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IL PATIBOLO E’ UGUALE PER TUTTI?

Periodicamente, dalla Lega Nord giungono invocazioni per il ripristino della pena di morte: da una classe dirigente che si proponeva come obiettivo politico la costituzione di un nuovo stato, ci saremmo aspettati quella prudenza che porta a verificare, prima di aprire la bocca, di avere innestato il cervello. Perché, al di là delle alte considerazioni morali che si possono fare pro o contro la pena di morte, ce n’è una terra-terra che dovrebbe riuscire a mettere razionalmente tutti d’accordo, ossia che la pena di morte non viene gestita dal Padreterno, ma è di fatto in mano a fallibilissimi uomini in carne ed ossa: avvocati e giudici. E non sempre questi ultimi, oltre a non essere infallibili, sono al di sopra di ogni sospetto, sia dal punto di vista delle capacità professionali che da quello dell’onestà morale ed intellettuale. Ricordatevi di quei giudici e PM che hanno usato la notorietà acquisita in magistratura per fare carriera politica: dareste la pena di morte in mano a gente così affidabile? Provate a pensare al caso di Cogne se ci fosse di mezzo la pena di morte: che fine rischierebbe di fare il povero vicino di casa? Quanti poveri cristi potrebbero finire sulla forca per coprire i delitti commessi dagli alti papaveri, come è sempre storicamente accaduto? Chi può permettersi l’avvocato di grido capace di ingarbugliare qualsiasi carta porterà a casa la pelle: chi salverà il signor nessuno finito, per sbaglio o per complotto, in un meccanismo più grande e forte di lui? Meditate gente, meditate.

Maurizio Gasparello