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Fonte: www-lastampa.it - Politica

 

13/01/2012 - GIUSTIZIA E POLITICA I PARTITI SI SPACCANO

E nella Lega volano schiaffoni

Ieri fra i leghisti giravano testi sms goliardici «Tanzania libera» e «Cosentino premier»

Il voto su Cosentino riapre
lo scontro fra maroniani
e Cerchio Magico: Bobo
perde il primo round

mattia feltri
 
roma

Tanzania libera! Cosentino premier!». Se il paradosso etnico-territoriale non basta, non si contano gli sms, a dir poco ironici, girati in serata sui migliori telefonini padani. Eccone un altro: «Prevista un’enorme pastiera con il Sole delle Alpi fatto di canditi verdi portata in corteo su un carro trascinato da Pulcinella saltellanti...». L’angolo della goliardia non è un lenitivo: spiega meglio il disastro di giornata culminato col ceffone che il maroniano Giampaolo Dozzo è stato lì lì per mollare al bossiano Luca Paolini.

I leghisti di Montecitorio erano in riunione per stabilire una linea che mascherasse lo sfascio in corso, e l’avevano affidata proprio a Paolini (membro della Giunta per le autorizzazioni a procedere) che stava riassumendo i punti essenziali del discorso. Uno dei quali riguardava Enzo Carra e i famosi schiavettoni di vent’anni fa (quanto esultò la Lega...). Dozzo non ci ha visto, si è messo a gridare che Carra era uno che si era augurato la morte del capo (interpretazione estensiva di una vecchia dichiarazione), e la lite conseguente e finita con le tesi muscolari di Bozzo trattenute a stento.

A quel punto la giornata era conclusa, una giornata strana, aperta la sera prima dall’autoribaltone di Bossi con la concessione di libertà di coscienza, dopo che lunedì la segreteria politica aveva deliberato che Nicola Cosentino fosse consegnato alla competente magistratura borbonica. È stato spiegato poi che Bossi voleva far uscire allo scoperto i congiurati, cioè i maroniani, sospettatissimi dal Cerchio Magico di essere i vili spifferatori delle notizie sugli investimenti in Tanzania e sulle frivolezze del giovane Bossi-Trota.

Ieri - nove di mattina - i nostri maroniani parevano pronti ad accettare la sfida visto che due o tre di loro offrivano al cronista le seguenti riflessioni: «Se oggi siamo costretti ad andare alla conta, si dimostrerà una cosa, che il Re è nudo. Ci dispiace dirlo, con l’amore che proviamo per Bossi. Ma ormai lui è circondato da una cricca di bastardi che gli dipingono una realtà distorta». Siamo stati poi inseguiti per ore da costoro coi conti aggiornati all’ultima ora: «Siamo in percentuale ottanta a venti... Noi siamo più di quaranta, loro neanche una ventina... Una ventina? Saranno dieci!...».

Il rapporto di forze è rimasto poi misterioso, era però evidente l’affilar di coltelli che presupponeva spargimento di sangue. Ma che le cose erano cambiate, è stato chiaro a mezzogiorno, mentre l’aula si stava riunendo per trattare il caso. Intanto era circolata la notizia del quasi match fra Dozzo e Paolini. E poi Maroni, intercettato in Transatlantico, prima sosteneva di non essere in grado di rispondere alle domande causa raspino in gola («Va... do... a be... re un... bicch... iere... d’ac... qua...»), poi rispondeva così: «Non lo so». «Vediamo». «Non lo so...». L’euforia dei sottoposti era sfumata davanti alla livida cera dell’ex ministro, deciso a rinviare il duello.

Al momento topico, infatti, ha parlato soltanto Paolini che ha infilato un’arringa giuridicamente impeccabile, fattuale, supergarantista, tutta testa e niente pancia, e conclusa con la famosa dichiarazione di libertà di coscienza. «Maroni è arrabbiatissimo. Mi ha lanciato un’occhiataccia...», ha detto più tardi Paolini. Certo, un’occhiataccia sembrava un po’ poco. Ci si aspettava che Maroni marcasse le differenze in altri modi. E invece la Lega (che non celebra un congresso da dieci anni, dal 2002, record europeo) ha dimostrato di essere ancora un partito sufficientemente coreano da non abbattere il Caro Leader, e ormai non sufficientemente coreano da nascondere lo sporco sotto il tappeto (a proposito, ecco un’altra della mattinata: «Investimenti in Tanzania? Ma se dava di più il Conto arancio!»). Infatti Maroni poi ha ripetuto di avere votato per l’arresto. E Bossi ha replicato: «Non piangeremo per questo». Il disastro è evidente: se Maroni avesse vinto (o almeno partecipato), ne sarebbe uscita distrutta la Lega; quella di Bossi, dicono però i maroniani, è una vittoria di Pirro poiché gli elettori hanno subito manifestato - via radio e via internet - il loro disinteresse ai temi del garantismo: «Siamo per la Lega della legalità fondata da Bossi», ha scritto uno. La solita dichiarazione di guerra al Cerchio Magico. Ma c’è qualcuno che spara a Sarajevo?

Che Bossi fosse circondato da una cricca di bastardi ce ne siamo già accorti dieci anni fa, e infatti abbiamo preferito andarcene fuori da questo partito di merda, anche perché i bastardi se li è scelti Bossi e fanno esattamente ciò che il "capo" vuole.