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Lettera aperta a  S.E. il Cardinale di Torino

 

Piemontesi  già avanti negli anni, avendo avuto in sorte il privilegio di affacciarci  agli anni 2000, una soglia cui la nostra  lettura del  fluire  indifferente del tempo attribuisce  un significato  di  pietra miliare  di particolare riferimento, non possiamo sottrarci a  profonde e non serene  riflessioni.

Una guerra immane,con milioni di vittime,dovuta  non a catastrofi naturali ma esclusivamente alla sola  demenza umana  capace di segnare l’ intero secolo, ha sconvolto quel che restava del  nostro equilibrio comunitario. Guardare la Torino di oggi lascia senza capacità di adeguati commenti. Al  progresso materiale raggiunto con il sacrificio di  generazioni, all’immenso salto qualitativo delle conoscenze e delle tecnologie, con traguardi  inimmaginabili concentrati  e maturati in  pochi decenni si  è commista, dominante, una involuzione morale  che, letta tradizionalmente come ci avete sempre insegnato, si rivela un trionfo demoniaco. Cioè come la sconfitta della dignità umana.

E’ la generazione dei vecchi  la più dolorosamente colpita, non più in grado di  passare, con valore di riferimento, il testimone alle  nuove  e disorientate generazioni dei figli e dei nipoti, avviati verso un futuro quanto meno incerto e preoccupante.

La società torinese ha  subito  le trasformazioni  del mondo globalizzato  in modo particolarmente tragico. La sensazione è che la nostra sia una condizione di vita ormai irrimediabilmente ferita, con lacerazioni  che attraverseranno intere generazioni.

Perché  questa  impressione chiama in causa anche la Chiesa torinese? Né lo Stato laico, né le Autorità religiose  sembrano impegnati seriamente  a  confermare i valori morali  per i quali  milioni di giovani sono stati sacrificati nel nome di Dio e della Patria. Né danno segno di impegnare tutto il loro potere  per opporsi  a ciò che sta distruggendo la nostra civiltà. Il Duomo e il Palazzo di Città  hanno forse stretto un patto di cattocomunismo dominante che non lascia speranze  alla tradizione torinese? Tutto quello che oggi accade , di sociale e di politico, sa di smentita  e di ripudio del nostro passato. Nell’ambito  religioso, cosa resta  della  gloriosa storia  missionaria piemontese? Tra poco sarà Natale. Il Santo Natale. Una ricorrenza che ha sempre segnato la nostra vita . Assistiamo invece al ripudio di sacrosanti principi, alla mimetizzazione  di  ogni  manifestazione  che si ritiene possa recare offesa  a chi, non cristiano, è venuto a inserirsi in conseguenza di sprovvedute politiche, nel bene e nel male, nella realtà dei nostri quartieri ,senza alcuna propensione ad integrarsi e a condividere o a rispettare le nostre regole di vita sociale.

Le Scuole  vengono private di ogni simbolo religioso. Gli insegnanti  di religione votano, in Comune, contro l’esposizione del Crocifisso. I canti di Natale sono soffocati ovunque. Il Presepe  sostituito dall’albero luminoso, apprezzabile e significativamente augurale, carico di doni  ma  profondamente diverso, povero di  contenuto spirituale.

I nostri Missionari che rimpatriano vengono inseriti  in un mondo capovolto, riprogrammati per  i  quartieri socialmente più degradati. Dimentichi dell’invito evangelico alla predicazione di Gesù Cristo, devono ignorare gli impegni per i quali sono stati inviati nel Mondo. Vengono rieducati a  “non offendere” i nuovi arrivati. Lei pensa,Eminenza, che Gesù possa offendere?  Lei è vissuto in Africa con i Missionari?  Ha mai toccato con mano le  sofferenze degli Africani?

Lei pensa che sia  Charitas cristiana accogliere ” a 100 euro a testa, in predisposte apposite stazioni, nel comodo entroterra italico, i superstiti di una “tratta “ organizzata  su scala mondiale e  imposta alla nostra  civiltà  perduta nel consumismo ateo da quella Cupola europea e supernazionale che  programma droga, prostituzione, guerre, multinazionali, farmaci, armi e fonti energetiche, e che occupando scranni deliberanti dell’Onu, si permette anche di dettarci comportamenti e  leggi? Di imporci di sottrarre  in casa nostra a sguardi “offesi” il cadaverino di Cristo  appeso a un chiodo? Abbiamo dei Parlamentari che non sanno cosa sia il Darfur. E questa è un’altra nostra  tragedia laica umana e politica. Come si possono accettare pressioni per  mimetizzare e  ripudiare le nostre  manifestazioni e tradizioni religiose, che sottendono  scelte morali e sociali  secolari  cui è ancorata la nostra vita quotidiana ? Perché è consentito a certi Parroci della nostra periferia sinistroide  esporre accanto all’altare  la bandiera politica arcobaleno  sventolata da pacifisti  che tutto fanno meno che impegnarsi  in un  aiuto concreto ai  derelitti nella loro terra? Lei pensa che si possa collaborare con chi ricatta l’Italia dall’alto di organizzazioni internazionali obbligandola ad accogliere e sistemare a getto continuo clandestini bestialmente traghettati, sottoposti a  governi  criminali che poi  pretendono  dall’Italia in modo prioritario casa, sedi religiose- che solo  religiose non sono, scuole, sussidi e pensioni, ospedali epurati da ogni nostro simbolo religioso millenario, Croce Rossa compresa?

Lei pensa che  povere donne africane  dall’esistenza miserabile, possano un giorno decidere di percorrere migliaia di chilometri verso le coste libiche con aggrappato un neonato, per  avventurarsi su una imbarcazione  destinata al naufragio o alla rottamazione  e da metà Mediterraneo, contattare col cellulare qualcuno  in grado di muovere la nostra Marina Militare (!!) ad occorrere  al salvamento e alla consegna presso i predisposti Centri di accoglienza?

Questa merce umana strumento di   pressione politica  proviene  da terre  in cui i nostri Missionari, quelli del Vangelo, vengono barbaramente trucidati, abbandonati da tutti. Ma  a Torino, e in tutta Italia, la nuova Parola d’ordine è: accogliere, adeguarsi ai diktat internazionali, “non offendere” con Presepi, con Crocifissi, con canti di Natale, persino con i vessilli del  IV Novembre, lo straniero rovesciato  da un natante programmato sul patrio suolo.

Intanto Aids, malaria  e tubercolosi, virus e parassiti, desertificanti carestie straziano una umanità  abbandonata, fonte di solo sfruttamento, di rapina universale. La Cupola Mondiale, che ci detta regole e comportamenti, pone anche il divieto assoluto a qualsiasi  reciprocità  di residenza, lavoro  professione religiosa e convivenza e resta inerte di fronte ai continui massacri e alle pulizie etniche.

Non dovrebbe essere un impegno prioritario delle nazioni civili, invece di intraprendere devastanti guerre per il petrolio, perse inevitabilmente con nuove tragedie umane, bonificare l’Onu da  rappresentanti che non rappresentano affatto le esigenze di sopravvivenza delle loro popolazioni, e presenziare alla consegna e distribuzione dei mezzi di soccorso distribuiti nei momenti di emergenza, impedendo nel contempo eccidi etnici ?

Le chiediamo, Eminenza, rientrato a Torino da un Conclave  che ha visto la benedetta elezione di Papa Ratzinger, di voler confortare  la popolazione  piemontese ponendola nelle condizioni  di  manifestare liberamente la sua Fede cristiana, Fede ormai a rischio proprio in  Piemonte, che il Cardinal Massaia, Don Bosco, Allamano e  tanti altri eroici Missionari hanno saputo diffondere per il mondo. Le chiediamo di esaltare, non lasciar oscurare simboli  di vera carità, laboriosità e pace, di una tradizione cristiana millenaria, non imponendoli certo, ma nemmeno oscurandoli, quasi fossero una  vergogna. Le chiediamo di operare in modo che le nostre siano, in patria e fuori, Missioni vere, non Agenzie  a senso unico di sola importazione.

In modo che anche la inesistente dignità laica trovi incentivo nella dignità religiosa e possa affermarsi l’imprescindibile principio del diritto alla reciprocità, al pieno  rispetto delle nostre leggi laiche e religiose, oggi a noi contestate addirittura in casa nostra con la nostra colpevole condiscendenza. Ci scusiamo, Eminenza, ma non possiamo abiurare a ciò che i nostri Missionari ci hanno testimoniato anche a prezzo della loro vita, né assistere allo sfacelo di Torino in colpevole silenzio. Con il dovuto rispetto.

Giovanni Airola

Torino, ven 31 ott  08

 

Giovanni Airola

Via Cremona, 2 – 10152 Torino

e-mail:airolavanni©yahoo.it