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LA STAMPA, 02 Agosto 2005


A NAPOLI 102 INDAGATI, IN UN SOLO NUCLEO SE NE CONCENTRAVA UN QUINTO: INABILI AL 100 PER CENTO


Venti invalidi, tutti in una famiglia


Smascherati dall’inchiesta sulle truffe all’Inps


 

Enzo La Penna
NAPOLI
La sorte più nera sembrava essersi abbattuta sull’intera famiglia con l’ineluttabilità e le dimensioni di una maledizione biblica. Marito, moglie, figli, cugini, suoceri, cognati, nuore e generi: nessuno era scampato alla condanna di malattie invalidanti, di quelle che inchiodano su una sedia a rotelle o costringono a letto per il resto dei giorni. Questo almeno risultava dai certificati medici che avevano consentito di beneficiare di pensioni di invalidità e di indennità di accompagnamento a ben 20 esponenti di un intero nucleo familiare di Arzano, Comune a nord di Napoli reso celebre per la frizzante e innocente fantasia dei bambini di «Io speriamo che me la cavo».
La fantasia di gente più grande e scafata stavolta è stata invece messa al servizio di una colossale truffa ai danni dell’Inps che per anni ha erogato pensioni a tanti che con la salute non se la passano poi tanto male e anzi in alcuni casi appaiono come la fotografia stessa del benessere. Sì, perché sono state proprio le foto, scattate di nascosto dagli investigatori della squadra mobile, a smascherare l’imbroglio.
Le immagini documentano ad esempio il paralitico alla guida dell’auto, che parcheggia, apre il bagagliaio, afferra un paio di pesanti pacchi e si incammina a passo svelto. L’uomo è ora indicato come uno dei protagonisti della vicenda: dopo essere riuscito a condurre felicemente in porto la sua pratica, grazie alla complicità di un impiegato della Commissione medica provinciale, aveva pensato bene di sistemare la numerosa famiglia fino al quarto grado: moglie, i loro tre figli, le due nuore, il genero, due zie del capofamiglia, la madre di quest’ultimo, la cognata, i due consuoceri, quattro cugini, due cognate del figlio e la cognata della figlia.
Ieri la polizia ha notificato a lui e alla nutrita schiera di parenti l’avviso di chiusura dell’inchiesta in cui i pm Alfonso D’Avino e Nunzio Fragliasso ipotizzano reati che vanno dall’associazione per delinquere al falso, alla truffa e al concorso in corruzione. Una storia che prende avvio nel 2000 e che si è conclusa in questi giorni, con un pesante danno ai danni dell’istituto di previdenza.
E’ stato calcolato che il truffatore di Arzano ha ottenuto l’erogazione di un centinaio di milioni delle vecchie lire e che la moglie, grazie agli arretrati che decorrono dal momento della presentazione della domanda, di milioni ne ha incassati 240. Nella documentazione si parla, tra l’altro, di incapacità totale con «necessità di assistenza continua per l’incapacità a svolgere normale attività quotidiana». Il che dovrebbe significare una invalidità al 100 per cento. Si tratta di una inchiesta dai grandi numeri, perché non coinvolge solo la famiglia di Arzano ma complessivamente 102 indagati per ben 318 capi di imputazione e con l’accertamento di 82 pensioni di invalidità, la cui erogazione è stata bloccata. Gli inquirenti hanno calcolato in 3,7 milioni di euro la cifra sottratta illegalmente alle casse dell’Inps. Il riconoscimento delle pensioni di invalidità civile non rispondenti al vero è stato ottenuto con modalità diverse: attraverso falsi decreti prefettizi di invalidità civile, attraverso verbali di visita medica della Commissione medica provinciale o delle Asl non rispondenti al vero o con sentenze del giudice civile materialmente falsate o basate su perizie mediche ideologicamente false. Tra gli indagati dell’inchiesta figura anche l’impiegato della commissione medica che si sarebbe fatto pagare l’alterazione delle pratiche con parte degli arretrati versati ai falsi invalidi dall’istituto di previdenza.
Il fenomeno dei falsi invalidi a Napoli è già stato al centro di diverse indagini. Per una inchiesta che si è appena conclusa, un’altra si apre. I vigili urbani nelle ultime settimane hanno sequestrato a Napoli circa duecento permessi per invalidi rilasciati dal Comune e tutti risultati rigorosamente falsi. Sono i tesserini che consentono di parcheggiare gratuitamente nelle aree di sosta segnate della strisce blu a tariffa oraria o di transitare lungo le corsie preferenziali. Ebbene, dagli accertamenti è emerso che i nominativi stampati sui permessi appartenevano a persone inesistenti, altri nomi si riferivano invece a persone decedute da tempo. In alcuni casi sono stati sequestrati più tagliandi che riportavano dati anagrafici identici. Sono così scattate le denunce alla procura della Repubblica per falso e truffa ai danni dell’amministrazione comunale. Per smascherare gli invalidi fasulli nove vigili urbani in borghese e a bordo di auto civetta si sono appostati per ore lungo le strade adiacenti al Porto e nella cosiddetta City dove hanno sede la gran parte degli uffici pubblici. Sconfortanti i dati venuti alla luce in seguito ai controlli: i permessi «taroccati» superano di gran lunga quelli autentici.