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La Stampa, 03 Dicembre 2005


TORINO-LIONE IL SINDACO DI BUSSOLENO E GLI ABITANTI COL MINISTRO CHE HA PARLATO DI INFILTRAZIONI PERICOLOSE


«Pisanu venga in Val di Susa
a vedere se siamo eversivi»


Molti gli anziani partigiani: difendiamo la nostra terra


 

Lodovico Poletto
«Vorrei tanto che il ministro Pisanu venisse qui in mezzo a noi ad individuare queste figure eversive. Venga di persona, a rendersi conto che tipo di gente c’è...». Si sfoga Beppe Joannas sindaco di Bussoleno. E parla a ruota libera di quelle dichiarazioni del ministro dell’Interno che, oggi, tanto hanno fatto infuriare i No Tav. E ci va già duro Joannas: «Quelle parole di offese noi le respingiamo al mittente».
In questa giornata di calma piatta su questa spianata di campi conquistata alle porte di Venaus dagli anti Tav, le parole di Pisanu suonano come un’offesa: «In Valle di Susa c’è una miscela preoccupante di legittima protesta popolare, speculazione politica e infiltrazioni eversive che rischia di esplodere da un giorno all'altro». «Questi sono i nostri pericolosi sovversivi...» dice la gente che è qui dall’altra notte, e sfida il freddo e la neve che scende copiosa. E indica i partigiani dell’Anpi di zona venuti a far visita al presidio. Tra loro, Ugo Berga, della 106ª brigata Garibaldi e Giovanni Peirolo della 42ª. Una presenza che infiamma i cuori. «È Resistenza quella di ieri e quella di oggi, la loro e la nostra. Ci sono molte analogie...». ««Il 25 aprile abbiamo deposto il mitra per abbracciare le armi democratiche e per noi tutti i partecipanti alla marcia del 16 novembre scorso sono partigiani» dice Peirolo. Che aggiunge: «Non siamo contro il progresso, le opere utili si devono fare, il raddoppio della ferrovia lo abbiamo condiviso e sostenuto, ma quest'opera, lasciando per un attimo da parte i danni ambientali e i rischi alla salute, serve per far arrivare un vagone di patate due ore prima in Ucraina o in Portogallo? È questo lo sviluppo?». Ancora cori partigiani, lacrime di commozione. Ma continuano a rimbalzare le parole di Pisanu, il riferimento alle infiltrazioni sovversive.
«Ma qui il vero problema è la militarizzazione della valle» dice la gente. E stavolta sono le frasi di don Gianluca Popolla, scritte in un’email fatta girare nel pomeriggio, a far gridare allo scandalo. Si riferiscono a fatti accaduti nella mattinata di martedì, quando le strade di accesso alla Val Cenischia erano state chiuse ai non residenti: «I carabinieri ci hanno detto: le libertà costituzionali, sono state verbalmente sospese...».
Alle 5 del pomeriggio il prato accanto al presidio è una tendopoli attrezzata per la notte. Due grosse strutture le hanno fatte avere quelli dell’Anpi; altre sono di privati. Ancora cibo, ancora chitarre, ancora centinaia di persone. Oltre la rete arancione, nel cantiere, poliziotti e carabinieri continuano a vigilare. Ma tra i due schieramenti, stanotte, non c’è animosità. Le barricate di difesa sono state rinforzate durante la giornata. E la gente guarda, ormai senza preoccuparsi, i cambi turno del personale. L’animosità di martedì, le tensioni, la paura di quella giornata? Tutto sembra essere dimenticato. Ed è chiaro che il lavoro di mediazione svolto dalla Digos e l’opera di convincimento del dirigente del servizio, Salvatore Sanna, hanno evitato il peggio, consentendo a uomini e mezzi barricati in quel cantiere per 21 ore di uscire senza problemi.
Alle 21 il presidio di Venaus è ormai coperto da una coltre di neve spessa qualche centimetro. «Speriamo che non ci siano problemi per domani...» insiste qualcuno. A mezzogiorno, infatti, dovrebbe arrivare Alfonso Pecoraro Scanio, a portare solidarietà e a parlare con la gente. Come aveva già fatto il giorno della marcia da Bussoleno a Susa, due settimane fa.