LA STAMPA, 14 Agosto 2005
DECRETO PISANU PRIMO ARRESTO A TORINO CON LA NUOVA LEGGE
Paura per un pacco
sospetto alla
Guardia di Finanza
Ma era un falso allarme
Controlli nei phone center delle forze anti-terrorismo
Un centinaio di controlli in
città, altrettanti in provincia, con un’operazione di polizia, carabinieri e
Guardia di finanza ordinata dal ministero dell’Interno. Obiettivo: i «phone
center», punti di ritrovo degli extracomunitari e sovente utilizzati anche per
il servizio di «money transfer», una sorta di banca per immigrati con la
possiblità di inviare i soldi guadagnati in Italia ai familiari rimasti nei
Paesi d’origine. Polizia e carabinieri si sono concentrati sull’aspetto
dell’ordine pubblico, con i controlli di licenze e autorizzazioni dei titolari,
oltre che dei documenti di dipendenti e frequentatori; ai finanzieri è toccata
l’ispezione dei registri delle attività di «money transfer», che deve essere
svolta secondo criteri molto rigorosi.
In due giorni, agenti e militari hanno controllato decine di locali, annotando
svariate violazioni amministrative. Qualche immigrato clandestino è stato, poi,
denunciato e uno è finito addirittura in carcere: Joseph Osaigbovo, 28 anni,
nigeriano, è il primo arrestato in base al «pacchetto sicurezza» della legge
antiterrorismo appena approvato dal governo. Le impronte digitali del giovane
erano già negli archivi delle forze dell’ordine, ma con un altro nome: Josan
Goastine Osagie. Una donna. Il documento falso è bastato agli agenti del
commissariato «Barriera Milano» per arrestare il giovane.
Più complessa la valutazione per l’aspetto contabile. Il titolare del «money
transfer» di via Monginevro a Torino non ha potuto mostrare l’autorizzazione del
questore (anche se sostiene di averla richiesta) e in un altro locale i
finanzieri hanno avviato controlli più approfonditi. La legge prevede che ogni
attività di «money trasfer» venga annotata su un registro con nome, cognome e
numero del documento d’identità della persona che commissiona l’invio di fondi
all’estero. La segnalazione obbligatoria alle forze dell’ordine scatta,
comunque, oltre i 12 mila e 500 euro (salvo operazioni con importi di poco
inferiori e ripetute a distanza ravvicinata).
Nel mirino c’è il terrorismo islamico e il sistema di raccolta di fondi
attraverso le comunità sparse nei vari Paesi. Ma c’è anche molta attenzione al
rischio di attentati. Per questo, i finanzieri del comando provinciale in corso
IV Novembre hanno deciso ieri mattina di chiedere l’intervento di vigili del
fuoco e artificieri della polizia per un «pacco sospetto». Grande quanto un
libro, indirizzato al comando e senza mittente. Gli specialisti hanno fatto
esplodere il pacchetto con l’aiuto di un «robot». Era materiale diretto al
cappellano, ma nessuno poteva saperlo.