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TELEVIDEO - 29/07/2005 12:12 Prodi: se vinciamo via truppe dall'Iraq 12.12 Prodi: se vinciamo via truppe dall'Iraq Se l'Unione vincerà le elezioni i mili- tari italiani saranno "ritirati come contingente di occupazione"."Il nostro compito sarà quello di aiutare la rico- struzione" dell'Iraq. Lo ha detto il leader del centrosinistra a Repubblica Radio.
da "IL FOGLIO" di lunedì 25 luglio 2005 Chi chiede il ritiro delle truppe occidentali dall’Irak è un cretino Fatti. Primo. Colpiscono dovunque. da Bali a Sharrn el Sheik, da New York a Londra, da Madrid a Casablanca, da Baghdad a Beslan, da Gerusalemme a Mosca ad Amsterdam. Secondo. Colpiscono civili inconsapevoli. nella loro vita ordinaria. diffondendo terrore, stordimento, incomprensione, divisione, paura in tutto l’occidente. Terzo. Colpiscono sacrificando anche la loro vita, il che li rende martiri del dio in cui credono, che è il dio dei musulmani con le sue promesse di riscatto e di felicita ultra terrena. Non uomini e donne in armi, ma armi dalle sembianze umane o concetti teologici militarizzati. Quarto. Sono tutti musulmani, i maestri e i seguaci del terrore globale. Le vittime sono multiculturali, i carnefici no. I carnefici hanno le loro televisioni globali, il loro sistema di diritto alimentato dalle fatwa, la loro giustificazione per fede e attraverso le opere. Quinto. Hanno cominciato molto prima dell’Iraq. Vivono in un altro mondo morale esplicitamente nemico del nostro mondo, combattono gli infedeli cristiani ed ebrei in quanto tali e con ogni mezzo. Non sono una spectre ne pochi fanatici: sono un popolo, molti popoli, sono una predicazione che forma generazioni attraverso le frontiere. Sesto. Non sono figli di un qualche nazionalismo, il loro retroterra è la umma islamica, una comunità globale di credenti, una nozione che si identifica con la civiltà fondata da Maometto nel VII secolo, e che si estende all’islam europeo, il luogo in cui si sono insediati a milioni e in cui sono stati progettati e realizzati i colpi più clamorosi come quello dell’1l settembre del 2001. La demografia è dalla loro parte, il tempo è dalla loro parte. Settimo. La loro guerra è altamente ritualizzata, liturgica: se ti sgozzano, prima ti sottopongono a un giusto processo islamico. Corano alla mano. Non rispettano distinzioni accettate anche in tempo di guerra dagli occidentali: non esistono ambasciatori, per loro, né bambini da rispettare, ma solo fedeli e infedeli. Ottavo. I loro capi sono teologi, poeti e profeti, sceicchi, mullah e imam che assommano potere civile e potere religioso, il dettato della parola divina e della sharia, la legge islamica. La loro è una sporca guerra culturale dichiarata in nome di valori tremendi, ispirati alla sottomissione, cioè al contrario della parola che fonda il nostro mondo moderno, libertà. Theo van Gogh non è morto per l’iraq, ma per avere esercitato la libertà di espressione. Ayaii Hirsi Ali, la sua compagna di lavoro musulmana e coautrice di un corto sulla condizione schiavistica della donna islamica, non è bandita dalla vita civile e braccata per l'Iraq, ma per apostasia e per femminismo. Noi abbiamo finto di non vedere e lasciamo soli combattenti culturali ed apostati dell'islam non per ritegno multiculti, ma per paura di ritorsioni. Nono. Le radici di questo fenomeno sono antiche, ultramillenarie, quanto lo sono le radici del cristianesimo e del giudaismo: ma sono più robuste, nessuno le ha recise. Il carburante è ingente, non cè paragone con il terrorismo classista o separatista che abbiamo conosciuto in Europa negli anni Settanta. Il wahabismo e le madrasse non sono paragonabili con l’attivismo marxista, coda di cometa del dio che è fallito. Il loro dio non è fallito, vive nella loro testa e nei loro cuori. Decimo. Gli stati opulenti e nostri alleati politici e finanziari, nonché quelli falliti e che noi consideriamo canaglie, le culture di riferimento, la moralità diffusa che sorregge il jihadismo si esprimono anche nella lapidazione delle adultere, nel divieto per le donne di guidare, nell’impiccagione degli omosessuali, nel disprezzo aperto e consa pevole dei fondamenti del diritto liberale. Esaminati brevemente questi fatti, direi che chi chiede il ritiro delle truppe occidentali dall’Iraq è un cretino. Chi dice che ce la siamo cercata è un cretino. Chi idolatra l’impassibilità e la difesa passiva del nostro modo di vita è un cretino. Chi nega l’esistenza di una guerra di civiltà a sfondo religioso è un cretino. Chi pensa che il problema sia Guantanamo è un cretino e anche un ipocrita. Non ho altro da aggiungere.
TELEVIDEO - 29/07/2005 12:46 Udc e Fi criticano Prodi su ritiro Iraq 12.46 Udc e Fi criticano Prodi su ritiro Iraq "Spiace che oggi Prodi invochi il riti- to delle nostre truppe. Non mi pare né l'argomento, né il momento giusto".Così il leader dell'Udc Follini replica al leader dell'Unione sul ritiro dall'Iraq Interviene anche la Bertolini (Fi): "Prodi? Irresponsabile e ipocrita. Si dovrebbe vergognare.Le sue dichiarazio- ni in questo momento sono incendiarie e pericolosissime.Un vero e proprio invi- to a nozze per il terrorismo integrali- sta. Uno così oggi non si dovrebbe candidare nemmeno alla presidenza della bocciofila di quartiere".
Non sappiamo se Prodi stia volutamente o incautamente cercando, tramite qualche bomba da fare saltare in casa nostra da parte dei terroristi, un "effetto Zapatero" per la scadenza delle prossime elezioni. In ogni caso, a questo vecchio boiardo democristiano che nel suo curriculum annovera, tra le altre cose, il regalo dell'Alfa alla Fiat (che ha distrutto una intera cultura industriale e decine di migliaia di posti di lavoro) e le sedute spiritiche nelle quali appariva via Gradoli ai tempi dell'omicidio Moro, non daremmo da amministrare nemmeno un condominio. Maurizio Gasparello
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