
Attività commerciali in Torino:
l'autodistruzione
Rinnovamento Leghista, 04-10-2005
Vi
sono malattie, dette autoimmuni, in cui una patologica reazione si rivolge
contro gli stessi tessuti dell'organismo, portandolo a sofferenza e morte. E' il
caso della regolamentazione delle attività commerciali e artigianali in Torino,
da tempo in una fase negativa di sofferenza, pare senza soluzione. Centinaia di
negozi, tenuti attivi attraverso mille difficoltà anche da più generazioni, sono
stati chiusi in questi ultimi anni, sia in centro che in periferia. Impoverendo
la comunità in modo irrimediabile. Preziossime tradizioni artigianali sono
scomparse. Il via libera ai supermercati ha livellato, devastato quanto poteva
ancora sopravvivere in qualità e originalità. L'Amministrazione torinese non è
stata in grado di prevedere il dilagare di nuove attività, non consone alla
nostra vita sociale, tipo Phone Center, rincorrendole poi con regolamentazioni
inadeguate e inconcludenti. In altri versanti, invece, pone limiti oggi assurdi,
o cerca di imporre percorsi obbligati e sedi inopportune a categorie di
commercianti, dal vestiario all'antiquariato, quando si tratta di autoctoni, non
certo sulla cresta dell'onda nella visione multietnica del centrosinistra. Una
gabbia è imposta tuttora ai cittadini italiani, col divieto di trasferimento di
licenze da una circoscrizione all'altra. Un'assurdità mortale.
Giovanni Airola