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Problemi discussi: aggiornamento aprile 2005
Cimiteri Si è concluso in Sala Rossa, lunedì notte 18 aprile 05, il tormentato percorso di costituzione di una Società in grado di addossarsi la responsabilità di conduzione dei Servizi Cimiteriali, travolti dalla tragica sequenza delle esumazioni che ha colpito centinaia di famiglie torinesi negli affetti più sacri, ferita indelebile nella storia cittadina.
-le doverose dimissioni, come atto almeno formale, civile e doveroso, del Sindaco e della Giunta; -la valutazione dei danni morali e materiali inferti alle famiglie dei dissepolti; -l’ equiparazione delle tariffe applicabili alle nuove procedure di inumazione o incinerazione; -l’esenzione o la restituzione delle somme già versate dai parenti per le salme disperse, o non più identificate e per le reinumazioni o l’incenerimento nei casi di non avvenuta mineralizzazione,purtroppo rilevati in una percentuale abnormemente elevata (una delle cause scatenanti il fallimento delle esumazioni portate a ritmi insostenibili con metodiche di escavazione sfuggite al controllo dei responsabili nelle tristi operazioni di bonifica e recupero delle aree giunte a scadenza o addirittura anticipate senza adeguato campionamento preventivo).
Quella delle esumazioni a ritmi forzati e del loro tragico epilogo resterà una macchia indelebile nella storia della amministrazione cittadina e nella storia di troppe famiglie torinesi. Ma temiamo che rifluiranno purtroppo in un totale oblio, senza alcun responsabile morale, visto che alle testé concluse elezioni, proprio di carattere amministrativo, la trascorsa tragedia delle urne cimiteriali non ha minimamente inciso sul risultato delle urne elettorali: tragico segno della montante insensibilità comunitaria per una qualità della vita e della morte e per la difesa di valori spirituali fondamentali, ormai persi nelle metropoli moderne. Sarebbe stato auspicabile, alla fine di un devastante fallimento, decidere per una nuova forma di organizzazione cimiteriale: riportare a uniformità di costi le inumazioni e le cremazioni; escludere ogni futura possibilità di speculazioni su un così delicato e doloroso momento conclusivo della nostra esistenza. E’ venuto a mancare alle popolazioni moderne europee quel senso di profondo rispetto espresso nei riti funebri e nel culto dei Morti che caratterizzano ancora popolazioni africane e asiatiche, certamente più povere, ma non carenti di una più spiccata spiritualità.
Piazza Castello La vicenda dell’alta velocità che dovrà attraversare la Val di Susa, penetrandovi con una galleria di oltre 50 Km, con un impatto ambientale non ancora quantificabile, con problemi ecologici non ancora definibili, contrappone ormai la popolazione residente ad ogni sostenitore istituzionale regionale o nazionale che si proponga di attuare la linea transacontinentale Tav senza aver prima reso noti e discussi pubblicamente i piani integrali di esecuzione. Per quanto si propagandi la democrazia nelle istituzioni, siamo tuttora esclusi da una esatta e realistica informazione. La presenza, il 19 marzo 05, in Piazza Castello, di 37 Consigli Comunali della Valle, con i gonfaloni e i sindaci convenuti a discutere ed approvare altrettanti Ordini del Giorno relativi al progetto Tav è stata una lezione storica, a livello dell’intero Paese, su quello che dev’essere un modello di democrazia popolare, di comportamento comunitario. Le Autorità Italiane e straniere interessate al progetto farebbero bene a tenere nel dovuto conto la volontà, le esigenze, le richieste civilissimamente espresse dalla popolazione locale,soprattutto adottando il sistema di coinvolgerne i rappresentanti istituzionali nei massimi livelli decisionali. Il nostro Gruppo ha sempre sostenuto il diritto della popolazione locale ad un referendum conoscitivo preventivo, accuratamente documentato. Motivi seri impongono valutazioni responsabili e meditate. Scelte affrettate, non condivise, solo imposte dall’alto, per interessi trasversali e convergenti delle forze politiche, risultanti a danno finale della popolazione valsusina, cadrebbero sotto responsabilità insostenibili.
Droga e delinquenza dilaganti nei quartieri Spacciatori, con sfruttamento e coinvolgimento minorile, agiscono ormai in pianta stabile nei nostri quartieri. Accompagnati da furibonde risse, diurne e notturne, con ferimenti da bottiglie spezzate, arma sempre disponibile a buon mercato. Da una esperienza diretta e conseguente Interpellanza al Sindaco, è risultato che non è reato iniettarsi droga in una vena davanti a 250 scolari delle medie, all’uscita da una scuola. Droga distribuita da minori magrebini. Nonostante la propaganda ufficiale, i diritti dei minori, italiani o stranieri, non sono tutelati in pratica da nessuna disposizione di legge. I Vigili, allertati, non sono tenuti a presidiare le scuole. Passano la mano ai poliziotti di turno, attivi sempre, al pari dei carabinieri. Unico neo, che i delinquenti, fermati o arrestati, anche a rischio fisico delle Forze dell’Ordine, non trovano ad aspettarli adeguate leggi correttive: dopo poche ore da un fermo li ritroviamo, più arroganti che mai e più che mai virulenti, in libera circolazione nei nostri quartieri.
Okkupazioni di edifici comunali In una Interpellanza, la terza, dopo due rimaste senza risposta,è stato chiesto un aggiornamento sul numero degli edifici occupati in città, da squatters o da attivisti di centri sociali, anche in vista dell’ultima occupazione, in Corso Emilia, di una costruzione abbandonata della ferrovia Ciriè Lanzo (sgomberata e murata pochi giorni fa in seguito alla raccolta di firme ed alla vivace reazione dei residenti). All’interpellanza ha risposto il Sindaco in persona. Purtroppo molto parzialmente. Considerando la occupazione di edifici comunali come un dato ormai acquisito, ufficializzato, noto alle Autorità e solo in attesa della individuazione ufficiale di un responsabile con il quale trattare della amministrazione dell’edificio sottratto alla pubblica utilità, (eventuali spese amministrative? Ici?, Energia elettrica, acqua, gas? Finora, a quanto risulta, non accreditate ai responsabili). Nessuna indicazione sull’uso e sulle frequentazioni. Ricordata anzi come un esempio di positiva collaborazione la condivisione a turni di un’area di un asilo di Corso Regina Margherita !!! Nessuna indicazione sulla superficie globale, sulla cubatura , sul numero dei locali sottratti ad un uso sociale più costruttivo, esempio, l’edificio ex asilo di Via Alessandria, o quello di Passo Buole, o quello di C.so Regina Margherita, o degli edifici storici dei Giardini Reali. La domanda sull’intervento della Sovrintendenza è rimasta totalmente inevasa. Se un cittadino sposta un mattone o deturpa un edificio registrato come storico, o lo porta a un irreversibile degrado, o lo sottrae all’uso comunitario, viene immediatamente colpito dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali. Nei casi sopra citati la Sovrintendenza risulta irrimediabilmente assente: Il Sindaco non risponde. Rinnoviamo quindi un invito pubblico, ufficiale, alla Sovrintendenza ai beni culturali, perché qualche suo autorevole Ufficio rilasci una spiegazione sui mancati interventi circa la bonifica ed il recupero degli edifici di valore storicoarchitettonico, di proprietà comunale, okkupati da anni in pieno centro e deturpati, senza ombra di specifici provvedimenti. Sarebbe ancora peggio se eventuali richiami in merito, inviati dalla Sovrintendenza, risultassero ancora inevasi, in attesa di una adeguata risposta da parte degli altrettanto competenti Uffici Comunali , sensibilizzati al problema.
Commercio Porta Palazzo o Porta Pila, detta anche Piazza della Repubblica, nella toponomastica ufficiale, ma ribattezzata The Gate per gli ambiziosi programmi, e relative sovvenzioni europee, della Giunta comunale. I Consiglieri comunali,della III Commissione, hanno avuto l’opportunità di visitare, a lavori avanzati, la nuova struttura sorta sull’area del mercato dell’abbigliamento, firmata Architetto Fuksas. E’ positivo, per tutti, il progetto realizzato in ferro (fornito dalla Romania), vetro e cemento. Incredibili gli spazi ricavati, senz’altro funzionali. E qui scatta la preoccupazione dei titolari degli spazi, i negozianti del vestiario, in attesa da anni, dal 1999, (salvo 13 titolari di licenze che nel frattempo hanno optato per altra destinazione e che non è stato possibile intervistare, o audire). Incombe l’imprevista – ma non ne conosciamo il periodo di incubazione – sparata dell’Assessore al Commercio per un inopinato cambio di destinazione d’uso della nuovissima costruzione, immaginata troppo bella, forse, per semplici operatori e relativa clientela: farne la sede di un Museo del Cioccolato, realizzabile in verità in molte altre sedi storiche della città. In cambio, si prospetterebbe per i negozianti del vestiario sfrattati, la loro ricollocazione all’estrema periferia della città, in aderenza all’area di un supermercato che, in virtù di nuove disposizioni di legge, compenserebbe la sua mastodontica presenza costruendo a sue spese un edificio per attività commerciali locali, nel nostro caso ospitando gli esuli di Porta Palazzo. Pericolo tutt’altro che sviato, viste le iniziative improvvise di questa Giunta, ad esempio l’invenzione delle costruzioni ovoidali da 16 miliardi rovesciate sullo storico giardino di Piazza Solferino, a ridosso della Fontana Angelica per tre anni, e forse riconfermate fino al 2011. Torino ha bisogno di lavoro e di commercio attivo. Il nostro Gruppo appoggerà vivamente gli interessi e i diritti dei negozianti del vestiario e della correlata clientela torinese e internazionale, secondo la tradizione di Porta Pila, per un completo rientro operativo nelle aree prefissate. Proseguono lentamente i lavori di ripavimentazione del Mercato di Piazza della Repubblica. Il problema successivo, con divergenze attuative fra gli stessi Assessori al Commercio ed al Traffico, sarà la pedonalizzazione dell’intera area di Porta Pila ed i problemi di accessibilità ai negozi, circondanti la rinnovata area mercatale, dei mezzi privati, per il carico delle merci voluminose, non certo trasferibili su tram o pullman. Un problema certo risolvibile, a patto di poter contare su soluzioni funzionali che garantiscano la sopravvivenza delle attività commerciali, finora penalizzate da interminabili cantieri, altrimenti condannate alla chiusura.
Phone Centers e Transfer Money Il nostro Gruppo aveva lanciato l’allarme sulla inarrestabile clonazione dei phone centers, quando ancora proliferavano in totale libertà. In risposta ad una nostra interpellanza, l’Assessore competente ci rassicurò sul loro monitoraggio e controllo, pur trattandosi di attività riportabili all’area specifica delle comunicazioni, non soggette - ci era stato assicurato - a particolari norme restrittive per collocazione e licenze e in ogni caso dipendenti dal Ministero delle Telecomunicazioni. Risposta tutt’altro che esaustiva e convincente. Il loro censimento è tutt’ora in aggiornamento continuo, come se dovesse inseguire un treno, proliferante vagoni, sempre più veloce e inafferrabile. Le norme disciplinari, rimediate con enorme ritardo, richiedono mesi e anni per l’adeguamento. Era invece possibile,proprio perché non ve ne erano di prestabilite, come poi è apparso in piena evidenza, creare regole preventive adeguate e funzionali. Sul numero, sulle distanze, sugli orari, sulle funzioni. Ne è risultato invece una situazione perdente in partenza, tipicamente “mediterranea”, simbolo di quello che accadrà in mille altre attività similari, di cui la popolazione autoctona non ha certo necessità alcuna. Nemmeno un soprassalto di orgoglio (e concorrenza ,viste le tardive proposte pubblicitarie delle Poste Statali) da parte dei nostri Ministeri delle Comunicazioni e delle Finanze. Inutile sottolineare l’importanza dell’argomento delle trasferte di denaro riciclato di provenienza illecita, delle sue destinazioni, e del richiamo praticamente incontrollabile di elementi turbolenti, autori di violente risse, titolari di ogni illegalità.
ZTL e polveri sottili I complicati aggiornamenti e le varianti sulle aree interessate, susseguitesi nei diktat della Giunta Comunale, Assessorati Traffico e Ambiente, hanno alla fine posto in chiara evidenza : -che le polveri sottili hanno composizione e provenienza ignota (le sta studiando un apposito centro a Roma); -che la loro concentrazione non ha relazione con il traffico delle auto se non in bassa percentuale; -che le domeniche a piedi, o i giovedì del diesel, le targhe alterne, il blocco delle “criminali” (ma paganti regolari tasse di circolazione e assicurazione) non catalitiche sono un lavaggio politico del cervello, non una operazione con basi scientifiche; -che in ogni caso l’assoluta insufficienza numerica e qualitativa dei mezzi pubblici non è in grado di assicurare servizi di trasporto adeguati alle normali necessità cittadine; -che nessuna dimostrazione scientifica è mai stata portata con un corretto campionamento della flotta automobilistica ante immatricolazione 1993 e post 1993, brucianti entrambe benzina cancerogena, paganti tasse equivalenti, tale da poter discriminare colpevoli o innocenti; -che le restrizioni all’inquinamento nella zona aulica della Città dimostrano l’indifferenza per la salute del proletariato delle periferie e sono in realtà un tentativo di isolare il centro da un eccesso di circolazione, indipendentemente dalle ipotesi di salute pubblica, facendone pagare lo scotto ai ceti meno abbienti non circolanti su auto di fresca produzione ; -che la Fiat muore soffocata da interessi internazionali, per mancanza assoluta di un coraggioso rinnovamento con motori a energia all’idrogeno, pilotati dal Politecnico, o a energia alternativa al maledetto petrolio, che sfrecceranno presto con marchi stranieri, intorno alle aree, e relative macerie, già predisposte per la svendita agli avvoltoi edilizi, della nostra Fabbrica storica, in lenta agonia pilotata; - che le disseminate spie elettroniche vigilanti sui divieti a orario variabile, a giorni mutevoli, collegate ad un cervellotico, complicatissimo sistema di moduli, ricorsi e giustificazioni per l’annullamento delle multe (oltre un milione) sommate e replicate a inconsapevoli recidivi, sono la dimostrazione dell’incapacità di questa Amministrazione a predisporre servizi pubblici efficienti e adeguati parcheggi, penalizzando pesantemente la libertà di movimento dei cittadini, il commercio, la libera scelta e fruizione di ciò che arricchisce una città, penalizzando i negozi tradizionali con un decentramento mirato ai supermercati della periferia e alimentando le proprie casse municipali con un sistema di multe e balzelli degno del più tradizionale oriente.
Servizio d’ugenza con il 118 Si sono verificati casi di urgenza che richiedono una specifica organizzazione interna nel pur encomiabile servizio prestato 24 ore su 24 dal 118. Nella norma, le autoambulanze allertate da una telefonata di urgenza devono, per le singole zone di specifica appartenenza, trasportare la persona infortunata o il paziente nell’Ospedale di riferimento. E’ stata richiesta una particolare attenzione, invece, per il trasporto urgentissimo di pazienti affetti da gravi patologie che richiedono centri di chirurgia o medicina di immediato e superspecialistico intervento,f ondamentale per salvare la vita, già segnalati appositamente sulla cartella clinica personale. In questi casi particolari, l’autoambulanza, collegata con la sua Centrale, eviterà il suo ospedale di normale riferimento, per raggiungere direttamente, con l’autorizzato cambio di percorso, il centro specialistico, il solo in grado di fronteggiare l’assoluta emergenza, senza perdita di tempo. E’ necessario che i medici specialistici ed il medico di base sottolineino sulla cartella clinica la necessità di un ricovero urgente mirato e insostituibile e ne informino il paziente ed i suoi familiari per ogni evenienza.
Giovanni Airola |