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Mercedes Bresso e la T.A.V.: Tavanate A Valanga Pace, conflitti e diritti umani 16/11/2005 Sciopero generale in Val di Susa: che ne sarà dell'Alta Velocita'? Il conduttore, Paolo Franchi, ne parla con Paolo Rumiz inviato de La Repubblica, Luigi Casel del coordinamento comitati NO TAV, Antonio Ferrentino presidente Comunita' montana bassa Val di Susa, Giovanni Vernetti coordinatore della Margherita Piemonte, Mercedes Bresso presidente della regione Piemonte, Lodovico Poletto inviato de La Stampa. (nonché l’ing. Marco Rettighieri, direttore costruzioni della LTF S.p.A., n.d.r.). Trascriviamo l’intervento della Presidente della Regione Piemonte alla suddetta trasmissione radiofonica, in quanto la lettura è un’opportunità di riflessione sul contenuto del discorso molto migliore rispetto all’ascolto. Prima di passare alla disamina dell’intervento della Bresso, è opportuno segnalare un paio di siparietti che si sono precedentemente svolti durante la trasmissione, in quanto hanno trattato argomenti poi ripresi dalla stessa Bresso. Il primo riguarda il problema di chi ha la titolarità a decidere sul progetto, il secondo i “rassicuranti” risultati diffusi dall’Arpa nel novembre 2005 in merito all’impatto ambientale della TAV in Valle di Susa. Chi è legittimato a decidere? Cond.: secondo lei, Vernetti, è effetto nimby o non è effetto nimby? (...) E in ogni caso, è possibile poi fermarsi un pochino? (...) Anche un suo collega di partito, Realacci, che è stato presidente di Legambiente, vedevo l’altro giorno sul “Corriere” una cosa che diceva: “no, io non vado, a marciare contro, non vado a sfilare, Legambiente è contro l’Alta Velocità in Val di Susa, però fermiamoci un momento". Ci si può fermare un momento a ragionare o discutere, oppure ci si è fermati anche un po’ troppo? (...) Vernetti: (...) I cittadini della valle e i cittadini piemontesi hanno votato due amministrazioni di centro sinistra, quella della provincia di Torino guidata da Antonio Saitta e quella della Regione Piemonte guidata da Mercedes Bresso, che entrambe contenevano chiaramente l’idea di concludere e di realizzare questo progetto che si ritiene strategico per i motivi noti. Io quindi ritengo che, insomma, dobbiam trovare i modi intelligenti per coinvolgere la popolazione: se son necessarie ulteriori verifiche sui temi della salute sul tema dell’amianto facciamoli, ritengo che però, come dire, io vedo in una parte perlomeno dei movimenti che si oppongono alla TAV una opposizione tout-court, una messa in discussione globale del progetto: cioè lo si ritiene, e questo io ovviamente non lo condivido, lo si ritiene un progetto inutile, lo si ritiene un progetto che avrà poco impatto sul traffico merci (...) ------------------------------ PROBLEMA AMIANTO DEL MUSINE’ Cond.: Io su questa vicenda vorrei sapere qualcosa di più (...) dall’Ing. Rettighieri, ricordando prima (...) che, sempre da “La Stampa”, leggo che l’Arpa, che è l’Agenzia Protezione Ambientale del Piemonte, dice che fin qui evidenze di problemi ambientali connessi alla salute, connessi quindi con tutte le verifiche che sono state fatte per determinare o meno la presenza di amianto, fin qui non se ne sono posti, ma fin qui. Ing. Rettighieri, quanto conta, quanto vi preoccupa, come lavorate su questo aspetto della questione? Rettighieri: (...) il discorso è questo: ecco, lei ha citato giustamente l’Arpa, che non è certo una società controllata da LTF in questo caso ma è, se mi permette, se mi passa il termine, un super partes, ha dichiarato proprio ieri di fronte ai giornalisti, e lo abbiamo appreso dalla stampa dai quotidiani nazionali italiani, che al giorno d’oggi non esistono criticità sulla tratta LTF, ovvero sia, ribadisco, dalla piana di Bruzolo a St. Jean de Maurienne. A questo proposito tengo a precisare che, ad oggi, sono stati eseguiti, fra la parte francese a la parte italiana, circa 150 sondaggi che ci hanno permesso di ben definire il quadro geologico, geologico-strutturale, sia della parte francese che della parte italiana. Detto questo, i risultati che sono scaturiti da tutte queste indagini (...) è proprio che non ci sono criticità, ma badate, su dati scientifici, non sui sentito dire. Ecco, quindi, volevo tranquillizzare anche quell’ascoltatore che poneva giustamente questa domanda: questa è la risposta, basata, lo ripeto, su dati scientifici. Cond.: Casel, la convince questa risposta, queste cose dette dall’Arpe ci sono insomma.... Casel: No, mi fa sorridere più che di convincermi. Nel senso che la presenza di amianto è verificabile sulla tratta nazionale non su quella seguita da LTF: i problemi di amianto sicuramente si verificheranno sul Musinè, che però non rientra nella tratta internazionale di LTF. Allora qui ci prendiamo anche in giro (...) Rettighieri sa perfettamente questa cosa, credo di immaginare. Tra l’altro si sta dicendo che sono stati effettuati 150 sondaggi e ora sembra che sia fondamentale farne uno, per il quale hanno militarizzato la valle sempre sulla tratta internazionale. (...). C’è uno studio dell’Università di Siena, credo se ricordo bene commissionato da LFI o RTF (...), sul Musinè, che ha verificato, facendo una stima, che 1.150.000 metri cubi di materiale di smarino contenente fibre amiantose sarebbero estratti da quella galleria del Musinè, che però ripeto non c’entra nulla con la tratta internazionale. Cond.: Ho capito. E’ così dal suo punto di vista, ingegnere? Rettighieri.: Io ovviamente, ho precisato prima, essendo di LTF rispondo per la tratta di LTF (...). ------------------------------ ARRIVA LA BRESSO (senza avere avuto l’umiltà di ascoltare la maggior parte di quanto è stato detto precedentemente – ma qui, come vedremo, mal gliene incoglie sul tentativo di “taroccare” la portata dello studio dell’Arpa – e all’ultimo momento, per potere furbescamente chiudere la trasmissione senza dare la possibilità di repliche). Cond.: siamo riusciti finalmente a collegarci con il Presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso (...). Forse lei ha sentito qualcosa, ma l’ha sentita tante di quelle volte che non credo che abbia bisogno di particolari riassunti da parte mia... Bresso: Ho sentito l’ultima parte, certo, certo... Cond.: ha sentito le ultime cose che diceva Casel, che diceva... Bresso: io credo però che qui siamo al piccolo esperto tuttofare: su questa questione si sono chinati due paesi, l’unione europea, due regioni e una valanga di esperti. Il tunnel attuale è in corso di ristrutturazione per ampliarlo e per poter fare passare anche le merci, però quella linea con quella situazione attuale ha costi enormi perché bisogna fare arrivare le merci a 1600 metri di altezza, e se venisse utilizzata solo dalle merci o prevalentemente dalle merci, taglierebbe fuori una linea fondamentale europea. Inoltre ricordo anche che treni lunghissimi attraverserebbero città che ne verrebbero profondamente danneggiate. Su questo abbiamo discusso a lungo e siamo tutti convinti, e non è vero che questo costerebbe quindi un miliardo, ne costerebbe altrettanti, perché bisognerebbe interrare completamente la linea e fare 4 binari per avere una struttura efficiente. E comunque fare un altro traforo ferroviario, perché quello attuale altrimenti diventerebbe un tappo per il passaggio poi di merci e passeggeri. Di questo, però, il problema è chi ha la titolarità a decidere: la titolarità a decidere ce l’hanno l’unione europea, con i due stati e le due regioni che sono state inserite nella conferenza intergovernativa, perché ritenute portatrici di interessi collettivi. Su questo noi abbiamo deciso: quindi la cosa su cui, secondo me, legittimamente la Valle può chiedere di essere interlocutore, e per altro lo è, è la modalità con cui quest’opera di realizza. L’opinione se si debba realizzare o no deve essere espressa da chi ha la titolarità a decidere. Le modalità con cui deve essere realizzata devono invece essere trattate con la Valle. E qui devo dire che è vero che la legge obiettivo ha peggiorato la situazione, perché non consentendo tutto quell’iter di trattativa strutturata che era prevista, con alla fine una valutazione di impatto ambientale, ha reso più difficile il rapporto con le collettività locali. Questo è vero, tuttavia siamo riusciti ad ottenere la costituzione di una conferenza di servizi, di una pre-conferenza dei servizi a Roma, con una relativa commissione tecnica (...) con tutti gli amministratori, oltre a noi e allo Stato, e una commissione tecnica che può lavorare, se però si accetta di lavorare, ovviamente, a studiare tutti gli aspetti delicati che ovviamente in un’opera di questo genere ci sono, e trovare delle soluzioni. Invece continuare ad arrovellarsi se costa troppo o no, questo tocca..., lascino decidere a noi che siamo stati globalmente, dico noi con gli stati e l’Europa, siamo stati...ehm... abbiamo la titolarità politica e amministrativa per decidere. Noi siamo convinti che sia assolutamente necessario perché, come avviene per la Svizzera, come avverrà per il Brennero, come avverrà per i Pirenei, l’attraversamento delle grandi catene alpine deve essere fatto attraverso la ferrovia. Il che significa avere una portanza attraverso le Alpi sufficiente per poterlo realizzare. Perché altrimenti dovremmo raddoppiare - la Valle di Susa sarà enormemente danneggiata - dovremmo raddoppiare il traforo autostradale, e a quel punto dovremmo raddoppiare l’autostrada perché già oggi su quell’autostrada è molto pericoloso andare in galleria, perché ci sono colonne di Tir che rendono pericolosissimo l’affiancamento in una galleria, tra l’altro sono gallerie strette perché ci sono stati dei problemi nella costruzione perché erano gallerie piuttosto complesse. Io voglio ricordare che questa è la classica sindrome Nimby (Not in my back yard) che poi si placa non appena le informazioni sono correttamente date. Noi apriremo a Porta Nuova un centro di informazione, dove io credo che finalmente tutti i cittadini che vogliono potranno avere tutte le informazioni necessarie. Non lo abbiamo aperto finora perché in valle sembrava, come dire, un delitto dare un’informativa, perché in questo modo avremmo probabilmente sfatato molte delle leggende, in questo caso non metropolitane, che circolano. Ieri l’Arpa che è l’Agenzia Regionale Ambientale ha fatto un po’ di chiarezza e di verità su questo e ha anche detto come si deve procedere per evitare che si corrano dei rischi in futuro. (Abbiamo visto come il Sig. Casel, definito con fare sprezzante dalla sig.ra Bresso un “piccolo esperto tuttofare”, aveva precedentemente fatto notare che, in realtà, il comunicato dell’Arpa non aveva chiarito un bel nulla: considerato il fatto che la sig.ra Bresso è presidente dell’ente locale che ha in mano la sanità piemontese, c’è da avere paura nel vedere come la nostra salute può essere disinvoltamente venduta, travisando il significato di studi che avrebbero lo scopo di tutelarla, immolandola sull’altare dei milioni di euro che l’affare Tav comporta; n.d.r.). Cond.: Io le volevo porre una domanda diversa: accertato (...) il discorso sulla titolarità della decisione (...), la questione che è stata posta da molti ascoltatori, meno addentro alle tematiche proprio specifiche della questione, è stata un po’: ma a che serve? Cioè vale la pena, il gioco vale la candela? (...) Perché, le spiego subito, ci sono due, lo dico per gli ascoltatori non per lei logicamente, ci sono (...) un tema “piemontese”, diciamo, della questione (...), e poi c’è un tema europeo, il famoso corridoio cinque, di cui tutti hanno parlato, citandolo però come se tutti sapessero cos’è, e destinato a collegare Venezia, Trieste, Capodistria, Lubiana, Budapest, via via fino a Leopoli con ramificazioni per Zagabria, Sarajevo, Bratislava. Se i treni ci collegheranno alla rete francese noi ci entreremo e saremo al centro, diciamo, di un grande sistema ferroviario, che dovrebbe collegare i mercati così maturi, saturi, dell’Europa nostra occidentale con quelli, diciamo, si spera promettenti, del danubiano-balcanico. Questi sono i due grandi temi. Su questo secondo però, io faccio la domanda proprio dell’ultimo uomo della strada, mentre il primo è facilmente comprensibile, diciamo, ma, il secondo, che poi ad alta velocità queste merci che attraversano l’Europa passino da noi o passino altrove, mbhe?, che cosa...? (a questo punto il conduttore ridacchia decisamente divertito, n.d.r.) Bresso: Ma guardi, la questione è questa: lei ha citato il corridoio cinque. Forse si dimentica che questo corridoio 5 è anche destinato per essere raccordato con i grandi porti del Mediterraneo, perché le merci non circoleranno solo in l’Europa ma anche da e per l’estremo oriente, che come è noto arriva in Europa non più dall’Atlantico, come era in passato per i mercati americani, ma arriva da Suez, quindi da sud dal Mediterraneo, e dai porti del Mediterraneo le merci dovranno poi essere manipolate e distribuite nel resto d’Europa. Allora, la nostra scommessa è quella, attraverso il rafforzamento dei sistemi portuali ed il raccordo fra questi ed il corridoio cinque, è di trattenere molta parte della circolazione e della manipolazione delle merci a sud delle Alpi, e quindi in quest’area che comprende la Francia meridionale, la Spagna e poi tutta l’area danubiano-balcanica. Questa è la scommessa vera, che non è solo di fare circolare le merci europee, che ovviamente devono circolare più rapidamente da Est a Ovest se diventiamo più grandi, ma anche quella di diventare un importante luogo logistico per tutti questi traffici, che cresceranno enormemente perché anche l’Africa si sta svegliando, cioè anche l’Africa ha tassi di sviluppo oramai del 7-8%, e sappiamo che questi tassi a un certo punto fanno poi scattare la crescita economica: uno crescendo al 7-8%, a un certo punto, diventa un mercato interessante. E allora, queste sono occasioni che si costruiscono adesso per il futuro. Ricordo che, quando è stata fatta, l’attuale ferrovia ha 135 anni ed è stata concepita più di 150 anni fa, quando probabilmente sulle Alpi passavano alcune centinaia di tonnellate di merci, forse alcune migliaia, oggi siamo a molti milioni, siamo a 9-10 milioni: è evidente che, in futuro, le cose cambieranno rapidamente. Allora uno non può discutere se adesso o fra due anni, quando per altro l’opera non ci sarà, sarà utile, ma fra 15 anni... Cond.: il problema è progettare il futuro e stare dentro questa progettazione: la ringrazio Presidente Bresso! Certo che se la sig.ra Bresso è la punta di diamante del pro-Tav pensiero, c’è da tremare nel constatare la totale velleitarietà del progetto dal punto di vista economico e la sua pericolosità sul versante della salute pubblica. Pubblicheremo prossimamente qualche ulteriore riga di commento sulle argomentazioni svolte. Maurizio Gasparello |