DALLA TAV A GHEDDAFI
L'ITALIA SCOPRE IL FOREIGN FINANCING
Marco Cedolin
Il genio italico non
finisce di sbalordire e quali portavoce migliori di Silvio Berlusconi e del
ministro "talpa" Pietro Lunardi potrebbero mai farsi interpreti dello spirito con il quale
il Bel Paese intende entrare a pieno titolo nel novero dei grandi costruttori
di meraviglie, insieme ai faraoni dell'antico Egitto?
In realtà l'Egitto, non
quello antico di piramidali memorie, bensì quello moderno poco incline ai fasti
e allo splendore è parte integrante della nostra storia, che nasce
però nella terra di Libia governata da Gheddafi,
uomo che è riuscito nella titanica impresa di far collidere i nobili interessi
rivoluzionari con quelli assai più gretti del Gruppo Fiat e del capitalismo
occidentale in genere.
Tutti ricorderete
il penoso siparietto avente come protagonista quel genio incompreso del
ministro Calderoli e le magliette con tanto di
vignette sataniche, indossate dal maccabeo durante le
sedute in parlamento. Così come ricorderete i furiosi incidenti di Bengasi che ne conseguirono e (imputabili in tutto o in
parte al malestro del buontempone nostrano) lasciarono sul selciato almeno 13
vittime innocenti.
Ora dopo questa sorta
d'incidente diplomatico, Gheddafi che nei lontani
giorni della sua salita al potere si produsse nella nobile azione di cacciare dentro
ai campi profughi tutti gli italiani residenti in
Libia, provvedendo alla confisca dei loro beni, si professa amico fraterno del
popolo italiano, ma altrettanto amico del vil denaro
e reclama un risarcimento miliardario per i torti subiti durante il periodo
coloniale.
Di fronte a una richiesta di questo tenore, talmente priva di senso da
fare invidia perfino a Calderoli, quello che più
sconcerta è la risposta del governo italiano, concretatasi nelle parole del
premier Silvio Berlusconi.
Il Cavaliere, non pago di
avere già firmato un accordo con il governo francese, in virtù del quale
l'Italia si accollerà il 63% del costo della tratta internazionale delle futura linea TAV Torino -
Lione,(buona parte della quale correrà in territorio francese) né soddisfatto
di avere intrapreso contatti con il governo sloveno in merito al finanziamento
con denaro pubblico italiano dei circa 40 km, (7 soli dei quali in territorio
nostrano) della futura tratta ad alta velocità fra Trieste e Divaca, è riuscito ancora una volta a superare sé stesso.
Tenendo nella massima
considerazione i ridicoli proclami di Gheddafi, il
nostro Silvio, in un impeto di bonomia probabilmente derivante dal presunto successo della
campagna elettorale si è detto possibilista riguardo all'eventualità di un
risarcimento nei confronti della Libia, da concretarsi nella costruzione di una
strada litoranea che colleghi l'Egitto alla Tunisia, il tutto naturalmente attingendo
a piene mani dal denaro dei contribuenti italiani. L'ipotesi sicuramente non potrà
che ingolosire i colossi delle costruzioni fra cui Impregiilo,
CMC e la stessa FIAT
che con il buon Gheddafi
condivide non pochi interessi, i quali si troveranno certamente in prima fila
nella corsa alla mangeria, qualora un giorno il progetto dovesse prendere
corpo.
L'impressione è che il
"giochetto" del project financing,
attraverso il quale lo Stato Italiano continua a reperire
fondi attingendo alle banche ed accumulando debiti che con tutta probabilità
non sarà mai in grado di restituire, abbia ormai preso la mano a coloro che
sono soliti praticarlo. E allora perché non toglierci
il gusto di finanziare anche le grandi opere che sorgeranno in territorio
straniero? In fondo essendo noi un Paese che non riesce in nessuna maniera a
far correre decentemente neppure i treni per i pendolari, non ci resta altro
che aspirare al ruolo di nuova locomotiva dell'Europa e, perché no, anche
dell'Africa.
8 marzo 2006