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La cava di Balangero

Rinnovamento Leghista, 07-06-2005

Il nostro Paese è povero di giacimenti minerari e l'industria deve importare gran parte delle materie prime. La cava di amianto a cielo aperto di Balangero, forse la seconda per importanza in Europa, sembrava un dono. Era invece un dono avvelenato. La lentissima, ma inesorabile forma tumorale provocata dalle microfibre dell'amianto, è stata riconosciuta tardivamente dalla Patologia, ma ancora più lentamente dalla Burocrazia statale. Migliaia di addetti all'estrazione ed alla lavorazione sono nel frattempo morti. Sono stati risarciti i danni per i tumori polmonari provocati da fumo attivo e passivo. Ma quando si tratta di lavoro, fondamento della Repubblica, si riesce sempre a fare un discorso a parte. Ora che l'intera area amiantifera è passata in proprietà a Regione, Provincia e Comuni, e si attende la messa in sicurezza, sarebbe urgente che le competenti Autorità si attivassero per risarcire i lavoratori superstiti. In Piemonte l'era dell'amianto ha diffuso materiale pericoloso ovunque e la bonifica è ancora lontana da soluzione. Ma se vogliamo render giustizia, non certo compensare le tragedie provocate, dobbiamo fare in modo che i lavoratori di Balangero siano i primi a ricevere un segno tangibile e non troppo tardivo dalle Istituzioni responsabili.

G. Airola