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La Stampa, 17 Dicembre 2005

LADRI BAMBINI

La vocazione
delle tasche altrui
 

Mina
PUZZA, puzza. Non è vero che «pecunia non olet». Olet, eccome! Puzza di disprezzo per l’uomo, di odio per quel nucleo inattaccabile che qualche anima pia si ostina ancora a chiamare dignità. Accendo la tv, stamattina. Arrestata una banda di ragazzini che da tempo borseggiava i turisti nel centro di Roma. Il loro «capo» è un bambino romeno di nove anni. Nell’età in cui si è più vicini alla culla che al servizio militare, c’è chi ha già fatto il salto della barricata e si iscrive alla grande al campionato mondiale dei truffatori, di chi si illude di esistere e di avere consistenza, solo mettendo le mani nelle tasche altrui. Per quel bimbo, romeno o romano non importa, e per i suoi complici non vale più nemmeno il beneficio del «perdona loro, perché non sanno quello che fanno». Lo sanno e non se ne vergognano. Sono gli avanguardisti, le future speranze dell’esercito globalizzato dello schifo. Pronti a subentrare a coloro che nel frattempo, condannati o impuniti, saranno fuggiti in Sud America, si saranno rifatti una verginità cambiando schieramento politico o, cosa assolutamente rara, saranno marciti nelle patrie galere.
Se questo è un uomo, vorrei sapere, vorrei capire a quale specie appartengo, in quale mondo ho generato figli, per quale orizzonte o prospettiva si danno alla luce altri figli. Le parole che sussurro al cuore, più che all’orecchio, del mio nipotino, sono le stesse parole che usano i concertisti, gli immobiliaristi, gli scalatori, i fazisti? Le stesse parole che anch’essi, tornando la sera dai loro affari, raccontano ai loro figli e nipoti? Oppure parole, gesti, antropologie appartengono a razze diverse? E adesso che i mostri sono stati sbattuti in prima pagina, e qualcuno anche in galera, potrò uscire di casa, tranquilla, con la certezza di incontrare solo gente perbene e capace di esprimere al meglio la propria civile umanità?
Non m’illudo. La puzza di questo mondo di ladri infetidisce gli angoli più vicini, anche quelli sotto casa. Siamo accerchiati da chi truffa, ruba, manomette, dilapida, furbeggia, al punto che non posso non dar ragione al mio amico Coruzzi che diceva: «Il più pulito c’ha la rogna». Mi ha sempre fatto pensare il fatto che Gesù usasse il termine «mammona» per indicare il denaro vissuto come scopo di tutto. Parola ridicola e allo stesso tempo tragica. Parola che dice di un dominio, più subìto che esercitato. Vorrei che i «maîtres-à-penser», capaci solo di sviscerare le sottigliezze della politica, uscissero dal Palazzo o dalla Cattedrale e mi spiegassero quello che sta succedendo all’uomo. Aspetto. Anche se so che non succederà.