GIURATE FEDELTA’ ALLA TAV!

 

 

Marco Cedolin

 

6 marzo 2006

 

E’ davvero singolare osservare quanto poco spazio, all’interno dei partiti che compongono la coalizione di centro – sinistra, sia lasciato a parole come democrazia e confronto che dovrebbero costituire l’asse portante dell’articolato programma dell’Unione.

Se la questione di Marco Ferrando, epurato dalle liste di Rifondazione Comunista in seguito alle sue esternazioni concernenti le vittime di Nassiriya e la resistenza irachena, aveva destato più di una perplessità, ma era stata ridimensionata ad un caso isolato, magari legato a beghe interne di partito, non è possibile fare altrettanto con l’epurazione di Bruno Manghi, operata in prima persona nientemeno che da Romano Prodi.

Bruno Manghi, sociologo ed ex sindacalista Cisl, era candidato nella Lista Unitaria alla Camera dei Deputati nel collegio Piemonte 1, prima di rendersi protagonista di un atto sacrilego di tale gravità da superare in grandezza perfino le dissertazioni di Ferrando su Nassiriya.

Il Manghi ha avuto la sventura di prodursi sulle pagine di una pubblicazione del Mulino, in un saggio nel quale si esprimeva in modo critico riguardo al progetto TAV, aggiogandosi in questa maniera da una delle prerogative imprescindibili che accomunano chiunque aspiri a contribuire al futuro governo del Paese: l’assoluta e incondizionata fedeltà al progetto dell’Alta Velocità.

Poco importa se dietro al siluramento immediato del sociologo, reo di aver anteposto il ragionamento logico alla filastrocca di aggettivi roboanti con i quali i politici sono soliti affrontare l’argomento, ci sia la mano ecodistruttrice di Mercedes Bresso o quella del Presidente della Provincia Antonio Saitta, ciò che conta è il metodo dispotico e dittatoriale con il quale sono soliti curare gli “affari interni” coloro che amano professarsi portatori di democrazia.

Quanto la TAV e più in generale la questione delle “Grandi Opere” sia uno dei temi più scottanti sul tappeto lo si era compreso da tempo. Troppo alte le cifre in gioco, troppo grandi i poteri deputati alla spartizione del sontuoso banchetto, perché possa venire tollerata anche la minima smagliatura.

Sperare che Romano Prodi, già pronunciatosi negli anni 90 favorevolmente al progetto dell’alta velocità e fondatore della società bolognese Nomisma, implicata nel 2002 nello scandalo della consulenza miliardaria commissionata dalle Ferrovie di Stato, fosse disposto a mettere in discussione la bontà dell’opera, sarebbe certo stata un’illusione velleitaria.

 Al contrario pretendere che l’Unione sia incline a permettere almeno un minimo di contraddittorio all’interno dei propri rappresentanti di lista, sarebbe solo chiedere un poco di coerenza con i tanti buoni propositi espressi nel programma.

Evidentemente la democrazia e il dialogo sono concetti buoni solo per i tele imbonitori da campagna elettorale e nulla più. Guai ad esprimere dubbi sulla validità del progetto TAV, si diventa complici degli sfaccendati valsusini e si ritorna a casa prima ancora di avere assaporato la gioia di sedere in parlamento, mai messaggio è risultato più chiaro di così.

 

 

La Stampa, 03 Marzo 2006


VERSO IL VOTO LA BRESSO APPLAUDE LA SCELTA: UNA DIMOSTRAZIONE DI COERENZA. MA L’EX SINDACALISTA CISL ACCUSA: UN’EPURAZIONE IN PURO STILE COMINTERN


Prodi sacrifica Manghi sull’altare della Tav


Il sociologo critica l’opera e perde il treno per la Camera: al suo posto il portavoce del Professore

Maurizio Tropeano
Sacrificato da Romano Prodi sull’altare della Tav, di quel sì alla Torino-Lione sostenuto dai vertici tutti gli enti locali piemontesi, dal comune di Torino alla provincia di Torino fino alla Regione. Un sacrificio necessario per evitare di creare imbarazzo ai vertici di quelle istituzioni, soprattutto di Mercedes Bresso. Il Professore ha deciso la sostituzione di
Bruno Manghi con il suo portavoce, Silvio Sircana: l’ex sindacalista della Cisl, così, non sarà più il numero 3 della Lista Unitaria alla Camera dei Deputati nel collegio del Piemonte 1.
E’ stato lo stesso Prodi ad anticipare la decisione, ufficializzata ieri, nel corso dell’incontro con le istituzioni locali torinesi in occasione dell’accensione della fiamma Paralimpica. Durante la visita in Comune l’ex presidente della Commissione Ue ha spiegato al sindaco, Sergio Chiamparino, al presidente della Provincia,
Antonio Saitta, al vicepresidente della Giunta, Gianluca Susta, al presidente del Consiglio comunale, Alessandro Altamura, di aver capito come la candidatura di una personalità come Manghi, critica nei confronti del Tav, avrebbe potuto creare difficoltà a chi era impegnato in prima linea per il corridoio 5.
Così per evitare polemiche, come quella esplosa in occasione della presentazione del programma dell’Unione che non citava tra le opere prioritarie la Torino-Lione, il Professore ha offerto all’ex sindacalista un posto in Lombardia. Rifiutato. Spiega Manghi: «Io avevo dato la mia disponibilità a candidarmi ma senza particolari entusiasmi. Alla fine quando il numero di posti a disposizione di Romano si sono ridotti io non ho avuto difficoltà a farmi da parte». Certo hanno pesato anche le riflessioni critiche sul Tav: «Credo che ci siano state pressioni per non inserire in lista una persona che sostiene tesi “eretiche”. Che io sia stato vittima di epurazioni in puro stile Comintern è probabile ma chi ha agito in questo modo non creda di aver risolto i problemi legati alla realizzazione del Tav».
Già, chi ha fatto pressioni su Prodi? Manghi non vuole fare nomi ma giura «che non è stato Sergio Chiamparino». Spiega: «Sulla questione Tav abbiamo litigato e continueremo a litigare ma siamo e restiamo amici». Del resto un conto «è esprimere le proprie critiche e poi informare il diretto interessato, un altro è esprimere le critiche senza informare il criticato. Questo è uno stile Comintern che non credo sia nella tradizione della Margherita».
E’ stato Saitta, allora? Manghi non risponde. I boatos, però, parlano di presidente della Provincia preoccupato dalla possibilità di inserire Manghi nella lista unitaria e della sua decisione di comunicare le sue perplessità ad alcuni amici che frequentano l’entourage del Professore. Niente di più anche se ai suoi ha fatto sapere di «essere sollevato dalla decisione».
Resta la Bresso. E’ lei la colpevole? Da Bruxelles la presidente della Regione si schernisce: «Le telefonate sono riservate e private. Io, comunque, non ho partecipato alla compilazione delle liste». Subito dopo, però, conferma: «Non c’è alcun dubbio, sono contenta per questa scelta perché conferma una coerenza politica della lista unitaria tra Ds e Margherita». Aggiunge: «Nessuno contesta la legittimità di criticare il progetto ma i distinguo ci possono essere all’interno della coalizione. Tra forze politiche diverse ma non sono ammissibili all’interno della stessa lista».
A meno di sorprese delle ultime ore Ds, Margherita e lo staff del professore hanno definito la composizione della lista unitaria sul Piemonte 1. Capolista sarà Piero Fassino seguito da Rosi Bindi e da Silvio Sircana. Poi i segretari regionali dei Ds (Pietro Marcenaro) e della Margherita (Gianni Vernetti), la sindacalista Titti Di Salvo e i parlamentari uscenti Mauro
Marino, Mimmo Lucà, Giorgio Merlo, Mauro Chianale. Infine il vicesindaco di Torino, Marco Calgaro.