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La Stampa, 14 Gennaio 2006
I furbetti del salottino
di Massimo Gramellini
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AVERE il cuore a sinistra e il portafogli ringhiosamente a destra è una di
quelle anomalie della personalità che risultano assai diffuse in Italia,
specie a Milano. Un esempio di scuola è il presidente dell’Inter, Massimo
Moratti, ospite assiduo dei cenacoli progressisti frequentati da editori,
architetti e giornalisti di moda e alla moda, tutti molto democratici. Che
una famiglia dove il marito fa il petroliere e la moglie l’ecologista non
rappresentasse il vertice della coerenza era palese un po’ a tutti, tranne
forse che ai loro amici col salame sugli occhi e la puzza sotto il naso. Ma
stavolta Moratti ha toccato davvero il colmo. Intervistato dal «Corriere
della Sera» sulla spartizione dei diritti televisivi del calcio, l’amico di
Gino Strada si è comprensibilmente schierato dalla parte dei propri affari.
Che nella fattispecie, però, coincidono con quelli del vituperato
Berlusconi. Moratti ha sciolto inni al babau Galliani. Ha persino ricordato
come anche al cinema gli attori non vengano pagati tutti allo stesso modo,
che è la tesi di chi considera il calcio uno spettacolo anziché uno sport.
Un argomento da biechi reazionari, sosterrebbero i suoi amici, i furbetti
del salottino.
Di Moratti dicevano che era un perdente di buon cuore, ma ora si è capito
che il buon cuore non c’entrava niente. Fra i tanti motivi per cui sarebbe
auspicabile la fine dell’era di Silvio Imperator, va compreso il prevedibile
squagliamento di questo grottesco Cln antiberlusconiano, che in nome di una
comune idiosincrasia tiene insieme in maniera posticcia personaggi dalle
idee diverse. In molti casi diverse anche dai loro interessi.
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