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Le bollicine della Coca Cola fra la torcia e la neve olimpica

Rinnovamento Leghista, 18-11-2005

Veramente strano questo periodo istituzionale piemontese che vede comparire una Grosse Koalition, compatta e determinata, obbediente esecutrice di programmi calati dall'alto. Due grandi affari (altrui) che magnetizzano gli esponenti politici e che convergono sulle nostre montagne, sulle quali ci viene negato ogni diritto di difesa: le loro cime innevate e le loro viscere perforate. La maledetta Tav e le maledette Olimpiadi. Dichiarate irrinunciabili mete da un superpotere europeo e transcontinentale, l'unico a trarne benefici. A noi tocca sopportarne l'impatto irreversibile. Cadute vertiginose di stile fino a reazioni rabbiose da parte di personalità politiche dell'intero arco costituzionale - significative delle reali motivazioni - contro chi esercita il democratico e responsabile diritto di critica sull'utilità dei pesanti interventi in atto sul territorio piemontese.
Ha un significato simbolico ben preciso - visto lo sponsor multinazionale olimpico - il voto "anticonsumococacolanelleistituzionitorinesi": è l'auspicio dell'inizio di un percorso concreto, di controllo e tutela, a difesa del lavoro svolto nelle plaghe più misere del mondo, sotto schiaccianti poteri politici ed economici, in Sud America, Asia e Africa, ma che ci riguardano molto, molto da vicino.
Illuminante il quadro politico nostrano a lume di torcia.

Giovanni Airola

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No alla Coca-Cola in Comune

da CittAgorà del 15-11-2005

A sorpresa, la sala Rossa ha approvato, nella seduta del 14 novembre, un Ordine del Giorno, sottoscritto dai consiglieri Castronovo (Rifondazione Comunista) e Passoni (Comunisti Italiani), che auspica l'esclusione delle bevande prodotte dalla multinazionale Coca-Cola nei distributori degli uffici e dei locali dell'Amministrazione comunale.
A notte inoltrata si è avviata una discussione nella quale sono intervenuti in molti. Dai sottoscrittori Castronovo e Passoni ai consiglieri di maggioranza Giorgis, Ferragatta, Orlandi e Marino a quelli di minoranza Airola e Coppola, tutti si sono interrogati sull'evoluzione della globalizzazione del mercato del lavoro e sul tema dei diritti dei lavoratori. Poi, nel pieno rispetto della libertà di coscienza, ogni consigliere ha espresso il suo voto svincolato dalle posizioni ufficiali del partito.
L'Ordine del Giorno ha un'ampia articolazione: vuole essere un atto simbolico di boicottaggio, un'espressione di denuncia nei confronti della multinazionale. Due anni fa negli Stati Uniti, la Coca-Cola è stata citata in giudizio, per violazione dei diritti umani, dai sindacati di alcune imprese Colombiane imbottigliatrici delle bevande dell'azienda. L'Ordine del Giorno evidenzia che la compagnia è accusata di essere mandante di politiche repressive nei confronti dei lavoratori e dei sindacati della Colombia e di altri paesi, quali il Guatemala, le Filippine, il Pakistan, l'India, Israele e Venezuela, per raggiungere i suoi fini economici. Con quest'iniziativa la Città di Torino prende a riferimento il percorso intrapreso dal Comune di Roma sui cosiddetti 'sponsor etici'. L'Ordine del Giorno è stato approvato con dodici voti favorevoli: Buronzo, Cerutti, Costa, Cugusi e Montagnana (DS), Colace, Favaro e Orlandi (Margherita), Castronovo (Rifondazione Comunista), Passoni e D. Gallo (Comunisti Italiani) e Airola (Rinnovamento Leghista). Undici i voti contrari: Borgogno, Centillo, Cuntrò e Riccardi (DS), Altamura, De Andreis, Levi-Montalcini, Marino, Monaci e Tumulo (Margherita), Nigro (Verdi). Sei astenuti: Ferragatta, Palumbo e Sbriglio (Margherita), Giorgis e Greco (DS) e Fucini (Popolari Udeur). Non hanno partecipato Coppola e Tealdi di Forza Italia.