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La Stampa, 23 Febbraio 2006


Olivero: aiutiamo i fratelli musulmani
ma solo se loro rispettano la nostra fede



«Dico sì al dialogo
ma è indispensabile
che ci siano
le condizioni
di reciprocità
La prima enciclica
del Papa parla d’amore
ma non è un invito
a porgere l’altra guancia»

Ernesto Olivero, fondatore dell’Arsenale della Pace, amico personale di Giovanni Paolo II, il primo pontefice ad aver pregato in una moschea: anche lei è d’accordo con il teologo di Papa Ratzinger, monsignor De Paolis, che l’unica filosofia alla base dell’Islam sia la spada?
«Lo dice la storia. Basta leggere il Corano per giungere a certe conclusioni. Ci sono pagine meravigliose sulla fratellanza, versetti commoventi. Ma convivono con parti d’incitamento alla guerra contro gli infedeli. Non vorrei sponsorizzare il Vangelo, ma sfido a trovarvi un passo che non sia di solo amore».
Il dialogo è impossibile?
«Dobbiamo essere fratelli nella chiarezza. Cristiani, musulmani, ebrei, siamo tutti figli d’Abramo. Poi però vedo le chiese devastate in Nigeria, i sacerdoti uccisi barbaramente, l’odio, e mi ribello: il Dio dell’amore non può essere il Dio della morte. Porte aperte al dialogo dunque, lo dice anche Benedetto XVI nella sua prima bellissima enciclica, ma a patto che sia reciproco».
L’enciclica sottolinea che «l
'amore è gratuito, non viene esercitato per raggiungere altri scopi». E’ un invito a porgere l’altra guancia?
«No, no e poi no. Abbiamo accolto i musulmani con amore immenso, secondo lo spirito religioso. Ora tocca alla politica stabilire regole rigide. Nel 1993 ero in Iraq con i volontari dell’Arsenale. I musulmani sorridevano, dicevano che trattavamo la loro immigrazione come quella dei veneti a Torino e non capivamo quanto invece fosse diversa. Ci avvertivano di reclamare una chiesa in Medio Oriente ogni volta che consentivamo l’apertura d’una moschea in Italia. Da allora, inascoltato, ripeto di pretendere reciprocità nel dialogo».
Il suo Arsenale vanta «ospitalità indiscriminata» a tutte le fedi. Esiste un corrispettivo nel mondo islamico?
«Temo di no. Mi piacerebbe, ma laggiù una struttura analoga non esiste. Come manca, tra ulema e mullah, una figura del calibro di Papa Benedetto XVI autorevole al punto da parlare d’amore all’intera comunità dei fedeli. C’è invece l’esodo dei cristiani, che fino a una ventina d’anni fa vivevano a migliaia nei Paesi del Medio Oriente e oggi sono in fuga dovunque».
Come legge la morte di don Andrea Santoro, ucciso nella sua chiesa in Turchia?
«L’assassino è un poveretto, ma attenzione a non giustificarlo: per loro è abbastanza normale. Un iracheno convertito al cattolicesimo mi raccontava di temere la fine di santo Stefano, il primo martire, lapidato in piazza. E comunque, qual è stata la nostra reazione alla morte di don Andrea? Abbiamo pianto, pregato. Nessuno ha assaltato le ambasciate, incendiato le moschee, inseguito i musulmani nelle loro case. Una prova di tolleranza molto diversa da quella seguita alla pubblicazione delle pur offensive vignette su Maometto...».
Condivide le dimissioni del ministro Calderoli?
«Mostrano come una democrazia ripara i suoi errori. Le vignette erano pessime. Tornarci sopra è stato uno sbaglio. Ma le abbiamo condannate e Calderoli ha pagato. Personalmente ritengo che il Presidente Ciampi dovrebbe prendere provvedimenti contro chi insulta tutte le religioni, indistintamente. Il mondo musulmano però, agisce verso di noi con altrettanta reciprocità? No. Se uno dei miei figli decidesse di convertirsi all’islam mi opporrei con tutte le mie forze, ma se insistesse non lo ripudierei. Avrebbe il mio amore e l’eredità che gli spetta. Non mi pare succeda la stessa cosa se un musulmano abbraccia la dottrina cattolica».
La deputata olandese Ayaan Hirsi Ali accusa l’Europa d’essere troppo timida con l’islam. E’ d’accordo?
«Dobbiamo costruire una città globale dove tutti si fermino col rosso e avanzino col verde. Tutti. Senza sconti. Bisogna essere fermi o si rischia un guaio infinito. Non è possibile che quando i cristiani si convertono all’islam non trovino difficoltà mentre se succede il contrario gli ex musulmani sono costretti a pregare nelle catacombe».