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Due Limousine per Corso Marconi

 1° maggio 2005

La Fiat annuncia la cassa integrazione per 1.300 impiegati e la neo presidente della Regione Piemonte le corre in soccorso, dichiarando la sua disponibilità ad acquistare gli uffici di Corso Marconi. Sì, proprio lei, la “compagna” Mercedes Bresso, che pochi giorni prima si era stracciata le vesti perché il suo predecessore si era permesso di viaggiare su due limousine di marca tedesca. Ma, evidentemente, tra l’aumento di fatturato per piazzare due berline di alta gamma in più e le decine di miliardi in contanti (al netto dei costi di ristrutturazione) per rilevare i propri uffici dimessi, la direzione del Lingotto è più sensibile al secondo invito. E, infatti, a Torino la Fiat prosegue l’opera di dismissioni e di aumento della disoccupazione. Con la sinistra che, puntualmente (Chiamparino in testa), le tiene bordone: elargendo concessioni edilizie per costruire condomini dove una volta sorgevano stabilimenti (e dove abbiamo visto nascere casermoni orrendi, attestati l’uno sull’altro, da fare invidia alle peggiore speculazione palazzinara stile anni ’50 e ’60); favorendo il trasferimento, parziale o totale, dei fabbricati dimessi in carico alla Pubblica Amministrazione, con relativi costi a carico della collettività. Per la Fiat il business è doppio e doppiamente facile: da una parte chiude le produzioni per delocalizzare dove il lavoro costa meno, dall’altra la sinistra le risolve il problema di smobilizzare, in fretta e bene, gli ingenti capitali inglobati nelle aree e nei fabbricati diventati improduttivi. Senza dovere ricorrere alla lunga e fastidiosa intermediazione del tanto decantato mercato. Nemmeno i più incalliti gonzi e trinariciuti potrebbero far finta di non vedere il filo rosso che lega la sinistra e la Fiat nel gigantesco affare giocato sulle spalle della città: business immobiliare in cambio di disoccupazione. E il primo maggio tutti in piazza con le bandiere rosse a solidarizzare con cassintegrati, disoccupati e precari, proprio quelli che lorsignori hanno contribuito a creare. Ma, evidentemente, il gioco paga: Torino contraccambia il sacco al quale viene sottoposta elargendo montagne di voti ai propri aguzzini politici, vittima di una collettiva sindrome di Stoccolma.

Non sufficiente questa presa per i fondelli, una pubblicità ci invita a comprare automobili italiane: “metteteci alla prova”. Ma se compriamo una Panda in che lingua ci ringrazia, signor Luca di Montezemolo? In Polacco o in Italiano?

Maurizio Gasparello