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Tradire il proprio popolo. Ovvero, il maleficio del Potere

Rinnovamento Leghista, 09-12-2005

Basta sfiorarlo per trasformarsi, dimenticare i motivi per cui si è stati delegati, a tempo, ad un impegno pubblico. Il Potere, rivestito di velluto, dei seggi romani o regionali o di qualsiasi altra istituzione, induce assuefazione, crisi di astinenza, amnesia di qualsiasi impegno assunto a fronte della fiduciosa comunità delegante. Se il delegato del popolo è quello padano, il contatto con le Istituzioni romane porta all'irreversibile situazione oggi subita in Piemonte. Ne è un esempio la rovente contrapposizione fra la popolazione della Val Susa e la militarizzazione del territorio imposta da Roma e dai suoi centurioni, allevati nell'intero arco politico, inquinato ad arte da anarcoidi. Giulio Cesare pescava i suoi servi più affidabili fra le tribù locali. Certamente più dignitosi gli accordi sui valichi alpini ai tempi del segusino Re Cozio. Peccato che la Lega blindatasi in Piemonte, in particolare in Torino e Provincia, abbia soffocato la Lega di Lotta per privilegiare la Lega di Governo, preferendo il Tevere al grande Po ed ai suoi affluenti alpini. Ignorare i legittimi diritti degli autoctoni, tradire le loro democratiche aspettative ed il mandato ricevuto, presentarsi con la nuova cute laziale cosparsa di piumino d'aquila nordica, è una bestemmia padana che merita una severa correzione nel rinnovo delle cariche del 2006.

G.Airola