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Straccioni ma di parola

La presente comunicazione è indirizzata:

- al Ministro RobertoCastelli (che ci ha conosciuti ad Odalengo Piccolo);

- al Ministro  Roberto Maroni (per generale stima);

- al Sen. Giuseppe Leoni  (riferimento morale per  un valido nucleo di  100 giovani  di area cattolica, con preziose rappresentanze  universitarie, di attività non becera, completamente dispersi e finiti senza sede);

- all’intero  Federale della Lega Nord di Via Bellerio, perché Lombardi e Veneti possano valutare quanto non viene riferito della realtà piemontese.

 

Termina nel mese di  maggio 2006 la legislatura amministrativa comunale quinquennale  per Torino, subito dopo quella politica.

Il presente è un rendiconto morale dovuto a Bossi e agli Elettori.

In data 2 aprile 2001, alle 22.10, attraverso un mai immaginabile collegamento telefonico attuato da Cota, Bossi in persona mi trasmetteva l’ordine di  entrare nell’elenco dei candidati al Comune di Torino in forma attiva.

La Lega, a Torino, era al 2,2% .Pochissimi voti di preferenza su Borghezio mi hanno così impegnato nell’unica rappresentanza allora disponibile, in una città che all’esordio della Lega, pochi anni prima, aveva visto il nostro Movimento sfiorare, con Gipo, il 23 % dei voti, con 7  consiglieri comunali.

Dopo la quasi mortale ferita inferta dalla scissione cominiana, ed il riassestamento della militanza residua in due sezioni cittadine, oltre quella dei  Cattolici, Bossi, in occasione della Festa della Lega in Piazza Solferino (settembre 2002), finalmente avvicinato da alcuni di noi  Militanti "proletari", alle due del mattino, nonostante la viva contrarietà e opposizione del Segretario Nazionale  "piemontese" Cota, confermò la nostra richiesta di maggiore attività sul territorio e dispose che in Torino si aprissero Sedi e Sezioni, si continuasse  l’informazione diretta fra la gente, anche attraverso  un foglio locale informativo.

E’ stato invece eseguito l’esatto contrario, sotto la  cortina di roboanti dichiarazioni pubbliche del Segretario Nazionale e della sua catena linfatica gerarchica locale che, insediatasi nella sede di Via Poggio, trovata da noi militanti,  decise improvvisamente di commissariare Torino. Un fulmine a ciel sereno.

Le due sezioni, di Via Spalato e Torino Nord di Via Palestrina, vennero chiuse. Eguale sorte toccò, per lisi, alla sede dei Cattolici di Leoni.

La sezione Torino Nord è stata portata avanti, in autogestione, fino ai limiti del possibile.

Nell’elezione  del Segretario Provinciale di Torino la militanza torinese superstite, con le tessere in scadenza, si trovò improvvisamente, a poche ore dal voto, abbandonata e tradita dal ritiro  del candidato su cui riversava totale fiducia per il rinnovo della vita democratica interna piemontese: l’attuale consigliere provinciale Arturo Calligaro, contrapposto all’emergente Allasia, promosso così (sotto una defilata regia, anch’essa selezionata e premiata elettoralmente)  prima alla Segreteria Provinciale ed ora anche al  Parlamento. La Militanza non allineata  non  ottenne il rinnovo delle tessere di Militanza.

Da quel momento i Militanti più romanticamente leghisti, disinteressati e attivi, giovani ed anziani, si ritrovarono ostracizzati, emarginati o espulsi.  

Da anni non vi sono  più  assemblee in Piemonte.

Il limpido e diretto collegamento tradizionale della Base militante con Bossi (già prima dei motivi di salute) via via offuscato dall’addensarsi di una interposta rete gerarchica di ambiziosi verticilli, rivelatasi purtroppo non patologia locale ma metastasi belleriana.

In questo stile sono state confezionate le liste elettorali istituzionali parlamentari e comunali.

In una Città che orienta metà dei voti piemontesi, da decenni in mano agli stalinisti e cattocomunisti;

in cui prorompe un inarrestabile processo di islamizzazione;

in cui centinaia di negozi italiani, risalenti a più generazioni, chiudono davanti alla diffusione a macchia d’olio di una immigrazione massiccia e in pesante parte delinquenziale;

in cui le Chiese torinesi postconciliari  si vergognano del Natale e delle tradizioni cristiane e sostengono associazioni e programmi favorenti una catastrofica invasione di elementi non integrabili ma già sollecitati al voto amministrativo a sei mesi dalla comparsa in città, dotati di  travolgente ritmo riproduttivo, che in pochi decenni sommergeranno i sempre più rarefatti  residenti;

in cui le scuole cadono a livelli sessantottini di infima preparazione a scapito di di tutti gli allievi, italiani  o immigrati;

in cui è in corso una autentica sostituzione della popolazione autoctona nei quartieri;

in cui case e asili  vedono classifiche comunali perverse ai danni dei superstiti residenti locali;

in cui si subisce una  tragica deindustrializzazione, il crollo dell’indotto e una sempre più  vasta disoccupazione ,

cosa  ti decidono i verticilli della Lega piemontese?

Chiudono Sezioni e Sedi e, sporificati  in Via Poggio (sede individuata da noi militanti ) operano una oculata e calibratissima  scelta delle tessere fra i  Militanti commissariati, definiti "straccioni", ostracizzando  e privando quelli  troppo puri e tradizionalisti e proletari, ma non loro osannanti, di ogni diritto di partecipazione. Privandoli della militanza, impediscono loro di partecipare alle elezioni interne ed esterne, alle candidature attive e passive, alla vita del Movimento da essi fondato e sostenuto quotidianamente.

Eguale sorte subisce l’unico Consigliere Comunale di Torino, abbandonato in totale isolamento istituzionale dopo una triplice ingiunzione di dimissioni forzate (Raccomandate a firma del Provinciale, depositate ovviamente in Procura dal sottoscritto), inviategli da parte del  Segretario Provinciale Allasia, attuale capofila alla Camera insieme a Calderoli.

Calderoli, che ha scambiato la sua circoscrizione lombarda con Brigandì, in difficoltà elettorale dopo la  gravissima perdita dell’unico assessorato concesso a legislatura già inoltrata alla Lega  da inaffidabili Alleati,  sconfitti in tragica ma prevista sequenza  su tutto il fronte regionale e governativo.

Altra umiliazione: lo  Statuto della Regione Piemonte, parto distocico tardivo della CdLibertà,  risultato un incollamento di emendamenti cattocomunisti - ora sfruttato a pieno titolo dalla subentrata e vincente Giunta di sinistra - nella cui stesura l’ufficialità e centralità della lingua piemontese è stata chiesta in modo specifico solo dall’On. Tapparo (dei Riformisti) e non pretesa come suo precipuo dovere dalla Lega cotiana, capace solo di inserire  un "furbo giro di parole: patrimonio linguistico", di cui potete immaginare l’uso lasciato alla mercé dei successori.

La popolazione della Val di Susa è stata abbandonata, contro ogni principio leghista, ai devastanti interessi bipartisan  internazionali, senza contrapporre le validissime alternative alla TAV (solo tardivamente politicizzata in TAC) Lisbona-Kiev.

Le nostre reiterate richieste verbali e scritte, indirizzate anche in Via Gemonio, a Bossi(gli saranno mai arrivate?), a Calderoli, a Speroni (che  ha chiesto: "quante 'tessere', non 'quali' tessere, ossia ”quanti Matteotti ? ”)oltre che ovviamente a Cota, sono rimaste senza riscontro.

Il Manifesto di Odalengo Piccolo, firmato nel luglio 2003 da 540 militanti, è stato un  appello troppo civile  per rimediare alla paurosa degenerazione del Movimento.

La recentissima Assemblea di Brescia, in prevalenza di  giovani,  ne è  un’ulteriore testimonianza.

Il silenzio significativo sulla Credieuronord, sul prato di Pontida, su San Cassian e su tante altre propagandate iniziative padane ha paralizzato l’entusiasmo di migliaia di leghisti attivamente coinvolti.

L’emarginazione inimmaginabile di  Pagliarini, Ballaman, Provera, Guido Rossi, Max Ferrari, come già di Gipo e di Boso;il silenzio imbarazzato di Leoni, curdizzato e armenizzato dei suoi  giovani e vecchi cattolici torinesi, sede compresa, sono un inequivocabile segno funesto, da Signore degli Anelli, che incombe sul destino della Lega, di Bossi, della Base militante e dell’intero  Popolo padano.

Mai ci saremmo immaginati un affondamento storico simile.

Miglio ci ha avvertiti, sul prato di Pontida, che la Storia passa una volta sola, anche sulla Lega e sulla Padania. Guai a dimenticarlo!

E’ significativo quello che è stato il comportamento di Cota e della sua gerarchia verso il consigliere leghista indicato da Bossi, risultato unico eletto nel 2001 nel Comune di Torino, abbandonato al suo destino senza fornire i sollecitati  collaboratori ed esperti  per le varie Commissioni, né alcun supporto informativo o divulgativo atto a tradurre le fasi istituzionali in partecipata informazione e collaborazione della  cittadinanza  e degli elettori torinesi. Senza  introdurre nuove giovani forze  negli ingranaggi amministrativi, almeno ad imitazione dei nostri Alleati.  

Ostracizzati da Cota, inutilmente  richiamato sulle funeste conseguenze della decimazione   operata sistematicamente dalla sua Segreteria dei più attivi  Militanti torinesi, entusiasti volontari senza ambizioni di cariche, privati della tessera di Militanza, estromessi dalla vita partecipe e attiva del Movimento, in una città desertificata di sedi e sezioni, noi "straccioni"  abbiamo adottato, per non finire  in un anonimo  Gruppo Misto, dal 1° gennaio 2005, il nome di Rinnovamento Leghista, decisi a completare in autogestione il  nostro impegno elettorale fino a conclusione della legislatura, richiamandoci ai valori fondanti della Lega delle origini, a testimonianza di una ferrea volontà di  coerenza e di rispetto verso gli elettori, nelle precise indicazioni di Bossi.

La documentazione istituzionale è alla portata di tutti, in libera consultazione, alla luce del sole. I nostri Alleati Cdl e gli stessi avversari della maggioranza cattocomunista del Sindaco Chiamparino possono fornire  risposte a eventuali, anche se  tardive, curiosità milanesi.

Borghezio e Brigandì conoscono bene, da sponde opposte, la verità torinese e piemontese. Molto, ma molto bene. Verità che noi "straccioni" ostracizzati possiamo guardare a fronte alta.

La dirigenza leghista locale vive blindata nelle segreterie, distaccata dalla gente, traendo immeritata energia dal  riflesso di quanto la Lega riesce  a produrre in Parlamento. 

Ha calibrato al millimetro il numero  di militanze favorevoli  per clonare, per un  altro quinquennio, i seggi istituzionali e di sottogoverno disponibili.

Centinaia di Militanti e rispettive famiglie si sentono traditi da una degenere gerarchia che li ha isolati da Bossi, che ha vanificato anni e anni di completa dedizione agli ideali leghisti  e impedito uno sviluppo sul territorio  del programma promesso e perseguito dal nostro Movimento.

Non hanno più intenzione di votare, clonandone l’effetto degenerativo, per chi si blinda e sistema a capo di liste ordite nel chiuso delle segreterie, tradendo i principi basilari  della Lega, peggio dei partiti  italioti che volevamo combattere. E’ una dolorosa ma inevitabile opera di bonifica.

In attesa di una Assemblea Generale di autentica impronta padana.

Nessuno, che abbia a cuore la salvezza della nostra Terra, la sopravvivenza delle nostre tradizioni accetterà che il Po, in Piemonte, e nel Nord intero, diventi malsana palude.

Dopo anni di privazione della democrazia, di isolamento della  Base Militante da Bossi, operata da interferenze  gerarchiche, vogliamo  Assemblee generali in ogni regione nordica perché tutti possano esprimersi e scegliere liberamente i  rappresentanti interni del  Movimento e quelli delegati a rappresentarlo nelle Istituzioni.

A queste Assemblee autenticamente popolari devono poter partecipare a pieno  titolo tutti coloro che, militanti  o sostenitori, cacciati, ostracizzati o demotivati  e dispersi  da una gerarchia degenere, in tutti questi anni non hanno perso la speranza di un recupero salvifico del Nord.

Nessun voto meritano le liste confezionate nelle segreterie che hanno affondato i ponti con la  militanza e con il popolo padano.  

Il presente testo verrà diffuso sul sito Internet di Rinnovamento Leghista, quale doveroso rendiconto agli Elettori .

Turin, 14 aprile 06

Giovanni Airola

Sezione Torino Nord 2001-2006

Gruppo Consiliare Comunale Rinnovamento Leghista

Tel 011.4423272  fax 011.4423249; e-mail:  rinnovamentoleghistaATcomune.torino.it (validi fino al 27 maggio 06)

 Via Cremona, 2 –10152 Torino

Tel e fax: 011.2482736

Cell.: 339.5627291

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