sono le sollecitazioni e le impressioni alle quali si è sottoposti dall’esterno, tanto minore è il potere di riflessione e di resistenza interna dell’individuo. Non c’è più il tempo materiale e il raccoglimento necessario per pensare. La concitazione della vita moderna ha gettato l’uomo nella strada e in balia delle sue mille suggestioni. (Da: Restaurazione della persona umana)
Coscienza Questo punto interiore di partenza e di arrivo delle azioni personali, la forza di recupero che costringe ogni azione a ritornare su se stessa per rapportarsi al motivo di partenza, per specchiarsi nell’ideale e riceverne il verdetto di approvazione o di disapprovazione, è la coscienza. In essa sta il coronamento e la perfezione della personalità; essa è il punto focale nel quale la vita multiforme riprende l’originaria unità e la personalità, diffusa nella molteplicità dell’atto, ritorna all’unità e alla semplicità dell’idea. (Da: Restaurazione della persona umana)
Occorre dotare la gioventù di un discernimento morale così retto, di un’abitudine tanto sicura d’interrogare in ogni caso la voce della coscienza e di saperla seguire e di tale forza di volontà che possano guidarsi da sé nelle difficili contingenze della vita e trovare in se stessi le forze della vittoria. (Da: Educazione del cuore)
La triste particolarità del nostro tempo è il tentativo di confusione tra il bene e il male, il pericolo di anestesia del le coscienze e di legalizzazione del male. E questo è molto più grave. Un errore in sede di pensiero è assai più pericoloso di ogni errore pratico. (Da: Educazione del cuore)
L’errore — come la verità — non agiscono alla maniera degli esplosivi, ma alla maniera dei germi vitali... Ma l’errore procede secondo una sua logica interna, ferrea e inesorabile: la logica del piano inclinato. (Da: Restaurazione della persona umana)
Bisogna che il giovane in certe ore della vita, senta il dovere, anzi il piacere, se è necessario, di mettersi anche contro tutti quelli che lo circondano per agire secondo coscienza, altrimenti sarà inesorabilmente succhiato dalla forza dell’ambiente e finirà per vivere e pensare secondo la morale anonima e facile della massa. (Da: Educazione dei cuore)
Bisogna trovare e fissare nella giornata un momento — non è la lunghezza che conta quanto l’intensità — per piegarsi sopra di sé, ascoltare il maestro interiore, coltivare un poco l’anima propria, scrivere un appunto di diario, leggere una pagina di verità o di bontà. Per pensare, in altre parole; perché la verità variamente raccolta dalla vita, dai libri, dalle conversazioni deve essere ruminata interiormente, per diventare sangue dell’anima e ha bisogno di essere lentamente distillata nello spirito per poter lasciare le scorie e le impurità. (Da: Restaurazione della persona umana)
Ora bisogna pur riprendere, bisogna a poco a poco guarire dalle grossolanità spirituali, riacquistare il gusto della interiorità e riprendere la consuetudine con le voci dell’anima, se non si vuoi discendere sempre più rapidamente verso l’animalità oscura e incosciente. È questione di rieducazione della coscienza. Se essa è drogata dalle forti emozioni, si deve lentamente disintossicarla, se essa è incallita dalle troppo grossolane esperienze si può ridarle progressivamente la sensibilità alle cose sottili... Ma per questo bisogna concentrare l'attenzione dello spirito, non lasciarsi assorbire dalla vita di superficie, stabilire in ogni giornata una zona di silenzio, affinare la sensibilità dell'anima. (Da: Restaurazione della persona umana)
Educazione La vita non si inventa né si improvvisa con un atto di volontà, sincero ed eroico finché si vuole; la vita si costruisce, come una casa, pietra su pietra, atto per atto, giorno per giorno. Niente d'improvviso nella natura. (Da: Educazione del cuore)
Se costruire bisogna, la prima e fondamentale di tutte le costruzioni è quella dell'uomo. Bisogna ridare agli uomini una meta ragionevole di vita, una ferma volontà per conseguirla e una chiara norma di moralità. Bisogna rifare l’uomo. Senza questo, è fatica inutile ed effimera quella di ricostruirgli una casa che, fra poco, egli stesso distruggerà con le proprie mani dissennate. (Da : Restaurazione della persona umana)
Costruire non è tutto, bisogna difendere l’opera delle proprie mani. (Da: I giovani del nostro tempo e la direzione spirituale)
Perché considerare l’educando semplicemente come un soggetto passivo dell’educazione? L’educando è un vivente. Come tale non può assimilare virtù e verità se non con un processo vitale e quindi eminentemente attivo. L’educazione è un’opera di collaborazione tra l’educatore e l’educando, perché il ragazzo non è una «cosa» ma una «persona». (Da: Educazione del cuore)
Come è tetra l’aria di certi ambienti educativi! Non vi risuonano che allarmi, non brillano nel buio che occhi di semafori rossi . .. Nulla è più deprimente sull’animo giovanile di queste apocalissi. Anche perché nulla è più falso. Bisogna spalancare le finestre dell’anima al più solare ottimismo. (Da: Educazione del cuore)
Bisogna far sentire ai giovani che i buoni non sono pochi, che la virtù esiste ancora, anche se nascosta — anzi appunto perché nascosta — bisogna dar loro il senso corroborante della solidarietà nel bene. (Da: Educazione del cuore)
L’educazione dell’amore non è una lezione scolastica che si possa impartire in un’ora o in parecchie ore di insegnamento, assisi cattedraticamente in poltrona, col piccino seduto compostamente dinanzi. Non è una lezione di astronomia né un itinerario di viaggio. E l’educazione di tutto l’uomo e la vita appena può bastare a iniziarla. (Da: Educazione del cuore)
Forse pochi educatori conoscono l’alto potenziale di sacrificio che spesso rimane latente nei giovani. Temono di esigere troppo. . . Bisogna battere al cuore dei giovani con fermo coraggio, senza il dubbio di Mosè dinanzi alla rupe dell’acqua viva. Bisogna chiedere il tutto per tutto. Solo così si ottiene. (Da: Educazione del cuore)
Se la formazione delle menti e delle coscienze giovanili nella scuola moderna, fatta oggi per necessità e quasi totalmente con opera collettiva, non è completata da un’educazione e istruzione strettamente individuale e personale, affidata alla scienza e all’educazione di un maestro. . . se inoltre la parte dello studio mnemonico e della cultura passiva, che deve pur stare alla base di ogni testa ben fatta, non è completata e ravvivata da un lavoro di ricerca personale, dallo stimolo all’esercizio delle tendenze individuali, la scuola finisce per diventare una monotona matrice di figurini umani e una macchina rotativa per la stampa di diplomati e laureati. (Da: Restaurazione della persona umana)
È strettamente indispensabile una larga e profonda scienza del composto umano e una viva conoscenza psicologica del giovane e specialmente del giovane moderno [...] E chi ha letto anche solo il Carrel o il Biot sa quale mistero si nasconda sotto queste espressioni apparentemente semplici e quale intreccio di interferenze leghi e fonda in una unità sostanziale la vita del corpo e la vita dell’anima. L’unione e la compenetrazione dei due principi è tanto intima e completa che nulla vi è nell’uomo che sia esclusivamente spirituale e nulla che sia puramente fisico. (Da: I giovani del nostro tempo e la direzione spirituale)
I ribelli presentano i casi pedagogicamente più interessanti. Dalle volontà forti e personali sono sempre balzati gli uomini grandi della storia civile e religiosa, i cavalieri dell’ideale, i santi, i condottieri e i geni. Bisogna però di cercare di piegarli all’obbedienza senza violenza. Disgustare questi caratteri significa spesso allontanare dei soggetti che, passata la mattana giovanile, finiscono di solito per diventare i giovani più ardenti e generosi. (Da: Andate e insegnate)
Mai come oggi si è acutizzata la crisi del carattere. C’è attorno, nella gioventù moderna, un’aria di conformismo livellatore e di incoscienza festaiola da asfissiare. Bisogna formare uomini di carattere. Anche lo Stato lo vuole. (Da: Andate e insegnate)
Famiglia Il matrimonio resterà sempre un’incognita. Chi di voi genitori, che non sia incosciente, vi è entrato con passo «sicuro»? La vita è lunga e l’uomo è sempre uno sconosciuto, per sé e per gli altri. Malgrado ogni ricerca, ogni riflessione più attenta e i consigli più preziosi, rimarrà sempre una zona d’ombra nella quale i riflettori dell’umana sapienza non riusciranno a scovare il pericolo. Questa è la zona riservata a Dio. (Da: Educazione del cuore)
Per questo possiamo parlare con esattezza di una vocazione alla famiglia. Solo il naturalismo mortificando e riducendo il matrimonio a un atto puramente contrattuale e legalistico, può averci fatto dimenticare praticamente questa realtà. (Da: la direzione spirituale nella preparazione dei giovani alla famiglia)
Fede Volere o no, siamo tutti, quanti uomini siamo sulla terra, inquieti appassionati e non mai sazi cercatori della faccia di Dio. Al fondo di ogni fede, anche la più ferma e compatta, è facile trovare l'audace impazienza e la pretesa febbrile dell'Innominato. «Dio, Dio, Dio! Se lo vedessi! Se lo sentissi!...» (Da: Cristo con gli alpini)
Da quel giorno, la memoria esatta dell'irrevocabile incontro mi guidò d'istinto a scoprire i segni caratteristici del Cristo sotto la maschera essenziale e profonda di ogni uomo percosso e denudato dal dolore. (Da: Cristo con gli alpini)
La religione non è mai un momento o un episodio; è uno stato, una forma, un modo di vita; sangue vivo e succo vitale. Una disposizione permanente e quasi istintiva verso l’eterno, che dà sapore e colore a tutte le manifestazioni della vita. (Da: Cristo con gli alpini)
L’insegnamento religioso è una delle parti più importanti del compito educativo. Ma per assolverlo convenientemente, richiede un lungo studio e grande amore. (Da: Andate e insegnate)
Cristiani a bagnomaria non sono più possibili nel nostro tempo. (Da: Educazione del cuore)
Buona parte dei cristiani in generale si accontentano della brodaglia insipida di poche nozioni religiose condite con qualche pizzico di sentimentalismo, e hanno perduto completamente il gusto del cibo solido e sostanzioso, di alcune verità vitali che pure stanno alla base di tutta la costruzione dogmatica cristiana. (Da: Andate e insegnate)
A che cosa si riduce la cultura religiosa di molti? A qualche cascame di vangelo frammisto di pregiudizi mondani e alle idee superstiziose. Nulla di più. Eppure, quante lezioni di ordine e di verità ricaverebbero gli uomini accostandosi al Vangelo! Esso ha una parola per tutti; per i ricchi e per i poveri, per i dotti e per indotti, per chi comanda e chi obbedisce, per i giovani e per gli adulti; una parola di bontà, di giustizia, di progresso. (Da: Agli uomini di buona volontà)
Guerra Ma è mai possibile che si debba ciecamente continuare all’infinito su questa strada di assurdi, nella stupida fatica di Sisifo, di mettere al mondo dei figli per mandarli al macello sui campi di battaglia, di continuare a costruire per demolire altrettanto periodicamente, di accumulare ricchezze per mandarle in fondo al mare, di strappare alla natura sempre nuovi misteri per farne poi armi di distruzione e di morte? Basta perbacco! Una storia come questa, prima che delittuosa, è immensamente stupida e monotona e vale la pena di spezzarne il cerchio ricorrente. (Da: Restaurazione della persona umana)
La guerra nasce da un disordine morale, molto prima che da uno squilibrio economico, o da una perturbazione dell’ordine politico. La guerra nasce dalla colpa. Quello che conduce inesorabilmente al conflitto è la superbia e l’egoismo delle nazioni potenti, la cupidigia e l’ottusità dei popoli ricchi, l’odio artificialmente acceso tra le nazioni e le razze, la sfiducia e l’instabilità dei rapporti internazionali, l’arbitrio di quelli che governano, l’edonismo che mina le basi della vita individuale e fa decadere quella delle nazioni, la prepotenza, l’ingiustizia, la menzogna, l’invidia, la calunnia, in una parola, tutto il triste corteggio delle passioni e delle colpe umane. La guerra è un momento di distacco dell’uomo da Dio, come legge morale, e un temporaneo abbandono degli eventi storici alla logica inflessibile dell’errore. Così che la guerra diventa condanna, castigo e redenzione dagli errori dai quali è originata. Condanna in quanto ne rivela tragicamente l’occulta assurdità, purificazione in forza dei sacrifici degli uomini e delle cose, redenzione in quanto può meritare agli uomini di buona volontà un ordine di vita migliore. In tutti questi arcani rapporti, tra l’uomo e la legge morale, tra Dio e l’umanità, tra il contingente e l’eterno, chi soffre per la guerra è la vittima che paga per tutti, rappacifica l’uomo con Dio e riconquista la pace e l’ordine ai propri fratelli. (Da: Cristo con gli alpini)
Che la guerra, attraverso il sacrificio e il sangue, possa essere per tutta l’umanità l’espiazione fatale delle colpe individuali e sociali, il lavacro cruento degli errori di un periodo storico e l’inespresso conato del mondo verso un assetto migliore è ormai una verità universalmente riconosciuta. Ma non altrettanto chiara e cosciente è la verità che, ai fini di questa espiazione e di questa purificazione della società, premessa indispensabile al suo miglioramento, non tutti i sacrifici offerti e il sangue versato hanno lo stesso valore. (Da: Discorso inaugurale del Campo dei mutilatini d’Europa. 1953)
Infanzia Altri potrà servirli meglio che io non abbia saputo e potuto fare, nessun altro, forse, amarli più che io non abbia fatto. (Da: Testamento di don Carlo Gnocchi)
Ma è soprattutto questa guerra, l’ultima guerra atroce, abbattutasi particolarmente sugli inermi, che ha richiesto ai bambini una somma inaudita di dolore e di sangue, con le deportazioni in massa, la distruzione dei focolari, le persecuzioni razziali, i bombardamenti aerei, le colossali trasmigrazioni di popoli, la dispersione di tante famiglie, l’orfanezza, la fame, le epidemie e le mutilazioni. Poveri bimbi di guerra! Chi, come me, li ha visti in Albania, in Grecia, in Montenegro, in Croazia, in Polonia, in Ucraina, in Russia, a torme scomposte, macilenti, randagi, stecchiti nella fame e nella morte, non riuscirà mai più a trarsene dagli occhi e dal cuore l’immagine funerea e conturbante. (Da: Pedagogia del dolore innocente)
I grandi ideali di bontà e di bellezza fanno già fremere il cuore degli innocenti. Quanta grettezza, quanto calcolo, quanta avarizia vi è, in confronto, nel cuore degli adulti. (Da: Educazione del cuore)
Nel fanciullo si riconciliava e rinasceva la vita infranta dalla guerra. (Da: Cristo con gli alpini)
Se la carità è una lotta per la vita come non guardare di preferenza i piccoli senza affetto o per qualsiasi motivo sofferenti, mutilati, disabili o abbandonati? (Da: Colloquio con Mons. Del Monte. 1946)
Paternità Si direbbe che la lotta e la vittoria contro il dolore è una seconda generazione, non meno grande e dolorosa della prima e che chi riesce a ridonare a un bimbo la sanità, l’integrità, la serenità della vita, non è meno padre di colui che, alla vita stessa, lo ha chiamato per la prima volta. (Da: Pedagogia del dolore innocente)
Se qualche educatore mi legge, ricordi di parlare spesso ai propri figli della divina chiamata alla fecondità spirituale e di innalzare la paternità umana sulle ali di questa nostra religione che respira e vive nell’atmosfera della paternità del Padre celeste. (Da: Educazione del cuore)
Non avete mai sperimentato quale senso di dignità e quale dilatazione di orizzonti può conferire a un giovane la considerazione di quell’attributo divino che è la paternità? «L’uomo — ha detto Bossuet — è fecondo per partecipazione alla fecondità divina». (Da: Educazione del cuore)
Quando si sono amate, cercate le anime come ragione della vita, si possono trovare anche fuori del matrimonio, nell’apostolato laico, nella Religione, nel Sacerdozio le forme della paternità. Non c’è nessuno cui sia negata la paternità spirituale: perché «non è un uomo chi non è padre» (Hegel). (Da: La direzione spirituale nella preparazione dei giovani alla famiglia)
Scriviamo spesso ai giovani che ci hanno affidato la guida dell’anima, scriviamo con cuore materno, specialmente nei periodi di lontananza materiale e di lotta spirituale, inviamo gli ostinati appelli dell’amore anche ai prodighi ormai lontani dalla casa paterna [...] Scriviamo però umanamente. . . Voglio dire che non dobbiamo aver pudore di apparire uomini, di lasciar parlare il cuore con le sue esuberanze sane, di appassionarci alle vicende terrene dei nostri figliuoli, di essere, in una parola, noi stessi. E' troppo facile che la lettera diventi un diaframma opaco che smorza i colori e sfoca i contorni dei sentimenti e delle cose, un sermoncino che si potrebbe utilmente leggere davanti ai fedeli, in piedi a capo scoperto, un pezzo oratorio di maniera, un ricettario di frasi fatte, logore dall’uso e ormai scariche di elettricità, un modo qualunque di posare scaldandoci a freddo in sentimenti poco sentiti, un componimento tirato al duplicatore per tutti i giovani e per tutte le occasioni. (Da: I giovani del nostro tempo e la direzione spirituale)
Persona Bisogna rifare l’uomo e, per farlo, bisogna restituirgli anche la dignità, la dolcezza e la varietà del vivere, voglio dire quel rispetto della personalità individuale e quella possibilità di esplicare completamente il potenziale della propria ricchezza personale. (Da: Restaurazione della persona umana)
Ogni uomo è un’inconfondibile e autonomo microcosmo. (Da: Andate e insegnate)
È questa inconsistenza nucleare della persona umana che ha reso possibile, negli anni recenti della nostra storia, da un lato, la formazione di quelle grandi masse anonime che assorbono e diluiscono l’uomo e che pure sono i veri attori e personaggi della storia moderna: proletariato, classi e razze. (Da: Restaurazione della persona umana)
Cristo dunque, vero Dio e vero uomo, è l’esemplare e la forma perfetta cui deve mirare e tendere ogni uomo che voglia possedere una personalità veramente umana, capace cioè di attuare pienamente l’istinto che la sospinge a superarsi e ad ascendere verso il divino... Ogni restaurazione della persona umana, che non voglia essere parziale, effimera o dannosa come quelle finora attuate dalla civiltà, non può essere quindi che la restaurazione in Cristo di ogni uomo. (Da: Restaurazione della persona umana)
Ne nascerà così un nuovo tipo di umanità, una nuova personalità dagli equilibri perfetti e dalle più sconfinate possibilità: la personalità cristiana, di cui già s’intravede la fisionomia dai caratteri del cristiano moderno e del cristianesimo contemporaneo: cristianesimo e cristiani attivi, ottimisti, sereni, concreti e profondamente umani; che guardano al mondo, non più come un nemico da abbattere o da fuggire, ma come a un prodigio da conquistare e redimere con l’amore, che pienamente attuano il comando di san Paolo: «Tutto vi appartiene; voi appartenete a Cristo; Cristo appartiene a Dio. . . Fate prova di tutto e tenete quello che è buono. . . Pensate a tutto quello che è puro, a tutto quello che è giusto, a tutto quello che rende amabili, a tutto quello che fa buon nome». (Da: Restaurazione della persona umana)
Personalità è anzitutto decantazione interiore del pensiero e cristallizzazione della vita intorno a un asse il più semplice possibile; vale a dire, opera di meditazione e di riflessione, di monda delle idee e di maturazione delle esperienze vitali. La personalità è come il genio, «lunga pazienza» secondo la definizione di Darwin o, se volete, è un’opera d’arte per la quale, secondo la formula manzoniana, tutto sta nel «pensarci su». (Da: Restaurazione della persona umana)
Bisogna dunque che la persona umana abbia quel minimo di consistenza economica che gli consenta l’esercizio della sua libertà e dignità, senza la quale sarebbe un’anima senza corpo e una sovranità senza territorio. Le forme concrete di tale proprietà dipendono dal regime economico del tempo e molte se ne offrono: ma quello che è fuori discussione è il diritto a ottenerla per ogni uomo che non se ne sia reso positivamente indegno. (Da : Restaurazione della persona umana)
Politica I giovani. . . sentano la passione politica, si appassionino per la questione sociale, che porta loro la voce accorata di tante miserie e di tante ingiustizie, lottino pure per l’arte, prendano il «tifo» per lo sport, si mettano a capofitto in qualche associazione, pur di fare: scrivano, leggano, combattano, si azzuffino, soffrano, corrano, ma vivano, perbacco, vivano e non si lascino vivere. (Da: Educazione del cuore)
Lo stato è la tappa più avanzata, attualmente raggiunta dall’uomo nella sua sanguinosa marcia di ascesa verso la sua totale unificazione ed è la più ampia dilatazione morale possibile della persona umana nel regime attuale di civiltà; ma non si deve credere che possa essere il punto di arrivo e di riposo né della persona nel suo potenziamento, né dell’umanità nel suo istinto innato di unità: la meta finale, al di là delle barriere nazionali e personali, è la completa unificazione dei genere umano e tutte le energie spirituali e materiali degli individui e delle nazioni devono tendere al suo raggiungimento. «Perché sia fatto un solo ovile sotto un solo pastore». (Da: Restaurazione della persona umana)
Tra nazionalismo e collettivismo, la soluzione non può trovarsi che nel personalismo internazionale, in una concezione armoniosa e vitale della società umana, in cui ciascuno trovi e mantenga il posto assegnatogli dalla natura e, godendo della sua libertà e dignità personale, entri a far parte della grande famiglia umana, per il raggiungimento del bene comune. (Da: Restaurazione della persona umana)
Ma anche se la fraternità delle nazioni fosse davvero un’utopia. lasciatemi dire che tra la vecchia e la nuova, tra l’utopia di voler stabilire un equilibrio internazionale unicamente basato su un rapporto di forza, per cui stiamo regolarmente scannandoci da ormai troppi secoli e che si dimostra sempre più pazza e irrealizzabile e l’utopia che intende fondare la società internazionale su rapporti d’amore, vale la pena di tentare questa seconda, almeno a titolo di prova e come un’evasione disperata di una generazione che all’odio umano ha pagato il più alto tributo di sangue e di rovine. (Da: Restaurazione della persona umana)
Anche la civiltà moderna con tutte le sue caratteristiche e con tutti i suoi valori: la tecnica, il progresso, la bellezza, il lavoro, la scienza, l’arte, lo sport, - in quanto manifestazioni e conquiste dello spirito umano - appartiene al Cristo e deve entrare a far parte della personalità cristiana. (Da: Restaurazione della persona umana)
La naturale insufficienza dell’individuo a realizzare da solo il proprio interesse e le proprie idealità, provoca il bisogno di associarsi con altri uomini, per assommare le forze di tutti e completarle con quelle di ciascuno. (Da: Restaurazione della persona umana)
In un punto solo possiamo convenire col comunismo: nella critica al liberalismo e nella constatazione dei danni sociali apportati dal capitalismo. Non possiamo però convenire nella pazzesca soluzione scelta e in parte già attuata: cioè nell’abolizione totale della proprietà privata, come fonte naturale di ogni ingiustizia, e nella sostituzione della proprietà collettiva. Il liberalismo, proclamando l’interesse individuale principio unico dell’economia e della vita, ha impresso a tutti i rapporti sociali, economici, commerciali lo spirito del più volgare egoismo, cioè dell’avarizia, della sopraffazione, dell’arrivismo: la fiducia indispensabile a ogni contratto è stata scossa dalle fondamenta, la visione dei diritti degli altri e di quelli supremi della comunità si è oscurata, la slealtà è diventata un’arma di vittoria e di progresso, e le ingiustizie sociali si sono ogni giorno più esasperate. Bisogna che sopra tutto e da tutti, in ogni rapporto sociale, sia osservata scrupolosamente la giustizia, che a ciascuno sia dato il suo, non per timore servile delle sanzioni legali, me per doverne rispondere ciascuno alla propria coscienza e al giudizio inappellabile di Dio. (Da: Agli uomini di buona volontà)
Anche le condizioni di lavoro, per quelli che lavorano o sono impiegati nelle grandi industrie e aziende moderne, possono produrre e favorire l’atrofia progressiva delle facoltà personali. Quando un uomo è costretto per tutta la giornata, e spesso per tutta la vita, a contare cedole di «cartelle» in una Banca, a premere i bottoni di una calcolatrice automatica, a sorvegliare una macchina perché non s’inceppi, a ribattere il chiodo di un dato pezzo nella produzione industriale in serie, si comprende come possa finire per diventare esso stesso uno «strumento di lavoro» e un anonimo ingranaggio della macchina industriale e produttiva. Avverandosi per lui la condanna della Bibbia contro gli adoratori degli idoli: «Divengano, essi stessi, simili a quello che fanno!». (Da: Restaurazione della persona umana)
Riabilitazione Tutta la riabilitazione deve tendere a sviluppare il massimo delle capacità di vita. (Da: Colloquio con Mons. Del Monte. 1946)
Il modo più rapido, più economico e più conclusivo per lo Stato di attuare i propri compiti assistenziali è quello di entrare in stretta e fiduciosa collaborazione con l'iniziativa privata. In questa umanissima attività, dove la giustizia e la carità si danno la mano, fin quasi a confondersi, né lo Stato può fare senza l'iniziativa privata, né questa deve fare senza lo Stato. La giustizia retributiva può giungere anche a organizzare una società lucida e perfetta come una macchina, ma appunto perché tale, arida ed effimera, dove venga a mancare l'olio della carità individuale. (Da: Vinta la battaglia per i mutilatini, in «Concretezza» [1955]
Cosicché non esistono malattie, ma malati, cioè un dato modo di ammalarsi proprio di ciascuno e corrispondente alla sua profonda individualità somatica, umorale e psicologica. La grande abilità del medico è quella di riuscire a comprendere, o meglio a intuire la personalità fisiologica di ciascun paziente. (Da: Restaurazione della persona umana)
Nell’esercizio dell’assistenza sociale, l’opus perfectum si trova soltanto nel connubio tra la giustizia e la carità, tra lo Stato e l’individuo, perché l’attività assistenziale, in quanto riguarda prevalentemente l’ora del bisogno, della prova e del dolore umano, è forse una di quelle che più da vicino attingono il sacrario misterioso della persona umana, dinanzi al quale lo Stato, e tanto più quello democratico, deve riverentemente arrendersi e agire. (Da: Vinta la battaglia per i mutilatini, in «Concretezza» [1955]
Scienza La battaglia della scienza contro l’invasione della morte costituisce uno dei capitoli più alti e più drammatici della storia umana. (Da: Andate e insegnate)
Il dolore degli innocenti, nella misteriosa economia cristiana, è anche per la manifestazione delle opere di Dio e di quelle dell’uomo: opera di scienza, di pietà, di amore e di carità. (Da: Pedagogia del dolore innocente)
Non è anche la scienza un dono dell’amore infinito? È un dono che ha bisogno di purificarsi. Se ha inventato tanti strumenti di morte, ora, coniugata con la carità, deve impegnarsi nella lotta per la vita. E la riabilitazione, la medicina curativa, l’assistenza, l’accoglienza, la ricerca e la difesa della vita assumono un senso nuovo. (Da: Testimonianza di Mons. A. Del Monte)
Un celebre principio dice che «i grandi pensieri vengono dal cuore»; ma noi andiamo più innanzi e affermiamo che l’uomo pensa con «tutto l’essere». E con tutto l’essere trova la verità. Perché la verità vera, cioè totale e salvifica è anche bontà; non scienza soltanto, ma anche sapienza. (Da: Restaurazione della persona umana)
La psicologia e la psicopatologia, in questi ultimi tempi, hanno fatto progressi notevoli e ci hanno dato anche opere egregie di divulgazione scientifica. [. . .] La visione spiritualistica, anzi soprannaturalistica dell’uomo può avere ispirato un diffuso senso di diffidenza e di sfiducia verso queste scienze [ ...]; ma dobbiamo ritenere che si tratti di una scienza molto seria i cui risultati possono imporre, se non proprio una revisione, almeno dei ritocchi alle nostre concezioni sulla vita intima dell’uomo, e che se anche i nostri metodi sono già empiricamente sulla linea di tali risultati, è un dovere del «homo Dei a omne opus bonum instructus» (uomo di Dio istruito in ogni cosa buona) rendere cosciente e illuminata la propria azione. (Da: I giovani del nostro tempo e la direzione spirituale)
La vita moderna domanda degli specialisti in ogni ramo della sua attività. Ma la specializzazione tecnica non deve tornare a danno della formazione umana, se si vuole rispettare la dignità della persona e non ridurre l’uomo a strumento di lavoro. Il tecnico è prima di tutto un uomo; prima delle esigenze tecniche ci sono le esigenze umane: cioè fame di verità, di bellezza e d’amore che tutta la tecnica e i suoi vantaggi materiali non potranno mai soddisfare. (Da: Restaurazione della persona umana)
Se il progresso tecnico e scientifico, la complessità della vita associata, la spietata concorrenza internazionale e le necessità della vita materiale richiedono la preparazione di specialisti in ogni ramo del sapere e di tecnici in tutti i settori della produzione, questo non deve avvenire se non sul terreno comune e nella «materia prima» dell'uomo. Come può esserci una decorazione murale, se non c’è la parete per sostenerla? (Da: Restaurazione della persona umana)
Scuola La scuola alta e bassa, primaria e universitaria, continua a essere una gigantesca matrice di intelligenze in serie, dove tutto il lavoro consiste nel far ingollare ai «pazienti» una porzione, quanto più possibile voluminosa, di nozioni e dove il piacere della scoperta, la soddisfazione dell’attività personale, la gioia della creazione, lo sforzo di provarsi in altro campo che non sia quello strettamente meccanico della memoria, è pressoché assente. (Da: Restaurazione della persona umana)
Bisogna considerare la scuola come un’occasione, difficilmente surrogabile con l’iniziativa personale, di fare cose difficili, di andare contro corrente nelle spiacevoli, di lottare contro la noia e la dissipazione, di usare del tempo, di seguire un orario, di non perdersi dietro i sogni della fantasia, di alzarsi presto il mattino ecc. Di fare, in una parola, allenamento di sacrificio. Soprattutto in questo senso si dice che la scuola è maestra di vita. (Da: Restaurazione della persona umana)
Speranza Amiamo di un amore geloso il nostro tempo, così grande e così avvilito, così ricco e così disperato, così dinamico e così dolorante, ma in ogni caso sempre sincero e appassionato. Se avessimo potuto scegliere il tempo della nostra vita e il campo della nostra lotta, avremmo scelto il Novecento senza un istante di esitazione. (Da: Educazione del cuore)
L’educatore è l’uomo della speranza secondo il grido vittorioso di Cristo nella notte di passione: «Confidite, ego vici mundum»; la fede e la carità non gli bastano all’impresa. Coloro i quali - per dirla col Dickens - «come gli uccelli notturni, hanno occhi migliori per le tenebre che per la luce» sono negati per definizione alla guida di anime giovanili. (Da: I giovani del nostro tempo e la direzione spirituale)
Dopo tante antiche e recenti disillusioni, qualcuno può essere tentato di raccogliersi nella propria solitudine e rifiutare l’offerta di nuove amicizie; ma io dico che deve battersi contro questa amara e pericolosa tentazione. (Da: Restaurazione della persona umana)
Vocazione Una volta conosciuta, anche confusamente, la vocazione personale deve essere rispettata fedelmente e coerentemente obbedita. Nessuno, né l’individuo, né la società, né l’educatore può, in nessun caso, arbitrarsi a stornare un uomo dalla missione assegnatagli dalla natura, per affidargliene un’altra, anche apparentemente migliore o superiore, secondo arbitrarie concezioni o artificiali pianificazioni della società, tracciate dall’uomo. Solo l’Onnipotente conosce il finalismo delle anime e della società e la fedeltà al disegno di Dio è il modo più conforme tanto al pieno sviluppo della persona umana quanto al profitto stesso della società. La natura però non s’inganna e non inganna. Alla vocazione personale corrisponde un complesso di attitudini e qualità personali, tendenze, possibilità, impulsi proporzionati al fine da raggiungere [ ...] Nessun uomo può essere, e tanto meno essere reso, copia di un altro, perché egli è copia di Dio, riflesso di una delle sue infinite qualità. (Da: Restaurazione della personalità umana)
Sogno dopo la guerra di potermi dedicare per sempre a un’opera di Carità, quale che sia, o meglio quale Dio me la vorrà indicare. Desidero e prego dal Signore una sola cosa: servire per tutta la vita i suoi poveri. Ecco la mia «carriera». Purtroppo non so se di questa grande grazia sono degno; perché si tratta di un privilegio. Cerco di rendermene sempre meno indegno e prego ogni giorno Dio che mi scelga a questo ufficio. Allora avrei trovato la mia via definitiva. (Da: Lettera al cugino Mario Biassoni. 1942)
Ora, dovete sapere Eminenza, che in questi 17 anni di sacerdozio, io ho sempre sentito aumentare la tendenza e la vocazione a darmi alla Carità, e sono sempre rimasto in attesa che il Signore me ne indicasse il campo pratico [...]. Volesse il Signore, dopo la maturazione della guerra, di farmi vedere più chiaramente e di assegnarmi un posto di lavoro in questo settore prediletto dell’apostolato. (Da: Lettera di Don Carlo Gnocchi al Card. I. Schuster. 1942)
Non ogni lavoro però è ugualmente valido nella edificazione della persona e della società, ma soltanto quel lavoro che corrisponde alla vocazione personale di ciascuno e alla superiore economia della società. (Da : Restaurazione della persona umana)
Tratto da: Giorgio Rumi - Edoardo Bressan DON CARLO GNOCCHI - Vita e opere di un grande imprenditore della carità Mondadori, 2002 - Euro 17,60
|