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Fiat. La sceneggiata finale

Rinnovamento Leghista, 05-05-2005

Negli Usa, ad una paziente paralizzata viene sospesa l'alimentazione finché morte non sopravvenga. Altri vengono "giustiziati", ma dopo anni di attesa nel braccio della morte. Non sono esempi senza riscontro. La Fiat, sintesi del lavoro piemontese in Terra-Mare-Cielo, è in una fase di sofferenza estrema, ma non irreversibile. Vi aleggia intorno la più profonda ipocrisia politica, istituzionale, imprenditoriale, finanziaria. Su Mirafiori un volo sempre più basso e serrato di avvoltoi. E' uno dei momenti più cupi della Storia del Piemonte, per il lavoro di tutto l'indotto regionale, cui si tagliano le radici. Popolazioni strappate alle nostre montagne, migliaia di famiglie risucchiate da altre Regioni per concentrarle su Torino alla terza generazione, abbandonate dagli scafisti dell'industria. Fiat prima smembrata per il Sud, poi delocalizzata ovunque la disoccupazione prometta profitti padronali. Al letto della moritura chi sogna grattacieli regionali o, peggio, compra le sedi storiche direzionali, o, peggio, in crescendo, smantella gli impianti e svende le aree industriali, speculando in edilizia e sanità. Manca il sale sparso sulle rovine, l'occultamento con neve olimpica. Si è celebrata la Resistenza piemontese come salvatrice delle industrie e delle centrali: resta qualcosa di quello spirito, di quella generazione?

Giovanni Airola