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La Stampa, 30 Ottobre 2005


LA CRONACA APPENA LETTI I GIORNALI, LA TELEFONATA ALLA TESSORE


E Sergio disse: «Elda
adesso io blocco tutto»

 

Emanuela Minucci
L’ira olimpica del Comune si scatena a 103 giorni esatti dai Giochi, all’ora di colazione. Si racconta che ieri mattina Chiamparino e Tessore, ancora in pigiama, con il caffè in mano e il giornale nell’altra, ciascuno a casa propria, siano sobbalzati. E subito dopo, si siano chiamati al telefono. Contemporaneamente. Trovando quindi occupato. Quando sono riusciti a parlarsi, si sono scambiati considerazioni sdegnate. Le ragioni dell’ira erano forti.
A scuotere il tranquillo sabato del sindaco e del suo assessore alle Olimpiadi, una frase del sottosegretario allo Sport Mario Pescante e supervisore del Toroc: al vertice del Cio, venerdì a Losanna, parlando del «gigantismo» crescente dei Giochi, che rischia di precluderne l’organizzazione ai paesi più poveri, avrebbe ricordato - riferiscono le cronache - che il Cio non ordina ai sindaci di realizzare «tutte quelle strutture aggiuntive non necessarie». Frase che, forse male interpretata, ha surriscaldato gli animi a Palazzo civico, dove si sono convinti, leggendo i giornali, che Pescante alludesse a loro. Trattandoli da scialacquatori. Apriti cielo.
«Ci accusano di essere una banda di spreconi? - ha tuonato il sindaco al telefono con Elda Tessore. - Se qui non arrivano le scuse, possono dimenticarsi piazza Castello trasformata in Medal Plaza, lo Sponsor Village in piazza Solferino che il Cio voleva in un posto aulico, e tutte le altre iniziative che paghiamo e organizziamo di tasca nostra soltanto per rendere l’evento unico. Se non arrivano chiarimenti o scuse sai cosa facciamo? Eliminiamo tutte le spese superflue. Non si può faticare a far quadrare i bilanci al posto loro e poi beccarsi pure l’accusa di buttare i soldi dalla finestra».
Se il Chiampa si è sfogato con il suo assessore, il suo assessore si è sfogato con i giornali. «Siamo arrabbiatissimi - ha inveito Tessore - Pescante ci accusa di fare spese non indispensabili? Bene, cominci il Toroc a pagare il suolo pubblico dei tendoni di piazza Vittorio: sono 10 milioni di euro che potremmo pure distribuire ai commercianti che si ritengono danneggiati dalla struttura».
L’assessore scandisce la sua ira a suon di cifre: «Abbiamo aggiunto 255 milioni di euro di tasca nostra (1) proprio perchè riteniamo che il volano delle Olimpiadi non si debba esaurire nel giro di 15 giorni. Mi sembra quanto meno un trattamento ingrato».
La rabbia degli amministratori dura fino alle 12 e 45. Quando l’ onorevole Pescante chiama al cellulare il sindaco per chiarire l’episodio, che definisce un «clamoroso equivoco», e per ribadire la sua «incondizionata stima verso gli enti locali». Chiamparino, sulle sue, ribadisce il proprio sdegno e la perplessità «per il modo in cui era uscita la notizia». Ma Pescante lo rassicura: «Mai avuto niente da ridire sul vostro operato, anzi». L’incidente si chiude. Ma quanta amarezza alla vigilia del «meno 100».

(1) Veramente le tasche sono quelle dei contribuenti: un lapsus freudiano che la dice lunga sulla considerazione e il rispetto che questi personaggi hanno dei cittadini, la mentalità con la quale gestiscono il denaro pubblico come se fosse "Cosa Loro". Grazie a queste giunte di sinistra che, dopo "roma ladrona", con queste Olimpiadi ci hanno regalato  "torino ladrona".

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