Home

perchè rl

RL in comune

CARONTE'S CORNER

   COMUNICATI

   DOCUMENTI

POSTA

DIOGENE

NO-TAV

MOVIMENTO ZERO

      OLIMPIADI 2006

 OSSERVATORIO

NOTA LEGALE

CONTATTI

 
LA STAMPA, 03 ottobre 2004

Clicca sull immagine per ingrandirla
di Guido Ceronetti
 

DICONO essere in forte aumento gli omicidi in famiglia. Questo non impedisce l’insistenza pubblica nell’elogiare a perdifiato l’istituzione benemerita che li produce. Se si danno incentivi alle famiglie perché addirittura (pur essendo questo un paese che scoppia di popolazione in eccesso, con sbarchi incessanti di gente non certo bisognosa di incentivi uterini) siano più numericamente evidenti e gravanti su ogni specie di trafelato servizio, l’incentivo, lo sprone, l’incoraggiamento è dato - aritmetica infallibile - anche, e simultaneamente, agli omicidi famigliari: ditemi il contrario.
Il divorzio non è un salvavita. L’omicida è all’agguato attorno alla casa dove la divorziata o la divorziante respira finalmente di sollievo. Per molte donne chiedere il divorzio può significare condannarsi a morte, se l’uomo non accetta o non si rassegna. E quasi sempre l’omicida famigliare ha il raptus, passa con facilità alla strage. E allora ecco i bambini cui è stato talmente raccomandato di venire a sedersi al Banchetto della Vita (l’espressione è del papa Montini) da mettergli la smania d’incarnarsi, eccoli, i piccoli colpevoli di aver ceduto alla leccornia dell’Incentivo Profamiglia, in un lago di sangue, per opera del loro papà incentivato. Conservo nei miei archivi l’immagine pubblicata sull’Illustrazione Italiana, quando usciva da Guanda circa il 1980, di un interno milanese dove sparpagliati si vedono tre cadaverini su cui è passata la carezza nefanda del loro genitore scontento. E pare la messinscena di una tragedia greca in trasposizione moderna, come usano certi registi. Ma non si tratta di pupazzi spruzzati di rosso. E per loro nessun vate tragico, non sono di Argo o di Tebe, per loro soltanto un numero in più nell’oceano di ghiaccio delle statistiche.
La terribilità di una guerra civile è che è guerra tra vicini, tra botteghe sulla stessa via, tra abitanti dello stesso quartiere. Della guerra tra casa e casa parla anche Miguel Hernández in una poesia del 1938: li aveva visti e assaggiati gli artigli insanguinati in cui la guerra civile trasforma le mani che, placate, accarezzano e fanno musica. E l’omicidio famigliare è guerra civile tra quattro mura, tra pochi metri quadri riempiti di oggetti comprati insieme, con la cena rimasta sulla tavola a raffreddarsi. Irrompe come in sogno, e di colpo è Argo, Tebe, l’incendio di Troia, lo stupido Teseo, l’ottuso Creonte, l’Agave cieca, e il portone dice Numero 55 o 237, la targa della via reca il nome eternamente pio di Mazzini o di Garibaldi. E talvolta è un fragile diaframma tra il sacrificio cruento rituale di consanguinei (Abramo, Agamennone, Iefte) e questi sacrifici domestici che atterriscono e sconcertano i più sperimentati - eppure in penuria di comprensione dell’irrazionale che ci abita e conduce, ossessivamente - giudici e psichiatri. Un crimine domestico da manuale del tragico resta quello della villetta di Novi Ligure: enigma avvolto in un segreto. Tutto quel che si può con certezza dirne è che l’essere che è tirato fuori da una pancia, di realmente famigliare a chi lo mette al mondo, non ha che qualche tratto esteriore, ma è fin dal taglio del cordone uno sconosciuto. Nessuno può conoscere a fondo il proprio figlio. Si è quasi sempre stremati dallo sforzo di capirne qualcosa. In ogni lettino è nascosto un coltello, che l’età adulta getterà via. Ma non sempre...